Io non sono sicura. Ma non tanto in quello che penso di me, ma perché, pur avendo un carattere deciso e tendenzialmente forte, spesso traballo nel mio cammino, e ho sempre avuto bisogno di una persona che mi bilanciasse, in cui vedessi un sostegno e una sicurezza. Gli uomini che riescono anche con un solo gesto o parola a farmi capire che non sto camminando su una fune tremolante, ma su una strada solida, riescono a farmi innamorare. Anche semplicemente ricordandomi che la vita può essere leggera, quando tendo a dimenticarlo.
Quando poi sono innamorata riesco anche io a bilanciare le insicurezze dell'altro (non credo ci sia nessuno di immune da insicurezze, purtroppo), ma quando l'amore da parte mia finisce, non riesco a sopportare nemmeno la più piccola insicurezza dell'altro, divento incapace di stargli accanto...e addirittura mi vedo, dopo poco, e stravolgendo la realtà, quella più sicura e forte della coppia.
Lo so, non è bello, soprattutto dopo che una persona ha sopportato le mie immense insicurezze/instabilità, ma, se non altro, ho imparato ad usare questo mio difetto come un campanello di allarme per capire quando le cose nella coppia non stanno andando. Non ho invece capito se le cose, quando arrivano a quel punto, possano essere salvabili, questo lo devo ancora capire...per ora non le ho salvate.
Il problema con la mia ultima storia è stato che iniziò in un momento in cui io ero in cerca di cambiamento della mia vita, stavo stravolgendo tutto quello che ero, ed ero a dei livelli di insicurezza fuori dalla norma mia...per cui mi sono attaccata a quella persona, ma quando sono tornata "me" l'equilibrio della coppia non era più bilanciato. Non si dovrebbe mai iniziare una storia quando uno dei due non è propriamente in sè, che sia che sta passando un brutto momento o anche solo che sia in una fase di cambiamento..perché quando quella persona torna ad essere stabile, potrebbe essere che l'equilibrio che ha con il compagno, diventi "sbilanciato" rispetto a quello che dovrebbe essere perché le cose vadano bene.
Per cui io forse la vedo un po' al contrario di Ermik, io mi sono sempre sentita in colpa per aver "succhiato le emozioni" delle persone con cui stavo,
per aver portato il mio primo ragazzo a definire lo stare con me come lo stare su delle montagne russe fino ad arrivare a sentirmi dire che io lo trascinavo sul fondo con me, quando le cose alla fine sono andate a rotoli. Perché forse è vero. E si ci siamo bilanciati bene per anni, ma quando le cose sono finite per me, ho sentito di aver buttato tutto il suo sostegno nel cestino....mi sono sentita di averlo "usato". Per cui non capisco come tu @ermik possa vedere te o comunque le persone più "forti" nella coppia, esattamente come io vedo me o le persone più "deboli" nella coppia: qualcuno che si nutre dell'altro e ne riesce rafforzato.
Il tuo primo ragazzo è stato di una indelicatezza unica. Oltre che un gran paraculo.
Che sul fondo non è mai l'altro che trascina. Ci si va. E se fosse stato forse più presente a se stesso, sarebbe rimasto dove era dicendoti "oh! io sono qui. Quando hai fatto il tuo giro, torna, che ne parliamo.".
Questa è una persone che ha una posizione e che la mantiene.
Il forte e il debole...sono costruzioni giustificatorie. Per come la vedo io.
Che se sono debole,allora scarico la mia debolezza sulla forza dell'altro?
O, viceversa, se sono forte mi assumo le debolezze dell'altro?
Io sono del secondo genere. E mi sopravvaluto fra l'altro. Quindi finisco per massacrarmi. Finendo all'estremo opposto e cioè sottovalutandomi.
E mi sono massacrata assumendomi le responsabilità di chi stava molto comodo nel mio assumermi le responsabilità per entrambi.
Non era voluto o pensato in malafede. Semplicemente una struttura debole unita ad una pigrizia mentale ha messo lui in condizione di affidarsi a me. Totalmente, in termini affettivi.
E questo unito ad una mia inconsapevolezza di me...oltre che ad una gran fame di affetto di entrambi.
E io, dopo un periodo di grande gratificazione ho iniziato a sentirmi immensamente sola. E sovraccarica. Senza tempo e spazio per aver cura di me.
Ma l'ammore....la responsabilità di aver promesso impegno. Sono restata. Non è stato per niente intelligente.
