Non credo ci sia tutta questa comodità, o forse penso che manchi invece un'analisi di costi-benefici o che non si tratti di chi guidava in caso di incidente.
Non so, io quello che ho sempre avuto reticenza a capire quando sento la frasetta "libero arbitrio dato all'uomo" , e sempre se non devo credere ad una casualità incosciente e neutra, mi domando come si eserciti questo libero arbitrio quando si é in tenera età, quando non si é capaci di intendere e volere o quando si é di fronte a scelte che non ti permettono di scegliere con libera volontà. Se mi devo far carico di meritarmi o meno qualcosa in un'altra vita o dimensione, devo almeno avere carte di un mazzo non truccato.
E' così difficile credere alla spiegazione dell'imponderabile, dell'inconoscibile se il male che subiamo o diamo non viene da una volontaria e libera scelta.
Discorso ponderoso questo... la trascendenza porta sempre nei meandri lontanissimi delle ipotesi e delle utopie.
E' però vero che la natura umana sa essere opportunista, ed il nostro pregiudizio verso il senso di colpa, spesso ci fa comportare come hai detto tu, negazione nel disastro e medaglietta nei benefici.
Bruja
Quando si fa questo genere di discorsi l'errore più frequente è quello di cadere nel tranello di due apparenti linee di contatto dalle quali non si puotrebbe fare altro che una scelta ma non se ne potrebbe fuggire: la linea "individuo-dio" e quella "individuo-clero". Tutti tentano in qualche modo di ignorare e negare quella linea almeno storicamente molto più veritiera che è quella "individuo (massa) - clero - dio".
Premetto che la mia espressione "comodità" riferita alle scelte di fede è una semplificazione ad uso discorsivo che possiede ben maggior contenuto rispetto a quanto possa apparire, ma confido nella pazienza e nell'apertura mentale di chi mi legge.
In soldoni dico: se per il povero diavolo può essere "comodo" non decidere, seguire le regole d'altri, ragion di più è comodo per chi le regole le progetta a tavolino, le impone e poi a sua volta ne demanda la responsabilità al "piano superiore".
Prendere decisioni è sempre stata prerogativa prevalente dell'essere umano, ma è scomodo e impegnativo, tanto che coloro che hanno saputo trovare la forza di decidere per sè spesso sono stati ricordati come eroi. Molto più facile invece seguire il gregge.
Libero arbitrio? Lo si acquisisce con la coscienza. Nullo alla nascita, sempre maggiore, ma purtroppo sempre rapportato alla situazione contingente di ognuno, a mano a mano che il soggetto cresce ed impara.
La fregatura dell'uomo è stata la capacità così sviluppata di imparare: ogni cosa che impara lo rende più schiavo del proprio sapere.
Mi spiego in parole semplici: se non conosci una cosa, non ne puoi essere responsabile, ma appena la conosci, e, facciamo caso, ne riconosci la negatività, non puoi più appellarti a nulla per giustificare un eventuale tuo errore in merito. E' la famosa metafora della mela di Adamo. Finchè era ignorante come una capra, Adamo era "felice", (ma, e questo la bibbia non lo dice, soggetto al destino dettato per lui dal "pastore"). Una volta assaggiato il frutto del sapere, sono stati tutti c.zzi suoi.
Nessuno per sè può essere considerato responsabile del paese o della famiglia in cui nasce, ma a mano a mano che cresce ed impara sarà (di fronte a sè stesso, non ad altri) responsabile di ogni sua decisione, rapportata, chiaramente, all'ambiente in cui si è trovato originariamente a vivere e cresere.
Bruja, perccato che devo lavorare, qui ci si fa quache altro centinaio di pagine ;o)
Ciao a tutti