Superare un tradimento

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danny

Utente di lunga data
Parlavo con una mia cara amica, un di quelle il cui argomento principale di conversazione per anni sono stati i nostri figli... lei ha iniziato da poco un corso due sere la settimana... ed era felice di questo spazio tutto suo, dei momenti che passa con altre persone... e sperava che il marito facesse altrettanto, magari prendendosi quel we con gli amici a cui è stato invitato... Loro fino a due mesi fa erano la classica coppia "inseparabile". Lei mamma a tutto campo. Lui papà affettuoso e premuroso. Sempre insieme.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi. L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita. Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi. E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento. L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.
Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.
 
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Etrusco

Utente di lunga data
Parlavo con una mia cara amica, un di quelle il cui argomento principale di conversazione per anni sono stati i nostri figli... lei ha iniziato da poco un corso due sere la settimana... ed era felice di questo spazio tutto suo, dei momenti che passa con altre persone... e sperava che il marito facesse altrettanto, magari prendendosi quel we con gli amici a cui è stato invitato... Loro fino a due mesi fa erano la classica coppia "inseparabile". Lei mamma a tutto campo. Lui papà affettuoso e premuroso. Sempre insieme.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi. L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita. Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi.
E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento. L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.
Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.
Ti chiedi cosa è l'amore e ti rispondi col neretto sopra.
Non c'è trucco e non c'è inganno a confessarselo
Basta saperlo e accettarlo
 

Ultimo

Escluso
Parlavo con una mia cara amica, un di quelle il cui argomento principale di conversazione per anni sono stati i nostri figli... lei ha iniziato da poco un corso due sere la settimana... ed era felice di questo spazio tutto suo, dei momenti che passa con altre persone... e sperava che il marito facesse altrettanto, magari prendendosi quel we con gli amici a cui è stato invitato... Loro fino a due mesi fa erano la classica coppia "inseparabile". Lei mamma a tutto campo. Lui papà affettuoso e premuroso. Sempre insieme.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi. L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita. Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi. E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento. L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.
Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.



Adesso la tua vita e quella di tua moglie è cambiata, tu sei passato attraverso dei pensieri che normalmente non vengono approfonditi, tu e tua moglie parlando avete sicuramente parlato di regole che non comprendono il tradimento, non parlo del comune tradimento ma di quella regola di scambio di vedute e dialoghi che serviranno a conservare una certa sincerità e partecipazione vera dell'altrui vita. Nel contempo avrai capito che la coppia è composta da due individui e questi hanno bisogno dei loro spazi dei loro amici, delle loro confidenze intime con il mondo esterno che subentra e fa parte dell'individuo rendendolo attore nel mondo e separandolo da quella famiglia che era unico scopo e unica meta del pensiero del singolo. L'individuo ritorna alla coppia partecipando al mondo esterno creandosi una sua identità non più riferita esclusivamente alla famiglia, rendendosi quindi individuo che oltre la famiglia ha un altro scopo, quello di vivere nel mondo e non più dipendente dalla famiglia che, se perdi, rimani in assoluta solitudine di ricordi e di persone che non sono il mondo, non sono la sola vita, non sono l'unico scopo.

Se sembro un visionario e non si è riusciti a capire quello che ho scritto, o non centra nulla come risposta, mi dispiace, vuol dire che sto parlando a me stesso ed almeno io mi capisco.
 

Apollonia

Utente di lunga data
Parlavo con una mia cara amica, un di quelle il cui argomento principale di conversazione per anni sono stati i nostri figli... lei ha iniziato da poco un corso due sere la settimana... ed era felice di questo spazio tutto suo, dei momenti che passa con altre persone... e sperava che il marito facesse altrettanto, magari prendendosi quel we con gli amici a cui è stato invitato... Loro fino a due mesi fa erano la classica coppia "inseparabile". Lei mamma a tutto campo. Lui papà affettuoso e premuroso. Sempre insieme.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Questa però, è la vita reale. E' il matrimonio, l'abitudine, non intesa in senso negativo, è la quotidianità. E ciò spesso, spessissimo, non viene raccontato. La passione, l'innamoramento hanno vita breve e quando tutto è finito, bisogna costruire la nostra vita, sia personale sia di coppia. E' questo, secondo me il compito più difficile, ma riesci a farlo se hai un modello di famiglia alle spalle che te lo ha trasmesso, oppure sei una persona che lavora e ha lavorato tanto su se stesso.

Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi.

L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita.
Hai sintetizzato perfettamente l'idea che ho io della "solitudine". Perdere una parte importante della mia vita.

Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi. E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento.
Che meravigliose parole che scrivi! Che vi siete fatti male per esporre la vostra anima! penso sia un atto d'amore importante per una coppia, anche se molto doloroso!

