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Old avalon
Guest
OK!Allora! Le coccole?!!!!!!
OK!Allora! Le coccole?!!!!!!
braccino corto, eh?!
Ruoli invischiati.. il migliore amico non puo essere un marito, altrimenti non sarebbe tale.
A me puzza di schematizzazione didattica (per spiegare altro)spiega che questa cosa è molto interessante... merci![]()
E' un rapporto di amicizia, in una coppia c'è ben altro. Il desiderio ad esempio.Con migliore amico intendo (e probabilmente intende ...o intendeva Avalon) la persona con cui puoi avere assoluta confidenza e da cui ti aspetti assoluta confidenza e se questo non c'è in un rapporto di coppia ...che coppia è?!![]()
......complicità, sinergiaE' un rapporto di amicizia, in una coppia c'è ben altro. Il desiderio ad esempio.
Beh però è un punto di vista interessante, e visto che il marito amico ce l'ho avuto pure io...A me puzza di schematizzazione didattica (per spiegare altro)
Beh però è un punto di vista interessante, e visto che il marito amico ce l'ho avuto pure io...![]()
Può benissimo sbagliare e non centrare chi ti risponde, ma potresti tranquillamente rispondere "no, non hai capito" e non dare della gallina, superficiale e con una cultura fatta su telefilm e riviste perché così come non possiamo avere un'idea della complessità tua, non sai nulla tu del percorso formativo, personale e culturale di chi ti risponde, né tanto meno dovresti (opinione personale) invitarla a continuare a pisciarsi addosso.Ok, partiamo da quest'ultimo punto: mettiamo che io sia ancora follemente innamorato di mia moglie, e che la situazione attuale non sia che una forma di autodifesa (mi difendo sparandomi su un piede?!).
Che senso ha, però, se da parte di mia moglie, in 14 anni non sono riuscito a cavare un ragno dal buco, e da marzo mi è stato chiaramente fatto intendere che da parte sua non c'è più speranza di ritorno se non in termini di "sacrificio" da parte sua in nome di una "normalità" sterile e corrosiva, continuare a sperare in una riaccensione del rapporto?
Se poi ammettiamo invece che la situazione da parte mia è, alla fine, esattamente identica alla sua, (non c'è più amore), allora la soluzione del tutto viene da sè. Non è un film, il lieto fine non è obbligatorio.
Persa..... lasciamoci perdere, per favore.Comunque io non dicevo ora che tu sei innamorato follemente, ma che stai parlando di un rapporto finito mentre quel rapporto lo tieni in vita con la quotidianeità, con il sesso, con le confidenze. Se questa è eutanasia...
ma che coincidenza!!!Persa..... lasciamoci perdere, per favore.
Qualcuno ben più quotato di me un giorno disse "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire"
Ignoriamoci cordialmente, ti prego.
Buona giornata, Persa
(augurio sincero, senza sarcasmo)
Bene, allora faccio per l'ennesima volta l'invadente, e posto le tre pagine scritte a mia moglie in occasione del nostro 19° anniversario, così magari finalmente si capisce da quanto ed in che modo ho maturato questa situazione. Poi basta, però. Sono troppo "sordo".ma che coincidenza!!!
Lo sai che lo pensavo anche io mentre leggevo?!?!?!?
Bene, allora faccio per l'ennesima volta l'invadente, e posto le tre pagine scritte a mia moglie in occasione del nostro 19° anniversario, così magari finalmente si capisce da quanto ed in che modo ho maturato questa situazione. Poi basta, però. Sono troppo "sordo".
"22 Aprile 2008
Moglie mia, mio sogno svanito.
Negli anni passati ho pensato migliaia di volte di scriverti qualcosa, per tentare di comunicarti i miei pensieri, le mie emozioni, i sentimenti che, giorno dopo giorno di questa nostra vita insieme, facevano da motivo portante per me. Non ho praticamente mai scritto nulla, invece, tranne qualche riga laconica e poco significativa che un giorno troverai tra i disordinati files della mia chiave. Nulla mi pareva potesse essere scritto che avesse modo di mettere in contatto nuovamente il mio cuore con il tuo.
