L'arte dello sfescio

danny

Utente di lunga data
Se era il mio... :eek::mexican:
No, più vecchio.
So che le ha telefonato, deve essere partito qualche invito, non accettato, credo. O spero.:sonar::sonar:
E' arrivato prima del toscano, diciamo in quella congiuntura in cui mia moglie era nella fase esplorativa.
Comunque dopo ha cambiato auto e meccanico.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io mi relaziono da sposato.
Da uno che non ha alcuna voglia di tradire, perché non ama farlo, ma che avverte abbastanza forte un senso di solitudine crescente.
Io mi relaziono per combattere questa sensazione.
Ho bisogno di tempi lunghi e di coinvolgimento.
Fossi single avrei un altro approccio.
Non mi sono spiegata.
Uno che si relaziona da sposato con la mamma del compagno di scuola della figlia non ci esce e non flirta con la collega.
Tu cerchi una gratificazione di tipo femminile nell’ambito delle possibilità maschili.
Voglio dire che se una donna (giovane e carina) può trovare conferme semplicemente andando dal meccanico o girando per strada o facendo uno spettacolo di ballo, un uomo è difficile che la possa ottenere se non è Raz Degan, Luca Argentero o Bolle. Le donne manifestano apertamente l’apprezzamento per un uomo senza relazionarcisi solo in casi eccezionali.
Allora fai un po’ il profumiere.
Questo è un piano femminile.
Non ti sto dicendo che sbagli o che non sei mascolino, sto dicendo che usi quel piano. Non so se sia sempre stato il tuo piano, però sospetto di sì, anche per il tuo accenno alla perdita di controllo che ti dà l’alcol e ti porta a....cedere.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Ciao [MENTION=7069]Cielo[/MENTION] ..

Tu devi deciderti a scoprire il piacere di far spogliare un uomo, poi che tu gli salti addosso, o lo lasci in mutande e te ne vai, vedrai e deciderai :)

E quoto [MENTION=5159]ipazia[/MENTION] in ogni suo intervento

È il suo (per me) un atteggiamento da viscidone :)

Però è simpatico :mexican:
 

danny

Utente di lunga data
Non mi sono spiegata.
Uno che si relaziona da sposato con la mamma del compagno di scuola della figlia non ci esce e non flirta con la collega.
Tu cerchi una gratificazione di tipo femminile nell’ambito delle possibilità maschili.
Voglio dire che se una donna (giovane e carina) può trovare conferme semplicemente andando dal meccanico o girando per strada o facendo uno spettacolo di ballo, un uomo è difficile che la possa ottenere se non è Raz Degan, Luca Argentero o Bolle. Le donne manifestano apertamente l’apprezzamento per un uomo senza relazionarcisi solo in casi eccezionali.
Allora fai un po’ il profumiere.
Questo è un piano femminile.
Non ti sto dicendo che sbagli o che non sei mascolino, sto dicendo che usi quel piano. Non so se sia sempre stato il tuo piano, però sospetto di sì, anche per il tuo accenno alla perdita di controllo che ti dà l’alcol e ti porta a....cedere.
Può non essere così, ma è probabilmente quello che appare, per cui un fondo di verità c'è.
In tutti questi casi non ho provato un così grande coinvolgimento da riuscire a superare i miei limiti, ovvero l'incapacità di mentire, il senso di colpa, il sentimento che ancora provo per mia moglie.
L'alcol cancella le inibizioni e placa la coscienza: niente più ansia determinata dall'infrangere determinati schemi, niente più sensi di colpa. Solo desiderio.
E il desiderio non è mai univoco, non necessita di coinvolgimento emotivo, riduce le distanze.
Dietro alla ricerca di gratificazione c'è molta solitudine, ma non si può ammettere relazionandosi con qualcuno.
In me è una condizione naturale, che ho avuto sempre, anche quando uscivo spesso con gli amici: da sempre devo riempire dei vuoti che probabilmente sono endemici.
Mia moglie c'era riuscita. Quando mi ha tradito sono riapparsi. Certe sere quando va a dormire o certi momenti che è fuori perché è in palestra ho una sensazione di solitudine totale e un senso di inutilità della mia vita. In quei momenti ho bisogno di qualcuno, di un altro punto di riferimento, di qualcuno per cui io sia importante e che possa esserlo altrettanto per me. Non di sesso e nient'altro. Poi l'autostima è così altalenante che non mi capacito di poter piacere e non ho voglia di ricevere altre delusioni. Insomma, cose di cui alla stragrande maggioranza delle donne non frega niente (e che guardano anzi con fastidio) e che è meglio tenersi per sé, perché altrimenti ti crei il vuoto intorno.
 
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Foglia

utente viva e vegeta
Ciao [MENTION=7069]Cielo[/MENTION] ..

