Il tradimento fisico

Piperita

Sognatrice
E' frutto di interminabili discussioni...con G, e con altre persone, fra cui anche tu (grazie fra l'altro, mi avevi dato spunti importanti!)...è una questione importante per me.
Anche perchè è legata alla questione della vessazione...sono le due facce della stessa medaglia.

Ed è una medaglia che riguarda il potere. Dove viene collocato e da chi. E tocca direttamente la parità.

Due Uno che fanno Uno.

Credo che quello a cui ti riferisci tu non sia esattamente compiacenza...che per sua essenza è un comportamento teso ad ottenere qualcosa per se stessi passando attraverso l'altro. Usando "male" l'altro. Senza chiarezza e senza consensualità.

Credo che quello a cui ti riferisci tu riguardi i modi della Cura.
L'aver Cura delle esigenze dell'altro.

Perchè il proprio piacere risiede anche ed esattamente lì.
E se si è ben presenti al fatto che lo si sta facendo per se stessi, allora non è esattamente far contento l'altro..ma godersi il piacere procurato all'altro con le proprie attenzioni. Ed è semplicemente dichiarato.

Mi ricordo gli esempi di mare e montagna...ora li metterei così, in concreto: "vengo al mare. Non mi piace il mare. Ma mi piace vederti godere del mare".
E allora magari vieni un giorno. Magari stai tutto il tempo. Magari dopo tre giorni ti sei rotto il cazzo e te ne vai, serenamente.
Nell'esposizione di Piacere/Dispiacere c'è il non perdere se stessi.

Che è cosa ben diversa dal farsi piacere il mare perchè all'altro il mare piace.

Credo siano declinazioni di strutture, Essenze...

Io per esempio so che non potrei stare con un uomo che cerca il suo piacere come lo cerco io.
Finiremmo ai coltelli in meno di 7 secondi.

Gli uomini che ho sentito vicini, erano uomini con uno spiccato senso di disponibilità e Cura.

E ho provato sulla mia pelle la compiacenza che porta alla dipendenza...il mio ex...e non era un problema mio. Era un problema suo. Tanto che neanche si rendeva conto della differenza. E confondeva il mio piacere con il suo.

Io ho peccato di mancanza di Attenzione e Cura nei suoi riguardi. E sono finita in vessazione. Mi pesa ancora non essere stata migliore.
Mi sono lasciata prendere dalla lusinga del suo desiderio di darmi piacere, senza verificare che ci fossero i NO!.

Quei NO! che dicono dello spazio individuale di ognuno, che dicono che ognuno è in se stesso.
Che ognuno ha chiaro il suo piacere. E come lo cerca. E se non è chiaro, è chiaro che non è chiaro.

E si torna alla famosa questione della Condivisione...lo spazio in cui si mettono in mezzo le Cose di ognuno.
Perchè entrambi possano guardare, valutare, prendere posizione, decidere per se stesso. E solo per se stessi.

Quanto all'altruismo....io non ho una buona opinione dell'altruismo...lo vedo come un qualcosa di estremamente egoista. Un modo per risultare migliori ai propri occhi usando l'altro in modo non dichiarato mai del tutto.

E sono una sostenitrice dell'Uso reciproco. MA chiaro e limpido. E non per i principi di bene/male.
Credo sia quello che capita a noi, lui pensa di darmi piacere ma non capisce che si sbaglia, ho provato a dirglielo ma è come se non ci sentisse. Ma non posso farglielo pesare, ha problemi di ansia e si agita inutilmente e più si agita e più diventa angosciante
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Fatico anche io a seguirli
A volte mi sento molto superficiale leggendoli
@ipazia lo sa :)
Ma mi sembrerebbe di non vivere se mi ponessi tutti questi quesiti :)
Io penso che semplicemente ognuno risponda a se stesso...

Io penso che per come sono fatta non potrei fare a meno dei quesiti...che sono fonte di piacere essi stessi.
Mi sembrerebbe di non vivere non ponendomeli. Finirei nella noia.

