Dacchè con l'appressarsi della più matura età mi beo di scoprirmi meno affaccendato dall'ordinario, ho ripreso, dopo alcuni anni, la lettura di questo curioso guazzabuglio di varia umanità.
L'avevo lasciato molto meno incline alla commiserazione e alla condanna nei confronti dei tradenti e assai meno consolatorio nei confronti dei traditi, essendo per lo più all'epoca popolato più dei primi che dei secondi.
Orbene, a mio parere, la fedelltà è uno spiacevole effetto collaterale della civilizzazione, un'indolente quiescenza accondiscendente ad una morale che vorrebbe preservare presunti diritti di proprietà sui sentimenti altrui a suon di sensi di colpa deteriori.
Esser fedeli è contro natura, e dunque, al fine, sommamente immorale, e sobillare le folle contro il concetto stesso di tradimento è antietico di per sè.
L'uomo, come ogni altro animale, ha su questa terra lo scopo di perpetrare il proprio patrimonio genetico, pertanto nulla osterebbe alla molteplicità di rapporti coevi.
Saluti.