Io la prima volta che ho aperto delle gabbie avevo forse 4 anni.
Conigli.
Sono usciti in circa una ventina, alcuni non si sono mossi se non per farsi un giretto nella corte; altri li ho trovati nei giorni seguenti nei campi intorno, quelli che erano usciti da gabbia e cortile, sbrindellati qui e là. Forse uno o due sono sopravvissuti, non so per quanto.
Non avevano semplicemente sviluppato le competenze per vivere liberi. Dovevano imparare tutto.
Non che sia una regola, ma tendenzialmente, vale pure per i gatti, se non hai sviluppato le competenze per vivere libero hai da camminare per svilupparle, e più tardi parti nel farlo, più fatica fai e maggiori rischi corri.
Con gli anni e con le esperienze ho imparato che le gabbie sono funzionali a chi ne ha bisogno. E aprirgliele non è un buon servizio.
Come non lo è spingere chi vuole starsene nella sua gabbia ad uscirne.
Uscirne comporta rischio e dolore. Anche soddisfazioni e appagamento.
Ma non è per tutti.
Non è un rimpiangere, non sempre almeno. Sorvolo sui casi in cui il carcere è preferibile ai domiciliari a casa con la moglie

(e li ho sentiti con le mie orecchie).
Ricordo un carcerato in affido dove lavoravo.
Lo guardavo camminare in cortile e a forza di vederlo mi sono resa conto che camminava dando il fianco destro al muro.
Gli avevo chiesto il perchè. Mi aveva guardato stupito, si era messo a ridere spiegandomi che era semplicemente una abitudine dal carcere.
Tieni presente che questo aveva iniziato ad entrare e uscire da quando aveva circa 14 anni.
Era da noi a seguito di una rapina a mano armata.
Aveva una 40ina d'anni.
Non rimpiangeva il carcere, anzi, quando ce l'avevo rimandato si era incazzato a morte con me.
Però...chissà come mai, non gliene andava bene una. E ogni tot pochi anni, un giretto in carcere se lo faceva.