Tu devi deciderti a scoprire il piacere di far spogliare un uomo, poi che tu gli salti addosso, o lo lasci in mutande e te ne vai, vedrai e deciderai :)

E quoto [MENTION=5159]ipazia[/MENTION] in ogni suo intervento

È il suo (per me) un atteggiamento da viscidone :)

Però è simpatico :mexican:

Sul primo punto: devo decidermi.... Purtroppo non lo sento come un dovere verso me stessa. Mi spiego: a me gli uomini piacciono, ma li considero sessuati fino ad un certo punto. Ed è un punto assai superficiale. Non che non veda che c'è l'oltre. Proprio io, oltre, mi pongo in modalità asessuata. Se credo che la cosa possa andare bene, ci si spoglia anche, ma in altro modo.... Come potrebbe capitare nello spogliatoio unisex di una palestra :D. Non so se rendo l'idea. Altrimenti mollo, per non dovermi a mia volta spogliare, e lo faccio ogniqualvolta ho anche solo un dubbio (non necessariamente in assenza dolosa di chiarezza, che non sempre abbiamo tutta sta chiarezza in noi). Cioè non riesco ad assumere lo spogliarsi come una medicina. Lo vedo più in chiave evolutiva. Cioè sto bene, e mi spoglio. In generale. Poi c'è il discorso specifico di costui: si, e' proprio deficiente. Io capisco peraltro che uno sposato che ci prova con una che conosce la moglie, sia preoccupato di esporsi. Per dire, fossi stata in lui avrei telefonato, mica messaggiato per iscritto, se il problema era la sua paura che io andassi dalla moglie a tradurle "le prove" :)
Ma non lo ha fatto. Perché non lo sa fare. "Mi piaci, ti va di passare un po' di tempo insieme?". Mi sarei mossa molto più a mio agio.
Anche da questo (avrebbe potuto esplicitare per le vie brevi, e se si pigliava un vaffanculo non sarebbe rimasta traccia) capisco quanto sia codardo. Embè. A prescindere che oggi rifiuterei chiunque a prescindere, francamente non è la mia massima aspirazione quella di assumere un medicinale a cui sono allergica :)
 
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Skorpio

Utente di lunga data
Sul primo punto: devo decidermi.... Purtroppo non lo sento come un dovere verso me stessa. Mi spiego: a me gli uomini piacciono, ma li considero sessuati fino ad un certo punto. Ed è un punto assai superficiale. Non che non veda che c'è l'oltre. Proprio io, oltre, mi pongo in modalità asessuata. Se credo che la cosa possa andare bene, ci si spoglia anche, ma in altro modo.... Come potrebbe capitare nello spogliatoio unisex di una palestra :D. Non so se rendo l'idea. Altrimenti mollo, per non dovermi a mia volta spogliare, e lo faccio ogniqualvolta ho anche solo un dubbio (non necessariamente in assenza dolosa di chiarezza, che non sempre abbiamo tutta sta chiarezza in noi). Cioè non riesco ad assumere lo spogliarsi come una medicina. Lo vedo più in chiave evolutiva. Cioè sto bene, e mi spoglio. In generale. Poi c'è il discorso specifico di costui: si, e' proprio deficiente. Io capisco peraltro che uno sposato che ci prova con una che conosce la moglie, sia preoccupato di esporsi. Per dire, fossi stata in lui avrei telefonato, mica messaggiato per iscritto, se il problema era la sua paura che io andassi dalla moglie a tradurle "le prove" :)
Ma non lo ha fatto. Perché non lo sa fare. "Mi piaci, ti va di passare un po' di tempo insieme?". Mi sarei mossa molto più a mio agio.
Anche da questo (avrebbe potuto esplicitare per le vie brevi, e se si pigliava un vaffanculo non sarebbe rimasta traccia) capisco quanto sia codardo. Embè. A prescindere che oggi rifiuterei chiunque a prescindere, francamente non è la mia massima aspirazione quella di assumere un medicinale a cui sono allergica :)
Ma sai... Sono modi di approccio che parlano di se.

Evitando scrupolosamente di parlare di sé

Un po' come quello che mentre ti tromba ti dice:

ti piace eh troia?

Che sarebbe da rispondergli:

"Di pure che ti piace a te vedere che mi piace.. Brodo!!!"

Se rinasco donna mi voglio divertire tanto.. :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
È quello che sto dicendo. Sono io che lo considero pirla e spregevole.
Tu eviti come la peste i giudizi etici e allora sposti il giudizio su un altro piano.
Il piano tuo e lo è sempre è un piano in cui ti sentì vincente perché miri ad avere il potere femminile di far scoprire il desiderio maschile e se il tipo non è all’altezza del tuo gioco metterlo in ridicolo.
Sei in una costante posizione competitiva con il maschio richiedendogli di mostrare la sua mascolinità, ma è solo la parte della mascolinità su cui puoi prevalere giocando da donna come se fossi uomo, come fai nella forma sportiva che hai scelto, come facevi con i tipi nei locali o con gli amanti.
In parole povere giochi il gioco dell’avversario con le sue armi.
È una forma di competizione di cui hai (ancora) fortemente bisogno, tanto è vero che non solo la ingaggi con ogni uomo qui*, ma la ingaggi virtualmente con il tipo che ci ha provato con cielo.
Per dire a me non interessa e il tipo lo avrei giudicato su un altro piano per decidere che non mi interessa, come hanno detto altre donne. Perché è quello il piano femminile.




