Perdono

Lostris

Utente Ludica
E' vero che il merito coi sentimenti centra poco ma il merito centra molto con la razionalità del giudizio. Posso amare alla follia una persona e ugualmente ritenerla intimamente indegna di stare con me e il cilicio ugualmente non centra nulla.

Il pensiero moderno ha smarrito completamente il significato di riscatto, lo ha fatto perchè si è assunto la responsabilità etica della gratuità ad ogni costo ed ha elevato il sentimento al di sopra di qualsiasi altro concetto.
Salvo accorgersi che la nostra pretesa di fare questo è surreale. Surreale tanto quanto il giornalista idiota che chiede in tv ai parenti di una vittima fresca se sono disposti a perdonare....

Perdonare significa assumersi l'autorità etica di farlo. Ma davvero è una cosa che spetta del tutto a noi?:rolleyes:
È vero.. in parte.

Forse è davvero l’esito di un processo interno dove chi valuta fa giudice giuria e boia. Eppure non sono sicura che sia un percorso guidato dalla razionalità... anzi.
A volte non riusciamo intimamente a perdonare piccole cose e ad andare oltre, anche rendendoci conto che per di più sono cazzate.

io poi non credo che il perdono sia gratuito. Costa tantissimo perdonare, è doloroso arrivarci.

Stiamo guardando però la cosa da punti di vista opposti. Tu dalla parte di chi viene perdonato... e la dimensione della gratuità che contesti è correlata al ricevere senza espiare.

Io dalla parte di chi perdona. Che secondo me è quella che conta. E trovo che perdonare veramente sia paradossalmente del tutto slegato da ciò che fa o non fa l’altro.

Io libero me
dal male che mi hai fatto (e a chi dovrebbe spettare farlo, se non a me? :rolleyes:)..
Equivale negli effetti a togliere potere all’altro e a quello che ci ha fatto male. Andare oltre.
È una concessione che viene fatta a noi stessi.

L’altro può prendere questo perdono e farci ciò che vuole.

per alcuni credo che essere perdonati sia insopportabile, perché in quel rancore e nel male fatto riconoscono se stessi e la propria dimensione, e vi trovano forse la propria espiazione.
Essere perdonati può destabilizzare.
 

spleen

utente ?
È vero.. in parte.

Forse è davvero l’esito di un processo interno dove chi valuta fa giudice giuria e boia. Eppure non sono sicura che sia un percorso guidato dalla razionalità... anzi.
A volte non riusciamo intimamente a perdonare piccole cose e ad andare oltre, anche rendendoci conto che per di più sono cazzate.

io poi non credo che il perdono sia gratuito. Costa tantissimo perdonare, è doloroso arrivarci.

Stiamo guardando però la cosa da punti di vista opposti. Tu dalla parte di chi viene perdonato... e la dimensione della gratuità che contesti è correlata al ricevere senza espiare.

Io dalla parte di chi perdona. Che secondo me è quella che conta. E trovo che perdonare veramente sia paradossalmente del tutto slegato da ciò che fa o non fa l’altro.

Io libero me
dal male che mi hai fatto (e a chi dovrebbe spettare farlo, se non a me? :rolleyes:)..
Equivale negli effetti a togliere potere all’altro e a quello che ci ha fatto male. Andare oltre.
È una concessione che viene fatta a noi stessi.

L’altro può prendere questo perdono e farci ciò che vuole.

per alcuni credo che essere perdonati sia insopportabile, perché in quel rancore e nel male fatto riconoscono se stessi e la propria dimensione, e vi trovano forse la propria espiazione.
Essere perdonati può destabilizzare.
Condivido in gran parte i ragionamenti che hai fatto, sono molto veri del resto, ma cerco di spiegare meglio alcuni concetti che mi premono, stiamo parlando di una faccenda umana piuttosto complessa nella quale i fattori da tenere presenti sono molti e che dare una definizione esaustiva di questa cosa è come pensare di inquadrare un sentimento come l'amore stesso. In ogni caso io non stò dalla parte di chi viene perdonato, nemmeno di chi perdona peraltro.


