Per me invece, la storia di Daniele conferma ancora una volta quanto sia difficile raggiungere la felicità, quando si è troppo "fortunato" a livello economico. In partenza, tutte le fortune stanno con lui, e verso la fine, non perde soltanto quel che possiede, ma non trova nemmeno un senso qualunque per vivere serenamente, e di conseguenza non trova piacere in nulla che fa.
Ci racconta ancora e ancora, convintissimo, la sua storia da un nuovo punto di vista, che lui ovviamente cerca, ma non si rende conto che ce la racconta soltanto a parole diverse. Non cambia la sostanza. Ma dall'altra parte non siamo migliori, perché anche i nostri rimedi sono sempre uguali. La situazione non migliora, perché da un lato, Daniele si sente incompreso, e dall'altro non accetta nessuna delle possibili soluzioni, non perché non vuole, ma perché non può. Nella sua natura il termine felicità è un'astrazione di un amore che non ha mai avuto, o meglio ancora, del quale non si ricorda.
Per richiamare il paragone del pesce, non si può dire a Daniele: "sii felice". Ma, similmente a Daniele, cerchiamo per un modo per fargli comprendere cosa sia la felicità che vogliamo per lui. Senza questa ricerca, avremmo già smesso a rispondere e ragionare. Fortuna vuole che Daniele non è così diverso da ognuno di noi, ma mettere la sua esperienza con la nostra su un livello di intesa reciproca è assai difficile.