Ipazia,
parto dal tuo intervento per fare qualche considerazione a più ampio respiro.
Quando mi dite di pensare a me stessa, a quel che mi fa piacere.... avete ragione. E nessuno, salvo al massimo qualche masochista, potrebbe darvi torto.
Punisco me stessa, dite? Mi allontano da me? Non capite come "si possa fare"?
Si è vero. Anche qui avete ragione.
Bene: ora prendete una persona. Una che - fino a sei anni fa - aveva un lavoro d'oro. E che lavorava fino alle 10 di sera. Sportiva, nel tempo libero. Impegnata. Fidanzata. Poi neo sposata. Questa ero io.
E riducete man mano questa persona all'ombra di se stessa. Con la sua stessa cooperazione, eh, per carità, prendiamoci pure le responsabilità del caso.
Pensate che questa persona abbia la forza di uscire dal baratro?
E' come se il mondo giorno dopo giorno mi si fosse chiuso addosso.
Sia chiaro: non mi voglio né compiangere, né sentir compiangere.
Foglia..quello che è stato è stato...ognuno qui ha il suo passato.
Per quanto mi riguarda conosco piuttosto bene l'ombra di me stessa.
Ma il passato è passato. E' la strada che ha portato al presente.
Accetta quella che eri. Accetta la tua ombra.
Accetta che non tornerà più quella che eri. E accetta anche che non sei in nessun modo legata a rimanere nella tua ombra.
Non che quell'ombra ti lascerà mai, anzi...io ti auguro tu non perda la tua ombra...sarebbe una perdita orribile.
Io nella mia ombra ho trovato me. E le sono affezionata. A volte litighiamo. A volte ci abbracciamo.
Credo che il salto sia l'aver smesso di ignorarci a vicenda e esserci sedute una di fronte all'altra ed esserci guardate negli occhi. E non con l'intento di avere una ragione dell'altra.
Ma con l'intento di conoscerci. Di farci spazio.
Di concederci la libertà di espressione di cui avevamo bisogno.
Doloroso? Direi di sì.
Faticoso? Anche.
Appagante? Moltissimo.
Tu ti sei messa nel baratro. Nessuno ha quel potere, se non lo si concede. Riappropriati di te.
Perchè non è questione di forza uscire dal baratro. E neanche di coraggio.
E' questione di accettazione e calma. E determinazione. Ed è questione di nutrimento.
Di tutte le parti del sè. Comprese quelle che in quel baratro ti ci hanno spedita.
E sono tue. Lui è molto relativo in tutto questo.
Paradossalmente, a ben guardare, potresti accorgerti che più che attore protagonista, lui è stato un semplice co-protagonista di un processo tuo.
...non è il mondo ad essersi chiuso su di te. Sei tu ad esserti chiusa al mondo.
Al mondo, fondamentalmente, interessa molto poco di te. Di me. Di noi.
E per fortuna. Questa è l'essenza della libertà di essere. Per la mia esperienza.
E la domanda è: al netto del definirti in termini di forza, tu ti vuoi? Tutta. Ombre comprese.