Credo che si tratti di trovare la controparte...G. ha necessità simili alle mie.
Speculari. Ma ha il mio stesso bisogno di ricerca e conoscenza...

Credo ci saremmo sfanculati ancora ai tempi dell'esperimento :carneval:, se non fosse così.

Alla fine credo non esista un modo giusto o sbagliato di essere. Credo si debba aver Cura del proprio essere esattamente per come è.

E tu sei tutto fuorchè superficiale, fra l'altro! :):)
 

Buscopann

Utente non raggiungibile
minchia quante seghe...:confused: non vi offendete ma...te vuoi dar piacere a me che voglio dar piacere a te che sei egoista che io sono me stesso che al mercato mio padre compro'...
ero rimasto ad una ragazza di 26 anni che vuole presentare l'amante al compagno, mi sono perso per strada in mezzo agli hippy.
Sto invecchiando.
:unhappy:
È un modo come un altro di passare il tempo. :carneval:

Cmq sì..stai invecchiando. Leggendo queste due righe che ho scritto sono passati ben 3 secondi della tua vita. E per me addirittura il doppio quando le ho scritte :rotfl:

Buscopann
 

Buscopann

Utente non raggiungibile
Parlavo di interessi
Anche nel sesso se fa una cosa per compiacermi si sente, eccome.
Leggi il discorso di [MENTION=5159]ipazia[/MENTION]. È esattamente quello che volevo dire. La compiacenza stile servilismo è orripilante.
La compiacenza come Cura dell'altro è molto positiva in una coppia.

Buscopann
 

Buscopann

Utente non raggiungibile

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Credo sia quello che capita a noi, lui pensa di darmi piacere ma non capisce che si sbaglia, ho provato a dirglielo ma è come se non ci sentisse. Ma non posso farglielo pesare, ha problemi di ansia e si agita inutilmente e più si agita e più diventa angosciante
Piperita...il grassetto è un tuo legaccio...e una tua paura.
Oltre che una forma di "sfiducia" nella sua autonomia emozionale.

E questo sentire ti impedisce di "testarlo"...e provare ad uscire dal limbo di tristezza in cui sei nei suoi riguardi. Oltre che di rabbia....

Il sottolineato è un circolo vizioso...che tiene entrambi ancorati in un limbo..doloroso...

Credo che la questione non sia farlo o non farlo pesare.

Credo la questione riguardi il concedere a te stessa l'opzione di esprimere chiaramente a lui il tuo fastidio. Senza chiedergli di risolverlo. Ma al contempo rimandandogli il fatto che quell'ansia è sua. E tu non la vuoi. E questo non solo puoi...è tutela di te. E separazione da lui. E' dentro di te il problema...sei tu che hai paura di svelare un qualcosa che poi temi esca dalle vostre possibilità di gestione....e in questo modo, non ti fidi di Voi e delle Vostre risorse. Io sono piuttosto convinta che parlar chiaro e segnare i limiti e le distanze..sia fondamentale. Non per la coppia. Ma per aver Cura di sè...poi so che non sono passaggi per niente facili...e io non avevo neanche figli...ma la chiarezza e la trasparenza fanno bene. A tutti i coinvolti.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

E chi decide il progetto?
vedo due alternative in questo senso:

1) o uno lo decide e lo propone, e l'altro vi aderisce, oppure
2) si incontra.

romanticamente sono più affezionato alla seconda ipotesi, ma è una cosa tutta mia :rolleyes:
 

JON

Utente di lunga data
Ieri sera non ho quasi dormito perché avevo parlato di noi della nostra intimità con altri e non con lui a sua insaputa . Questa mattina gli ho fatto leggere quello che abbiamo scritto .
Essendo voi due mondi contrapposti e che il tradimento in senso stretto non vi riguarda, va da sé che il vostro rapporto si affina. Nel senso che, scevro da ipocrisie legate ai sentimenti, tenta di adattarsi ad altre esigenze che non si discostano da quelle di una coppia tradizionale.