*a volte trovo divertente come alcuni ci si buttino, pensando di poter prevalere proprio perché è un piano maschile, convinti che tu non sia in grado. Ma divertente come in un film tipo Karatè Kid quando i bulli sottovalutano il vecchietto che è invece un maestro.

Mi hai fatta ridere con la questione del vecchietto di Karate Kid (il film l'ho visto!) :mexican:

E ho anche capito la tua chiave di lettura. Grazie di averla spiegata :)

La questione dei modelli secondo me è annosa.

I modelli sono frutto della cultura. E ogni cultura ha i suoi.

Ho un'amica di colore che mi dice che sono "donna nera".
E, per lei che tende a non amare i bianchi che ritiene dei rammolliti, è un complimento. Intende che il mio modo di approcciarmi alla vita è da nero, il nero che ha in testa lei fra l'altro che ha una provenienza familiare di un certo tipo, che è laureata etc etc, e quindi non il nero della campagna che si fa 40 km per arrivare al pozzo.
E il nero che ha in testa lei è quello a testa alta. Che combatte e cresce figli combattivi.
Le cui donne sanno combattere a fianco dei loro uomini.
Considera i bianchi, italiani in particolare e senza distinzione di genere, rammolliti, incapaci di dare autonomia ai figli, e donne troppo molli e dipendenti dai maschi. Ma la contempo incapaci di riconoscere un Maschio. (cosa che per lei è fondamentale.)

Se ci spostiamo di qualche anno, all'indietro nel tempo, per mia nonna per esempio, una brava donna femminile era quella che seguiva e ubbidiva all'uomo. Che, nel caso la donna lo meritasse, nel caso fosse cattiva, poteva pure picchiarla per rimetterla in riga.

Nel presente i modelli di riferimento sono molteplici.

Non penso esista un assoluto di modello.

Ma più che altro non mi relaziono per modelli. Mi spiego.

Io vedo persone.
Maschi e femmine vien dopo.

Ammetto che coi maschi ho un certo sospeso. Ma questo deriva dal mio vissuto. Che resta comunque di diffidenza. E attenzione perchè ho sperimentato sulla mia pelle come un maschio e un uomo non siano necessariamente uniti nello stesso individuo.
Ed è fra l'altro una mia personale costruzione.

Io ho reagito al mio vissuto identificandomi nel carnefice e assumendone alcune caratteristiche. Per difesa.
Parto dal maschio e la richiesta che faccio, di default è "dimostrami di essere uomo". (e quindi di poterti ritenere affidabile).

Tanto che la dinamica che descrivi con alcuni del forum neanche mi è venuta in mente di usarla, perchè loro stessi partivano da una base diversa nel loro modo di confrontarsi.
Ma. Se ti confronti da maschio, io da maschio ti tratto. E a quel punto, fai i conti con la tua proposta. Ossia il maschio che offri. A cui io tasto il polso per vedere chi è.

A rovescio rispetto a @Cielo che per esempio vede il genere tendenzialmente asessuato e lo sessualizza nella conoscenza.
O di una amica che ha il mio stesso vissuto, ma pure lei lo ha elaborato in un modo simile a cielo.Quindi vede l'individuo asessuato e solo nella conoscenza lo sessualizza.

Pensa che ho fatto, e faccio talvolta, la stessa cosa con G.
Maschio e uomo.
Li ho uniti dietro prove concrete del fatto che convivessero in lui. (anche perchè senza maschio non sei il mio uomo, sei un amico, un maestro, un confidente).

Non è una questione di modelli.

E' una questione di struttura e di vissuto.
E di adesione semmai ai modelli.
Ma ormai mi conosci abbastanza da sapere che una delle cose che metto in discussione è proprio l'adesione inconsapevole al modello.

E in effetti metto in discussione un modello.

Quello della donna che aggredendo (ti dico no secca e vaffanculo) si difende. E allontana.

Io considero un modello di donna che è libera per diritto naturale.
E che quindi non ha da dimostrarlo assumendo pose e comportamenti standardizzati.
E men che meno ha da difendersi, mettendo paletti, da un maschio che evidentemente non integra in se stesso l'uomo.

E quando parlo di maschio e uomo scindo i comportamenti dettati da puro volere (come nel caso del tipo di cielo) che non tiene conto del fatto che dall'altra parte non c'è la femmina ma un individuo e comportamenti che assumono il volere, lo traducono in desiderio di cui si assumono dominanza e governo e lo declinano a partire dall'individuo (e non dalla femmina di cui appropriarsi in un qualche modo. Anche facendosi rifiutare.)

Io non ingaggio.
E conosco bene la differenza. Perchè quando ero nel pieno dell'identificazione proiettiva, intorno ai 23-25, so quali erano le mie pulsioni. Ed erano predatorie.

