Amante single

Barebow

Utente di lunga data
Si si, tutto vero...resto comunque dell'idea che i giovani dovrebbero restare con i giovani... è un mio pensiero.
Sono d'accordo anche se a 57 anni ho avuto una relazione con una ragazza di 29 anni e devo dire che è una cosa potente, mi sono nutrito della sua giovinezza.
 

Klavier

Utente di lunga data
In realtà non li considero separati. Li ho solo descritti separatamente.

La mia riflessione nasce proprio dal chiedermi se il rispetto, da solo, basti a descrivere una relazione. Io credo di no.

Il rispetto è una categoria morale: esprime un orientamento, un principio, qualcosa che riconosco come giusto.
Ma una categoria morale, da sola, rischia di non stare in piedi.
Può rimanere un'intenzione, un ideale o un'affermazione di principio, senza trovare un reale riscontro nel modo in cui vivo le relazioni.

La Cura, invece, descrive il modo concreto in cui quel valore prende forma nella realtà.
È sempre attiva: si manifesta nelle scelte, nei confini che custodisco, nelle priorità che do e nel modo in cui abito le relazioni.

Per questo non vedo la Cura come qualcosa di separato dal rispetto, ma come la sua condizione di possibilità.
È nella cura che il rispetto diventa visibile e acquista consistenza e valore (distinguendosi dall'ipocrisia e aprendo la scelta all'ipocrisia sociale, che come sia io considero necessaria).

A dirti il vero io mi chiedo se il rapporto non sia addirittura inverso rispetto a come lo immagini tu.
Se io non ho Cura di me, posso davvero dire di rispettare l'altro?
Se non ho cura dell'ordine della mia vita, delle priorità dei miei investimenti affettivi e dei confini tra uno spazio relazionale e l'altro, finirò inevitabilmente per mancare di rispetto a tutti, compreso me stesso.
Non necessariamente perché lo voglio, ma perché il disordine con cui vivo le relazioni finirà per riflettersi nelle mie azioni.

È in questo senso che penso alla Cura come condizione di possibilità del rispetto.
Senza Cura, il rispetto rischia di rimanere un principio astratto o un'intenzione.
Con la Cura, invece, il rispetto trova una forma concreta nelle scelte quotidiane.

Forse la differenza tra noi è proprio questa: tu attribuisci al concetto di rispetto anche questa dimensione concreta e operativa.
Io preferisco distinguerla, perché ho bisogno di una categoria che non dica solo ciò che ritengo giusto, ma anche e soprattutto come quel valore prende corpo nella realtà. Per me quella categoria è la Cura.
Direi che diciamo e pensiamo più o meno le stesse cose solo che io non sono stato accurato come te nell’esposizione del mio pensiero. Grazie per la risposta
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Sono d'accordo anche se a 57 anni ho avuto una relazione con una ragazza di 29 anni e devo dire che è una cosa potente, mi sono nutrito della sua giovinezza.
Soda? Si sente la pelle che non va giù quando premi…vero?
Accade anche ad ucune milfone, ma sono eccezioni.
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Noi maschi invecchiamo meglio. È un dato di fatto incontrovertibile.
Altrimenti non si capisce come mai le quarantenni avrebbero paura delle ventenni.
Ma ci hai mai parlato con una ventenne? Te la puoi scopare sicuramente, ma è un accollo infinito di problemi che per te sono - volendo usare un dolce eufemismo - roba della preistoria.
E senza la modalità figura paterna che ti sistema una ventenne sana di mente non te la scopi.
Conosco un uomo che si è scopato il mondo, ha sempre detto che meglio tenere un basso scarto di età.... altrimenti rischi di fare la figura di 💩...e con queste ventenni che hanno già visto tutto iniziando a fare sesso molto presto rischi di farcela ancora di più...occhio che vi rigirano come calzini e voi restate dell'idea di averle fregate voi 🤣🤣🤣🤣
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Intanto grazie per L’esaustiva risposta e il riferimento a Kant che non ho mai digerito benissimo 😁
So bene che il rispetto può essere passivo ma può essere attivo. È un sentimento di stima o di dovere. Nel caso di cui parliamo dovrebbero starci sia stima che dovere quindi sia attivo che passivo. Forse ho una visione limitata e quindi per me l’idea di cura è implicita nel rispetto se è sentito nelle due forme sopradette. Tu invece hai nettamente distinto questi due aspetti come separati. Farò comunque una riflessione su quanto hai scritto.

L'altro motivo per cui ho distinto questi due concetti riguarda proprio il 3d.

@Pastorello666 dice che non fa differenza il luogo, perché il rispetto sarebbe già venuto meno nel momento del tradimento.

Ed è proprio qui, secondo me, che emerge il disordine relazionale di cui parlavo: perché il ragionamento si ferma alla parola "rispetto" e alla sua dimensione astratta.

Il rispetto, quando viene inteso solo come principio morale violato o rispettato, rischia di perdere la capacità di orientare le azioni concrete e, in alcuni casi, può trasformarsi in una forma di giustificazione.

Nel momento in cui il ragionamento diventa: "ho già mancato di rispetto tradendo, quindi che differenza fa se questo avviene in un luogo piuttosto che in un altro?", si compie un passaggio pericoloso: una trasgressione già avvenuta viene utilizzata per annullare ogni ulteriore differenza qualitativa tra le azioni.

Ma il fatto che un confine sia già stato oltrepassato non significa che tutti i confini successivi siano equivalenti, né che ogni scelta abbia lo stesso significato.

Esistono diversi modi di prendersi Cura o di non prendersi cura di una relazione, anche dentro una situazione già compromessa.

