Continuo a ritenere che cercare contemporaneamente uno scontro giudiziario (perché la giudiziale quello è) e una riconciliazione crea inevitabilmente una situazione ambigua e parecchio contraddittoria.
Immagina la situazione concreta: da una parte va avanti la terapia di coppia, i colloqui, i tentativi di recupero, dall’altra procede la macchina della separazione giudiziale, che a un certo punto impone scelte nette e non più rinviabili.
Perché sai bene che in una giudiziale arriva il momento in cui devi decidere se affondare davvero il colpo oppure no.
Ad esempio se insistere nella richiesta di addebito, se contestare il diritto agli alimenti della moglie adultera, se sostenere fino in fondo che quel tradimento abbia avuto conseguenze giuridicamente rilevanti.
E io ti dico che il paradosso è solo apparente. E su questo parlo da addetto ai lavori. In civile puoi sempre conciliare fino a mezz'ora prima che la sentenza è scritta. Quindi prima si deposita il ricorso e poi si tratta.
Se tu per paura di indispettire la controparte, e non sai le volte che mi è capitato questo specifico caso, ti prendi del tempo tenendo il freno a mano tirato all'avvocato mentre cerchi di conciliare per salvare qualcosa, stai facendo una cazzata.
E lo dico proprio in senso materiale.
Mi capita almeno una volta al mese una delle due parti che vive nel terrore che l'altra persona si indispettisca perché oddio che potrebbe fare. Sempre alla prova dei fatti, invece quando dall'altra parte hai qualcuno che prende sul serio la situazione e non sottostà più a quel lessico condiviso che poi era sempre rigorosamente storto da una parte sola, a beneficio di uno dei due e a detrimento dell'altro, spesso e volentieri la persona concilia.
Altro discorso fondamentale in una separazione che tutti quanti quelli che ci sono passati conoscono, normalmente si gioca tutto quanto in vista della prima udienza dove il presidente dai provvedimenti per i figli la casa eccetera, e poi si fanno 5 anni di causa in cui si arriva a una sentenza definitiva Dove quasi sempre viene deciso l'addebito, in quel mentre ci stanno le organizzazioni varie a livello economico, cinghia che si stringe, figli che crescono e cambiano posizione, famiglie che si organizzano menage che si stabilizzano, grandi problemi che si sgonfiano e problemi reali che prendono l’importanza del percepito, come magari avere uno stipendio da €2000 al mese e 1800€ di mutuo.
In questo lasso di tempo si può sempre conciliare, magari con l'altra parte che in forza di un provvedimento giudiziario abbassa le penne e rompe meno il cazzo su diritti percepiti che poi fanno a cazzotti con la realtà.
C'è anche una cosa, che non salta all'occhio: molto spesso la gente non ha le palle anche quando ha ragione perché ha una percezione distorta del proprio valore, della propria autostima e dei propri diritti. Il doping di sentirsi dare ragione dal giudice e di sentirsi tutelati da un avvocato che ti para il culo, normalmente da anche a a dei sottoni matricolati, come secondo me è
@PrimaVoce le palle di tenere botta mentre cerchi l'accordo, però dentro un perimetro stabilito dalla figura autorevole che non sei tu.
Quindi onestamente non ci vedo nessuna contraddittorietà, ci vedo una persona con del Sale in zucca che si è affidata ai consigli del suo avvocato invece di farsi mettere a pecora dall'emotività.
Poteva depositare un ricorso senza chiedere l'addebito, tanto alla fine è solo una perdita di tempo e se il giudice deve decidere non so quanto vada ad incidere realmente sulle condizioni economiche
E perché è una perdita di tempo?
Te lo tieni nel cassetto, esattamente per i motivi che dicevo sopra.