Ma testo.
E, siccome le pulsioni ci sono a prescindere dai vissuti ma vengono anche potenziate dai vissuti, se quando senza neanche testare mi si offre un maschio, a me scatta comunque la predazione. (non lotta).
Ed è il giochino del gatto col topo che @Skorpio ha ben descritto con "fai spogliare un uomo, e poi decidi che farne".

Il potere entra in gioco nel mio modo della femminilità. Che comprende la predazione.
(se volessimo rifarci ai modelli, questo tipo di modello di donna è molto antico. Pensa a freja, o a lilith per esempio.)

Semplicemente la cultura cattolica ha nascosto quella parte nella madonna per sostenere un tipo di potere sociale e politico nella storia europea in particolare.

Ma questa è un'altra storia. :)

per la verità di donne predatore ce ne sono molte.
Ma sono classificate come puttane. (non quelle di strada). E questo è fra l'altro il contenitore cattolico di quel genere di modello che è stato "oscurato" per far emergere solo una parte della donna.

Esattamente quella che mettevano in discussione le donne urlando "tremate tremate, le streghe sono tornate". ;)
Poi secondo me hanno perso il segno, e hanno deciso che una donna, per essere donna, ha da rinunciare a caratteristiche femminili. Quindi tutte quelle cose per cui ti devo piacere anche se quando mi hai sposata ero in figurino e dopo cinque anni giro coi pigiamoni in flanella per casa e i bigodini in testa senza neanche depilarmi. E le pulsioni alla lilith e afrodite per intenderci. (per andare per estremi).

SE usassi modelli maschili, e li ho usati, di attacco e difesa, non sarebbe un gioco.
Sarebbe per fare male. Per umiliare. E per distruggere alla base.

Cosa che non mi interessa più. (per fortuna, perchè era una mia schiavitù derivante dalla violenza).

Adesso mi piace la versione gattesca del gioco col topino.
E mi piace la mia parte predatoria.

Quella tu scambi per lotta è semplicemente anticipazione (di una caccia).

La lotta, credimi, è tutta un'altra cosa. Per me.
Che coi maschi ci ho lottato dentro e fuori di me

Ma adesso ho capito quel che intendi e comprendo.
Tu non hai mai lottato con la diffidenza verso un maschio perchè hai sperimentato sulla tua pelle cosa significa un maschio che ti impone il suo essere maschio sia con una penetrazione emotiva invasiva e pervarsiva sia con una penetrazione fisica.

Credo che dipenda anche da questo.

Per me il no, è rimasto come una cicatrice.

Dopo che dici no. E quel no non solo viene ignorato ma anche calpestato e umiliato e negato, coi no ti resta un rapporto particolare.
E diventano, tanto quanto i sì, doni preziosi da dare solo a chi ne è degno.

Spero di essermi spiegata. So che è complesso.
Le parole non riescono a dipingere il quadro.

In questo @Cielo mi è simile.
Conosce la violenza del maschio. Che credeva uomo.

Quando conosci questo, i bisogni cambiano.

Non è questione di genere. O di modelli.

E' quello che ho sempre scritto riguardo la violenza.
Quando ti tocca sposta per qualche millesimo di millimetro la tua visione del mondo. Ma sono millesimi che fanno una grandissima differenza di cui non si può tener conto.

E' uno dei motivi per cui ne scrivo. :)

Se non se ne parla, delle conseguenze a lungo termine, non se ne sa nulla. Si pensa ai segni visibili.
Ma poi ci sono quelli incisi.
E solo chi li porta e li vede nel suo personale specchio ogni giorno ne può dire con cognizione.

I modelli sono una riduzione, fra l'altro di origine maschile, dei sì e dei no delle donne.
Ed in particolare dei sì e dei no delle donne che sanno cosa si può nascondere dietro all'essere puccioso e protettivo che si sono portate in casa.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Mi hai fatta ridere con la questione del vecchietto di Karate Kid (il film l'ho visto!) :mexican:

E ho anche capito la tua chiave di lettura. Grazie di averla spiegata :)

La questione dei modelli secondo me è annosa.

I modelli sono frutto della cultura. E ogni cultura ha i suoi.

Ho un'amica di colore che mi dice che sono "donna nera".
E, per lei che tende a non amare i bianchi che ritiene dei rammolliti, è un complimento. Intende che il mio modo di approcciarmi alla vita è da nero, il nero che ha in testa lei fra l'altro che ha una provenienza familiare di un certo tipo, che è laureata etc etc, e quindi non il nero della campagna che si fa 40 km per arrivare al pozzo.
E il nero che ha in testa lei è quello a testa alta. Che combatte e cresce figli combattivi.
Le cui donne sanno combattere a fianco dei loro uomini.
Considera i bianchi, italiani in particolare e senza distinzione di genere, rammolliti, incapaci di dare autonomia ai figli, e donne troppo molli e dipendenti dai maschi. Ma la contempo incapaci di riconoscere un Maschio. (cosa che per lei è fondamentale.)

Se ci spostiamo di qualche anno, all'indietro nel tempo, per mia nonna per esempio, una brava donna femminile era quella che seguiva e ubbidiva all'uomo. Che, nel caso la donna lo meritasse, nel caso fosse cattiva, poteva pure picchiarla per rimetterla in riga.

