e ora referendum...

Stato
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Bruja

Utente di lunga data
mah???

Qualcuno di voi ha seguito le interviste ed i dibattiti della Picerno (ministro ombra delle politiche giovanili PD, ex Margherita ed altre cose???
Sembra la copia "chimica" della Santanché ...
Bruja
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Qualcuno di voi ha seguito le interviste ed i dibattiti della Picerno (ministro ombra delle politiche giovanili PD, ex Margherita ed altre cose???
Sembra la copia "chimica" della Santanché ...
Bruja
La sinistra ha ben poco da farsi paladina dei cambiamenti auspicabili per la scuola....è ben poco credibile, dopo averci provato TRE volte e TRE volte aver dovuto far marcia indietro perchè, come al solito, volendo accontentare tutti...non è riuscita ad accontentare nessuno e tantomeno a smuovere qualcosa laddove era necessario!

Parte dei tagli e degli interventi risalgono addirittura a quanto preparato da Bassanini (nel '98 ministro della funzione pubblica, ricordate?) e riprese dal libro bianco sulla scuola di Prodi & c.

La destra sbaglia solo a non reinvestire parte delle risorse ottenute coi tagli nella stessa scuola e a calarsi davvero nel mondo della scuola valorizzando quelle esperienze positive che, seppur a macchia di leopardo, ci sono e per esigenze di rafforzare la propria area politica con un piglio decisionista che va a discapito del confronto...ma quale confronto si può avere a chi parla solo per slogan e non mette in campo reali e realizzabili proposte di cambiamenti?

Provo ORRORE che gli studenti delle università scendano a braccetto con i rettori/professoroni che chiaramente hanno tutto l'interesse amantenere uno status quo che li esime dal render conto dei loro PRIVILEGI che vanno a discapito di una crescita QUALITATIVA dell'insegnamento universitario e della possibilità di un ricambio all'interno della stessa (guarda caso l'Italia ha i professori universitari più anziani di Europa e quelli che lavorano meno...hanno l'obbligo di un minimo di 90 ore di insegnamento ALL'ANNO, per il resto fan fare spesso agli assistenti sottopagati e precari e nessun obbligo di pubblicazioni quindi di ricerca e aggiornamento! Senza scordare che hanno diritto ad un anno sabbatico ogni cinque, in teoria di aggiornamento in pratica a grattarsi le palle perchè non devono assolutamente render conto a nessuno di eventuali studi o seminari a cui abbian partecipato...)
E' questa l'università che vogliam mantenere?
 
O

Old cornofrancese

Guest
ti dirò, ti sembrerà assurdo ma a me dei contenuti della riforma (riforma?!?!?) della scuola mi interessa il giusto...cioè, il problema di fondo è questo: non si sanano le finanze statali colpendo i settori più importanti e soprattutto questa cosa non si deve fare con un decreto blindato. per me il problema è solo questo, mi da un'idea di sopraffazione che nn sopporto, destra o sinistra che siano. l'obiettivo ultimo di questa riforma (riforma?!?!?!) è quello di colpire i servizi statali e questo nn lo posso tollerare.
 

Iris

Utente di lunga data
Al di là delle idee politiche, io non credo sia giusto e morale, nè politicamente opportuno votare un decreto così osteggiato ed impopolare. Trasversalmente impopolare..si pensi anche all'opposizione di gran parte dei cattolici contrari alle "classi separate" (Famiglia Cristiana non è letto dai facinorosi!!!)

Ora, almeno qualche emendamento andava apportato. L'atteggiamento di questa maggioranza è irritante. Berlusconi deve ricordare che se è vero che è stato votato con ampio suffragio, comunque è il presidente del Consiglio di tutti, non solo di chi l'ha votato. Perdere consenso in questa maniera è piuttosto miope.
 

Iris

Utente di lunga data
La sinistra ha ben poco da farsi paladina dei cambiamenti auspicabili per la scuola....è ben poco credibile, dopo averci provato TRE volte e TRE volte aver dovuto far marcia indietro perchè, come al solito, volendo accontentare tutti...non è riuscita ad accontentare nessuno e tantomeno a smuovere qualcosa laddove era necessario!

Parte dei tagli e degli interventi risalgono addirittura a quanto preparato da Bassanini (nel '98 ministro della funzione pubblica, ricordate?) e riprese dal libro bianco sulla scuola di Prodi & c.

