Cosa pensate help!

iosolo

Utente di lunga data
Scusa se mi intrometto, ma sei sicura che quel suo dire, in fondo non fosse una esortazione? Un richiamo a fare le cose per bene e seriamente?

Ok, solo tu in fondo puoi saperlo con certezza, deducendolo perchè lo conosci, ma leggendoti mi viene in mente mio padre, persona che ho amato molto, era l' unico, in mezzo a persone che mi elogiavano a prescindere, a farmi presente di non riposare sugli allori, ma non era un tipo che non godesse dei miei risultati, a scuola ad esempio, sono sicuro che dentro di lui ci godeva parecchio, solo mi manifestava il suo volermi bene attraverso lo spronarmi, discretamente, il mettermi in guardia, l'indurmi a riflettere su quello che facevo, il richiamarmi a quel senso di responsabilità verso me stesso, che gli altri non facevano.

Trovo che il punto non sia cercarsi oltre le mancanze, oppure accettare i nostri e i fallimenti di chi ci sta vicino, il punto penso sia il fatto di come ci si pone di fronte alla vita, ai successi e anche ai fallimenti. Richiamare all' impegno non significa non accettare quello che poi succede. E' un errore di valutazione che facciamo in molti.

La posizione difronte alla vita dovrebbe essere: Esplicare il massimo impegno di cui si è capaci, ed accettare i successi ed i fallimenti, ma l'impegno non deve mai venire meno. E' su questo che ci si misura e ci si confronta.

Una persona che non abbia nulla da dire su di me, a cui andassi bene in tutto e per tutto, credo che in fondo non voglia il mio bene. E' una sorta di adesione indifferenziata, dentro al quale tutto è possibile e tutto accettato, ma non fa perte del mio modo di vedere un rapporto sano.

E non a caso i rapporti insani sono spesso quelli dove per "ammore" si accettano le peggiori nefandezze, a volte i pugni e gli schiaffi, a volte il degrado personale.

Vero, all'altro non dobbiamo dimostrare nulla. A noi stessi si però, ogni santo giorno. E noi siamo sicuramente la nostra anima, ma siamo anche lo "scatolotto" che la contiene, siamo anche il nostro culo, che è una parte di noi stessi, siamo la nostra pancetta e anche i capelli bianchi, ma mentre per questi ultimi il nostro impegno conta poco, e ci è consentito guardarli persino con tenerezza, sul nostro impegno per la forma fisica sì, che possiamo fare qualcosa.

Spero di essermi spiegato, ho scritto comunque quanto sopra non certo per criticare il sedere delle donne, il tuo men che meno. :D
Questa riposta è un po' O.T. come tutte le altre che abbiamo scritto e spero che mi perdonerete, ma mi faceva piacere rispondere a [MENTION=5708]spleen[/MENTION] proprio perchè è un argomento a cui sono sensibile e sul quale davvero non ho l'idee chiare.

Intanto secondo me bisogna contestualizzare "l'esortazione": mi hai appena gettato in faccia un sacco di merda portando la mia autostima sottozero e quando nonostante tutto ti dico che voglio mettermi in gioco e fare qualcosa di impegnativo per dimostrarmi che "ci sono" che sono in grado di...
tu che fai?! Mi "esorti" dimostrando di non aver capito nulla delle mie reali motivazioni.

Io non ho cominciato per il "successo" dell'impresa. Io ho cominciato perchè iniziare è già "l'impresa".
Ho messo in conto che potrei mettermi in gioco e che come risultato potrei fallire, ma questo non mi ha impedito di provare.
Potevo rimanere nel mio cantuccio senza ne gloria ne sconfitta ma ho deciso di mettermi alla prova, e credimi mi amo così tanto che posso anche fallire, leccherei le mie ferite ma andrei avanti più forte di prima.
Ti ripeto è il mio gioco. E' la mia sfida.

Nella sua esortazione ho solo capito questo: il mio fallimento sarebbe per lui importante, ed è giusto secondo te?!
 

spleen

utente ?
Questa riposta è un po' O.T. come tutte le altre che abbiamo scritto e spero che mi perdonerete, ma mi faceva piacere rispondere a @spleen proprio perchè è un argomento a cui sono sensibile e sul quale davvero non ho l'idee chiare.

Intanto secondo me bisogna contestualizzare "l'esortazione": mi hai appena gettato in faccia un sacco di merda portando la mia autostima sottozero e quando nonostante tutto ti dico che voglio mettermi in gioco e fare qualcosa di impegnativo per dimostrarmi che "ci sono" che sono in grado di...
tu che fai?! Mi "esorti" dimostrando di non aver capito nulla delle mie reali motivazioni.

