vi racconto un altro pezzo della mia storia. A settembre 2007, un mattino, lui mi chiama dicendomi che ha litigato con la moglie, è uscito di casa con la valigia, e cerca un posto dove poter stare (cioè non se ne è andato per stare con me, ma per via di una lite, gli serve tempo). Gli offro ospitalità a casa mia, dicendo che può stare qualche giorno e vedere che succede. Passano i giorni e lui rimane, con questa cavolo di valigia, nel mio bilocale da 40 metri quadri. Passano 4 settimane. Lui torna spesso a casa, dopo il lavoro, a seguire i figli, ma poi viene da me. Io inizio ad avere problemi, per via della clandestinità, devo nasconderlo alle amiche, alla famiglia, e non è sempre facile. Gli chiedo come giustifica il suo stare fuori casa: dove dici che sei? forse in albergo? "Non lo dico"; "ma tua moglie non ti chiede dove dormi?"; "No, perchè sa che le conviene non chiedermelo" (a proposito, che vuol dire? le conviene in che senso?).
Alla fine, con un pò di insistenza, gli dico che o decide di fare il botto e stare con me ufficialmente, o se ne torna a casa sua. Gli dico persino che possiamo cercare un appartamento, che pagheremmo entrambi, dove lui può stare, per aver modo di preparare la famiglia (nel senso che non è bello dover annunciare di andare a vivere immediatamente con un'altra). Se ne va, dicendo che sono stronza: che dicevo di voler stare con lui, ma in realtà voglio la mia indipendenza e non sono fatta per una vita di coppia; che gli serviva più tempo, e io dovevo darglielo perchè in gioco c'era tutta la sua vita, mentre io non avevo nulla da perdere; che, passando il tempo, le cose sarebbero venute da sè, piano piano, senza traumi stridenti.
Da un lato mi sono un pò mangiata le mani, pensando che avevo perso la mia occasione.
Se non l'avessi allontanato, cosa sarebbe successo? Un'amica che si da arie da vecchia volpe dice che sarebbe andato avanti sempre così, all'infinito: un pò da me, un pò a casa, senza mai divorziare, un pò a metà strada, tranquillo e beato.
Cosa ne pensate?