L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Se riuscito da solo a fare tutto questo in sei mesi? Sei stato veramente umile e retto come uomo. Ti faccio i miei complimenti e spero anch'io un giorno di arrivare a quel livello di consapevolezza.

Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.

Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.
Penso che anche nel mio caso sia stato così.
Io mi sto sforzando di capire l'altro, ma a tratti fa ancora male.
Grazie per questa o tuo intervento. A me ha fatto molto bene.:smile:
 

Ataru

Utente di lunga data
Danny, non posso darti un verde, ma i tuoi post (quando parli di te intendo), mi toccano sempre.
 

danny

Utente di lunga data
Se riuscito da solo a fare tutto questo in sei mesi?
Non da solo. Con mia moglie, con questo forum, con alcune persone della mia vita reale.
In sintesi questi i tempi, per capirci:
scopro la storia a fine ottobre
continua nella negazione reiterata e nelle discussioni nostre fino a gennaio
A metà del mese finisce. Ma moglie lo lascia. Lui per vari motivi fortunatamente scompare e non si fa più vivo.
Sono passati da allora 4 mesi.
Altri ne occorreranno per dichiarare del tutto lontana e remota nel tempo questa storia.
E per allontanare la memoria del dolore.
Alla fine rimarrà un nuovo equilibrio tra due persone che già ora si conoscono un po' meglio.
 
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Apollonia

Utente di lunga data
Non da solo. Con mia moglie, con questo forum, con alcune persone della mia vita reale.
In sintesi questi i tempi, per capirci:
scopro la storia a fine ottobre
continua nella negazione reiterata e nelle discussioni nostre fino a gennaio
A metà del mese finisce. Ma moglie lo lascia. Lui per vari motivi fortunatamente scompare e non si fa più vivo.
Sono passati da allora 4 mesi.
Altri ne occorreranno per dichiarare del tutto lontana e remota nel tempo questa storia.
E per allontanare la memoria del dolore.
Alla fine rimarrà un nuovo equilibrio tra due persone che già ora si conoscono un po' meglio.
Complimenti a tutti e due, ma in particolare a te che sei riuscito a ritrovare un buon equilibrio per ripartire e rincominciare a camminare insieme.
Ti saluto con questa citazione di Dacquino: "Superare una crisi è come innamorarsi una seconda volta."
Io ci spero tanto!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi hai fatto capire delle cose.
Molte persone sono legate alla vita che hanno costruito e la considerano inscindibile, a ragione o a torto, dallo stare con il partner.
Io ho sempre pensato che il rapporto matrimoniale fosse una cosa a sé e non una componente del pacchetto.
Un rapporto che avrebbe potuto sussistere anche se il resto non avesse funzionato e allo stesso modo l'ho considerato a sé quando ho capito che non funzionava.
Ho buttato l'acqua sporca, il bambino è rimasto.
Io resto io, la mia vita resta la mia vita.
 

feather

Utente tardo
sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Hai descritto il peggiore dei miei incubi.
Infatti sto alla larga come dalla peste da quelle donne, e sono la maggioranza, che parlano solo dei figli. Mi sembrano dei morti che camminano. Annullate completamente nel loro ruolo di madre. Non esiste niente altro nella loro vita. La riempiono con i figli. E poi quando se ne andranno di casa cosa rimarrà loro?
Non hanno interessi, non hanno un sé, loro sono il ruolo che ricoprono. Sono le loro abitudini e usanze. Non sono entità che condividono la loro ricchezza interiore con un compagno. Sono annullate in un copione.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Danny, devo farti anche io i complimenti per quello che scrivi. Premetto che ti sto leggendo in un momento "no", in cui mi chiedo proprio se la mia vita riprenderà colore, se dopotutto riuscirò ancora a far coesistere la mia serenità e il dovere (da non leggersi come peso o coercizione, ma al contrario come la soddisfazione di poter fare qualcosa di buono, di importante e di enorme valore) di prendermi cura di lei e della nostra coppia.
Sapere che la vostra (coppia) ha saputo elaborare un dolore potenzialmente letale con questa maturità, dimostrando(vi) che entrambi avete compiuto un percorso che vi ha consentito di evolvervi così profondamente, è oggi, mentre ti leggo, per me una piccola gioia.

Ti ringrazio per aver condiviso quanto sopra, e un po' ti invidio. Ma di quell'invidia che, usata nel modo giusto, produce motivazioni genuine e risorse utili a percorrere la medesima via.
 

danny

Utente di lunga data
Mi hai fatto capire delle cose.
Molte persone sono legate alla vita che hanno costruito e la considerano inscindibile, a ragione o a torto, dallo stare con il partner.
Io ho sempre pensato che il rapporto matrimoniale fosse una cosa a sé e non una componente del pacchetto.
Un rapporto che avrebbe potuto sussistere anche se il resto non avesse funzionato e allo stesso modo l'ho considerato a sé quando ho capito che non funzionava.
Ho buttato l'acqua sporca, il bambino è rimasto.
Io resto io, la mia vita resta la mia vita.