Come sai sono anni che attendo, sulla soglia della nostra vita, di vederti riapparire, di poterti accogliere tra le mie braccia, di poterti cullare nel riposo del tuo ritorno.
Ho sperato, tanto. Ho pensato milioni di cose, immaginato infiniti modi per riaverti con me. Molte volte ho creduto di sbagliarmi, pensando che forse ero io ad essere cambiato, non tu, e mi sono, per un momento, arreso allo sconforto della mia incapacità di capire e reagire. Ho compiuto infiniti errori, ma tu sai che non sono mai nati da cattive intenzioni.
Ho ceduto, però, ad un certo punto, e da quel momento non c’è più stata speranza di un ritorno.
Purtroppo siamo legati alle nostre speranze più di quanto sia logico, e così andiamo avanti ciecamente fino a quanto la Verità, quella vera, che non si può cambiare, non ci ferma con un urto violento.
Come sai io non ho quasi ricordi: la vita mi passa davanti e non riesce più di tanto ad incidersi su di me, così le immagini degli anni trascorsi insieme sono sfocate e rade, spesso tanto ricche di particolari insignificanti quanto prive della vera sostanza dei ricordi.
La fantasia, invece, non mi manca, e con essa devo ammettere che spesso ho tappato i buchi lasciati dalla memoria. No, non è mai stato un tentativo cosciente di inganno, ma solo l’stinto di sopravvivenza che aveva la meglio sulla verità, come spesso accade.
Da quando ho esaurito le mie energie non sono più riuscito a risollevarmi, ma una cosa non mi ha mai abbandonato realmente, fino a poco tempo fa: la speranza di riuscire un giorno a costruire un rapporto con te che, se anche non fosse stato un vero ritorno alla nostra vita di un tempo, avrebbe potuto comunque salvarci e ricondurci a vivere la famiglia che con nostro figlio siamo, nel modo più giusto.
La vita ci logora, però, ed ecco che anche questo sogno da qualche tempo aveva cominciato a farsi più lontano e difficile da realizzare.
In realtà, pensandoci bene, non ho fatto altro, in questi anni che sopravvivere agli eventi ed alle situazioni, nella spasmodica ma passiva speranza che accadesse qualcosa che potesse sistemare le diverse situazioni in un modo o nell’altro.
Ho desiderato di fuggire, di cambiare vita radicalmente, e l’unica cosa che mi ha impedito di mettere in pratica questo desiderio è stato, come ti ho già detto, il nostro bambino, che non ho il diritto di ferire o, ancora peggio, di abbandonare.
Tu si, ti avrei abbandonata.
Si, lo ammetto, salvo poi pentirmene, ma lo avrei fatto. Mi ero sentito lasciato a me stesso, come un animale ferito, ed il mio orgoglio mi gridava di fuggire da te che ti limitavi ad osservarmi, distante, fredda, chiusa nel tuo guscio che avrebbe pure, o forse principalmente, dovuto proteggerti da me oltre che dal resto del mondo.
Inutile che ripeta qui tutto ciò che già sai, anche se la mia paura è sempre quella di non aver detto abbastanza, di non essere capito, di essere travisato magari proprio a causa di una parola non detta. So oramai per esperienza che le mie parole, anche quando mi appaiono particolarmente belle e ricche di contenuto, non dicono nulla a chi le ascolta o le legge, soprattutto a te, che non hai più voluto ascoltarle. Non sono in alcun modo capace di comunicare con il mio prossimo, che mi osserva e senza capire si allontana.
Prima o poi si doveva arrivare alla resa dei conti, e così è stato.
Mi aspettavo che succedesse qualcosa, in definitiva lo speravo, anche perché non sapevo quanto ancora sarei stato in grado di resistere, vedendo che stavamo, per quanto involontariamente, rischiando di danneggiare anche nostro figlio. Pensavo, però, che sarei stato io a far scoppiare la bomba, in quanto da tempo, pur non facendo assolutamente nulla per creare l’occasione, mi ero abbandonato all’idea di trovare una valvola di sfogo esterna, una persona o una situazione che potesse darmi finalmente ciò che mi mancava, senza più fissarmi sull’idea che quella persona dovessi per forza essere tu.
