Il rischio ...

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aristocat

Utente iperlogica
Aggiungo la visione schiettissima di un mio compagno di università, che ha trascorso 1 anno all'estero in missione di "peace-building": praticamente l'unico movente che l'ha portato ad accettare una simile esperienza è stato l'idea del compenso, il notevole (così mi ha detto, io non lo sapevo) ritorno economico che viene garantito a questo tipo di militari.

E' tornato molto dimagrito (era già snello prima), provato, con nessuna voglia di parlare di questa esperienza con noi. Ci ha solo detto - proprio in riferimento al compenso - che nessuna cifra potrà mai essere sufficiente per ripagare l'angoscia di chi vive/lavora in quel particolare contesto, anche se per un limitato periodo. Anche perchè - ha aggiunto - in fondo è un miracolo se è tornato sano e salvo da quell'inferno.
E proprio per questo non intende mai più acconsentire a future proposte di lavoro all'estero in missione di pace, per quanto lucrative possano essere.

Comunque il suo racconto mi ha fatto riflettere e mi fa riflettere ancora oggi, perchè mi ha aperto gli occhi sul reale motivo per cui tanti militari (ma non tutti, chiaro) accettano di misurarsi con quella realtà.
L'eroismo - spesso e purtroppo - non è il primo presupposto che muove questi soldati. Più tristemente, spesso lo è un'errata valutazione delle conseguenze di questa scelta, unita all'allettante prospettiva di un facile guadagno in breve periodo.

ari
 

aristocat

Utente iperlogica
Per quanto riguarda il caso del reporter, invece, non so pronunciarmi, non riesco a focalizzare bene il motivo vero (o il mix di motivi) che può spingere lui, come altri, a documentare quello che accade laggiù, a rischio della sua stessa vita.
 

dererumnatura

Utente di lunga data
Aggiungo la visione schiettissima di un mio compagno di università, che ha trascorso 1 anno all'estero in missione di "peace-building": praticamente l'unico movente che l'ha portato ad accettare una simile esperienza è stato l'idea del compenso, il notevole (così mi ha detto, io non lo sapevo) ritorno economico che viene garantito a questo tipo di militari.

E' tornato molto dimagrito (era già snello prima), provato, con nessuna voglia di parlare di questa esperienza con noi. Ci ha solo detto - proprio in riferimento al compenso - che nessuna cifra potrà mai essere sufficiente per ripagare l'angoscia di chi vive/lavora in quel particolare contesto, anche se per un limitato periodo. Anche perchè - ha aggiunto - in fondo è un miracolo se è tornato sano e salvo da quell'inferno.
E proprio per questo non intende mai più acconsentire a future proposte di lavoro all'estero in missione di pace, per quanto lucrative possano essere.

Comunque il suo racconto mi ha fatto riflettere e mi fa riflettere ancora oggi, perchè mi ha aperto gli occhi sul reale motivo per cui tanti militari (ma non tutti, chiaro) accettano di misurarsi con quella realtà.
L'eroismo - spesso e purtroppo - non è il primo presupposto che muove questi soldati. Più tristemente, spesso lo è un'errata valutazione delle conseguenze di questa scelta, unita all'allettante prospettiva di un facile guadagno in breve periodo.

ari

purtroppo è vero
 

Giusy

Utente di lunga data
Il mio ragazzo è un ex parà della Folgore. E' stato 6 mesi in missione in Somalia quando aveva 18 anni. Lì si è salvato per miracolo durante un attentato ed ha visto con i suoi occhi morte e distruzione. Non ne parla volentieri, in lui è rimasta la paura provata in quei terribili momenti, cosa che lo ha spinto a mollare e a costruirsi un futuro diverso. Forse oggi, data la situazione economica difficile, non avrebbe mollato e sarebbe ancora un militare (e noi non ci saremmo incontrati). Uno dei ragazzi morti è pugliese, di una città non molto lontana dalla mia. Ho visto le immagini in tv, la palazzina in cui viveva, la piccola città che probabilmente non offriva nulla di meglio.... Ciò che mi fa rabbia è rendermi conto che molti scelgono di fare il militare non tanto per passione quanto perchè intorno non c'è altro da fare... Ed infatti sono per lo più meridionali....
 
Aggiungo la visione schiettissima di un mio compagno di università, che ha trascorso 1 anno all'estero in missione di "peace-building": praticamente l'unico movente che l'ha portato ad accettare una simile esperienza è stato l'idea del compenso, il notevole (così mi ha detto, io non lo sapevo) ritorno economico che viene garantito a questo tipo di militari.

E' tornato molto dimagrito (era già snello prima), provato, con nessuna voglia di parlare di questa esperienza con noi. Ci ha solo detto - proprio in riferimento al compenso - che nessuna cifra potrà mai essere sufficiente per ripagare l'angoscia di chi vive/lavora in quel particolare contesto, anche se per un limitato periodo. Anche perchè - ha aggiunto - in fondo è un miracolo se è tornato sano e salvo da quell'inferno.
E proprio per questo non intende mai più acconsentire a future proposte di lavoro all'estero in missione di pace, per quanto lucrative possano essere.