La destra sbaglia solo a non reinvestire parte delle risorse ottenute coi tagli nella stessa scuola e a calarsi davvero nel mondo della scuola valorizzando quelle esperienze positive che, seppur a macchia di leopardo, ci sono e per esigenze di rafforzare la propria area politica con un piglio decisionista che va a discapito del confronto...ma quale confronto si può avere a chi parla solo per slogan e non mette in campo reali e realizzabili proposte di cambiamenti?

Provo ORRORE che gli studenti delle università scendano a braccetto con i rettori/professoroni che chiaramente hanno tutto l'interesse amantenere uno status quo che li esime dal render conto dei loro PRIVILEGI che vanno a discapito di una crescita QUALITATIVA dell'insegnamento universitario e della possibilità di un ricambio all'interno della stessa (guarda caso l'Italia ha i professori universitari più anziani di Europa e quelli che lavorano meno...hanno l'obbligo di un minimo di 90 ore di insegnamento ALL'ANNO, per il resto fan fare spesso agli assistenti sottopagati e precari e nessun obbligo di pubblicazioni quindi di ricerca e aggiornamento! Senza scordare che hanno diritto ad un anno sabbatico ogni cinque, in teoria di aggiornamento in pratica a grattarsi le palle perchè non devono assolutamente render conto a nessuno di eventuali studi o seminari a cui abbian partecipato...)
E' questa l'università che vogliam mantenere?
No. Non la voglio mantenere. ma non voglio neanche le fondazioni private a sostituzione del pubblico.
 

Old Chicchi

Utente di lunga data
Governi italiani

Trafitti da un raggio di sole: Ed è subito sera!


Per il futuro:
E provare con l'anarchia?
Tanto oramai che potrebbe ancora succedere?
 

Old belledejour

Utente di lunga data
Io credo che tutti.. ma davvero tutti dovremmo scioperare per il ritorno alla democrazia. Qui ce la stiamo dimenticando.
 
O

Old cornofrancese

Guest
rettori/professoroni che chiaramente hanno tutto l'interesse amantenere uno status quo che li esime dal render conto dei loro PRIVILEGI che vanno a discapito di una crescita QUALITATIVA dell'insegnamento universitario e della possibilità di un ricambio all'interno della stessa (guarda caso l'Italia ha i professori universitari più anziani di Europa e quelli che lavorano meno...hanno l'obbligo di un minimo di 90 ore di insegnamento ALL'ANNO, per il resto fan fare spesso agli assistenti sottopagati e precari e nessun obbligo di pubblicazioni quindi di ricerca e aggiornamento! Senza scordare che hanno diritto ad un anno sabbatico ogni cinque, in teoria di aggiornamento in pratica a grattarsi le palle perchè non devono assolutamente render conto a nessuno di eventuali studi o seminari a cui abbian partecipato...)
E' questa l'università che vogliam mantenere?
beh, no, ma il decreto nn mi sembra che abbia posto rimedio a queste situazioni...

leggete qua:
LA CACCIA BIPARTISAN AI CONSENSI FACILI

Cgil: l' abitudine di cavalcare la tigre dei malumori della scuola. Fini inneggiava alla piazza. Ma anche il sindacato lottò contro la riforma meritocratica dell' ex ministro.