Se pensate di poter andare avanti su questa base e in mutuato accordo, allora non vedo appigli attraverso i quali tentare di smontarvi. Anche perché in questo momento, in controtendenza, siete in fase monogama mentre, per quanto riguarda la gestione, usate la medesima tecnica delle carte scoperte. Mantenete uno stato di coerenza che vi rende apprezzabili.

Date le condizioni dettate, potreste fare quello che vi pare che, per me, il tutto passerebbe nella più totale indifferenza. Se non fosse che mi resta solo un dubbio, cioè quello per il quale non capisco come un monogamo e una poligama abbiano potuto dare inizio ad una relazione amorosa. Quindi avanzo una supposizione dicendo che la vostra storia sia iniziata tradizionalmente ipocrita consentendovi di innamorarsi e che una volta partito il sentimento, e quindi superato il punto di non ritorno, vi siete trovati a dovervi adattare. Primo lui ai tuoi excursus, e tu ora alle sue esigenze di monogamia. Prima o poi vi troverete a dover scegliere per l'una o l'altra sponda.
 

trilobita

Utente di lunga data
minchia quante seghe...:confused: non vi offendete ma...te vuoi dar piacere a me che voglio dar piacere a te che sei egoista che io sono me stesso che al mercato mio padre compro'...
ero rimasto ad una ragazza di 26 anni che vuole presentare l'amante al compagno, mi sono perso per strada in mezzo agli hippy.
Sto invecchiando.
:unhappy:
Doppia leffe da parte mia
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Piperita...il grassetto è un tuo legaccio...e una tua paura.
Oltre che una forma di "sfiducia" nella sua autonomia emozionale.

E questo sentire ti impedisce di "testarlo"...e provare ad uscire dal limbo di tristezza in cui sei nei suoi riguardi. Oltre che di rabbia....

Il sottolineato è un circolo vizioso...che tiene entrambi ancorati in un limbo..doloroso...

Credo che la questione non sia farlo o non farlo pesare.

Credo la questione riguardi il concedere a te stessa l'opzione di esprimere chiaramente a lui il tuo fastidio. Senza chiedergli di risolverlo. Ma al contempo rimandandogli il fatto che quell'ansia è sua. E tu non la vuoi. E questo non solo puoi...è tutela di te. E separazione da lui. E' dentro di te il problema...sei tu che hai paura di svelare un qualcosa che poi temi esca dalle vostre possibilità di gestione....e in questo modo, non ti fidi di Voi e delle Vostre risorse. Io sono piuttosto convinta che parlar chiaro e segnare i limiti e le distanze..sia fondamentale. Non per la coppia. Ma per aver Cura di sè...poi so che non sono passaggi per niente facili...e io non avevo neanche figli...ma la chiarezza e la trasparenza fanno bene. A tutti i coinvolti.
Dipende dalla conoscenza. Io dopo anni so cosa posso chiedere so cosa lo ferisce e so dove non è in grado di arrivare. Credo che anche per lui nei miei riguardi sia così
Capisco quello che dice [MENTION=6798]Piperita[/MENTION] e se parliamo di cura dell'altro o di rispetto dell'altro ci sta anche sapere quando è meglio non chiedere per non fare male
Certo che è un preoccuparsi per l'altro a discapito della nostra serenità. Per me un atto dovuto se ci si vuole bene e si vuole il bene anche dell'altro. Altrimenti si resta due inidividui a se stanti dove ognuno mette la serenità di se sempre e comunque davanti a quella dell'altra.
Se l'altro non è in grado di fare un passo o di accettare qualcosa di se lo si può aiutare ma bisogna anche sapere accettare che lui è diverso da noi anche se il suo non muoversi ci fa stare male
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Dipende dalla conoscenza. Io dopo anni so cosa posso chiedere so cosa lo ferisce e so dove non è in grado di arrivare. Credo che anche per lui nei miei riguardi sia così
Capisco quello che dice @Piperita e se parliamo di cura dell'altro o di rispetto dell'altro ci sta anche sapere quando è meglio non chiedere per non fare male
Certo che è un preoccuparsi per l'altro a discapito della nostra serenità. Per me un atto dovuto se ci si vuole bene e si vuole il bene anche dell'altro. Altrimenti si resta due inidividui a se stanti dove ognuno mette la serenità di se sempre e comunque davanti a quella dell'altra.
Se l'altro non è in grado di fare un passo o di accettare qualcosa di se lo si può aiutare ma bisogna anche sapere accettare che lui è diverso da noi anche se il suo non muoversi ci fa stare male
La mia relazione più lunga è stata di dieci anni. E ho commesso credo gran parte degli errori si possano commettere in una relazione.

