Segreto rivelato

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il ragionamento è le conclusioni sono coerenti e razionali.
Quando sei tradito i percorsi razionali spariscono nella nebbia.
Spariscono...ed è il momento di rimanere fermi e sentire il dolore.

Per poi ricominciare a ragionare.

Usare la nebbia per sfuggire a se stessi è remare contro se stessi. E se ne paga il prezzo.

Poi liberi tutti.

In ogni caso ognuno paga del proprio.

Non si può pretendere, da persi nella nebbia, che anche chi non è perso nella nebbia venga a perdersi o non dica che sei perso però.

Salvo volersi circondare da lacchè.

EDIT: aggiungo che spesso quella nebbia, è solo lo svelarsi di un senso di appropriazione, e non appartenenza reciproca. E fare i conti con il proprio senso del possesso non è sempre una esperienza piacevole.

Di mio penso che le relazioni siano spesso costruite senza minimamente pensare alla questione del possesso che è invece costituente. E che spesso e volentieri non si declini insieme il possesso reciproco.
Possesso che è talmente radicato e non discusso che fa sentire messa in discussione la propria dignità se l'altro decide di dirigere altrove il proprio corpo o le proprie emozioni.

Ci si dimentica che in una relazione lo spazio per altre direzioni è sempre aperto. Non esistono contratti in grado di legislare questo aspetto umano.

E penso anche che si dia scontato il fatto che non avverrà. Dimenticandosi di celebrare il fatto che appartenersi è una costruzione quotidiana. PEr nulla certa e per nulla scontata.

Spesso a bruciare nel tradimento è rendersi conto che quel che si credeva proprio, non lo è. E ci si incazza col terzo che diventa la manifestazione fisica di un fatto che è insito nello stare in relazione.

Il terzo, in questa Scoperta non è niente. O meglio, diventa qualcosa nel momento in cui non si affronta la questione per quella che è.
 
Ultima modifica:

Fairman

Utente di lunga data
Il risentimento verso chi si è scopato il nostro partner è perfettamente umano perchè si tende a proiettare all'esterno della coppia parte delle responsabilità.. per tutelare soprattutto noi stessi e la coppia nella quale abbiamo creduto fino a ieri.

Ma è il nostro partner che doveva qualcosa a noi in virtù del nostro rapporto, non l'amante... che evidentemente ha preso qualcosa che non ci apparteneva già più, passami l'oggettivazione non proprio calzante, dato che si parla di esseri più che consenzienti nella maggioranza dei casi.

Razionalmente non ha quasi mai senso prendersela con l'amante.
Hai detto bene razionalmente.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Hai detto bene razionalmente.
Il fatto è.. che quando la razionalità si blocca, e la sola emotività "parla", dice tante cose anche segrete di noi, che poi la nostra razionalità fa una immane fatica persino a riconoscere
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il fatto è.. che quando la razionalità si blocca, e la sola emotività "parla", dice tante cose anche segrete di noi, che poi la nostra razionalità fa una immane fatica persino a riconoscere
quoto.

spesso in quello specchio, dell'emotività, non vediamo chi abbiamo creduto di essere....e guardare il "mostro" allo specchio non piace...meglio spostare lo sguardo...e trovare un altro specchio in cui guardare un altro mostro...il giudizio ha anche questa funzione...spostare sugli altri il proprio tribunale interiore.
 

Lostris

Utente Ludica
Il fatto è.. che quando la razionalità si blocca, e la sola emotività "parla", dice tante cose anche segrete di noi, che poi la nostra razionalità fa una immane fatica persino a riconoscere
Devo anche dire che non considero mai l'emotività una giustificazione.

Non siamo macchine ed è perfettamente umano provare in determinate situazioni degli impeti di odio, desideri di vendetta o addirittura pensieri di fare del male a chi riteniamo ce ne abbia causato.

La differenza la marca il passaggio dai pensieri alle azioni. Sempre.
L'irrazionalità non può essere una giustificazione per comportarsi da carogna, magari in modo sistematico.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Qualora il riferimento fossi io, e non mi sento la coda di paglia, ma perchè ho dato la stura a questo discorso, voglio dirti che mia moglie non ritenevo fosse di mia proprietà, che ognuno aveva la sua vita lavorativa, ma che avevamo una vita e dei figli insieme.