Ma cosa mi mancava in realtà?
Mi mancava quella compagna che non avevo più, quella persona che, al mio fianco, al mio pari, godeva della mia fiducia e del mio appoggio totale, e che altrettanto pareva concedesse a me.
Finchè ho potuto, ho interpretato ben volentieri ed orgogliosamente il mio ruolo in questa nostra coppia, dove tu, a causa di quanto il fato ha voluto infliggerci, eri la parte che più stava soffrendo. Purtroppo ad un certo punto è giunto anche il mio limite, e tutto è crollato. Non faccio questione di colpe, lo sai bene e mi ferirebbe che tu non mi credessi, ma purtroppo ciò che è stato è stato.
Solo dopo tutto quanto ho così approssimativamente riassunto, è successo ciò che sappiamo.
Già ferita dagli eventi, incapace non solo di tirartene fuori ma anche di accettare il mio aiuto, hai subito anche le mie debolezze, e ti sei sentita ancora più sola e sperduta. Hai cominciato a disprezzarmi.
Qualcuno, poi, ti ha trovata e, lasciamelo dire, ha approfittato dell’occasione. Forse hai ragione: chi non lo avrebbe fatto? Tu insisti a dire che sei stata tu la principale artefice dei fatti e con ciò vuoi difendere quella persona dal mio disprezzo, ma lascia perdere, non serve a nulla.
Io ho bisogno di disprezzarlo perché ne ho paura: egli è l’immagine della mia sconfitta, del mio totale disastro. E’ il simbolo della mia debolezza, delle mie bugie, della mia incapacità di darti ciò di cui hai bisogno. Della disfatta.
La sua presenza mi ha messo a nudo e, volente o nolente, si prende gioco di me che sono incapace di reagire. Se ti avesse toccata solo nel corpo, se vi foste fatti solamente qualche sana scopata probabilmente io sarei nelle condizioni di risollevarmi semplicemente andando a mia volta a scoparmi la prima diposta a darmela, e ciò non penso sarebbe poi così difficile, anche se non l’ho mai fatto. D'altronde ce lo eravamo sempre detti che prima o poi sarebbe successo.
Purtroppo tu ti sei trovata in condizione di usare sinceramente con lui quella parola che rivolta a me ti sembrava oramai da tempo così priva di significato.
Nel suo letto hai goduto passione ed amore, laddove nel nostro oramai si trattava solo di uno sfogo, di un gioco ipocrita. Sofferto. Ultimo appiglio di qualcosa che per te non esiste più da tanto tempo e nel quale io solo mentendo a me stesso riuscivo ancora a sperare.
Con lui ti sei sentita rinascere, anche se in nome di una storia che non poteva darti speranza. Ti sei accontentata anche solo di quella speranza impossibile perché finalmente poteva portarti a staccarti da me e dal ricordo doloroso che oramai nella tua mente rappresento. Hai trovato in lui ciò che io ti offrivo da sempre ma che tu non eri disposta ad accettare da me. Ricordi quelle due parole? Dolcissimo e forte. Ogni giorno della mia vita ho desiderato di essere io a rappresentare per te questi due concetti, ma tant’è….
Purtroppo, però, la vita è complessa, ed il distacco definitivo da me non ti è apparso possibile più di tanto a causa della presenza di nostro figlio e di una situazione di “normalità” alla quale non sai rinunciare. Hai tentato di convincerti che il tuo vero desiderio fosse di tornare a vivere nella tua famiglia, hai illuso anche me di questo, più volte, ma la realtà non si può negare: è troppo evidente lo sforzo che stai facendo per autoconvincerti che un giorno tra me e te potrà tornare ad esserci un rapporto simile a quello di un tempo, mentre queste cose non possono in alcun modo essere forzate, anzi, più energia si spende per realizzarle, più esse si fanno remote.