Una cosa adesso per me è ferma, la mia serenità non è sul piatto.

Come è invece sul piatto il fatto che in una relazione si è due individui a se stanti. E ben separati anche.

Non considero un atto dovuto pensare al bene dell'altro. Ritengo dovuto che l'altro, in quanto adulto lo sappia fare autonomamente.

Come non voglio o permetto che l'altro pensi al mio bene.
Per lo stesso motivo. Sono adulta e lo so fare autonomamente.

Per entrambi altrettanto autonoma dovrebbe essere la capacità di chiedere aiuto.
In caso ci si renda conto che da soli non si va da nessuna parte.

Ci possiamo pensare insieme. Possiamo condividere dubbi, scoramento, delusione, demotivazione, voglia di fuga.
Provare insieme a trovare soluzioni.

Ma sono IO la protagonista della mia vita.

E pretendo di avere accanto qualcuno che sia altrettanto protagonista della sua. E con altrettanta forza ribadisca il suo esserlo della sua di vita.

Questi sono i miei desideri.

Quindi per me è inconcepibile fermarmi se l'altro non si muove...è una sua scelta non muoversi. E non trovo corretto provi ad impormela in nome dell'affetto. Diventa un ricatto. E io non voglio più subire ricatti di nessun genere. Affettivi in particolare.
E credo sia corretto che sia chiaro, nei presupposti di partenza, che io mi sento libera di fare altrettanto libere scelte.
Quindi andarmene. O trovare alternative se le condizioni materiali in un qualche modo mi impediscono di andare.

Ma se rinunciare alla propria serenità per l'altro è amore...io sono contenta di non provare quel sentimento, farfie. E non voglio neanche provarlo.

Un discorso è cercare compromesso. Incontrarsi a mezza via.
A volte ci sta anche che uno o l'altro faccia qualche passo in più.
Ci sta anche fermarsi in attesa che uno o l'altro prenda fiato.

Ma comune deve essere la volontà a non arenarsi.

Comune e pari il desiderio di affrontare il dolore che necessariamente in una relazione ci si infligge. Insieme al piacere.

Non penso di essere capace di rinunciare a me per nessun altro. E non lo desidero.

Piuttosto sto da sola.
Ma con Me.

Se manco io, per come sono fatta, dell'altro non mi accorgo neanche più.
Se non per il fastidio che mi provoca.
O la pena. Che è uguale, in fondo.

Sono prospettive. Secondo me.
E esperienze.

Un compagno che mi scarica addosso la sua ansia, senza fare un cazzo per risolverla e pretende che io sia il suo vomitatoio non fa per me. Gli farei soltanto male fra l'altro.

La mia pietà si trasforma in disprezzo. E non è bello per me sentire il disprezzo per l'altro.
E non è bello per l'altro subire il mio disprezzo.
Perchè non sono proprio capace di nasconderlo. Mi si legge in faccia.

Meglio andare.

In ogni caso non sarei vicina all'altro.

Libera posso provare compassione. Ma non penso di poter stare con una persona per cui provo compassione. Per una persona che non vuole più combattere.