Comunque il suo racconto mi ha fatto riflettere e mi fa riflettere ancora oggi, perchè mi ha aperto gli occhi sul reale motivo per cui tanti militari (ma non tutti, chiaro) accettano di misurarsi con quella realtà.
L'eroismo - spesso e purtroppo - non è il primo presupposto che muove questi soldati. Più tristemente, spesso lo è un'errata valutazione delle conseguenze di questa scelta, unita all'allettante prospettiva di un facile guadagno in breve periodo.

ari
Il mio ragazzo è un ex parà della Folgore. E' stato 6 mesi in missione in Somalia quando aveva 18 anni. Lì si è salvato per miracolo durante un attentato ed ha visto con i suoi occhi morte e distruzione. Non ne parla volentieri, in lui è rimasta la paura provata in quei terribili momenti, cosa che lo ha spinto a mollare e a costruirsi un futuro diverso. Forse oggi, data la situazione economica difficile, non avrebbe mollato e sarebbe ancora un militare (e noi non ci saremmo incontrati). Uno dei ragazzi morti è pugliese, di una città non molto lontana dalla mia. Ho visto le immagini in tv, la palazzina in cui viveva, la piccola città che probabilmente non offriva nulla di meglio.... Ciò che mi fa rabbia è rendermi conto che molti scelgono di fare il militare non tanto per passione quanto perchè intorno non c'è altro da fare... Ed infatti sono per lo più meridionali....
e ci credo ...e meno male.chi ha la presunzione di sentirsi eroe è il militare ottuso per il quale il nemico è solo un bersaglio da uccidere.
gli uomini di cui parlo io sono quei ragazzi che hanno valori ed ideali per i quali pensano valga la pena di rischiare, magari possono anche sbagliare ma son quelli che vedi coccolare i bambini del posto instaurando veri rapporti con chi (credono?) di difendere.
al di là degli schieramenti politici credo che sia sbagliato prendersela con loro che sono gli unici poi a pagare le vere conseguenze di chi se ne sta ben al riparo da bombe e attacchi.
e che molti di loro lo facciano per povertà e ignoranza,ragazzi del sud che altre prospettive non hanno...mi mette ancora più tristezza e dolore per le loro famiglie.
onore anche ai giornalisti e ai fotoreporter che con le loro testimonianze danno a noi, comodi lettori ..la possibilità di capire cosa sia veramente la guerra .senza di loro non esiste la storia
fabio polenghi si occupava di moda a parigi...ha lasciato quel mondo luminoso , pieno di belle donne e facili guadagni per andare a morire fotografando l'orrore.
per sua scelta, sì ; una scelta davvero coraggiosa.
rispetto per questa gente...comunque la pensiate
 

Iris

Utente di lunga data
Il mio ragazzo è un ex parà della Folgore. E' stato 6 mesi in missione in Somalia quando aveva 18 anni. Lì si è salvato per miracolo durante un attentato ed ha visto con i suoi occhi morte e distruzione. Non ne parla volentieri, in lui è rimasta la paura provata in quei terribili momenti, cosa che lo ha spinto a mollare e a costruirsi un futuro diverso. Forse oggi, data la situazione economica difficile, non avrebbe mollato e sarebbe ancora un militare (e noi non ci saremmo incontrati). Uno dei ragazzi morti è pugliese, di una città non molto lontana dalla mia. Ho visto le immagini in tv, la palazzina in cui viveva, la piccola città che probabilmente non offriva nulla di meglio.... Ciò che mi fa rabbia è rendermi conto che molti scelgono di fare il militare non tanto per passione quanto perchè intorno non c'è altro da fare... Ed infatti sono per lo più meridionali....

Vale anche per i carabinieri che fanno la scorta.
Ma qui non si parla del militare (il reporter è una vittima e basta poveretto), ma dell'inutilità ( e certe volte non sono solo inutili ma anche oltraggiose),di certe missioni cosiddette di pace.
Ripeto, chiedete ad un militare, che non sia un pazzo esaltato, e ve lo saprà dire...
 

Nobody

Utente di lunga data
Vale anche per i carabinieri che fanno la scorta.
Ma qui non si parla del militare (il reporter è una vittima e basta poveretto), ma dell'inutilità ( e certe volte non sono solo inutili ma anche oltraggiose),di certe missioni cosiddette di pace.
Ripeto, chiedete ad un militare, che non sia un pazzo esaltato, e ve lo saprà dire...
Ma infatti l'equivoco è palese... non si parla certo del singolo militare (che avrà mille motivi diversi per andare lì), ma del significato di una data missione. Che ci viene presentata ipocritamente come "di pace". Basterebbe leggersi 1984, e ci si farebbe già una buona idea dei meccanismi del potere e dell'uso ambiguo delle parole.
 
concordo abbastanza con quello che dite...solo, pensando alle famiglie troverei più consolante dare un senso onorevole alla morte del figlio, marito , padre piuttosto che dire loro che è stato un sacrificio assurdo, inutile
che quasi hanno meritato la loro fine perché non avevano altro da fare e nessuno gli ha dato l'opportunità di scelta
 

Iris

Utente di lunga data
concordo abbastanza con quello che dite...solo, pensando alle famiglie troverei più consolante dare un senso onorevole alla morte del figlio, marito , padre piuttosto che dire loro che è stato un sacrificio assurdo, inutile
che quasi hanno meritato la loro fine perché non avevano altro da fare e nessuno gli ha dato l'opportunità di scelta

No. Questo mai. Ho già detto he nessun compenso vale una morte del genere. Mai.
Però è assurdo, inultile bisogna dirlo...dire la verità Minerva, significa evitare che qualcun altro muoia ancora. Non è la retorica che li riporterà in vita...e non avranno neanche una medaglia...perchè in quei casi, neanche è prevista. Lo stato li tratta peggio dei mercenari..solo che in televisione non te lo dicono.
Sono morti per fare gli interessi delle superpotenze.
 
Stato
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