Io, a mia volta, in questi giorni ho tentato di riaverti per me, mi sono illuso di desiderarti di un desiderio limpido, ma probabilmente non si tratta d’altro, come ti ho già detto, che di egoismo e paura, di rimpianto e nostalgia.
Ho paura di restare ancora più solo, ora che non ho più neppure quella speranza che fino ad oggi mi aveva sorretto, ho paura del confronto con lui che ha potuto dispensare sogni e progetti come quelli ai quali io oramai, col passare degli anni e degli eventi ho dovuto rinunciare, non avendo più l’età e le occasioni che oggi sono invece la sua forza. Ha l’età nella quale io avrei voluto e potuto offrirti il mondo, se solo tu non ti fossi trovata a rifiutarlo freddamente, consumando le mie energie fino all’ultima goccia.
Io, che mi sono sempre sentito un ragazzino, ora mi sento vecchio e senza forze. Ho a buona ragione la convinzione di trovarmi davanti alla conferma di un fallimento di cui già da tanto tempo sento il puzzo.
Ho sempre avuto bisogno di qualcuno a cui appoggiarmi per costruire i miei sogni, ed oggi so di non avere più nessuno. No. Nostro figlio non può sopportare il peso dei sogni di suo padre: appoggiare sulle spalle di un bambino il peso dei sogni dei genitori vuol dire schiacciare le sue reali possibilità, negargli la libertà di essere ciò che può e desidera in funzione di ciò che qualcun altro vuole per sè. I sogni di un uomo e di una donna possono crescere unicamente se sono condivisi, come compagni, alla pari, perché nessuno dei due abbia a schiacciare l’altro, perché l’unione realizzi sempre una somma di forze.
Invece che parole d’amore, mi trovo qui a scrivere un’epigrafe sulla lapide di un rapporto che nessuno, né io né te, finora volevamo credere morto, com’è in realtà da tanto tempo.
Non me la sento di festeggiare nulla, quindi, poiché per me si tratta piuttosto di una nostalgica e malinconica commemorazione. Non sopporto l’idea dei sorrisi ipocriti con i quali dovremmo truccarci il viso per uscire a cena, non sopporto che tu possa, per l’occasione, sentirti in dovere di dirmi quella parola che nel tuo cuore, se anche non fosse riservata a lui che forse davvero stai tentando con fatica di allontanare, sicuramente in coscienza, come già hai più volte onestamente ammesso, non puoi riservare a me.
Sappi che avrai sempre la mia presenza, il mio appoggio, la mia stima, il mio affetto sincero. Il mio calore, se e quando lo vorrai.
Sarò sempre pronto a mettermi al tuo fianco di fronte alle necessità della vita, sia per ciò che riguarderà nostro figlio, sia per te personalmente, ma purtroppo non posso prometterti di aspettare ancora che per magia rinasca in te l’amore sincero che un tempo provasti per il tuo compagno che ero io ma che poi hai dedicato ad un altro.
Vivremo insieme, finchè ci riusciremo senza farci del male, tentando di dare tutto l’amore che potremo al nostro meraviglioso bambino. Tenteremo di sopportarci, con l’affetto e la tenerezza che unisce coloro che si conoscono così bene come ci conosciamo noi, e poi, parafrasando il messaggio del tuo amico: “….chissà, un giorno, forse…”.
Ma, come nel suo caso, non ci contare troppo.
Con un profondo e doloroso sentimento senza nome
Tuo marito"
Avalon, mi ricordi Strega! (a proposito, è uscita dall'ospedale?!)1.Ti provocherò ancora di più: sono bella, capelli rosso tiziano, occhi verdi, cm. 165, kg. 54 e (mi dice il mio lui) con un culo da favola!![]()
2. no comment - hai gia detto tutto tu!
3. Ti coccolo solo se mi dici come fa un meccanico a passare così tanto tempo davanti al computer
Io l'ho letta con interesse, però non vi ho visto quel che lui pensa che si veda.ha osato dire che sarei ingombrante con i miei quadri e poi posta una roba che quelle di jacopo ortis erano un telegramma
per me potete farne un cappone
si proceda