Nel presente i modelli di riferimento sono molteplici.

Non penso esista un assoluto di modello.

Ma più che altro non mi relaziono per modelli. Mi spiego.

Io vedo persone.
Maschi e femmine vien dopo.

Ammetto che coi maschi ho un certo sospeso. Ma questo deriva dal mio vissuto. Che resta comunque di diffidenza. E attenzione perchè ho sperimentato sulla mia pelle come un maschio e un uomo non siano necessariamente uniti nello stesso individuo.
Ed è fra l'altro una mia personale costruzione.

Io ho reagito al mio vissuto identificandomi nel carnefice e assumendone alcune caratteristiche. Per difesa.
Parto dal maschio e la richiesta che faccio, di default è "dimostrami di essere uomo". (e quindi di poterti ritenere affidabile).

Tanto che la dinamica che descrivi con alcuni del forum neanche mi è venuta in mente di usarla, perchè loro stessi partivano da una base diversa nel loro modo di confrontarsi.
Ma. Se ti confronti da maschio, io da maschio ti tratto. E a quel punto, fai i conti con la tua proposta. Ossia il maschio che offri. A cui io tasto il polso per vedere chi è.

A rovescio rispetto a @Cielo che per esempio vede il genere tendenzialmente asessuato e lo sessualizza nella conoscenza.
O di una amica che ha il mio stesso vissuto, ma pure lei lo ha elaborato in un modo simile a cielo.Quindi vede l'individuo asessuato e solo nella conoscenza lo sessualizza.

Pensa che ho fatto, e faccio talvolta, la stessa cosa con G.
Maschio e uomo.
Li ho uniti dietro prove concrete del fatto che convivessero in lui. (anche perchè senza maschio non sei il mio uomo, sei un amico, un maestro, un confidente).

Non è una questione di modelli.

E' una questione di struttura e di vissuto.
E di adesione semmai ai modelli.
Ma ormai mi conosci abbastanza da sapere che una delle cose che metto in discussione è proprio l'adesione inconsapevole al modello.

E in effetti metto in discussione un modello.

Quello della donna che aggredendo (ti dico no secca e vaffanculo) si difende. E allontana.

Io considero un modello di donna che è libera per diritto naturale.
E che quindi non ha da dimostrarlo assumendo pose e comportamenti standardizzati.
E men che meno ha da difendersi, mettendo paletti, da un maschio che evidentemente non integra in se stesso l'uomo.

E quando parlo di maschio e uomo scindo i comportamenti dettati da puro volere (come nel caso del tipo di cielo) che non tiene conto del fatto che dall'altra parte non c'è la femmina ma un individuo e comportamenti che assumono il volere, lo traducono in desiderio di cui si assumono dominanza e governo e lo declinano a partire dall'individuo (e non dalla femmina di cui appropriarsi in un qualche modo. Anche facendosi rifiutare.)

Io non ingaggio.
E conosco bene la differenza. Perchè quando ero nel pieno dell'identificazione proiettiva, intorno ai 23-25, so quali erano le mie pulsioni. Ed erano predatorie.

Ma testo.
E, siccome le pulsioni ci sono a prescindere dai vissuti ma vengono anche potenziate dai vissuti, se quando senza neanche testare mi si offre un maschio, a me scatta comunque la predazione. (non lotta).
Ed è il giochino del gatto col topo che @Skorpio ha ben descritto con "fai spogliare un uomo, e poi decidi che farne".

Il potere entra in gioco nel mio modo della femminilità. Che comprende la predazione.
(se volessimo rifarci ai modelli, questo tipo di modello di donna è molto antico. Pensa a freja, o a lilith per esempio.)

Semplicemente la cultura cattolica ha nascosto quella parte nella madonna per sostenere un tipo di potere sociale e politico nella storia europea in particolare.

Ma questa è un'altra storia. :)

per la verità di donne predatore ce ne sono molte.
Ma sono classificate come puttane. (non quelle di strada). E questo è fra l'altro il contenitore cattolico di quel genere di modello che è stato "oscurato" per far emergere solo una parte della donna.

Esattamente quella che mettevano in discussione le donne urlando "tremate tremate, le streghe sono tornate". ;)
Poi secondo me hanno perso il segno, e hanno deciso che una donna, per essere donna, ha da rinunciare a caratteristiche femminili. Quindi tutte quelle cose per cui ti devo piacere anche se quando mi hai sposata ero in figurino e dopo cinque anni giro coi pigiamoni in flanella per casa e i bigodini in testa senza neanche depilarmi. E le pulsioni alla lilith e afrodite per intenderci. (per andare per estremi).

SE usassi modelli maschili, e li ho usati, di attacco e difesa, non sarebbe un gioco.
Sarebbe per fare male. Per umiliare. E per distruggere alla base.

Cosa che non mi interessa più. (per fortuna, perchè era una mia schiavitù derivante dalla violenza).

Adesso mi piace la versione gattesca del gioco col topino.
E mi piace la mia parte predatoria.

