Mi hai fatta ridere con la questione del vecchietto di Karate Kid (il film l'ho visto!) :mexican:
E ho anche capito la tua chiave di lettura. Grazie di averla spiegata
La questione dei modelli secondo me è annosa.
I modelli sono frutto della cultura. E ogni cultura ha i suoi.
Ho un'amica di colore che mi dice che sono "donna nera".
E, per lei che tende a non amare i bianchi che ritiene dei rammolliti, è un complimento. Intende che il mio modo di approcciarmi alla vita è da nero, il nero che ha in testa lei fra l'altro che ha una provenienza familiare di un certo tipo, che è laureata etc etc, e quindi non il nero della campagna che si fa 40 km per arrivare al pozzo.
E il nero che ha in testa lei è quello a testa alta. Che combatte e cresce figli combattivi.
Le cui donne sanno combattere a fianco dei loro uomini.
Considera i bianchi, italiani in particolare e senza distinzione di genere, rammolliti, incapaci di dare autonomia ai figli, e donne troppo molli e dipendenti dai maschi. Ma la contempo incapaci di riconoscere un Maschio. (cosa che per lei è fondamentale.)
Se ci spostiamo di qualche anno, all'indietro nel tempo, per mia nonna per esempio, una brava donna femminile era quella che seguiva e ubbidiva all'uomo. Che, nel caso la donna lo meritasse, nel caso fosse cattiva, poteva pure picchiarla per rimetterla in riga.
Nel presente i modelli di riferimento sono molteplici.
Non penso esista un assoluto di modello.
Ma più che altro non mi relaziono per modelli. Mi spiego.
Io vedo persone.
Maschi e femmine vien dopo.
Ammetto che coi maschi ho un certo sospeso. Ma questo deriva dal mio vissuto. Che resta comunque di diffidenza. E attenzione perchè ho sperimentato sulla mia pelle come un maschio e un uomo non siano necessariamente uniti nello stesso individuo.
Ed è fra l'altro una mia personale costruzione.
Io ho reagito al mio vissuto identificandomi nel carnefice e assumendone alcune caratteristiche. Per difesa.
Parto dal maschio e la richiesta che faccio, di default è "dimostrami di essere uomo". (e quindi di poterti ritenere affidabile).
Tanto che la dinamica che descrivi con alcuni del forum neanche mi è venuta in mente di usarla, perchè loro stessi partivano da una base diversa nel loro modo di confrontarsi.
Ma. Se ti confronti da maschio, io da maschio ti tratto. E a quel punto, fai i conti con la tua proposta. Ossia il maschio che offri. A cui io tasto il polso per vedere chi è.
A rovescio rispetto a @
Cielo che per esempio vede il genere tendenzialmente asessuato e lo sessualizza nella conoscenza.
O di una amica che ha il mio stesso vissuto, ma pure lei lo ha elaborato in un modo simile a cielo.Quindi vede l'individuo asessuato e solo nella conoscenza lo sessualizza.
Pensa che ho fatto, e faccio talvolta, la stessa cosa con G.
Maschio e uomo.
Li ho uniti dietro prove concrete del fatto che convivessero in lui. (anche perchè senza maschio non sei il mio uomo, sei un amico, un maestro, un confidente).
Non è una questione di modelli.
E' una questione di struttura e di vissuto.
E di adesione semmai ai modelli.
Ma ormai mi conosci abbastanza da sapere che una delle cose che metto in discussione è proprio l'adesione inconsapevole al modello.
E in effetti metto in discussione un modello.
Quello della donna che aggredendo (ti dico no secca e vaffanculo) si difende. E allontana.
Io considero un modello di donna che è libera per diritto naturale.
E che quindi non ha da dimostrarlo assumendo pose e comportamenti standardizzati.
E men che meno ha da difendersi, mettendo paletti, da un maschio che evidentemente non integra in se stesso l'uomo.
E quando parlo di maschio e uomo scindo i comportamenti dettati da puro volere (come nel caso del tipo di cielo) che non tiene conto del fatto che dall'altra parte non c'è la femmina ma un individuo e comportamenti che assumono il volere, lo traducono in desiderio di cui si assumono dominanza e governo e lo declinano a partire dall'individuo (e non dalla femmina di cui appropriarsi in un qualche modo. Anche facendosi rifiutare.)