Dilaga la rivolta nelle scuole? Tutti voti guadagnati. La battuta non è di Walter Veltroni, Antonio Di Pietro o Paolo Ferrero. La battuta è di Gianfranco Fini. E fu fatta in occasione dell' ultimo grande "incendio" scolastico prima dell' attuale. Quello scoppiato nel 2000 contro la svolta meritocratica tentata da Luigi Berlinguer. Disse proprio così, come ricorda una notizia Ansa, l' allora presidente di Alleanza Nazionale: «Dovrei ringraziare la Bindi e il suo collega Berlinguer, perché da medici e insegnanti verrà un consenso nuovo e fresco al Polo». E non si trattava di una strambata estemporanea. Il giorno in cui i professori ribelli erano calati a Roma «per dire no al concorso per gli aumenti di merito», il primo a portare la sua solidarietà ai manifestanti era stato lui, l' attuale presidente della Camera. Opinione solitaria? Per niente: l' onda dei contestatori, allora, fu cavalcata (fatta eccezione per la Lega, che non aveva ancora ricucito del tutto col Polo e preferì una posizione più defilata) da tutta la destra. Dall' inizio alla fine. Lascia quindi sbalorditi sentire oggi Mariastella Gelmini dire che «il disastro dell' istruzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività», che «per decenni scuola e università sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e magari di illusioni» e che la sola sinistra ha la responsabilità d' avere seminato «l' illusione che lo Stato possa provvedere a dare posti fissi in modo indipendente dalla situazione economica e dal debito pubblico». Sia chiaro: la sinistra e il sindacato hanno responsabilità enormi, nel degrado non solo della scuola e dell' università, ma dell' intera macchina pubblica italiana. Fin dai tempi in cui lo psiuppino Lucio Libertini teorizzava che «l' attivo della bilancia dei pagamenti e la consistenza delle riserve non sono dati positivi in assoluto» e il segretario comunista Luigi Longo tuonava che «non è lecito al governo trincerarsi dietro le difficoltà finanziarie». La caricatura feticista del garantismo che ha permesso di restare in cattedra a professori che insegnano voltando le spalle agli alunni o sono stati condannati per essersi fregati i soldi delle gite scolastiche è frutto di una deriva sindacalese. E così la nascita delle «scodellatrici» che devono dar da mangiare ai bambini perché «non spetta» alle bidelle. E tante altre cose inaccettabili. Che la situazione sia tutta colpa della sinistra e solo della sinistra, però, è falso. E lo scaricabarile, oltre a essere indecoroso, impedisce a una destra moderna di fare i conti fino in fondo con la storia, con i problemi del Paese e con se stessa. Perché forse è una forzatura polemica quella di Enrico Panini, segretario nazionale Cgil-scuola, quando dice che i precari «erano il serbatoio e lo spasso della Dc». Ma le sanatorie per i professori non le ha inventate la sinistra: la prima porta la firma di Vittorio Emanuele II nel 1859. «In eccezione alla regola del concorso...». Hanno radici profonde, i mali della nostra scuola: «Dal 1860 ci sono stati 33 ministri della Pubblica Istruzione, ciascuno desideroso di distinguersi rovesciando l' opera del predecessore. Il danaro è stato lesinato; e lo Stato e i Comuni, prodighi in ogni altra cosa, hanno fatta economia nel più fruttifero degl' investimenti nazionali», scrivevano nel 1901 H. Bolton King e Thomas Okey nel libro L' Italia di oggi. Cosa c' entra la sinistra se perfino Giovanni Gentile, del quale gli stessi antifascisti più antifascisti riconoscono la statura, durò come ministro della Pubblica istruzione solo una ventina di mesi? Se addirittura Benito Mussolini fu costretto a cambiare in quel ruolo più ministri di quanti allenatori abbia cambiato Maurizio Zamparini? Se la Dc per mezzo secolo ha mollato quel ministero-chiave solo rarissime volte e mai a un uomo di sinistra? Se la sanatoria più massiccia fu voluta dalla democristiana Franca Falcucci che nel 1982 propose alle Camere di inquadrare nel ruolo i precari della scuola e a chi le chiese quanto sarebbe costata rispose 31 miliardi e 200 milioni di lire l' anno, cifra che si sarebbe rivelata presto 53 volte più bassa del reale? La verità è che sulla scuola, il precariato, il mito clientelare del posto pubblico hanno giocato, per motivi di bottega, praticamente tutti. E che l' egualitarismo insensato di un pezzo della sinistra e del sindacato si è saldato nei decenni col sistema clientelare democristiano e socialista, socialdemocratico e liberale e infine cuffariano e destrorso. Fino all' annientamento dell' idea stessa del merito. Annientamento condiviso per quieto vivere da tutti. Trasversalmente. L' ultima dimostrazione, come dicevamo, risale nella scuola a nove anni fa. Quando Luigi Berlinguer riuscì a recuperare 1.200 miliardi di lire per dare aumenti di merito ai professori più bravi: uno su cinque sarebbe stato premiato con 6 milioni lordi l' anno in più in busta paga. Uno su cinque era troppo poco? Può darsi. Dovevano essere definiti meglio i criteri? Può darsi. Il sistema dei quiz non era l' ideale? Può darsi. Ma l' obiettivo del ministro era chiaro: «Va introdotto il concetto di merito. Chi vale di più deve avere di più». Fu fatto a pezzi. Dai sindacati e dalla "sua" sinistra, per cominciare. Basti ricordare il rifondarolo Giovanni Russo Spena («meglio distribuire i soldi a tutti e concedere a tutti un anno sabbatico a rotazione»), il verde Paolo Cento, la ministra cossuttiana Katia Bellillo («no alla selezione meritocratica dei docenti») o il leader dei Cobas Piero Vernocchi, deciso a far la guerra «contro ogni tipo di gerarchizzazione del sistema scolastico». Ma anche la destra cavalcò le proteste. Alla grande. Francesco Bevilacqua, di An, attaccò al Senato il ministro accusandolo di avere «stabilito per legge che il 20% dei docenti in Italia è bravo e che gli altri lo sono meno o non lo sono affatto». Il suo camerata Fortunato Aloi sostenne alla Camera che quel «concorsaccio non poteva assolutamente non mortificare coloro i quali operano nel mondo della scuola» i quali avevano «giustamente mobilitato le piazze». Lo Snals, che certo non era un sindacato rosso, fu nettissimo. Punto uno: «Rifiuto di ogni forma di selezione fra gli insegnanti». Punto due: «Riconoscimento della professionalità di tutti i docenti». E i primi ad appoggiare la lotta, con un documento che intimava al governo di «sospendere immediatamente il concorso», furono l' allora casiniano e oggi berlusconiano Carlo Giovanardi, la responsabile Scuola di An Angela Napoli e la responsabile Scuola di Forza Italia Valentina Aprea. La quale, vinta la battaglia contro il concorso meritocratico per i professori, ne scatenò subito un' altra sui dirigenti scolastici: «Sconfitto sul fronte dei docenti ora Berlinguer vuole prendersi una rivincita con i capi di istituto. I discutibili criteri di valutazione rimangono inalterati, con la conseguenza di creare il battaglione del 20% di super-presidi e conferendo la patente di mediocrità al restante 80%». Parole inequivocabili. Dove non erano contestate solo le modalità ma l' idea stessa degli aumenti di merito che pure dovrebbe essere cara a chi si proclama liberale. Come sia finita, quella volta, si sa. Luigi Berlinguer fu costretto a rinunciare, dovette mollare la carica di ministro e il suo naufragio è stato la pietra tombale di ogni ipotesi meritocratica. E noi ci ritroviamo, dieci anni dopo, alle prese con gli stessi temi. Aggravati. Vale per la destra, vale per la sinistra. Le quali, come accusa uno studio di «Tuttoscuola» (www.tuttoscuola.com), non si fanno troppi scrupoli di cavalcare ciascuno la propria tigre anche «addomesticando» i numeri. Che senso ha? Come spiega il dossier della rivista di Giovanni Vinciguerra, «al nostro Paese serve un recupero di qualità del confronto politico e sociale in un momento di così profonda crisi del ruolo e della legittimazione sociale del sistema educativo nazionale, non guerre sui dati o sui grembiuli». Gian Antonio Stella
 