Certo ciascuno di noi ha un proprio modo di vedere le cose, e mi rendo conto che il mio, uomo degli anni 50, non è certo in linea con una mentalità evoluta come quella che anche su queste pagine si vuole fare passare.
Per me il tradimento sia maschile che femminile sono allo stesso livello, nessuno tromba per caso ma per scelta.
Ma quelli che tradiscono lo sanno che non si dovrebbe fare, tantè che si guardano bene dal raccontarlo ai rispettivi partner.
Ma se un ladro che conosco da tempo mi ruba in casa e mia moglie gli ha aperto la porta, non è che perchè lo conosco non lo denuncio, anzi prima se posso gli dò pure una mazzata.
E se i ladri in casa fossero entrati a tè?
Se tua moglie gli apre la porta e gli consegna gli oggetti. Non è furto.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Devo anche dire che non considero mai l'emotività una giustificazione.

Non siamo macchine ed è perfettamente umano provare in determinate situazioni degli impeti di odio, desideri di vendetta o addirittura pensieri di fare del male a chi riteniamo ce ne abbia causato.

La differenza la marca il passaggio dai pensieri alle azioni. Sempre.
L'irrazionalità non può essere una giustificazione per comportarsi da carogna, magari in modo sistematico.
Di solito è il non volersi riconoscere nel grassetto, il non accettare di poter sentire quelle emozioni come parti di sè che fa passare all'agito.

Metto fuori per non sentire dentro.

Riconoscersi il dolore, l'odio, il desiderio di distruzione è liberatorio...se li si accetta come parti di sè. Se l'immagine però che si vuol mantenere di sè non tollera quelle parti...beh...gli agiti sono all'ordine del giorno.
E la giustificazione attraverso i comportamenti altrui a portata di mano.

Poi, per come la vedo io, si può decidere di comportarsi da carogna. Ma senza cerare autoassoluzioni.

Vuoi fare la carogna? Fallo. E assumitene il carico di responsabilità e l'immagine di te che ne emerge.

Io mi sono comportata da carogna. Non me ne vergogno.
Non lo rifarei. Ma l'ho fatto io.

La situazione da cui ho preso l'energia per farlo, non è una giustificazione.

IO ho deciso di fare la carogna. E sono stata carogna. Nessuna giustificazione attraverso altri. Sono IO.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

quoto.

spesso in quello specchio, dell'emotività, non vediamo chi abbiamo creduto di essere....e guardare il "mostro" allo specchio non piace...meglio spostare lo sguardo...e trovare un altro specchio in cui guardare un altro mostro...il giudizio ha anche questa funzione...spostare sugli altri il proprio tribunale interiore.
Eh sì.. :(

E pare già complicato farlo a freddo e in analisi distaccata... Magari x interposta persona

Figuriamoci a caldo, e con la nota fino al collo :(
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Eh sì.. :(

E pare già complicato farlo a freddo e in analisi distaccata...

Figuriamoci a caldo, e con la nota fino al collo :(
Non circondarsi da lacchè è importante anche per questo...perchè a caldo brucia.

Se intorno però c'è chi dice le cose senza farsi troppe remore, è un buon aiuto.

Ed è una scelta anche questa. Chi tenersi vicino.

Una cosa che rimpiango per me, uno dei pochi rimpianti, è di essermi isolata. Non aver voluto ascoltare nessuno.
E' stato un errore perchè mi ha fatto perdere tempo.
Il MIO tempo.

Adesso ho pochissime persone vicino. Ma quelle che ho, le ho scelte. E non mi farebbero molti pat pat compatenti sulla spalla.
Mi direbbero che sto facendo la cogliona. Se mi comporto da cogliona. Nessuno sconto.

Anche a costo di perdersi e lasciarsi indietro. E, secondo me, il ne vale la pena di alcune relazioni, quelle importanti, è esattamente qui...in direzione contraria e opposta al senso comune dell'appropriazione dell'altro. Anche nell'amicizia. Non solo nelle relazioni intime.
G. per me è importante in proporzione a quanto io mi sento libera, e lui si sente libero, di lasciarci indietro. E' fondamentale. Significa riconoscere dignità al possesso e governarlo dirigendolo nello spazio relazionale e non in quello individuale.

Di mio non ho problemi nell'essere anche una brutta persona. So di essere un essere che è costituito di tante parti. Non ho paura di me. Delle mie parti "oscure". So che ci sono. So che so odiare. E so che so fare male. So che lo posso fare anche gratis. Non sono meglio di tanti altri. Non ho niente da dimostrare. Io sono Io.
 
Ultima modifica:

Skorpio

Utente di lunga data
...

Devo anche dire che non considero mai l'emotività una giustificazione.

Non siamo macchine ed è perfettamente umano provare in determinate situazioni degli impeti di odio, desideri di vendetta o addirittura pensieri di fare del male a chi riteniamo ce ne abbia causato.