Ed è proprio qui che vedo il valore della categoria della Cura: perché impedisce di fermarsi alla constatazione astratta di aver mancato un principio e obbliga a guardare il modo concreto in cui continuiamo ad agire.

Altrimenti il rispetto rischia di diventare una forma di rassegnazione autoassolvente: "ormai ho sbagliato, quindi non c'è più differenza".

La Cura, invece, mantiene aperta la responsabilità del presente: anche quando una situazione è complessa o contraddittoria, rimane la possibilità di interrogarsi su come si stanno trattando le persone coinvolte, gli spazi, i legami e se stessi.

E forse è proprio qui che si separano in modo radicale le esperienze del traditore e del tradito.

Chi tradisce può arrivare a pensare: "la violazione è già avvenuta, ora posso solo gestire il modo in cui vivo questa situazione". È una permanenza nel presente, una ricerca di equilibrio dentro una contraddizione già accettata.

Chi viene tradito, invece, spesso vive qualcosa di diverso: non percepisce soltanto una perdita del futuro, ma una trasformazione del passato. La scoperta del tradimento modifica il significato di ciò che era stato vissuto e conosciuto fino a quel momento.

Per questo le due esperienze difficilmente coincidono: uno può pensare alla gestione del presente, l'altro si trova a fare i conti con una riscrittura della propria storia. Il traditore e il tradito abitano due strutture temporali diverse perché attribuiscono significati diversi agli eventi.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
In realtà non li considero separati. Li ho solo descritti separatamente.

La mia riflessione nasce proprio dal chiedermi se il rispetto, da solo, basti a descrivere una relazione. Io credo di no.

Il rispetto è una categoria morale: esprime un orientamento, un principio, qualcosa che riconosco come giusto.
Ma una categoria morale, da sola, rischia di non stare in piedi.
Può rimanere un'intenzione, un ideale o un'affermazione di principio, senza trovare un reale riscontro nel modo in cui vivo le relazioni.

La Cura, invece, descrive il modo concreto in cui quel valore prende forma nella realtà.
È sempre attiva: si manifesta nelle scelte, nei confini che custodisco, nelle priorità che do e nel modo in cui abito le relazioni.

Per questo non vedo la Cura come qualcosa di separato dal rispetto, ma come la sua condizione di possibilità.
È nella cura che il rispetto diventa visibile e acquista consistenza e valore (distinguendosi dall'ipocrisia e aprendo la scelta all'ipocrisia sociale, che come sia io considero necessaria).

A dirti il vero io mi chiedo se il rapporto non sia addirittura inverso rispetto a come lo immagini tu.
Se io non ho Cura di me, posso davvero dire di rispettare l'altro?
Se non ho cura dell'ordine della mia vita, delle priorità dei miei investimenti affettivi e dei confini tra uno spazio relazionale e l'altro, finirò inevitabilmente per mancare di rispetto a tutti, compreso me stesso.
Non necessariamente perché lo voglio, ma perché il disordine con cui vivo le relazioni finirà per riflettersi nelle mie azioni.

È in questo senso che penso alla Cura come condizione di possibilità del rispetto.
Senza Cura, il rispetto rischia di rimanere un principio astratto o un'intenzione.
Con la Cura, invece, il rispetto trova una forma concreta nelle scelte quotidiane.

Forse la differenza tra noi è proprio questa: tu attribuisci al concetto di rispetto anche questa dimensione concreta e operativa.
Io preferisco distinguerla, perché ho bisogno di una categoria che non dica solo ciò che ritengo giusto, ma anche e soprattutto come quel valore prende corpo nella realtà. Per me quella categoria è la Cura.
E potrebbe esistere una cura uguale nei fatti ma senza una categoria morale di rispetto a monte?
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Pensa sé tua figlia ti porta a casa un nuovo fidanzato, tuo coetaneo. 😂😂😂
Cazzi suoi ...ma ti rendi conto che queste possono avere tra le mani carne fresca bellissima e si vanno a scegliere carne putrida....secondo me lo fanno solo per sentirsi più fighe...rigirare uno che potrebbe essere tuo padre e farlo inebetire deve dare una bella sensazione di potenza.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Cazzi suoi ...ma ti rendi conto che queste possono avere tra le mani carne fresca bellissima e si vanno a scegliere carne putrida....secondo me lo fanno solo per sentirsi più fighe...rigirare uno che potrebbe essere tuo padre e farlo inebetire deve dare una bella sensazione di potenza.
L’amore è cieco…….
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Cazzi suoi ...ma ti rendi conto che queste possono avere tra le mani carne fresca bellissima e si vanno a scegliere carne putrida....secondo me lo fanno solo per sentirsi più fighe...rigirare uno che potrebbe essere tuo padre e farlo inebetire deve dare una bella sensazione di potenza.
Capirai..
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Comunque o...si sono rigirati tutti i maschietti...tutti a petto in fuori a dire che se la possono giocare con un ragazzo di 20/30 anni...mamma come vi ci vorrei vedere🤣🤣🤣
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Fra 40 e 50 ce ne sono 10 di anni e fanno molta differenza....ragazzi lo so che non è piacevole sentirsi dire che alla nostra età siamo in decadimento ma questo è...potete raccontarvela come volete ma con un fisico giovane ci perdete sempre.
Dissento.
Dieci anni di differenza tra uomini tra i 40 e i 50 non dicono nulla.
Conosco sessantenni con un fisico da quarantenni e quarantenni (anche più giovani) messi maluccio.

La verità, secondo me, è un'altra e cioè che, per quanto tu possa essere messo bene (perché la natura è stata generosa e perché ti prendi cura di te) arriva un'età nella quale, messo bene, benino, così così, tu sei inevitabilmente vecchio.
 
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