Mi dispiace dover riprendere solo adesso questa interessante discussione.
Ed è difficile riuscire a spiegare quello che intendo quando penso all'io statico, non sono affatto una "filosofa"! E' come pensare che al di là dell'azione coraggiosa c'è il coraggio, o al di là dell'avvenimento triste c'è la tristezza e così via.... Come una tavoletta di cera mai usata: esiste, e su di essa si incide e poi si cancella e si scrive di nuovo. Forse non è un esatto paragone, perchè quello che ci succede resta inciso sul nostro io, anche se lo cancelliamo, o ci proviamo, resta e lo condiziona. E qui mi ricollego all'idea della mutevolezza dei sentimenti di Moltimodi: l'amore non può trasformarsi in odio, forse è più corretto dire che l'amore lascia il posto all'odio. Insomma, non credo che un sentimento possa trasformarsi nel suo contrario, ma il suo contrario può sostituirlo. Ed ogni cosa o sentimento o emozione resta nell'"archivio" del nostro io. Forse.