Non è una regola generale, infatti.
Per quanto mi riguarda, la vita che ho costruito in questi 13 anni è condivisa integralmente con mia moglie.
E' stata una scelta di entrambi, che è stata voluta da tutti e due e attuata progressivamente.
Innegabilmente, senza mia moglie la mia vita sarebbe profondamente diversa.
Non meglio, non peggio: diversa.
Senza nulla togliere all'individualità che esiste ancora, ciò che domina è però la condivisione.
 
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Diletta

Utente di lunga data
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.

Danny, complimenti per il tuo post, molto profondo e utile per tutti noi.
Ho evidenziato le ultime tue frasi che, mi permetto di dire in punta di piedi, sono delle verità assolute.
E non avevo più usato questo termine (dopo che mi era stato letteralmente "vietato" dal mio terapeuta).
Ma quello che hai detto è una verità assoluta.
Perché in questi casi, al di là di tutti i ragionamenti e riflessioni che si possano fare e di tutte le psicoterapie del mondo, solo l'amore può arrivare a compiere il miracolo, perché, diciamocelo, quasi di miracolo si tratta!!
:smile::smile:
Grazie Danny!
 

Homer

Utente con ittero
Hai descritto il peggiore dei miei incubi.
Infatti sto alla larga come dalla peste da quelle donne, e sono la maggioranza, che parlano solo dei figli. Mi sembrano dei morti che camminano. Annullate completamente nel loro ruolo di madre. Non esiste niente altro nella loro vita. La riempiono con i figli. E poi quando se ne andranno di casa cosa rimarrà loro?
Non hanno interessi, non hanno un sé, loro sono il ruolo che ricoprono. Sono le loro abitudini e usanze. Non sono entità che condividono la loro ricchezza interiore con un compagno. Sono annullate in un copione.
Ti posso dire, per conoscenze personali e virtuali (il tradimento mi ha aperto un mondo :mrgreen:) che, anche quando ci si ritrova nella situazione completamente opposta di marito, completamente o in parte assorbito nel ruolo di padre per lasciare ampi spazi alla moglie/madre, le corna sulla testa ce se li ritrova lo stesso.


Comuqnue Danny, bel post ;)
 
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tullio

Utente di lunga data
Infatti sto alla larga come dalla peste da quelle donne, e sono la maggioranza, che parlano solo dei figli. Mi sembrano dei morti che camminano. Annullate completamente nel loro ruolo di madre. Non esiste niente altro nella loro vita. La riempiono con i figli. E poi quando se ne andranno di casa cosa rimarrà loro?
Possiamo davvero dirlo? Lo sappiamo come è la loro interiorità? Davvero si annullano? Poiché sono prudente per natura non sarei così deciso nelle valutazioni. Capisco che certe donne possano non interessare (e certi uomini...ho a volte il timore di entrare in questa categoria con la mia pedanteria!) ma ci sono donne che si "annullano"?
UN tempo provavo noia per tutte quelle donne che passavano ore e ore a raccontarsi, e ripetere, le loro gravidanze. In continuazione, ascoltavano e ripetevano, a turno rivelando quello che appariva il momento decisivo dell'universo. Tra me e me, quando ero costretto per buone maniere ad esser presente, mio chiedevo come facessero a non annoiarsi. Ho capito - pensavo - si è trattata di una grande esperienza ma ora basta! Esiste altro al mondo.
...Poi sono accadute alcune cose ed ho compreso che io quell'esperienza meravigliosa non la sfiorerò mai con un dito, che questa capacità di dare la vita mi è preclusa e, con un senso crescente di ammirazione, se non di invidia, quando mi capita ascolto con piacere queste narrazioni apparentemente uguali e sempre diverse. Una mamma che da la vita al figlio non può non vederlo come il centro del mondo. E crescere un figlio è la cosa più bella, e nobile, che chiunque -uomo o donna - può fare. Non mi annullo, perché sono n fondo un pigro se non un vile - per i miei figli e tantomeno per i miei alunni. Ma quel che rimarrà di me non saranno i miei libri o le mie parole ma proprio i figli e gli alunni, quel poco (ma perché no? anche forse quel tanto) che ho dato loro. Mi domando se il mio tempo sprecato non sia proprio quello sottratto ai giovani...

P.S.: Danny, grande post
 
Stato
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