Ovviamente è la mia prospettiva. Che viene dalle mie esperienze.
Forse fra dieci anni avrò cambiato idea. Non lo so. E non mi pongo il problema.

Sicuro una cosa l'ho imparata dalla mia vecchia relazione: se sento che dall'altra si sta anche solo provando a girarmi intorno usando l'affetto, il MIO affetto, vado alla velocità della luce.

Altrettanto sicuro io ho quasi 40 anni e ho ribaltato il banco e iniziato una nuova relazione.
Quindi la mia prospettiva è sicuramente molto diversa da chi magari ha 30 anni di matrimonio sulle spalle.

Sono libera. Ho fatto una fatica immane per esserlo. Ho pagato. A tutti i livelli.
Non torno indietro neanche se mi puntano una pistola alla fronte.
A costo di strisciare sui gomiti, io non mi prendo più la responsabilità del benessere di nessuno. Responsabilità intesa nel modo in cui dicevi, mettere la mia serenità sul piatto.

Ma capisco che vale per me, ogni situazione è a sè..e ognuno trova le sue mediazioni con se stesso e con l'altro.

Credo che più di così non si possa onestamente fare.
 
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Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
La mia relazione più lunga è stata di dieci anni. E ho commesso credo gran parte degli errori si possano commettere in una relazione.

Una cosa adesso per me è ferma, la mia serenità non è sul piatto.

Come è invece sul piatto il fatto che in una relazione si è due individui a se stanti. E ben separati anche.

Non considero un atto dovuto pensare al bene dell'altro. Ritengo dovuto che l'altro, in quanto adulto lo sappia fare autonomamente.

Come non voglio o permetto che l'altro pensi al mio bene.
Per lo stesso motivo. Sono adulta e lo so fare autonomamente.

Per entrambi altrettanto autonoma dovrebbe essere la capacità di chiedere aiuto.
In caso ci si renda conto che da soli non si va da nessuna parte.

Ci possiamo pensare insieme. Possiamo condividere dubbi, scoramento, delusione, demotivazione, voglia di fuga.
Provare insieme a trovare soluzioni.

Ma sono IO la protagonista della mia vita.

E pretendo di avere accanto qualcuno che sia altrettanto protagonista della sua. E con altrettanta forza ribadisca il suo esserlo della sua di vita.

Questi sono i miei desideri.

Quindi per me è inconcepibile fermarmi se l'altro non si muove...è una sua scelta non muoversi. E non trovo corretto provi ad impormela in nome dell'affetto. Diventa un ricatto. E io non voglio più subire ricatti di nessun genere. Affettivi in particolare.
E credo sia corretto che sia chiaro, nei presupposti di partenza, che io mi sento libera di fare altrettanto libere scelte.
Quindi andarmene. O trovare alternative se le condizioni materiali in un qualche modo mi impediscono di andare.

Ma se rinunciare alla propria serenità per l'altro è amore...io sono contenta di non provare quel sentimento, farfie. E non voglio neanche provarlo.

Un discorso è cercare compromesso. Incontrarsi a mezza via.
A volte ci sta anche che uno o l'altro faccia qualche passo in più.
Ci sta anche fermarsi in attesa che uno o l'altro prenda fiato.

Ma comune deve essere la volontà a non arenarsi.

Comune e pari il desiderio di affrontare il dolore che necessariamente in una relazione ci si infligge. Insieme al piacere.

Non penso di essere capace di rinunciare a me per nessun altro. E non lo desidero.

Piuttosto sto da sola.
Ma con Me.

Se manco io, per come sono fatta, dell'altro non mi accorgo neanche più.
Se non per il fastidio che mi provoca.
O la pena. Che è uguale, in fondo.

Sono prospettive. Secondo me.
E esperienze.

Un compagno che mi scarica addosso la sua ansia, senza fare un cazzo per risolverla e pretende che io sia il suo vomitatoio non fa per me. Gli farei soltanto male fra l'altro.

