Torno IN per un'ansia improvvisa che mi ha destabilizzato non poco.
Poco fa mi chiama la "mia terapeuta". E io vado in panico. Devo fare una telefonata entro stasera e non so che fare.
Antefatti:
Lei lavora con il nutrizionista che mi segue e l'ho vista 4 volte per la fase valutativa e di indicazione al trattamento.
Mi hanno spiegato (lei ed il medico) che lei sarebbe stata una figura di transizione, per escludere la presenza di un distubo alimentare ed eventualmente inviare ad un terapeuta altro se avessimo concordato di inziare una psicoterapia. Ero d'accordo e mi piaceva soprattutto l'idea di poter iniziare una terapia da zero con un'altra persona che non avesse il pregiudizio del'argomento cibo o del grasso (infatti l'invio viene fatto in relativo "cieco" senza dilungarsi in motivazioni al collega).
Ottimo. Durante l'ultima seduta ci diciamo che è arrivato il momento di capire se voglio essere inviata ad un secondo terapeuta come da accordi. Dico di sì e la ringrazio per la sua professionalità, mi sono trovata bene. Mi dice che incoraggia questa scelta e che pensa di avere il collega adatto per me. Così a fine seduta, mi chiede se il giorno stesso voglio conoscere i colleghi dello studio, spiegandomi che anche un primo impatto a pelle può essere utile prima di consolidare l'invio. Accetto.
Così, dopo la visita medica, la segretaria mi dice che mi stanno aspettando. Sono le 19.30, hanno finito tutti le loro visite e io sono l'unica paziente della struttura. Mi presenta altri tre colleghi psicoterapeuti. L'obiettivo è valutare una possibile idiosincrasia ma anche ricevere i moduli del consenso informato e conoscere l'equipe, che in casi eccezzionali (maternità, malattie, ferie) garantisce la copertura al paziente.
Davo per scontato che sarebbero state tutte donne
Tre uomini. Tutti tra l'elegante e il casual. Tutti gentili e professionali. Età tra i 30e qualcosa e i 50e qualcosa. Due piuttosto affascinanti, uno con uno stile e presenza molto paterna e rassicurante stile Babbo Natale, sicuramente il più vecchio. Mentre parlano punto lui come mia ipotetica scelta.
Quello "prescelto" da lei invece è il più giovane, siamo quasi coetanei. Ci presentano, mi consegna le carte e mi dice "Clarabella (facciamo che sia la psi numero 1) mi ha molto parlato di te, quando sarai pronta ti aspetto".
Io ammutolisco.
Tutto ciò accadeva due settimane fa. Con la proposta di prendere appuntamento non appena avessi sistemato l'agenda. Non ho richiamato.
Telefonata di oggi: "Buon giorno Speranza, Ruggero (chiamiamolo così) mi ha detto che non hai preso appuntamento e si chiedeva se avesse detto qualcosa che ti ha infastidito. Ti chiamo io perchè sono l'inviante e voglio aiutarti in questa fase di transizione se ne hai bisogno".
Le spiego che non mi aspettavo un uomo e che penso che sarei inibita a parlare con un uomo. Risposta "Sei bravissima a fare molte cose che conosci bene. Facendo sempre le solite cose non genererai un cambiamento". Colpita e affondata.
Entro sera devo (sarebbe molto meglio, soprattutto per me) prendere una decisione. Ruggero (che evidentemente lei ritiene essere la scelta giusta per me) o Babbo Natale?