Quello che mi preme sottolineare è che se lasciamo fuori dalla porta la nostra capacità di razionalizzare gli eventi ed i comportamenti delle persone che amiamo finiamo sballottati come una barchetta nella tempesta, con questo non voglio affermare che i sentimenti non abbiano una loro peso ma dico che non è la sola cosa a pesare. C’è una specie di dualismo, mente e cuore, fusi insieme ma identificabili.:)


Dici che perdonare ha un costo, sono d'accordo ma dobbiamo secondo me chiarire cosa significhi davvero perdonare. Secondo me significa spezzare quel filo che ci lega nel male ad una persona. Quando subiamo un torto questo rimane nella nostra testa e nel nostro cuore (per usare un paragone riprendendo la dualità di cui parlavo prima) ma perchè se ne vada dal cuore bisogna che prima se ne vada dalla mente. (Non a caso gli inglesi usano l'espressione -I don't mind-).
Esiste un solo sistema probabilmente per perdonare veramente, arrivare attraverso la consapevolezza a collocare nel mondo e nella nostra vita quello che ci fa sofrire ma non c’è consapevolezza senza passaggio razionale. Non a caso non tutti sono capaci di perdonare, non a caso talvolta è solo il tempo e l’invecchiamento dei neuroni a portare fuori dalla vita certi eventi.

Altrimenti secondo me il vero perdono non c'è, non può esistere perchè sarebbe solo un altro sentimento passeggero e instabile. E’ l’elaborazione del “lutto” che lo consegna alla consapevolezza.


Sulla faccenda a chi spetti perdonare non metto in dubbio che sia chi ha subito il torto, ma c’è anche dell’ altro. C’è quel filo che tiene avvinghiati tutti gli esseri umani gli uni agli altri, quel filo che porta il prete ad assolvere non in nome suo, ma in nome di Dio. Non voglio abbandonarmi ad un pippone clerical-bigotto del resto ti assicuro che non c’è persona più agnostica di me. Ma mi sono chiesto più volte cosa porti le persone a raccontare i fatti propri ad un prete, ritengo li porti nel 99 per cento dei casi l’abitudine ed il preconcetto, ma in qualche caso forse il vero significato di quel sacramento cattolico: il pentimento.


Ci può essere perdono senza pentimento? Senza riavvicinamento? Senza espiazione? Senza impegno per riacquistare dignità agli occhi della persona alla quale abbiamo fatto un torto? Probabilmente si, ma sicuramente farsi le domande di cui sopra aiuta. Ed è quell’ impegno che talvolta distingue e risolve, poi io penso che l’impegno nella vita sia quasi tutto quello che ci resta, quello che rimane al netto della nostra talvolta supponenza che le cose ci siano dovute, (ma è una posizione mia).


Rileggendo mi rendo conto che ho scritto un pippone lunghissimo, spero solo di essere stato abbastanza comprensibile.
:D:)
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Condivido in gran parte i ragionamenti che hai fatto, sono molto veri del resto, ma cerco di spiegare meglio alcuni concetti che mi premono, stiamo parlando di una faccenda umana piuttosto complessa nella quale i fattori da tenere presenti sono molti e che dare una definizione esaustiva di questa cosa è come pensare di inquadrare un sentimento come l'amore stesso. In ogni caso io non stò dalla parte di chi viene perdonato, nemmeno di chi perdona peraltro.


Quello che mi preme sottolineare è che se lasciamo fuori dalla porta la nostra capacità di razionalizzare gli eventi ed i comportamenti delle persone che amiamo finiamo sballottati come una barchetta nella tempesta, con questo non voglio affermare che i sentimenti non abbiano una loro peso ma dico che non è la sola cosa a pesare. C’è una specie di dualismo, mente e cuore, fusi insieme ma identificabili.:)


Dici che perdonare ha un costo, sono d'accordo ma dobbiamo secondo me chiarire cosa significhi davvero perdonare. Secondo me significa spezzare quel filo che ci lega nel male ad una persona. Quando subiamo un torto questo rimane nella nostra testa e nel nostro cuore (per usare un paragone riprendendo la dualità di cui parlavo prima) ma perchè se ne vada dal cuore bisogna che prima se ne vada dalla mente. (Non a caso gli inglesi usano l'espressione -I don't mind-).
Esiste un solo sistema probabilmente per perdonare veramente, arrivare attraverso la consapevolezza a collocare nel mondo e nella nostra vita quello che ci fa sofrire ma non c’è consapevolezza senza passaggio razionale. Non a caso non tutti sono capaci di perdonare, non a caso talvolta è solo il tempo e l’invecchiamento dei neuroni a portare fuori dalla vita certi eventi.

Altrimenti secondo me il vero perdono non c'è, non può esistere perchè sarebbe solo un altro sentimento passeggero e instabile. E’ l’elaborazione del “lutto” che lo consegna alla consapevolezza.