Quella tu scambi per lotta è semplicemente anticipazione (di una caccia).

La lotta, credimi, è tutta un'altra cosa. Per me.
Che coi maschi ci ho lottato dentro e fuori di me

Ma adesso ho capito quel che intendi e comprendo.
Tu non hai mai lottato con la diffidenza verso un maschio perchè hai sperimentato sulla tua pelle cosa significa un maschio che ti impone il suo essere maschio sia con una penetrazione emotiva invasiva e pervarsiva sia con una penetrazione fisica.

Credo che dipenda anche da questo.

Per me il no, è rimasto come una cicatrice.

Dopo che dici no. E quel no non solo viene ignorato ma anche calpestato e umiliato e negato, coi no ti resta un rapporto particolare.
E diventano, tanto quanto i sì, doni preziosi da dare solo a chi ne è degno.

Spero di essermi spiegata. So che è complesso.
Le parole non riescono a dipingere il quadro.

In questo @Cielo mi è simile.
Conosce la violenza del maschio. Che credeva uomo.

Quando conosci questo, i bisogni cambiano.

Non è questione di genere. O di modelli.

E' quello che ho sempre scritto riguardo la violenza.
Quando ti tocca sposta per qualche millesimo di millimetro la tua visione del mondo. Ma sono millesimi che fanno una grandissima differenza di cui non si può tener conto.

E' uno dei motivi per cui ne scrivo. :)

Se non se ne parla, delle conseguenze a lungo termine, non se ne sa nulla. Si pensa ai segni visibili.
Ma poi ci sono quelli incisi.
E solo chi li porta e li vede nel suo personale specchio ogni giorno ne può dire con cognizione.

I modelli sono una riduzione, fra l'altro di origine maschile, dei sì e dei no delle donne.
Ed in particolare dei sì e dei no delle donne che sanno cosa si può nascondere dietro all'essere puccioso e protettivo che si sono portate in casa.
Era quello che dicevo.
Lo dicevo perché è un modo tuo che chiami predatorio, ma comunque sta dentro alla...savana.
È una forma di lotta che non mi interessa. Ma non è che non la attuo perché non ho capito il gioco del tipo.
Semplicemente non mi interessa che tutto sia esplicitato per poter affondare la banderilla.
Ma è vero che le forme di violenza che ho vissuto (perché tutte le donne ne hanno vissute) sono molto diverse dalle tue.

La distinzione uomo/maschio, donna/femmina mi dà l’orticaria, ma può pure essere per ragioni linguistiche.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Anche di donne come te ce ne sono poche, per cui mediamente gli uomini si tarano sull'approccio discreto, soprattutto se adottato in ambienti non certo congeniali, come l'ambito scolastico o lavorativo. Anche a me la mamma di un compagno di classe di mia figlia mi chiese di uscire. Ho accettato, ero nel periodo del tradimento di mia moglie, ci siamo incontrati ma io mi sono reso conto che non sarei mai riuscito a pensare a lei senza ricordarmi di suo marito che conoscevo e proprio nel 'non detto' si è trovata la via di fuga.
Poi lei è uscita con un altro che probabilmente si è fatto meno scrupoli di me.
Ci fossimo conosciuti in discoteca o a uno speed date :sonar::sonar:sicuramente l'approccio sarebbe stato più diretto. Ci si adegua volta per volta alle circostanze. Da uomo, ti dico che mediamente le donne dirette sono rare: la maggior parte si prepara la via di fuga, rimanendo su atteggiamenti ambigui per non fare mai figure di merda e lascia che a fare tutto sia l'uomo.
Il quale va ovviamente circospetto in determinate situazioni e nella fase iniziale per le ragioni che ti ho elencato sopra.
Lo so, me l'hanno detto gli uomini.

E, per la verità, spesso si sono confidati a riguardo.

Questa è la parte di responsabilità che io ritengo essere tutta femminile.

Ossia aderire ad un modello medio. Usando standard per classificare e categorizzare. Ache i loro stessi bisogni e desideri.

Non educando, non come educatrici, ma come "sparring partner" gli uomini a relazionarsi con donne semplicemente legate alla semplicità e alla non strategia.
Per imparare insieme un linguaggio comune. Che comprende il potere giocato da entrambi, necessariamente e inevitabilmente - non esistono relazioni esenti dal potere - dichiarandolo e magari anche giocandoci.

Il vecchio discorso del no che però significa sì, ma solo se lo decido io. Per dire.
(che poi per forza te dici no e questi almeno un altro tentativo lo fanno. Di media, un uomo, incontra almeno due o tre donne che giocano il no che significa sì. Poi alcuni giocano la carta altri decidono che non hanno voglia di entrare in quel giochetto che è un po' un gioco del cazzo ma viene chiamato seduzione. - io preferisco confusione:D-)

LA cosa che critico ai maschi, è che non mettono minimamente in discussione la media.
La assumono rendendola universale. Mi spiego?
E questa è una loro pigrizia e una loro mediocrità.

Che si palleggiano con le donne.

Io ho richieste precise ad un uomo.
E in questo non sono rara.

