Io, grosse cicatrici alle spalle...
Sono passati quasi 3 anni...
Insomma, sono sopravvissuta...
Ciao AnnaBlume!
Ho gradito la tua anestetizzante deflagrazione di parole ancor più della senzatezza e mirandolinità della di lei fine, purtuttavia erborinata di spezie rubefacenti.
La caduta agli inferi è quasi sempre magistralmente prefigurata da un abbaglio tanto instupidente quanto sovente scambiato per grandissima fortuna lì gettata dalla sorte insolitamente sbandata.
L'uomo colto col quale condividere qualcos'altro oltre al male di vivere, la noia sopportabile e le continue delusioni ed avvilimenti è una creatura tanto mitologicamente presente in favole e leggende, quanto fittamente e marginosamente descritta su parecchi bestiari medievali.
La sua descrizione e le sue dettagliate caratteristiche paiono tenderlo vero e tangibile perfino alle menti meno ottenebrate, nondimeno egli è e resta, parimenti all'ippogrifo ed alla chimera, una collettivizzazione dell'immaginifico ancestrale di uno sciamano che troppo succo di scimmia s'era ingollato o d'una vecchiaccia che doveva intrattenere bimbi moccolosi e sporchi in lunghe notti d'inverno.
La bellezza e la sintonia di astute sinfonie umane altri non è che un macchinamento subdolo e creativo teso a svincolare il bisogno dal suo soddisfacimento così come a trattenere lo spirito di libertà in gabbie mai così gradevoli.
Il troppo desiderabile vale alla stregua dello schifabile assoluto e, come tale, va tenuto lungi dallo spirito sì come dal corpo.
Ed è un dolce mercimonio di insensatezze quelle che fanno dapprima inebriare per la strategia letteraria, meglio che consorziale, di seminare briciole di logos nel chaos, per farle seguire da noi, novelli pollicini, che aneliamo alla dimostrazione, colta ed moralmente accettabile, di una sensibilità propedeutica più all'agnizione teleguidata che alla rivelazione falsata.
Le fatalità presunte di chi si divincola in un labirinto per ratti coi sensori nel corpo calloso s'intersecano con le proposizioni ficcanti e sensibilizzanti che, con arte e sapienza, sono state lasciate dal novello, finto, Sacknussem, per arrivare là dove nessun saggio è mai giunto prima.
Certe mucche lo sanno e ti guardano perciò con occhi di ruminante comprensione.
Esse, infatti, subirono una selezione atta a svuluppare prole produttiva in latte e carne, ma non allo stesso tempo come fanno certi Masai con le loro nutrienti bevande di mammelle e giugulare, ma separatamente, col vile caglio prima e presso l'ardimetoso macellaio poi.
Il macellaio potrebbe anche non essere ardimentoso, la questione non cambierebbe.
Ma macellaio lo deve essere, per forza: questo è fondamentale.
Intendiamoci, quella è pure una nobile ed antica professione, ma, nel contesto della presente rappresentazione simil allegorica, egli è il maligno prima ancora che il tentatore ed lo sfruttatore più ancora che il fruitore.
Absit iniuria verbis, quindi, e buonanotte al secchio.
Fruttuosità per tutti o per nessuno.
Bel modo di pensare.
Direi.
Ma non avrebbe senso se non premettessi che per fruttuosità intendo il bene puro ed insostanziale, per tutti intendo voi due e per nessuno intendo nessuno.
Per bello intendo sgradevole, per modo intendo predisposizione inconscia alle modalità attuative e per pensare intendo pensare.
Questa frase si rivela essere intrisa di sarcasmo.
E per sarcasmo non intendo fare a tocchetti la carne.
Chiarito questo, posso continuare.
Ma anche no.
Menomale.
In bocca al lupo per tutto.
Ciao!