ranatan

Utente di lunga data
Provo ORRORE che gli studenti delle università scendano a braccetto con i rettori/professoroni che chiaramente hanno tutto l'interesse amantenere uno status quo che li esime dal render conto dei loro PRIVILEGI che vanno a discapito di una crescita QUALITATIVA dell'insegnamento universitario e della possibilità di un ricambio all'interno della stessa (guarda caso l'Italia ha i professori universitari più anziani di Europa e quelli che lavorano meno...hanno l'obbligo di un minimo di 90 ore di insegnamento ALL'ANNO, per il resto fan fare spesso agli assistenti sottopagati e precari e nessun obbligo di pubblicazioni quindi di ricerca e aggiornamento! Senza scordare che hanno diritto ad un anno sabbatico ogni cinque, in teoria di aggiornamento in pratica a grattarsi le palle perchè non devono assolutamente render conto a nessuno di eventuali studi o seminari a cui abbian partecipato...)
E' questa l'università che vogliam mantenere?
Mah, sarà.
Io ci vivo all'interno di questa realtà e tutto questo lassismo da parte dei professori non lo vedo proprio.
Certo, c'è chi fa giusto le ore di didattica che gli spettano e poi va fuori a fare marchette ma questo vale in qualunque ambito lavorativo, pubblico e privato che sia.
Comunque ci sono anche docenti che lavorano 10 ore al giorno per la ricerca! E ci credono pure, pensa un pò!
E con un'enorme passione, soprattutto in ambito scientifico. Sono dei privilegiati, questo è certo, perchè fanno qualcosa che gli piace.
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Al di là delle idee politiche, io non credo sia giusto e morale, nè politicamente opportuno votare un decreto così osteggiato ed impopolare. Trasversalmente impopolare..si pensi anche all'opposizione di gran parte dei cattolici contrari alle "classi separate" (Famiglia Cristiana non è letto dai facinorosi!!!)