La differenza la marca il passaggio dai pensieri alle azioni. Sempre.
L'irrazionalità non può essere una giustificazione per comportarsi da carogna, magari in modo sistematico.
Io ho imparato a "ascoltare" l'emotività, e mi piace farlo, devo dire

Ascoltare, anche un'oretta, prima di dargli lancio e sfogo, x quello c'è tempo

Ho capito che per alcuni è come un cavallo impazzito, al di là degli agiti che ne seguano

Non da ascoltare, ma solo da liberare o contenere

È un peccato, secondo me.

Ci dice tanto di noi
 

Skorpio

Utente di lunga data
Una cosa che rimpiango per me, uno dei pochi rimpianti, è di essermi isolata. Non aver voluto ascoltare nessuno.
E' stato un errore perchè mi ha fatto perdere tempo.
Anche io mi son sempre isolato, nei momenti particolari, non lo rimpiango però..

Forse perché ho sempre fatto così, o forse perché alla fine.. non mi fido di nessuno

A proposito di brutture 😎
 

Fairman

Utente di lunga data
E comunque, la visione dei fatti dipende dall'esperienza vissuta da ognuno di noi, se si è uomini o donne, traditi o traditori. Non troveremo mai una quadra.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Anche io mi son sempre isolato, nei momenti particolari, non lo rimpiango però..

Forse perché ho sempre fatto così, o forse perché alla fine.. non mi fido di nessuno

A proposito di brutture 😎
Allora è stato un moto di orgoglio...scemo.

Avrei avuto bisogno di qualcuno vicino. Avrei avuto bisogno di poter piangere. Invece che tenere botta.
Mi avrebbe fatto bene. E mi avrebbe fatto bene sperimentare l'umiltà della "sconfitta"...arrendermi al dolore.
Concedermi al dolore...

Avrei più che altro avuto bisogno di concedermi il chiedere aiuto. Per sperimentare che chiedere aiuto, averne bisogno, non è una forma dell'umiliazione.

HO scelto un'altra via. Ho imparato comunque cose.

E' un rimpianto da senno di poi, da mamma di me stessa per certi versi, perchè credo di aver perso tanto, tanto tempo in quel modo. E a 20 anni il tempo è prezioso.

Ma non è un qualcosa che mi rimprovero. So che semplicemente non ero capace di fare altrimenti. Limiti.
Adesso è una risorsa. Conoscere i miei limiti.

Adesso non mi isolo.
Sto da sola.
Che sono due cose profondamente diverse.

Ogni tanto, se devo essere sincera, torno in quel posto di me, G. mi insacca. E ha ragione.
In fondo è una forma dell'onore non isolarsi.

Stare in buona compagnia con se stessi è un altro discorso.
Ed è una cosa che faccio pure adesso. E che pretendo di fare. Mi piace stare sola.
Non la considero una bruttura. Anzi.

L'isolamento è una forma della tortura, nella mia esperienza, invece.

Rimpiango il tempo perso. Non l'averlo fatto. Se non l'avessi fatto, adesso non conoscerei la differenza fra isolamento e solitudine...e la mia vita sarebbe meno ricca. :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma se lo fa entrare senza il tuo consenso sono entrambi perseguibili penalmente
No per il codice penale, se è casa mia e non lo invito è furto, e mia moglie e complice.
La differenza fondamentale è che l'interiorità di una persona non è casa dell'altro.

Si è sempre ospiti dell'interiorità di qualcun altro.

Non c'è possesso a riguardo. Ecco perchè il paragone del furto regge fino ad un certo punto.

G. è il mio compagno. Ora. Ma io sono sua ospite. Lui decide di ospitarmi. Lui decide quanto, come, perchè...e io viceversa con lui.

Non ho potere sulla sua interiorità. E lui non ne ha sulla mia.

Il potere che ho me lo concede lui, concedendosi e ospitandomi.
E io viceversa.

Lui, tanto quanto io, possiamo in ogni momento decidere di ritirare quell'ospitalità.

La discrimine è la dichiarazione. Il non farlo di nascosto. E da qui discende la stimanbilità, l'onorabilità, la valutazione uno dell'altro.

Non altro. Pensare che la casa interiore dell'altro sia casa propria...è una "appropriazione indebita". (passatemi il paragone del cazzo).
Di cui si è corresponsabili.

A pari...chi lo permette non affermando che sta concedendo ospitalità e chi lo fa dando per scontato che la porta sarà sempre aperta.
Ed è qui che entrano in gioco le dinamiche di potere relazionale implicite, che poi esplodono...in mille mila modi.
 
Ultima modifica:
Top