La mia pietà si trasforma in disprezzo. E non è bello per me sentire il disprezzo per l'altro.
E non è bello per l'altro subire il mio disprezzo.
Perchè non sono proprio capace di nasconderlo. Mi si legge in faccia.

Meglio andare.

In ogni caso non sarei vicina all'altro.

Libera posso provare compassione. Ma non penso di poter stare con una persona per cui provo compassione. Per una persona che non vuole più combattere.

Ovviamente è la mia prospettiva. Che viene dalle mie esperienze.
Forse fra dieci anni avrò cambiato idea. Non lo so. E non mi pongo il problema.

Sicuro una cosa l'ho imparata dalla mia vecchia relazione: se sento che dall'altra si sta anche solo provando a girarmi intorno usando l'affetto, il MIO affetto, vado alla velocità della luce.

Altrettanto sicuro io ho quasi 40 anni e ho ribaltato il banco e iniziato una nuova relazione.
Quindi la mia prospettiva è sicuramente molto diversa da chi magari ha 30 anni di matrimonio sulle spalle.

Sono libera. Ho fatto una fatica immane per esserlo. Ho pagato. A tutti i livelli.
Non torno indietro neanche se mi puntano una pistola alla fronte.
A costo di strisciare sui gomiti, io non mi prendo più la responsabilità del benessere di nessuno. Responsabilità intesa nel modo in cui dicevi, mettere la mia serenità sul piatto.

Ma capisco che vale per me, ogni situazione è a sè..e ognuno trova le sue mediazioni con se stesso e con l'altro.

Credo che più di così non si possa onestamente fare.
Infatti credo che sia soggettivo e capisco benissimo il tuo punto di vista
Credo anche che io arrivo da un'edicazione in cui mi hanno insegnato che ci si debba anche un po' sacrificare per altro
Se penso a me sicuramente ci sono stati momenti e ci saranno momenti per cui per la mia serenità la scelta giusta non è quella di restare. Ma se mi rendo che l'altro non mi ricatta con l'affetto ma semplicemente è un passo indietro e non ce la fa a raggiungermi o non vuole perché fa male farlo e non riesco a pensare per il bene che gli voglio a lasciarlo lì
Resto avanti e continui ad esserci ed aiutarlo
 

Piperita

Sognatrice
Piperita...il grassetto è un tuo legaccio...e una tua paura.
Oltre che una forma di "sfiducia" nella sua autonomia emozionale.

E questo sentire ti impedisce di "testarlo"...e provare ad uscire dal limbo di tristezza in cui sei nei suoi riguardi. Oltre che di rabbia....

Il sottolineato è un circolo vizioso...che tiene entrambi ancorati in un limbo..doloroso...

Credo che la questione non sia farlo o non farlo pesare.

Credo la questione riguardi il concedere a te stessa l'opzione di esprimere chiaramente a lui il tuo fastidio. Senza chiedergli di risolverlo. Ma al contempo rimandandogli il fatto che quell'ansia è sua. E tu non la vuoi. E questo non solo puoi...è tutela di te. E separazione da lui. E' dentro di te il problema...sei tu che hai paura di svelare un qualcosa che poi temi esca dalle vostre possibilità di gestione....e in questo modo, non ti fidi di Voi e delle Vostre risorse. Io sono piuttosto convinta che parlar chiaro e segnare i limiti e le distanze..sia fondamentale. Non per la coppia. Ma per aver Cura di sè...poi so che non sono passaggi per niente facili...e io non avevo neanche figli...ma la chiarezza e la trasparenza fanno bene. A tutti i coinvolti.
Capisco e ti sono grata per i tuoi preziosi consigli.
Provo a capire qualcosa della mia situazione leggendovi e riflettendo su molti spunti che mi date.

