Lostris
Utente Ludica
Concordo davvero. Puó essere un'opportunità di crescita.Il sapere, almeno all'inizio, è sempre fonte di sofferenza.
Ma far sapere, se da un lato significa far soffrire, vuol dire anche dar modo all'altro di conoscere ed elaborare questa sofferenza e ricavarne qualcosa di costruttivo.
Chi sa e soffre ha due strade davanti a sè: tollerare la sofferenza e limitarsi a gestirla, oppure porsi in modo attivo davanti alla sofferenza e trovare soluzioni per smettere di soffrire. In quest'ultimo caso il sapere rappresenta una grande opportunità di crescita.
Come ogni dolore che si affronta nella vita.
Ma ritengo che la crescita sia una possibile conseguenza della sofferenza (quando riesci a rialzarti), e non certo la ragione.
Per questo non capisco del tutto chi sostiene di voler sapere.
Un conto è scoprirlo per caso...
Io non confesserò mai il tradimento al mio compagno.
E io non vorrei mai che lui, in caso mi tradisse e si rendesse conto di aver fatto una cazzata, me lo venisse a dire. Per quale ragione dovrei volerlo?
Voler sapere per me equivale a dare volontariamente testate contro il muro per cercare di migliorare le mie capacità si resistenza e guarigione, senza avere la certezza che poi accada davvero, e soffrendo come un cane nel frattempo.
No, grazie.
Se mi ami e hai sbagliato, lasciami serena nell'ignoranza, non distruggere l'immagine che ho di noi, cerca di non farmi più del male.
Non lo voglio pagare questo prezzo, anche se poi alla fine avrei l'opportunitá di acquisire maggior consapevolezza... Anche se alla fine, dopo la via crucis, potrei essere più felice di adesso...
Non le voglio queste cicatrici.
Portati questo peso, anche per me.