Sulla faccenda a chi spetti perdonare non metto in dubbio che sia chi ha subito il torto, ma c’è anche dell’ altro. C’è quel filo che tiene avvinghiati tutti gli esseri umani gli uni agli altri, quel filo che porta il prete ad assolvere non in nome suo, ma in nome di Dio. Non voglio abbandonarmi ad un pippone clerical-bigotto del resto ti assicuro che non c’è persona più agnostica di me. Ma mi sono chiesto più volte cosa porti le persone a raccontare i fatti propri ad un prete, ritengo li porti nel 99 per cento dei casi l’abitudine ed il preconcetto, ma in qualche caso forse il vero significato di quel sacramento cattolico: il pentimento.


Ci può essere perdono senza pentimento? Senza riavvicinamento? Senza espiazione? Senza impegno per riacquistare dignità agli occhi della persona alla quale abbiamo fatto un torto? Probabilmente si, ma sicuramente farsi le domande di cui sopra aiuta. Ed è quell’ impegno che talvolta distingue e risolve, poi io penso che l’impegno nella vita sia quasi tutto quello che ci resta, quello che rimane al netto della nostra talvolta supponenza che le cose ci siano dovute, (ma è una posizione mia).


Rileggendo mi rendo conto che ho scritto un pippone lunghissimo, spero solo di essere stato abbastanza comprensibile.
:D:)
Sai che il richiamo al sacramento della confessione mi sembra importante?
L’esistenza di un sacramento con quel significato e modalità indica che è la risposta a un bisogno di perdono.
Perdono che può venire solo da Dio.
Quando perdoniamo possiamo correre il rischio di sentirci Dio, cosa che non ha nulla a che fare con il credere o no in una entità metafisica, ma con il nostro senso di onnipotenza.
Quando perdoniamo ci sentiamo coloro che concedono il perdono dall’alto della propria superiorità?
Il sacramento però ci dice anche un’altra cosa ovvero che la confessione è meglio non farla all’offeso verso il quale è meglio attuare la riparazione e realizzare il proponimento di non ripetere il peccato.
Non essendo Dio, quando riceviamo una confessione noi non crediamo al proponimento, invece aumenta la diffidenza.
Quando chiediamo di sapere tutto tutto non ci anima il desiderio di comprendere, ma quello di trovare elementi singoli che costituiscano fatti da perdonare o no.
 

Diletta

Utente di lunga data
Riflettevo sul senso del perdono che è stato approfondito più volte sia nel significato etimologico, sia nel senso di pacificazione, di abbandono del rancore.
Riflettevo invece come il legame affettivo si deformi più attraverso il perdono che attraverso l’offesa.
Perdonando si cerca un cambiamento nell’altro, la negazione di una parte di sé, il rinnegare il suo vissuto.
Non solo, chi perdona ha aspettative di riconoscenza e amore di alta qualità in base alla magnanimità dimostrata.
C’è qualcosa di perverso in questo ed è forse la ragione per la quale chi ha perdonato sente riemergere periodicamente qualcosa di inquietante e amaro.
Percepisce che forse non c’è quella riconoscenza che gli sarebbe dovuta.
Il perdono all'interno dei rapporti affettivi implica per forza un cambiamento nell'altro e quindi una presa di coscienza da parte del manchevole, ma non è legato al rinnegare il suo vissuto.
Anzi, il vero perdono accetta quel vissuto scabroso che è stato causa del male.
Ovviamente, passando per la comprensione, senza la quale è impossibile accettarlo.
Il perdono è 'semplicemente' un andare oltre, come hanno detto altri ed è un balsamo per chi riesce ad attuarlo.
 

Diletta

Utente di lunga data
Sai che il richiamo al sacramento della confessione mi sembra importante?
L’esistenza di un sacramento con quel significato e modalità indica che è la risposta a un bisogno di perdono.
Perdono che può venire solo da Dio.
Quando perdoniamo possiamo correre il rischio di sentirci Dio, cosa che non ha nulla a che fare con il credere o no in una entità metafisica, ma con il nostro senso di onnipotenza.
Quando perdoniamo ci sentiamo coloro che concedono il perdono dall’alto della propria superiorità?
Il sacramento però ci dice anche un’altra cosa ovvero che la confessione è meglio non farla all’offeso verso il quale è meglio attuare la riparazione e realizzare il proponimento di non ripetere il peccato.
Non essendo Dio, quando riceviamo una confessione noi non crediamo al proponimento, invece aumenta la diffidenza.
Quando chiediamo di sapere tutto tutto non ci anima il desiderio di comprendere, ma quello di trovare elementi singoli che costituiscano fatti da perdonare o no.
Non sono d'accordo!
Quando perdoniamo ci sentiamo un pochino più vicini a Dio perché siamo riusciti a mettere in pratica uno dei Suoi più alti insegnamenti. Essere cristiani è questo...
 