Il senso di colpa è alla base di tutti i miei conflitti.
Lui ha iniziato ad avere problemi nel momento in cui io ho iniziato a stare male e in concomitanza alla perdita del lavoro.
La situazione si è evoluta con me che ho cambiato visione della vita e con lui che non ha accettato questa cosa. Ad un certo punto gli ho detto che non lo amavo più e che volevo andarmene in giro per il mondo perché mi sentivo soffocare. Gli è caduto il mondo addosso e da allora non si è più ripreso.
Io sono rientrata nei ranghi nell'unico modo che potevo ma non credo che lui mi abbia mai perdonata, lui dice di sì ma il suo corpo dice il contrario.
Mi sento colpevole di questo suo disagio. Pago le conseguenze.

Sono arrabbiata perché è assente ma non è che le cose andassero benissimo quando era presente, forse questo è il male minore. Non c'è e la vita scorre serenamente, quando c'era si era creata un'aria pesante. Non sopportavo che si piangesse addosso, non sopportavo di averlo in giro per casa tutto il giorno a non fare nulla, e andare a letto era angosciante.
 
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Skorpio

Utente di lunga data
...

Hai ragione su tutto, anche sul russare che è un mio grosso problema. ma che ci vuoi fare...
Stanze separate.

Noi lo abbiamo fatto da almeno 3 anni, ed è favoloso

Ci siamo incontrati su questa esigenza, dopo esserci "scontrati" x mesi la notte, io che russavo come una locomotiva della ex DDR e lei che mi faceva mille versi x farmelo passare, ovviamente svegliandomi a ripetizione

Ne abbiamo parlato serenamente, e risolto ogni problema, con reciproca soddisfazione.

Anzi, ogni tanto, come l altra sera, lei ricorda romanticamente il nostro dormire insieme.. Sperando che magari chissà.. In futuro potremo tornare a farlo
 
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JON

Utente di lunga data
Capisco e ti sono grata per i tuoi preziosi consigli.
Provo a capire qualcosa della mia situazione leggendovi e riflettendo su molti spunti che mi date.

Il senso di colpa è alla base di tutti i miei conflitti.
Lui ha iniziato ad avere problemi nel momento in cui io ho iniziato a stare male e in concomitanza alla perdita del lavoro.
La situazione si è evoluta con me che ho cambiato visione della vita e con lui che non ha accettato questa cosa. Ad un certo punto gli ho detto che non lo amavo più e che volevo andarmene in giro per il mondo perché mi sentivo soffocare. Gli è caduto il mondo addosso e da allora non si è più ripreso.
Io sono rientrata nei ranghi nell'unico modo che potevo ma non credo che lui mi abbia mai perdonata, lui dice di sì ma il suo corpo dice il contrario.
Mi sento colpevole di questo suo disagio. Pago le conseguenze.

Sono arrabbiata perché è assente ma non è che le cose andassero benissimo quando era presente, forse questo è il male minore. Non c'è e la vita scorre serenamente, quando c'era si era creata un'aria pesante. Non sopportavo che si piangesse addosso, non sopportavo di averlo in giro per casa tutto il giorno a non fare nulla, e andare a letto era angosciante.
Cioè, lui è si è depresso nel momento in cui tu hai avuto delle difficoltà ed eri quella che principalmente aveva bisogno di supporto?
 

JON

Utente di lunga data
Stanze separate.

Noi lo abbiamo fatto da almeno 3 anni, ed è favoloso

Ci siamo incontrati su questa esigenza, dopo esserci "scontrati" x mesi la notte, io che russavo come una locomotiva della ex DDR e lei che mi faceva mille versi x farmelo passare, ovviamente svegliandomi a ripetizione

Ne abbiamo parlato serenamente, e risolto ogni problema, con reciproca soddisfazione.

Anzi, ogni tanto, come l altra sera, lei ricorda romanticamente il nostro dormire insieme.. Sperando che magari chissà.. In futuro potremo tornare a farlo
Ma secondo me ti beccavi pure qualche gomitata. :D
 
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