Premesso che io ho tradito e che neppure posso mettere le mani sul fuoco che non possa un giorno rifarlo, e premesso quindi che parlo contro me stesso: pensi davvero che possano esistere traditori con una morale? A me sembra una contraddizione in termini. Sulle cause scatenanti, possono essere le più varie alcune più esecrabili, altre meno, ma portano sempre al compimento di un gesto che possiamo edulcorare come vogliamo, ma resta un gesto amorale. Cioè, per quanto vogliamo essere relativisti, credo che la distinzione tra bene e male nel recidere, all'insaputa di chi si affida a noi, un vincolo di fiducia sia banalmente lampante.
Quindi io reputo morali - con un evidente utilizzo improprio e sarcastico del termine - quei traditori che hanno delle "attenuanti" che vanno oltre il puro piacere di provare qualcosa a se stessi o di uscire ogni tanto dal seminato, ma che vivono un malessere di coppia che volenti o nolenti non sanno o non possono o più spesso
non vogliono affrontare. O che hanno affrontato ma che resta lì e si ripresenta periodico come l'allergia primaverile.
Tutto qui. Poi mica sono un redattore di Repubblica o del Corsera: ben posso aver scritto una cagata e ben puoi tu farmelo notare. Amici come prima