Diletta

Utente di lunga data
Sai che il richiamo al sacramento della confessione mi sembra importante?
L’esistenza di un sacramento con quel significato e modalità indica che è la risposta a un bisogno di perdono.
Perdono che può venire solo da Dio.
Quando perdoniamo possiamo correre il rischio di sentirci Dio, cosa che non ha nulla a che fare con il credere o no in una entità metafisica, ma con il nostro senso di onnipotenza.
Quando perdoniamo ci sentiamo coloro che concedono il perdono dall’alto della propria superiorità?
Il sacramento però ci dice anche un’altra cosa ovvero che la confessione è meglio non farla all’offeso verso il quale è meglio attuare la riparazione e realizzare il proponimento di non ripetere il peccato.
Non essendo Dio, quando riceviamo una confessione noi non crediamo al proponimento, invece aumenta la diffidenza.
Quando chiediamo di sapere tutto tutto non ci anima il desiderio di comprendere, ma quello di trovare elementi singoli che costituiscano fatti da perdonare o no.
Brunetta, da dove evinci questo?
 

Skorpio

Utente di lunga data
Quando perdoniamo ci sentiamo coloro che concedono il perdono dall’alto della propria superiorità?
.
È esattamente il mio approccio al perdono.

Elevazione di me sopra l'altro.

Una posizione che mi infastidisce e non poco, anche al solo pensarla.

Anche quando a volte me lo chiede mio figlio.. "papà mi perdoni?"

Mi monta una rabbia addosso incredibile :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
Brunetta, da dove evinci questo?
Non sei mai andata a confessarti?
Ci si chiude in un armadio con un sacerdote non visibile perché simboleggia Dio.
Non è richiesta la confessione pubblica e neppure all’offeso. La richiesta è solo di riparare al mal fatto e non commetterlo più.
Si impara a 10 anni.
 

Brunetta

Utente di lunga data
È esattamente il mio approccio al perdono.

Elevazione di me sopra l'altro.

Una posizione che mi infastidisce e non poco, anche al solo pensarla.

Anche quando a volte me lo chiede mio figlio.. "papà mi perdoni?"

Mi monta una rabbia addosso incredibile :D
Oltretutto c’è il rischio di spostare sul piano affettivo e quindi su quello della relazione ciò che può riguardare solo il comportamento.
 

Diletta

Utente di lunga data
Non sei mai andata a confessarti?
Ci si chiude in un armadio con un sacerdote non visibile perché simboleggia Dio.
Non è richiesta la confessione pubblica e neppure all’offeso. La richiesta è solo di riparare al mal fatto e non commetterlo più.
Si impara a 10 anni.
A 10 anni c`era ancora l`armadio e il sacerdote nascosto, più in là col tempo è diventato visibile e molto meno imbarazzante, per me.
Mi piacerebbe sapere se viene consigliato di tacere nei confronti dell'offeso, forse hai ragione tu, ma nel caso di matrimoni varrà il fatto di non andare a svegliare il can che dorme, quindi un consiglio interessato a tutela del matrimonio stesso...
 

Brunetta

Utente di lunga data
A 10 anni c`era ancora l`armadio e il sacerdote nascosto, più in là col tempo è diventato visibile e molto meno imbarazzante, per me.
Mi piacerebbe sapere se viene consigliato di tacere nei confronti dell'offeso, forse hai ragione tu, ma nel caso di matrimoni varrà il fatto di non andare a svegliare il can che dorme, quindi un consiglio interessato a tutela del matrimonio stesso...
La mia ultima esperienza di confessione è piuttosto datata. Diciamo che l’armadio ha un valore simbolico che non è solo religioso. Quali siano i consigli non so. Ma è la Confessione stessa che allontana dalla confessione. È proprio la sua funzione, altrimenti perché mai esisterebbe?
 

ologramma

Utente di lunga data
La mia ultima esperienza di confessione è piuttosto datata. Diciamo che l’armadio ha un valore simbolico che non è solo religioso. Quali siano i consigli non so. Ma è la Confessione stessa che allontana dalla confessione. È proprio la sua funzione, altrimenti perché mai esisterebbe?
la mia è storica perchè mi ero stancato di ripetere sempre le stesse cose per cui ora sorvolo e passo avanti:rolleyes:
 

Diletta

Utente di lunga data
La mia ultima esperienza di confessione è piuttosto datata. Diciamo che l’armadio ha un valore simbolico che non è solo religioso. Quali siano i consigli non so. Ma è la Confessione stessa che allontana dalla confessione. È proprio la sua funzione, altrimenti perché mai esisterebbe?
Sì, hai ragione, non può essere che così.
 

