Skorpio
Utente di lunga data
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Azzarderei una "auto giustificazione" più che una giustificazione, x chi lo dice dell altro genere.....Ci si comporta e si reagisce in una certa maniera in quanto persone, non dovrebbe esistere la giustificazione di "genere".
Eppure ho notato che è ancora molto diffusa, come fai notare tu giustamente.
Se le cose non vanno bene è il "genere" a essere imputato.
Questo però deresponsabilizza le persone.
Una donna che tradisce viene giustificata perché si focalizza l'attenzione sull'uomo.
Un uomo che tradisce viene giustificato perché è la sua natura.
Aderire a dei ruoli "ereditati" è una scelta di comodo perché "giustifica" scelte sbagliate, errori, ma anche piccole e grandi cattiverie, egoismi.
Restarci dentro, senza affrontare se stessi e le proprie esigenze, è molto meno impegnativo e in fin dei conti consente di salvarsi in qualche maniera: è una specie di salvagente da usare sia quando la barca affonda sia quando comincia a imbarcare acqua. Non la si ripara, ma si svuota l'acqua, spesso con un bicchiere.
Lamentarsi fa parte del canovaccio. E' utile a definire il ruolo acquisito e a mantenere le giuste distanze da una riflessione più impegnativa che richiede impegno.
Io non mi vergogno di essere stato tradito in quanto uomo. Non ho deciso io di esserlo, non è una mia azione, perché dovrei vergognarmi per qualcosa che non ho commesso?
Perché dovrei sentirmi non all'altezza? Di cosa? Di un ruolo in cui incasello Rocco Siffredi come Alvaro Vitali, Totò Riina, Garibaldi, Carlo Conti, Gerry Scotti, Gaetano Badalamenti, Cutolo, Gesù?
Credo che ogni persona abbia una autonomia decisionale e basta.
Nessuno può essere responsabile delle azioni di un altro. E nessuno deve esserlo considerato in quanto appartenente a un genere.