Presentazione, LUNGA. Avvertiti, tutti.

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lunaiena

Scemo chi legge
vedo che per fortuna hai rinunciato a rispondermi. salutami l'amministratore che stai contattando in questo momento per lamentarti. e lavati bene i denti esciacquati la bocca con il colluttorio dopo, mi raccomando. io vado a dormire che domani ho un lavoro VERO da affrontare, io :D
buonanotte

Notte allora ...
Io sono ancora sul lavoro vero...
ma è sempre un "piacere leggerti"...
 

Rabarbaro

Escluso


Io, grosse cicatrici alle spalle...
Sono passati quasi 3 anni...
Insomma, sono sopravvissuta...
Ciao AnnaBlume!

Ho gradito la tua anestetizzante deflagrazione di parole ancor più della senzatezza e mirandolinità della di lei fine, purtuttavia erborinata di spezie rubefacenti.
La caduta agli inferi è quasi sempre magistralmente prefigurata da un abbaglio tanto instupidente quanto sovente scambiato per grandissima fortuna lì gettata dalla sorte insolitamente sbandata.
L'uomo colto col quale condividere qualcos'altro oltre al male di vivere, la noia sopportabile e le continue delusioni ed avvilimenti è una creatura tanto mitologicamente presente in favole e leggende, quanto fittamente e marginosamente descritta su parecchi bestiari medievali.
La sua descrizione e le sue dettagliate caratteristiche paiono tenderlo vero e tangibile perfino alle menti meno ottenebrate, nondimeno egli è e resta, parimenti all'ippogrifo ed alla chimera, una collettivizzazione dell'immaginifico ancestrale di uno sciamano che troppo succo di scimmia s'era ingollato o d'una vecchiaccia che doveva intrattenere bimbi moccolosi e sporchi in lunghe notti d'inverno.
La bellezza e la sintonia di astute sinfonie umane altri non è che un macchinamento subdolo e creativo teso a svincolare il bisogno dal suo soddisfacimento così come a trattenere lo spirito di libertà in gabbie mai così gradevoli.
Il troppo desiderabile vale alla stregua dello schifabile assoluto e, come tale, va tenuto lungi dallo spirito sì come dal corpo.
Ed è un dolce mercimonio di insensatezze quelle che fanno dapprima inebriare per la strategia letteraria, meglio che consorziale, di seminare briciole di logos nel chaos, per farle seguire da noi, novelli pollicini, che aneliamo alla dimostrazione, colta ed moralmente accettabile, di una sensibilità propedeutica più all'agnizione teleguidata che alla rivelazione falsata.
Le fatalità presunte di chi si divincola in un labirinto per ratti coi sensori nel corpo calloso s'intersecano con le proposizioni ficcanti e sensibilizzanti che, con arte e sapienza, sono state lasciate dal novello, finto, Sacknussem, per arrivare là dove nessun saggio è mai giunto prima.
Certe mucche lo sanno e ti guardano perciò con occhi di ruminante comprensione.
Esse, infatti, subirono una selezione atta a svuluppare prole produttiva in latte e carne, ma non allo stesso tempo come fanno certi Masai con le loro nutrienti bevande di mammelle e giugulare, ma separatamente, col vile caglio prima e presso l'ardimetoso macellaio poi.
Il macellaio potrebbe anche non essere ardimentoso, la questione non cambierebbe.
Ma macellaio lo deve essere, per forza: questo è fondamentale.
Intendiamoci, quella è pure una nobile ed antica professione, ma, nel contesto della presente rappresentazione simil allegorica, egli è il maligno prima ancora che il tentatore ed lo sfruttatore più ancora che il fruitore.
Absit iniuria verbis, quindi, e buonanotte al secchio.
Fruttuosità per tutti o per nessuno.
Bel modo di pensare.
Direi.
Ma non avrebbe senso se non premettessi che per fruttuosità intendo il bene puro ed insostanziale, per tutti intendo voi due e per nessuno intendo nessuno.
Per bello intendo sgradevole, per modo intendo predisposizione inconscia alle modalità attuative e per pensare intendo pensare.
Questa frase si rivela essere intrisa di sarcasmo.
E per sarcasmo non intendo fare a tocchetti la carne.
Chiarito questo, posso continuare.
Ma anche no.
Menomale.

In bocca al lupo per tutto.

Ciao!
 

Eretteo

Utente di lunga data
Ciao AnnaBlume!

Ho gradito la tua anestetizzante deflagrazione di parole ancor più della senzatezza e mirandolinità della di lei fine, purtuttavia erborinata di spezie rubefacenti.
La caduta agli inferi è quasi sempre magistralmente prefigurata da un abbaglio tanto instupidente quanto sovente scambiato per grandissima fortuna lì gettata dalla sorte insolitamente sbandata.
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Absit iniuria verbis, quindi, e buonanotte al secchio.
Fruttuosità per tutti o per nessuno.
Bel modo di pensare.
Direi.
Ma non avrebbe senso se non premettessi che per fruttuosità intendo il bene puro ed insostanziale, per tutti intendo voi due e per nessuno intendo nessuno.
Per bello intendo sgradevole, per modo intendo predisposizione inconscia alle modalità attuative e per pensare intendo pensare.
Questa frase si rivela essere intrisa di sarcasmo.
E per sarcasmo non intendo fare a tocchetti la carne.
Chiarito questo, posso continuare.
Ma anche no.
Menomale.