Io non ho cominciato per il "successo" dell'impresa. Io ho cominciato perchè iniziare è già "l'impresa".
Ho messo in conto che potrei mettermi in gioco e che come risultato potrei fallire, ma questo non mi ha impedito di provare.
Potevo rimanere nel mio cantuccio senza ne gloria ne sconfitta ma ho deciso di mettermi alla prova, e credimi mi amo così tanto che posso anche fallire, leccherei le mie ferite ma andrei avanti più forte di prima.
Ti ripeto è il mio gioco. E' la mia sfida.

Nella sua esortazione ho solo capito questo: il mio fallimento sarebbe per lui importante, ed è giusto secondo te?!
Uh ciao, mi ero quasi dimenticato di questo post. Buon anno anche a te, tanto per cominciare. :)

Avevo fatto una premessa, che in effetti solo tu lo conosci e cosa effettivamente intendesse con la sua esortazione...

Penso che il neretto sia la frase chiave.

Per lui era importante che tu riuscissi nell 'intento?
Oppure per lui era importante che tu ti impegnassi nella cosa? ( C' è una differenza abissale e sostanziale).

E' davvero fuori luogo in un rapporto che non ci si chieda quanto l'altro si impegni nelle sue cose, nelle sue iniziative?
Oppure succede perchè è un riflesso di valore e affidabilità? Cura anche della zona comune, del Noi?

La nostra autostima deve dipendere da quanto credono gli altri in noi o da quanto noi crediamo in noi stessi?
(Te lo dice un insicuro cronico nei rapporti, se c'è una cosa che ho capito è che le maggiori gratificazioni le ho avute da quelliche io - personalmente - consideravo miei successi, non da quello che mi dicevano gli altri.)

Stare nel proprio cantuccio (la cosiddetta zona confort) è proprio davvero così gratificante? Oppure uscirne è una necessità di vita individuale?

Non faccio queste domande con spirito denigratorio, men che meno provocatorio, dovrebbero essere solo spunti per ragionare di noi, e anche se sono OT penso sarebbe interessante rispondersi.

Al netto che tu ti sia presa quell' impegno anche solo per dimostrarti che eri in grado di prendere delle iniziative, che è già un piccolo ma significativo successo di te stessa, per te stessa.
 

iosolo

Utente di lunga data
Uh ciao, mi ero quasi dimenticato di questo post. Buon anno anche a te, tanto per cominciare. :)

Avevo fatto una premessa, che in effetti solo tu lo conosci e cosa effettivamente intendesse con la sua esortazione...

Penso che il neretto sia la frase chiave.

Per lui era importante che tu riuscissi nell 'intento?
Oppure per lui era importante che tu ti impegnassi nella cosa? ( C' è una differenza abissale e sostanziale).

E' davvero fuori luogo in un rapporto che non ci si chieda quanto l'altro si impegni nelle sue cose, nelle sue iniziative?
Oppure succede perchè è un riflesso di valore e affidabilità? Cura anche della zona comune, del Noi?

La nostra autostima deve dipendere da quanto credono gli altri in noi o da quanto noi crediamo in noi stessi?
(Te lo dice un insicuro cronico nei rapporti, se c'è una cosa che ho capito è che le maggiori gratificazioni le ho avute da quelliche io - personalmente - consideravo miei successi, non da quello che mi dicevano gli altri.)

Stare nel proprio cantuccio (la cosiddetta zona confort) è proprio davvero così gratificante? Oppure uscirne è una necessità di vita individuale?

Non faccio queste domande con spirito denigratorio, men che meno provocatorio, dovrebbero essere solo spunti per ragionare di noi, e anche se sono OT penso sarebbe interessante rispondersi.

Al netto che tu ti sia presa quell' impegno anche solo per dimostrarti che eri in grado di prendere delle iniziative, che è già un piccolo ma significativo successo di te stessa, per te stessa.
Si scusa, sono sparita con le vacanze natalizie e non ho avuto modo di rispondere al tuo post e a dire il vero nemmeno a quelli di @ipazia ma prima o poi lo farò, magari in un altro contesto se qui poi siamo troppo O.T.!

Ho voluto risponderti proprio perchè per me è un argomento controverso sul quale ho veramente bisogno di ragionare.

So che a pelle mi infastidisce molto questa sua ingerenza e la trovo sicuramente fuori luogo: ha perso il privilegio di avere una voce in capitolo, questa è una cosa mia e solo mia, lui non deve entrare. Lui non lo merita.

Nel momento in cui scrivo queste parole vedo già tutte le falle di un tale ragionamento ma so anche che è inevitabile che le mie emozioni siano condizionate sul mio "rapporto" e su un preciso lasso di tempo, e che decontestualizzati da questi due fattori perderebbero di valore.