Non lo rimpiango. Non avrei imparato quello che ho imparato.
Chi succhiava fra noi?
Io che mi nutrivo della sua debolezza e del suo affidamento o lui che si nutriva della mia durezza e della mia assunzione di responsabilità?
Io credo entrambi. Ci siamo vampirizzati a vicenda. Semplicemente.
E' bello? Non è bello?
Tulip...ma che cazzo conta se è bello o no?
Conta l'origine, per come la vedo io.
Ed entrambi eravamo persone affettivamente problematiche.
Ma facevamo quelli che l'ammore avrebbe resistito a tutto. E noi avremmo vinto.
I vampiri ci sono, come no, lo siamo tutti. Perchè tutti abbiamo bisogno di nutrimento.
E, relazionalmente parlando, non siamo vampiri solo se lo scambio del nutrimento è dichiarato.
Che è come carnefice e vittima...non esiste uno senza l'altro.
Non esiste vampiro senza chi si fa vampirizzare.
Se si uscisse dall'ottica in cui la colpevolezza di uno assolve l'altro, o viceversa, e si iniziasse a a ragionare in termini di dinamiche in costante movimento forse staremmo tutti un po' meglio.
Quindi hai usato?
Forse sì. MA non eri da sola.
Salvo tu stessi con un disabile.
Non è assoluzione. E' capire chi siamo e chi è l'altro.
In questa mia nuova esperienza relazionale, e mica lo so se è giusta o sbagliata, per ora so soltanto che le ansie si svelano anzichè rimanere sotterrate ed entambi, anche dolorando, ci esprimiamo, è dichiarato l'uso reciproco.
E' dichiarata la cura reciproca.
E mica per amore.
Io mi prendo cura di lui perchè se lui si sente bene, è disponibile con me. Sono dichiaratamente una stronza. Affettuosa.
E viceversa lui si prende cura di me perchè io sono più disponibile con lui. E' dichiaratamente uno stronzo. Affettuoso.
Ad ogni livello.
E' innanzitutto per me. Che mi piace prendermi cura di lui. E per lui è uguale.
Io sono stufa di tutta questa retorica dell'amore per cui si fa gratuitamente.
Io credo che la gratuità verso l'altro, sia la conseguenza del fare per sè in modo dichiarato.
E quando io, a cui viene detto come a te, che sono "intensa", parto nei miei gorghi, lui se ne sta dove ha voglia di stare e mi dice semplicemente "io sono qui. Fai quel devi. Ti aspetto."
E quando nei gorghi ci va lui, io faccio la stessa cosa.
E quel "ti aspetto" è dichiarato perchè per entrambi ne vale la pena.
Non tanto per l'idillio che costruiremo in futuro.
Quanto per il fatto che finora l'esserci aspettati ha portato significativi vantaggi, ognun per sè che poi sono ricaduti nella coppia.
Che si è formata quasi contro il nostro volere. Almeno consapevole.
Siam vampiri emotivi uno dell'altro?
Sì e no. Lui mi nutre e io nutro lui.
Ci comprenetriamo. E non ci compensiamo nè ci completiamo, per fortuna. Scapperei a gambe levate. E lui anche.
E sarebbe un'offesa. Io non voglio stampelle e lui neanche. CI facciamo compagnia camminandoci accanto. E i suoi bisogni e la sua cura si compenetra con la mia. DI questo abbiamo cura insieme.
Credo che la vera differenza fra adesso e tutte le mie esperienze precedenti, sia che è dichiarato. Come è dichiarata l'attenzione ognuno a sè nel verificare i confini e i limiti. Adesso, rispetto a prima, la debolezza e la forza di ognuno sono esplicitate. E ognuno ne ha cura per cercare completezza in sè da mettere poi in comune.
Ed è responsabilità individuale. Questa.
Traballiamo. Oscilliamo. Come tutti. Ci facciamo male. Fin tanto che il dolore è dolore utile, che porta evoluzioni individuali, va bene. Fin tanto che non distrae da se stessi. Fin tanto che non leva tempo e spazio ad ognuno.
Non penso esista l'assoluta sicurezza di non farsi male. Anzi penso esista la sicurezza di farsene.
Il punto è avere chiaramente sulla bilancia il piacere e il dolore. E cercare un equilibrio dinamico fra i due.
Lasciando che siano compresenti, che si alternino.