Non so che dirti.
Io trovo giusto trattare le donne come se fossero più fragili di me. Non perché debbano esserlo per forza, ma perché quello è il regolamento di base con cui sono cresciuto. E, detto francamente, visto che quasi tutti quelli che conosco sono più fragili di me, se non avessi quel set di regole piantato addosso da bambino diventerei molto più spietato.
Nel corteggiamento essere gentili, galanti, protettivi, trattare una donna con una delicatezza iniziale maggiore non è “assecondare”. È partire da un codice. Poi quel codice lo puoi piegare, superare, sporcare, derogare in base all’esperienza, alla donna che hai davanti, alla dinamica che si crea. Ma una base devi averla. Se parti dal nulla, improvvisi. E di solito improvvisi male.
È come l’italiano.
Conosco un sacco di persone che scrivono in un italiano perfetto, perché conoscono grammatica, sintassi, meccanismi. Poi però quando parlano, appena si emozionano o si stressano, gli parte il dialetto, la coattaggine, oppure non trovano proprio le parole per dire quello che sentono. Perché sotto pressione non usi la lingua che hai studiato: usi la lingua che hai respirato in casa.
Le uniche persone che conosco che parlano istintivamente un italiano pulito, senza sbavature, sono quelle che da piccolissime hanno sentito parlare così dentro casa. Io con mia figlia ci ho pure provato, poi la scuola bilingue ha fatto i suoi danni: in italiano a volte non trova le parole, in inglese sì, e vengono fuori casini cosmici. Per iscritto invece non sbaglia mai. Perché una cosa è la competenza appresa a scuola, un’altra è l’automatismo profondo.
Nel corteggiamento funziona uguale.
Tu di default usi gli schemi che hai appreso da piccolo. Poi magari sbagli, sbraghi, ti adatti, ti aggiorni, ma quando entra la componente emotiva torni sempre alla grammatica di casa.
A me hanno insegnato che un maschio, per essere un maschio, deve comportarsi in un certo modo per essere scelto dalle donne. Perché alla fine sono loro ad avere l’ultima parola. E ce l’hanno anche per una ragione antica: sono destinate a sopravviverci, spesso materialmente e simbolicamente, quindi saranno loro a portare avanti quello che noi abbiamo costruito.
Poi ovviamente questo comporta anche il problema opposto: farsi scegliere da una donna di valore. Ma lì apriamo un altro capitolo e ci perdiamo.
Restando al corteggiamento: se da ragazzino sei cresciuto in una casa dove tuo padre si divertiva a emettere gas intestinali davanti a tua madre e a trattarla come un soprammobile, il massimo che potrai fare da adulto sarà fingere educazione sul breve periodo. Reggerai due cene, tre messaggi carini, una giacca sulle spalle quando fa freddo. Poi verrà fuori il modello originario.
Il corteggiamento non lo impari dai tuoi pari. Non lo impari dalla ragazzina coetanea che ti spiega cosa vorrebbe. Lo impari guardando tuo padre e tua madre quando sei piccolo, molto prima di sapere cosa sia il desiderio. Poi prendi quello schema e lo adatti al mondo in cui vivi, ai coetanei, alle donne che incontri, alla tua epoca. Ma la radice è lì.
Gli uomini attuali sono spesso mosci, tristi, maleducati e attaccati al cellulare perché sono figli di gente moscia, triste, maleducata e attaccata al cellulare. Non hanno avuto modelli profondi nell’infanzia e allora li cercano nella contemporaneità, che cambia alla velocità della luce. Solo che a cinquanta anni non puoi metterti a inseguire modelli da ventenni: diventi ridicolo e basta.
Per cui sì, io quando esco con una donna seguo un copione abbastanza chiaro. La invito a bere qualcosa. Se la conversazione regge, la invito a mangiare. Guardo come parla, come mangia, come si veste, come cammina, come si muove, come sta nello spazio. Ci provo tendenzialmente la prima sera, al massimo la seconda. Vedo come scopa e decido se ha senso continuare.
E all’inizio penso a tutto io.
Non perché lei sia una bambina o perché io debba “accontentarla”. Perché nelle fasi iniziali l’incertezza è già abbastanza alta e avere una struttura aiuta tutti. Io so cosa voglio. Lei sa cosa aspettarsi. Poi, se la cosa prosegue, si aggiusta il tiro, si smonta il copione, si costruisce altro.
Ma all’inizio un copione serve.
Anche perché il rapporto si imposta quasi tutto nei primi mesi, massimo nel primo anno. Dopo non lo rifondi: lo rifinisci. E se sei partito da una grammatica povera, puoi metterci tutti gli aggiornamenti moderni che vuoi, ma sempre povero resti.
Le uniche eccezioni, ma sono davvero poche, hanno fatto un lavoro su loro stessi/e monumentale. E sono le persone che mi porto dietro nella vita.