Esortare qualcuno significa spingerlo verso la realizzazione del suo obiettivo, altro invece e fare che quel obiettivo diventi il metro per giudicare l'altro. Per questo io non ho visto nelle sue parole un esortazione del tipo: "sei ti impegni sono sicuro che ce la farai" ma un giudizio sulla mia possibilità di impegnarmi. Una mancanza di stima nei miei confronti proprio come diceva Piperita.

Quindi diciamo che il mio ha sbagliato tempo e modi e sicuramente invece di darmi una spinta propositiva mi ha solo fatto chiudere di più in me stessa.

Per quanto riguarda invece in un rapporto normale probabilmente come dici tu vedere l'impegno e la costanza dall'altra parte porta ad avere una maggiore stima del compagno e una considerazione positiva che accresce il nostro piacere di stare insieme a lui ma è un equilibrio precario perchè sono io che devo scegliere su cosa impegnarmi, sono io che decido quali limiti superare, sono io che deciso quante forze dedicare, se no altrimenti finisce che non sono più i miei obiettivi ma sono i tuoi obiettivi... gli obiettivi che io devo raggiungere per andare bene per te.

Ecco ma anche no!
 
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spleen

utente ?
Si scusa, sono sparita con le vacanze natalizie e non ho avuto modo di rispondere al tuo post e a dire il vero nemmeno a quelli di @ipazia ma prima o poi lo farò, magari in un altro contesto se qui poi siamo troppo O.T.!

Ho voluto risponderti proprio perchè per me è un argomento controverso sul quale ho veramente bisogno di ragionare.

So che a pelle mi infastidisce molto questa sua ingerenza e la trovo sicuramente fuori luogo: ha perso il privilegio di avere una voce in capitolo, questa è una cosa mia e solo mia, lui non deve entrare. Lui non lo merita.

Nel momento in cui scrivo queste parole vedo già tutte le falle di un tale ragionamento ma so anche che è inevitabile che le mie emozioni siano condizionate sul mio "rapporto" e su un preciso lasso di tempo, e che decontestualizzati da questi due fattori perderebbero di valore.

Esortare qualcuno significa spingerlo verso la realizzazione del suo obiettivo, altro invece e fare che quel obiettivo diventi il metro per giudicare l'altro. Per questo io non ho visto nelle sue parole un esortazione del tipo: "sei ti impegni sono sicuro che ce la farai" ma un giudizio sulla mia possibilità di impegnarmi. Una mancanza di stima nei miei confronti proprio come diceva Piperita.

Quindi diciamo che il mio ha sbagliato tempo e modi e sicuramente invece di darmi una spinta propositiva mi ha solo fatto chiudere di più in me stessa.

Per quanto riguarda invece in un rapporto normale probabilmente come dici tu vedere l'impegno e la costanza dall'altra parte porta ad avere una maggiore stima del compagno e una considerazione positiva che accresce il nostro piacere di stare insieme a lui ma è un equilibrio precario perchè sono io che devo scegliere su cosa impegnarmi, sono io che decido quali limiti superare, sono io che deciso quante forze dedicare, se no altrimenti finisce che non sono più i miei obiettivi ma sono i tuoi obiettivi... gli obiettivi che io devo raggiungere per andare bene per te.

Ecco ma anche no!
E' un argomento controverso per tutti, sei in buona compagnia. :D
Sottoscrivo il neretto, più o meno è quello che dicevo pure io sul distinguere tra scopi e metodi.

Il blu è una grande verità, ma è una faccenda che si svolge su un crinale strettissimo, la lama di un coltello, perchè bisogna tenere in considerazione l'infruenza reciproca che esercitiamo sulle persone che ci stanno vicine.
Forse sono io che dò per scontato il fatto che ciascuno dovrebbe primariamente - far propri i suoi desideri - ma mi rendo conto che non è facile.

Il rosso è una cosa importantissima.
Il merito presuppone una "degnità" e sulla "degnità" ciascuno ha una idea propria, sempre incompeta.
-Ne sei degno perchè lo meriti.
-Ne sei degno perchè mi sei vicino.
-Ne sei degno perchè ti amo.
-Ne sei degno perchè mi aiuti.
-Non ne sei degno perchè mi hai tradito.
-Non ne sei degno perchè mi hai deluso.
E' un argomento spigoloso come puoi ben vedere. Poi addirittura ci mettiamo (tutti, me compreso) tavolta ad inveire contro il destino: Questo proprio non me lo merito, diciamo spesso.
Ma quello che ci succede non è mai una faccenda di meriti, è il Caos che governa il mondo e quello che ci succede.

Ti sei chiesta i motivi profondi del perchè tu lo ritieni immeritevole?
 
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