L'unica differenza è che chiedo esplicitamente che siano soddisfatte e la questione dell'amore e del sacrificio non mi coinvolge.
In questo sono atipica. Ma neanche più di tanto. ;)


G. mi dice che sono una rompicoglioni rara :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Era quello che dicevo.
Lo dicevo perché è un modo tuo che chiami predatorio, ma comunque sta dentro alla...savana.
È una forma di lotta che non mi interessa. Ma non è che non la attuo perché non ho capito il gioco del tipo.
Semplicemente non mi interessa che tutto sia esplicitato per poter affondare la banderilla.
Ma è vero che le forme di violenza che ho vissuto (perché tutte le donne ne hanno vissute) sono molto diverse dalle tue.

Per me la distinzione uomo/maschio, donna/femmina mi dà l’orticaria, ma può pure essere per ragioni linguistiche.
Quello della savana è un altro aspetto.

Io non penso che l'uomo (inteso come essere umano) sia buono.
Anzi, penso sia forse la bestia più feroce e crudele sul pianeta.

Solo che ha costruito i palazzi nella savana.

La banderilla non la affondo. Farei male. E ne ho fatto.
Per me è una semplice richiesta "chi sei?"

La distinzione maschio - uomo per me invece è un costrutto importante.
Come è importante la loro integrazione.

La parte animale presa da sola mi piace per una notte.
La parte intellettiva mi piace per un tipo di relazione che entra nella sfera del confronto intellettivo.

E poi c'è il risultato della loro integrazione. Che per me è un uomo a cui posso affidare me.
Fisicamente, emotivamente, intellettualmente.

E quell'integrazione, in entrambi i generi, è frutto di un percorso intenzionale.
Non è semplice evoluzione.
E' presa di consapevolezza delle parti (animali - spirituali - cognitive) giocate in termini relazionali e del tipo di governo che ne ha l'individuo.

Un uomo o una donna per me sono individui integrati.
Che non temono le loro parti e le giocano contestualizzandole e collocandole nel tipo di relazione.

Ritengo che saper esprimere chiaramente i propri desideri (ossia il risultato dell'elaborazione del volere puro) sia un requisito fondamentale per avvicinarsi a me ed entrare nel mio territorio.

E ho imparato che nel mio territorio è bene io ci faccia entrare chi poi si sa gestire in autonomia e non si approfitta del mio modo della cura e della protezione.

Un maschio come quello descritto da cielo, per esempio, è uno che si approfitta senza dare niente in cambio.

Quindi al suo gioco io non gioco.
Svelo il suo gioco. SE ho tempo e voglia.

SE no lo ignoro.

I miei sì, o i miei no, se uno non si svela sono troppo preziosi. Per me, ovviamente.

No è lotta. E definizione del mio territorio interno ed esterno.
E chiarire all'altro che relazionarsi con me richiede determinati requisiti.
In modo che se lo ricordi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Quello della savana è un altro aspetto.

Io non penso che l'uomo (inteso come essere umano) sia buono.
Anzi, penso sia forse la bestia più feroce e crudele sul pianeta.

Solo che ha costruito i palazzi nella savana.

La banderilla non la affondo. Farei male. E ne ho fatto.
Per me è una semplice richiesta "chi sei?"

La distinzione maschio - uomo per me invece è un costrutto importante.
Come è importante la loro integrazione.

La parte animale presa da sola mi piace per una notte.
La parte intellettiva mi piace per un tipo di relazione che entra nella sfera del confronto intellettivo.

E poi c'è il risultato della loro integrazione. Che per me è un uomo a cui posso affidare me.
Fisicamente, emotivamente, intellettualmente.

E quell'integrazione, in entrambi i generi, è frutto di un percorso intenzionale.
Non è semplice evoluzione.
E' presa di consapevolezza delle parti (animali - spirituali - cognitive) giocate in termini relazionali e del tipo di governo che ne ha l'individuo.

Un uomo o una donna per me sono individui integrati.
Che non temono le loro parti e le giocano contestualizzandole e collocandole nel tipo di relazione.

Ritengo che saper esprimere chiaramente i propri desideri (ossia il risultato dell'elaborazione del volere puro) sia un requisito fondamentale per avvicinarsi a me ed entrare nel mio territorio.

E ho imparato che nel mio territorio è bene io ci faccia entrare chi poi si sa gestire in autonomia e non si approfitta del mio modo della cura e della protezione.

Un maschio come quello descritto da cielo, per esempio, è uno che si approfitta senza dare niente in cambio.

Quindi al suo gioco io non gioco.
Svelo il suo gioco. SE ho tempo e voglia.

SE no lo ignoro.

I miei sì, o i miei no, se uno non si svela sono troppo preziosi. Per me, ovviamente.

Non è lotta. E definizione del mio territorio interno ed esterno.
E chiarire all'altro che relazionarsi con me richiede determinati requisiti.