Ora, almeno qualche emendamento andava apportato. L'atteggiamento di questa maggioranza è irritante. Berlusconi deve ricordare che se è vero che è stato votato con ampio suffragio, comunque è il presidente del Consiglio di tutti, non solo di chi l'ha votato. Perdere consenso in questa maniera è piuttosto miope.
Mi pare che la nostra non sia, come ad esempio quella svizzera, una democrazia a rappresentanza diretta, dove si decide a colpi di referendum.

Quanto ai concetti di "giusto" "morale" relativamente alla gestione della res pubblica se ne potrebbe scrivere dei tomi senza arrivare a un punto.

Non è politicamente opportuno? E' miope? Chi ha preso le decisioni lo pagherà in termini elettorali...ma, ripeto, è inutile che chi non è in grado di esprimere alternative praticabili e per questo sei mesi fa (non anni eh!) è stato sonoramente trombato dalla stragrande maggioranza degli italiani ora cerchi di farsi passare per quelli che han le soluzioni in tasca, cavalcando la protesta....perchè in tasca le han sempre tenute e se tornassero a governare sempre in tasca le terrebbero! Chi è causa del suo mal....pianga se stesso! (E NOI CON LORO, POSSO ANCHE ESSER D'ACCORDO...MA A ME QUESTO FA SOLO PIU' RABBIA, NON MI FA DIR BRAVI, VI SIETE SVEGLIATI FINALMENTE!)
 

Old belledejour

Utente di lunga data
Mi pare che la nostra non sia, come ad esempio quella svizzera, una democrazia a rappresentanza diretta, dove si decide a colpi di referendum. La democrazia in Italia non c'è più!! Non c'è nulla di democratico.

Quanto ai concetti di "giusto" "morale" relativamente alla gestione della res pubblica se ne potrebbe scrivere dei tomi senza arrivare a un punto.

Non è politicamente opportuno? E' miope? Chi ha preso le decisioni lo pagherà in termini elettorali...ma, ripeto, è inutile che chi non è in grado di esprimere alternative praticabili e per questo sei mesi fa (non anni eh!) è stato sonoramente trombato dalla stragrande maggioranza degli italiani ora cerchi di farsi passare per quelli che han le soluzioni in tasca, cavalcando la protesta....perchè in tasca le han sempre tenute e se tornassero a governare sempre in tasca le terrebbero! Chi è causa del suo mal....pianga se stesso! (E NOI CON LORO, POSSO ANCHE ESSER D'ACCORDO...MA A ME QUESTO FA SOLO PIU' RABBIA, NON MI FA DIR BRAVI, VI SIETE SVEGLIATI FINALMENTE!)
 

Iris

Utente di lunga data
Comunque stiamo tutti appresso alle prodezze di Maria Stella e alla rivolta studentesca... come se poi il quadro vari di molto...

Nessuno parla più della crisi finanziaria, come se la cosa non ci riguardasse.
I titoli in borsa continuano a crollare. Le Banche sono all'asfissia, non concedono prestiti alla piccola e media impresa, con la crisi occupazionale e dei consumi che ne consegue. Se continua così, senza un intervento serio al sistema economico ed un sostegno ai consumi, l'anno prossimo neanche ci preoccuperemo più della scuola.
Forse non ce ne rendiamo conto.
 

Old belledejour

Utente di lunga data
Mah, sarà.
Io ci vivo all'interno di questa realtà e tutto questo lassismo da parte dei professori non lo vedo proprio.
Certo, c'è chi fa giusto le ore di didattica che gli spettano e poi va fuori a fare marchette ma questo vale in qualunque ambito lavorativo, pubblico e privato che sia.
Comunque ci sono anche docenti che lavorano 10 ore al giorno per la ricerca! E ci credono pure, pensa un pò!
E con un'enorme passione, soprattutto in ambito scientifico. Sono dei privilegiati, questo è certo, perchè fanno qualcosa che gli piace.

