Posto che, come dice altrove Buscopan, nessuno si cerca i guoi e tutti vorrebbero vivere felici (e molti anche tranquilli) resta che a volte il problema si presenta senza che ci sia stata scelta. Un problema che fa un male cane. Ci si rende conto che il mondo non era quello che si pensava, che il centro dell'universo si è spostato, che la realtà è cambiata, che tutto è squilibrato. IL nulla rischia di inghiottire e occorre venirne fuori. E si inizia un lavorio enorme, che non si augura a nessuno ma che è necessario. Si riprendono in mano tutti i segni, tutte le parole; ci si prende delle colpe e delle responsabilità; ci si sforza di capire l'altro e se stessi; si deve reagire davanti al mondo... una cosa immane. Al termine della quale, posto che ci sia un termine, si emerge diversi, più consapevoli. O meglio: c'è la possibilità di emergere più consapevoli (c'è pure, lo vediamo sulle cronache, chi sbrocca e spara...). C'è un percorso di conoscenza e il mondo, dopo, è diverso. Migliore? Non saprei, e forse non è la domanda giusta. Ma si è diversi e si comprende che ci si era adagiati in un tran tran rassicurante ma falso. In un modo o nell'altro, in un senso o nell'altro, tutti i traditi che hanno un poco si sensibilità si attribuiscono delle responsabilità, non nel senso di colpe ma nel senso di passività: di cose non fatte, di sforzi mancati. IL semplice "avrei dovuto capire..." è già un capire. Può capitare, ad esempio, che ci si accorga dell'importanza della persona che si ha a fianco, importanza che non si era mai trascurata ma che sembrava scontata. Oppure, sono solo esempi, si può comprendere un proprio limite...Ancora: si può scoprire che la vita ha da offrirci ancora qualcosa, che ci sono scoperte possibili. E' un percorso che può portare alla scoperta di qualcosa. Ad una maturazione. Lo stesso momento i rabbia e disperazione che può cogliere, ha un valore diverso se resta permanente o se è un solo momento. Lo ripeto: c'è chi spara. Ma non riesco a invidiare chi si riduce così.