Non voglio alimentare nulla. Lo ripeto non mi appartiene ma se guardo le persone che mi circondano secondo me è questo quello che traspare. Non parlo di giusto e sbagliato ma nel mio piccolo analizzare il mondo che conosco.
Io non vado nemmeno troppo lontano, mia madre nella vita ha sempre "sopportato". Mia suocera uguale.
Questo per parlare di generazioni passate.
Ma anche oggi tra le mie amiche, persone della mia età, con lavoro e indipendenza economica ancora c'è una mentalità di questo tipo. Purtroppo anch'io devo fare i conti con il mio personale retaggio culturale mentre affronto il mio di tradimento. Ho tirato fuori acido e coltelli ma poi alla fine sono rimasta con mio marito.
Posso raccontarmela come voglio ma inevitabilmente la mia scelta è stata condizionata dal mio modo di accudire la mia famiglia. Forse avrei fatto la stessa scelta se fossi stata uomo o forse no. Non lo saprò mai.
Secondo me noi ci portiamo dentro dei valori, un modo di vedere la vita che purtroppo ci è stato dato in eredità. Io sto ancora lottanto per riuscire a capire quali sono i valori veri e quelli indotti... ma mica è così facile.
Credo che un uomo tradito possa sentirsi più ferito proprio perchè nell'immaginario comune, giusto o sbagliato che sia, è uno che non è riuscito a soddisfare la moglie, la quale ha cercato altro. Alcune donne invece cercano di consolarsi con "così fan tutti".
Ci si comporta e si reagisce in una certa maniera in quanto persone, non dovrebbe esistere la giustificazione di "genere".
Eppure ho notato che è ancora molto diffusa, come fai notare tu giustamente.
Se le cose non vanno bene è il "genere" a essere imputato.
Questo però deresponsabilizza le persone.
Una donna che tradisce viene giustificata perché si focalizza l'attenzione sull'uomo.
Un uomo che tradisce viene giustificato perché è la sua natura.
Aderire a dei ruoli "ereditati" è una scelta di comodo perché "giustifica" scelte sbagliate, errori, ma anche piccole e grandi cattiverie, egoismi.
Restarci dentro, senza affrontare se stessi e le proprie esigenze, è molto meno impegnativo e in fin dei conti consente di salvarsi in qualche maniera: è una specie di salvagente da usare sia quando la barca affonda sia quando comincia a imbarcare acqua. Non la si ripara, ma si svuota l'acqua, spesso con un bicchiere.
Lamentarsi fa parte del canovaccio. E' utile a definire il ruolo acquisito e a mantenere le giuste distanze da una riflessione più impegnativa che richiede impegno.
Io non mi vergogno di essere stato tradito in quanto uomo. Non ho deciso io di esserlo, non è una mia azione, perché dovrei vergognarmi per qualcosa che non ho commesso?
Perché dovrei sentirmi non all'altezza? Di cosa? Di un ruolo in cui incasello Rocco Siffredi come Alvaro Vitali, Totò Riina, Garibaldi, Carlo Conti, Gerry Scotti, Gaetano Badalamenti, Cutolo, Gesù?
Credo che ogni persona abbia una autonomia decisionale e basta.
Nessuno può essere responsabile delle azioni di un altro. E nessuno deve esserlo considerato in quanto appartenente a un genere.