Al di là del lassismo, della ricerca, del piacere o non piacere si può risolvere inserendo figure che controllano il lavoro, e magari intensificare i licenziamenti in caso di incompetenze e lassismo. Questo andrebbe risolto.
Ma qua si sta parlando di tagliare posti di lavoro? Ma ci rendiamo conto quando sia antidemocratico?
Ci rendiamo conto che " L'Italia è fondata sul lavoro.."? Quanto tutto ciò sia anticostituzionale? La gravità la si vede o no?
 

ranatan

Utente di lunga data
Comunque stiamo tutti appresso alle prodezze di Maria Stella e alla rivolta studentesca... come se poi il quadro vari di molto...

Nessuno parla più della crisi finanziaria, come se la cosa non ci riguardasse.
I titoli in borsa continuano a crollare. Le Banche sono all'asfissia, non concedono prestiti alla piccola e media impresa, con la crisi occupazionale e dei consumi che ne consegue. Se continua così, senza un intervento serio al sistema economico ed un sostegno ai consumi, l'anno prossimo neanche ci preoccuperemo più della scuola.
Forse non ce ne rendiamo conto.
Certo.
Ma creando disoccupazione (ed è quello che accadrà con la riforma) non si farà altro che peggiorare lo stato economico del paese...
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Mah, sarà.
Io ci vivo all'interno di questa realtà e tutto questo lassismo da parte dei professori non lo vedo proprio.
Certo, c'è chi fa giusto le ore di didattica che gli spettano e poi va fuori a fare marchette ma questo vale in qualunque ambito lavorativo, pubblico e privato che sia.
Comunque ci sono anche docenti che lavorano 10 ore al giorno per la ricerca! E ci credono pure, pensa un pò!
E con un'enorme passione, soprattutto in ambito scientifico. Sono dei privilegiati, questo è certo, perchè fanno qualcosa che gli piace.
Dovessimo analizzare quello che hai scritto, si potrebbero rilevare parecchie contraddizioni...te ne cito alcune:

c'è chi fa giusto le ore di didattica che gli spettano e poi va fuori a fare marchette ma questo vale in qualunque ambito lavorativo, pubblico e privato che sia.
Sbagliato! Nel privato, se sei dipendente E UN PROFESSORE UNIVERSITARIO TALE E' te lo scordi di far marchette" al di fuori dell'azienda per cui lavori...se no sei un libero professionista e non hai tutte le guarantigie che han professori universitari!

Comunque ci sono anche docenti che lavorano 10 ore al giorno per la ricerca! E ci credono pure, pensa un pò!
Non mi pare di aver detto che non vi sia NESSUNO che fa ricerca, ma son solo alcune facoltà per lo più scientifiche come dici tu (quindi non nella totalità, anzi... concordi?)...ma è inoppugnabile quello che ho scritto sul minimo di ore e il resto, giusto?


Tu dici che ci vivi in UNA realtà così (e mi è parso di capire appunto che si tratti di facoltà scientifica, correggimi se sbaglio) e non ho motivo di dubitare di ciò che scrivi di QUELLA realtà....te la senti di sostenere che è ciò che avviene nella stragrande maggioranza delle università italiane?
 

Old belledejour

Utente di lunga data
Comunque stiamo tutti appresso alle prodezze di Maria Stella e alla rivolta studentesca... come se poi il quadro vari di molto...

Nessuno parla più della crisi finanziaria, come se la cosa non ci riguardasse.
I titoli in borsa continuano a crollare. Le Banche sono all'asfissia, non concedono prestiti alla piccola e media impresa, con la crisi occupazionale e dei consumi che ne consegue. Se continua così, senza un intervento serio al sistema economico ed un sostegno ai consumi, l'anno prossimo neanche ci preoccuperemo più della scuola.
Forse non ce ne rendiamo conto.
In un modo o nell'altro spero che l'anno prossimo non ci sia Berlusconi a capo del governo, è un uomo troppo pericoloso. Mi auguro che in un modo o nell'altro venga fatto fuori!!!
 
Stato
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