Io non ingaggio.
E conosco bene la differenza. Perchè quando ero nel pieno dell'identificazione proiettiva, intorno ai 23-25, so quali erano le mie pulsioni. Ed erano predatorie.
Ma testo.
E, siccome le pulsioni ci sono a prescindere dai vissuti ma vengono anche potenziate dai vissuti, se quando senza neanche testare mi si offre un maschio, a me scatta comunque la predazione. (non lotta).
Ed è il giochino del gatto col topo che @
Skorpio ha ben descritto con "fai spogliare un uomo, e poi decidi che farne".
Il potere entra in gioco nel mio modo della femminilità. Che comprende la predazione.
(se volessimo rifarci ai modelli, questo tipo di modello di donna è molto antico. Pensa a freja, o a lilith per esempio.)
Semplicemente la cultura cattolica ha nascosto quella parte nella madonna per sostenere un tipo di potere sociale e politico nella storia europea in particolare.
Ma questa è un'altra storia.
per la verità di donne predatore ce ne sono molte.
Ma sono classificate come puttane. (non quelle di strada). E questo è fra l'altro il contenitore cattolico di quel genere di modello che è stato "oscurato" per far emergere solo una parte della donna.
Esattamente quella che mettevano in discussione le donne urlando "tremate tremate, le streghe sono tornate".

Poi secondo me hanno perso il segno, e hanno deciso che una donna, per essere donna, ha da rinunciare a caratteristiche femminili. Quindi tutte quelle cose per cui ti devo piacere anche se quando mi hai sposata ero in figurino e dopo cinque anni giro coi pigiamoni in flanella per casa e i bigodini in testa senza neanche depilarmi. E le pulsioni alla lilith e afrodite per intenderci. (per andare per estremi).
SE usassi modelli maschili, e li ho usati, di attacco e difesa, non sarebbe un gioco.
Sarebbe per fare male. Per umiliare. E per distruggere alla base.
Cosa che non mi interessa più. (per fortuna, perchè era una mia schiavitù derivante dalla violenza).
Adesso mi piace la versione gattesca del gioco col topino.
E mi piace la mia parte predatoria.
Quella tu scambi per lotta è semplicemente anticipazione (di una caccia).
La lotta, credimi, è tutta un'altra cosa. Per me.
Che coi maschi ci ho lottato dentro e fuori di me
Ma adesso ho capito quel che intendi e comprendo.
Tu non hai mai lottato con la diffidenza verso un maschio perchè hai sperimentato sulla tua pelle cosa significa un maschio che ti impone il suo essere maschio sia con una penetrazione emotiva invasiva e pervarsiva sia con una penetrazione fisica.
Credo che dipenda anche da questo.
Per me il no, è rimasto come una cicatrice.
Dopo che dici no. E quel no non solo viene ignorato ma anche calpestato e umiliato e negato, coi no ti resta un rapporto particolare.
E diventano, tanto quanto i sì, doni preziosi da dare solo a chi ne è degno.
Spero di essermi spiegata. So che è complesso.
Le parole non riescono a dipingere il quadro.
In questo @
Cielo mi è simile.
Conosce la violenza del maschio. Che credeva uomo.
Quando conosci questo, i bisogni cambiano.
Non è questione di genere. O di modelli.
E' quello che ho sempre scritto riguardo la violenza.
Quando ti tocca sposta per qualche millesimo di millimetro la tua visione del mondo. Ma sono millesimi che fanno una grandissima differenza di cui non si può tener conto.
E' uno dei motivi per cui ne scrivo.
Se non se ne parla, delle conseguenze a lungo termine, non se ne sa nulla. Si pensa ai segni visibili.
Ma poi ci sono quelli incisi.
E solo chi li porta e li vede nel suo personale specchio ogni giorno ne può dire con cognizione.
I modelli sono una riduzione, fra l'altro di origine maschile, dei sì e dei no delle donne.
Ed in particolare dei sì e dei no delle donne che sanno cosa si può nascondere dietro all'essere puccioso e protettivo che si sono portate in casa.