danny
Utente di lunga data
Parlavo con una mia cara amica, un di quelle il cui argomento principale di conversazione per anni sono stati i nostri figli... lei ha iniziato da poco un corso due sere la settimana... ed era felice di questo spazio tutto suo, dei momenti che passa con altre persone... e sperava che il marito facesse altrettanto, magari prendendosi quel we con gli amici a cui è stato invitato... Loro fino a due mesi fa erano la classica coppia "inseparabile". Lei mamma a tutto campo. Lui papà affettuoso e premuroso. Sempre insieme.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi. L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita. Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi. E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento. L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.
Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.
Non è la prima confidenza di questo tipo che ricevo.
Sarà l'età, sarà che dopo che la vita la si è trascorsa a inseguire obiettivi - lo studio il lavoro il marito i figli - ci si trova a un certo punto a chiedersi "E adesso?".
E subentra il desiderio di recuperare spazi personali, finalmente.
In cui interpretare un ruolo diverso, non più solo moglie, madre... ma... donna. O dall'altra parte della barricata, uomo.
Le ho detto che faceva bene, benissimo, che queste cose non potevano che far bene alla coppia perché la rendevano meno opprimente... poi... dentro di me cominciava a sorgere un dubbio perché quelle parole che ho riassunto brevemente qui erano le stesse che aveva detto mia moglie.
Sarà che ho parecchie amiche donne e tante ne ho avute... ma sono tante quelle della mia età che mi raccontano o fanno intendere di vivere la coppia come uno spazio ineluttabile ma funzionale a una quotidianità. Dove però la passione, ma spesso anche l'intimità nei rapporti si è dissolta in una quotidianità dove ad emergere sono i fatti più dolorosi, una morte di un familiare, un licenziamento, unico apice di una piattezza costante. Lavoro, faccende di casa, i figli da portare un po' qui un po' là, a volte i genitori anziani da assistere.
Spesso unica finestra sul mondo "What's App", Facebook... persi tra gli orari e gli impegni del quotidiano, che è spesso troppo per gli "altri".
Noi tutti abbiamo delle aspettative che perseguiamo per una certa parte della mia vita. Ora che ho superato la quarantina, noto molto questa cosa quando parlo con la mia amica non ancora trentenne. L'incanto di chi ancora non ha costruito ancora nulla di suo. Poi arrivi a un certo punto che comincia a ridimensionare le cose e ti accorgi che la differenza tra l'essere felici o infelici è tutta in te, nel capire chi sei, i tuoi limiti, e calibrare su di questo i tuoi obiettivi. L'amore... ti accorgi a un certo punto che non è affatto l'unico legame tra due individui di una coppia. Le relazioni sono e diventano con gli anni più complesse. I legami molto più articolati.
E l'amore una definizione vaga, remota...
Il tradimento. Quando l'ho scoperto la rabbia era una parte infinitesima della mia ansia.
A dominare la paura di perdere una parte importante della mia vita, anzi, probabilmente la gran parte di essa.
Mia moglie, certo, ma anche la famiglia, la casa, gli amici condivisi, le abitudini, i ricordi, i progetti insieme... tutte cose che erano e sono la mia vita. Che mi piace. Sono passati ormai sei mesi. E siamo ritornati ad essere uniti, come coppia, come famiglia, a esser sereni, a tratti felici. In mezzo ci sono stati confronti dolorosi per entrambi. Non ci siamo taciuti niente. Ci siamo fatti male, vicendevolmente, nell'esposizione necessaria della nostra anima.
Io ho dovuto capire il tradimento. L'ho dovuto vivere a mia volta in un simulacro dello stesso, senza però arrivare a concludere, senza sbandate di mezzo, per fortuna. Ho però patito anch'io una sorta di dipendenza da sms che ho cominciato a scambiare per un certo tempo con una donna, e ho provato il desiderio fisico per un'altra, e il piacere di essere ricambiato.
Questo è servito per capire un poco di più mia moglie, e comprendere qualcosa di lei che non poteva essere spiegato a parole, ma anche per capire me stesso, la natura dei miei sentimenti, per non ergermi a giudice o reiterarmi vittima, e per arrivare a guardare avanti con la consapevolezza di non accettare la vita che gli altri vogliono per me.
Ho dovuto fare i conti con l'amore, e con quello che si intende con questa parola, interrogarmi sul significato della stessa, che ancora non sono arrivato a definire, probabilmente perché ha una valenza soggettiva perlopiù. Perché il confine tra bisogno e amore è labile e indefinito, e la confusione è ancora maggiore quando gli anni trascorsi insieme sono tanti e i rapporti che si instaurano sono talmente complessi che una sola parola non basta.
Ho capito che tradire nel mio caso non è mancare di rispetto al marito o alla moglie, ma assecondare il proprio egoismo.
E ho anche compreso che un tradimento è la fine di una coppia solo quando già prima non ci si amava più, magari senza saperlo.
Quando ami lo sforzo per capire l'altro lo fai. E la voglia di stare insieme rimane.
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