Lostris

Utente Ludica
Condivido in gran parte i ragionamenti che hai fatto, sono molto veri del resto, ma cerco di spiegare meglio alcuni concetti che mi premono, stiamo parlando di una faccenda umana piuttosto complessa nella quale i fattori da tenere presenti sono molti e che dare una definizione esaustiva di questa cosa è come pensare di inquadrare un sentimento come l'amore stesso. In ogni caso io non stò dalla parte di chi viene perdonato, nemmeno di chi perdona peraltro.


Quello che mi preme sottolineare è che se lasciamo fuori dalla porta la nostra capacità di razionalizzare gli eventi ed i comportamenti delle persone che amiamo finiamo sballottati come una barchetta nella tempesta, con questo non voglio affermare che i sentimenti non abbiano una loro peso ma dico che non è la sola cosa a pesare. C’è una specie di dualismo, mente e cuore, fusi insieme ma identificabili.:)


Dici che perdonare ha un costo, sono d'accordo ma dobbiamo secondo me chiarire cosa significhi davvero perdonare. Secondo me significa spezzare quel filo che ci lega nel male ad una persona. Quando subiamo un torto questo rimane nella nostra testa e nel nostro cuore (per usare un paragone riprendendo la dualità di cui parlavo prima) ma perchè se ne vada dal cuore bisogna che prima se ne vada dalla mente. (Non a caso gli inglesi usano l'espressione -I don't mind-).
Esiste un solo sistema probabilmente per perdonare veramente, arrivare attraverso la consapevolezza a collocare nel mondo e nella nostra vita quello che ci fa sofrire ma non c’è consapevolezza senza passaggio razionale. Non a caso non tutti sono capaci di perdonare, non a caso talvolta è solo il tempo e l’invecchiamento dei neuroni a portare fuori dalla vita certi eventi.

Altrimenti secondo me il vero perdono non c'è, non può esistere perchè sarebbe solo un altro sentimento passeggero e instabile. E’ l’elaborazione del “lutto” che lo consegna alla consapevolezza.


Sulla faccenda a chi spetti perdonare non metto in dubbio che sia chi ha subito il torto, ma c’è anche dell’ altro. C’è quel filo che tiene avvinghiati tutti gli esseri umani gli uni agli altri, quel filo che porta il prete ad assolvere non in nome suo, ma in nome di Dio. Non voglio abbandonarmi ad un pippone clerical-bigotto del resto ti assicuro che non c’è persona più agnostica di me. Ma mi sono chiesto più volte cosa porti le persone a raccontare i fatti propri ad un prete, ritengo li porti nel 99 per cento dei casi l’abitudine ed il preconcetto, ma in qualche caso forse il vero significato di quel sacramento cattolico: il pentimento.


Ci può essere perdono senza pentimento? Senza riavvicinamento? Senza espiazione? Senza impegno per riacquistare dignità agli occhi della persona alla quale abbiamo fatto un torto? Probabilmente si, ma sicuramente farsi le domande di cui sopra aiuta. Ed è quell’ impegno che talvolta distingue e risolve, poi io penso che l’impegno nella vita sia quasi tutto quello che ci resta, quello che rimane al netto della nostra talvolta supponenza che le cose ci siano dovute, (ma è una posizione mia).


Rileggendo mi rendo conto che ho scritto un pippone lunghissimo, spero solo di essere stato abbastanza comprensibile.
:D:)
Molto comprensibile.:)

Sono d’accordo che il perdono passi per la consapevolezza, e come tale non può essere una questione semplicemente di cuore.

Per il resto, dal lato del “peccatore” (non mi piace, ma chiamiamolo così per semplicità.. premetto che ho il limite non indifferente della mancanza di fede) ho spesso visto il pentimento cattolico come l’obolo pro-assoluzione.

ci sarà anche qualcuno che lo vive in profondità, non lo metto in dubbio, ma riconoscendo quello che tu dici, giustamente, sul valore dell’impegno, penso che il reale pentimento passi per l’azione, su di sè o sugli altri, e non abbia valore con le semplici parole o ammissioni.