In modo che se lo ricordi.
Diplomazia per evitare la guerra :mexican:
 

Orbis Tertius

Utente di lunga data
La storia dell'amico (si fa per dire) di [MENTION=7069]Cielo[/MENTION] mi era rimasta impressa, perché è la terza volta che sento, da una donna separata, che la separazione viene percepita da molti uomini come un semaforo verde a provarci.
Io l'ho sempre pensata in modo diametralmente opposto: se una donna è separata, è psicologicamente meno propensa a mettersi in gioco. E', diciamo così, scottata.
Ho sempre considerato più semplice ottenere da una donna sposata da almeno una decina d'anni, ben usurata dal matrimonio :D
Bisogna dire che il suo amico è proprio di coccio. Però posso affermare, per esperienza personale :), che il silenzio è il più grande dissuasore. Quando si coltiva un'illusione, si prova a vedere qualcosa di buono in qualsiasi risposta.
Il silenzio taglia maledettamente le gambe.
 

danny

Utente di lunga data
La storia dell'amico (si fa per dire) di @Cielo mi era rimasta impressa, perché è la terza volta che sento, da una donna separata, che la separazione viene percepita da molti uomini come un semaforo verde a provarci.
Io l'ho sempre pensata in modo diametralmente opposto: se una donna è separata, è psicologicamente meno propensa a mettersi in gioco. E', diciamo così, scottata.
Ho sempre considerato più semplice ottenere da una donna sposata da almeno una decina d'anni, ben usurata dal matrimonio :D
Bisogna dire che il suo amico è proprio di coccio. Però posso affermare, per esperienza personale :), che il silenzio è il più grande dissuasore. Quando si coltiva un'illusione, si prova a vedere qualcosa di buono in qualsiasi risposta.
Il silenzio taglia maledettamente le gambe.
Vero.
Però non a tutti gli uomini piace frequentare una donna sposata e le single sono assai rare, si crede sia meno rischioso con loro non essendoci un marito geloso in mezzo e le single sia pur di ritorno hanno più tempo libero.
 

Foglia

utente viva e vegeta
[MENTION=5392]danny[/MENTION]
Non credo che nel caso di specie lui abbia fatto questa distinzione: semplicemente si è trovato ad avere lui più tempo. Ci provava da prima di sapere della mia separazione. Chiaro che avendolo saputo si è sentito libero di poter venire a casa mia. Sia mai che ad invitarmi a casa sua qualcuno vedesse un'altra varcare la sua porta :rotfl:
 

Brunetta

Utente di lunga data
La storia dell'amico (si fa per dire) di @Cielo mi era rimasta impressa, perché è la terza volta che sento, da una donna separata, che la separazione viene percepita da molti uomini come un semaforo verde a provarci.
Io l'ho sempre pensata in modo diametralmente opposto: se una donna è separata, è psicologicamente meno propensa a mettersi in gioco. E', diciamo così, scottata.
Ho sempre considerato più semplice ottenere da una donna sposata da almeno una decina d'anni, ben usurata dal matrimonio :D
Bisogna dire che il suo amico è proprio di coccio. Però posso affermare, per esperienza personale :), che il silenzio è il più grande dissuasore. Quando si coltiva un'illusione, si prova a vedere qualcosa di buono in qualsiasi risposta.
Il silenzio taglia maledettamente le gambe.
Pensa che nelle commedie italiane e americane anni cinquanta e sessanta la figura umana più esecrata e ridicolizzata era quella del tipo che ci provava con le sposate frustrate o quello che ci provava con le neo separate.
 

Brunetta

Utente di lunga data

patroclo

Utente di lunga data
La storia dell'amico (si fa per dire) di @Cielo mi era rimasta impressa, perché è la terza volta che sento, da una donna separata, che la separazione viene percepita da molti uomini come un semaforo verde a provarci....................................
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ricordo una puntata di "happy days" dove richie, ralph e potsi erano tutti eccitati perchè era arrivata nel quartiere una donna divorziata e tutti e tre si facevano i film.....evidentemente è un "luogo comune" ereditato dal tempo su una presunta fame, esperienza e lascività di chi ha esperienza ma non più un partner
 

danny

Utente di lunga data
Pensa che nelle commedie italiane e americane anni cinquanta e sessanta la figura umana più esecrata e ridicolizzata era quella del tipo che ci provava con le sposate frustrate o quello che ci provava con le neo separate.
I film all'epoca erano ancora ammantati di morale cattolica o puritana.
Vedasi anche "I bambini ci guardano", che oggi a non poche persone potrebbe sembrare e lo è oggi bacchettone, ma all'epoca affrontò suicidio e adulterio che erano temi proibiti.
https://it.wikipedia.org/wiki/I_bambini_ci_guardano
La società invece stava già cambiando, gradualmente.
"Avere 20 anni" però proponeva la libertà sessuale in voga a partire dagli anni '70, ma il finale poi censurato aveva la pesantezza dell'inquisizione, ma non sarebbe andato diversamente a "Thelma e Louise", in cui la libertà viene raggiunta solo con la morte. Un'espiazione ritenuta cinematograficamente necessaria in una società che era invece già cambiata e se ne infischiava dei giudizi.
 
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