Il perdono è “concesso” in modo unilaterale, e come tale può esserci secondo me anche senza pentimento/espiazione.
Ma così facendo forse è incompiuto, perché mentre una persona si libera del male ricevuto, l’altra rimane invischiata in quello causato.

E forse questo è il senso anche dei tradimenti confessati, laddove il traditore vuole darsi la possibilità di liberare se stesso da ciò che ha fatto, anche a rischio di perdere tutto.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Oltretutto c’è il rischio di spostare sul piano affettivo e quindi su quello della relazione ciò che può riguardare solo il comportamento.
Secondo me è quasi una certezza.

"Mi perdoni?" = "Continui a volermi bene?"

È una equazione senza scampo, puoi girarla come vuoi ma non esci da questa soluzione.

ed annida dentro di sé l'uso (ammesso e talvolta promosso) dell'affetto come arma di ricatto.
 

Divì

Utente senza meta
Molto comprensibile.:)

Sono d’accordo che il perdono passi per la consapevolezza, e come tale non può essere una questione semplicemente di cuore.

Per il resto, dal lato del “peccatore” (non mi piace, ma chiamiamolo così per semplicità.. premetto che ho il limite non indifferente della mancanza di fede) ho spesso visto il pentimento cattolico come l’obolo pro-assoluzione.

ci sarà anche qualcuno che lo vive in profondità, non lo metto in dubbio, ma riconoscendo quello che tu dici, giustamente, sul valore dell’impegno, penso che il reale pentimento passi per l’azione, su di sè o sugli altri, e non abbia valore con le semplici parole o ammissioni.

Il perdono è “concesso” in modo unilaterale, e come tale può esserci secondo me anche senza pentimento/espiazione.
Ma così facendo forse è incompiuto, perché mentre una persona si libera del male ricevuto, l’altra rimane invischiata in quello causato.

E forse questo è il senso anche dei tradimenti confessati, laddove il traditore vuole darsi la possibilità di liberare se stesso da ciò che ha fatto, anche a rischio di perdere tutto.
Bello questo vostro scambio......

Forse il traditore può trovare la sua espiazione proprio nel custodire il segreto, con questa finalità specifica di riparazione e non per pararsi il culo.
 

Lostris

Utente Ludica
Bello questo vostro scambio......

Forse il traditore può trovare la sua espiazione proprio nel custodire il segreto, con questa finalità specifica di riparazione e non per pararsi il culo.
È un po’ la considerazione che avevo in mente anch’io.

Ma, date le nostre posizioni, detta da te vale di più. :)
 

disincantata

Utente di lunga data
Secondo me è quasi una certezza.

"Mi perdoni?" = "Continui a volermi bene?"

È una equazione senza scampo, puoi girarla come vuoi ma non esci da questa soluzione.

ed annida dentro di sé l'uso (ammesso e talvolta promosso) dell'affetto come arma di ricatto.

Si puo' continuare a voler bene, passata la tempesta, senza perdonare. E vivere comunque bene, ma non come prima.
 

Divì

Utente senza meta
Secondo me è quasi una certezza.

"Mi perdoni?" = "Continui a volermi bene?"

È una equazione senza scampo, puoi girarla come vuoi ma non esci da questa soluzione.

ed annida dentro di sé l'uso (ammesso e talvolta promosso) dell'affetto come arma di ricatto.
E il ricattato è ancora una volta il tradito.....
Perché certo che si vuole ancora bene.

E si resta un po' confusi faticando a riconoscere l'atto di volontà unilaterale del perdono che libera nella pretesa "se mi vuoi bene mi devi perdonare.
 

Skorpio

Utente di lunga data
E il ricattato è ancora una volta il tradito.....
Perché certo che si vuole ancora bene.

E si resta un po' confusi faticando a riconoscere l'atto di volontà unilaterale del perdono che libera nella pretesa "se mi vuoi bene mi devi perdonare.
Eh sì, è proprio così :)

Io mi sentivo pure ricattato anche solo nel vedere un atteggiamento che "evocasse" una richiesta di perdono

Ho capito che c'è chi invece, a rovescio, "auspica" proprio di vedere esattamente quegli atteggiamenti , definendoli come "impegno che ci starebbe mettendo l'altro per recuperare"

A me invece suonavano proprio come forme di "ricatto"
 
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