In bocca al lupo per tutto.

Ciao!
Tu pretenderesti di bagnarti i lombi nelle cristalline acque del delta dell'Eridano,e mentre accontenti sbuffando la dolce meta' che colleziona romanticamente conchiglie allegramente colorate dagli scarichi industriali,fognari e suini dell'intera Gallia Cisalpina,ti aspetteresti magari di aprire qualche bella cozza che profuma di catrame marcio e di avvistare un pezzo di carbonio purissimo da 84 carati.
La via per l'inferno e' lastricata di buoni propositi,e le consapevoli vittime dei demoni scelgono autonomamente in quale girone piazzarsi,e' che il piu' delle volte compino il tragitto guidando coi propri abbaglianti puntati sulla retina,ed una volta avvertito il punzecchiare sulle natiche incatenate da parte del forcone diavolesco,allora rimembrano tutto insieme il viaggio compiuto,dalle inaffidabili prime falcate in una palude infestata da caimani,alle successive sabbie mobili,fin giu' nelle caverne solforose dell'Averno.
E non esiste Orfea che possa scendere a salvare Euridicio da queste mortali mutande conformate a mo' di tagliola;uno decide d'indossarle,e solo quando sente un certo fastidio da restringimento magari decide anche di togliersele.
Ma anche quello e' un passaggio pieno di dubbi ed esitazioni,tipo uno che insiste a guidare un'Arna perche' ormai la conosce bene,ed anche se ha qualche difettuccionon si sa mai cosa potrebbe riservare una utilitaria nuova fiammante,tante volte il miserabile sceglie d'andare sul sicuro che buttarsi nell'ignoto.
Mal comune,mezzo gaudio dice un'insulso motto popolare.
Ma che gaudio c'e' nello stare male tutti?
Meglio una bella lista di proscrizione.
Via il morbo,via il male.
Se no uno si riduce come certe cenciose tende del sud sahara,con le mosche che si mangiano vivi otto bimbetti denutriti e malati.
Mentre due sarebbero cresciuti nell'abundantia.
 

Rabarbaro

Escluso

Mentre due sarebbero cresciuti nell'abundantia.
Tu cogli il profondissimo senso che è insito nel dio della sfortuna, il quale è, ahimè, ascoso ai più!
C'era quel pazzo pesavestiti che inneggiava alla provvida sventura mentre ammazzava la moglie di figli che, pur non sapendo nè poetare nè scrivere in prosa, formava il gusto degli studenti disgustati e sciacquava sozzure in Arno non mondando la propria feccia ma sporcando un bellissimo fiume il quale teneva per sacre certe fascinosità della trama, ma pochi altri, fortunatamente, lo seguirono.
Se l'Ivanohe di Scott fu il modello dell'incipit, e la Scozia sta al milanese come Robin Hood sta alla perpetua, allora non c'è da stupirsi che il kilt non abbia mai soppiantato i calzoni e la pastorizia il furfanteggiamento.
Ma ciò non ha importanza.
Parimenti è del tutto futile inneggiare, come non mi stancherò mai di fare, alle giuoie delle cose semplici in opposizione alle calunniose maldicenze degli ebeti e delle irragionavoli costrnazioni degli ottusi.
Ma anche questo non ha importanza.
Importantissimo è, invece, far notare al nulla più assoluto che rappresenta la massa dei lettori quivi giunti, loro malgrado, che l'assurdo governa e l'assurdità è l'unica legge nel tempo presente e nel luogo circostante.
Così come le ali di cera non reggono un Icaro troppo superbo, le beghe curvilinee di copulazioni tra ghette fruste e consunte trinoline sono segrete solo per chi le ritenga da disvelare.
Esse sciolgonsi rapidamente, tale è il valore della materia che fornisce sostanza alle candele ed ai dozzinali frutti da esposizione, che inebriano solamente il moccolaio merendone ed il mugnaio merdellone.
Stingono essi, l'uno colla bocca aperta, casa di mosche, l'altro colle mani laide, letto di vermi, al chiarore della luna, e perciò lungamente più che inettamente, le loro stoffe di lino ch'andrebbero altresì sbiancate al prato con Iperione che raggia a tutto spiano.
Ma questo è un discorso che resterà fortunatamente oscuro alli svogliati ed agli artritici del pensiero che, come bisce scutellarie d'inverno non cacciano fuori la testa se non per saggiare se c'è buco atto al loro pollone.
Piacerebbegli aver, io dico, uno stolone, ma sottotterra essi non accumulano che tuberi altrui accanto ad un fittone tanto profondo quanto la terra manca d'acqua e nutrimento.
Non ha ragione nè senso star a inguattare le rime più cruscanti e smaringare gli orpimenti più sbrilluccicosi, tale è la minuzia di meschini ch'attrippa le bolse ancor più de'marrani.
Del resto il mondo ha questo senso di rotazione.
E le nutazioni scandalizzano più nessuno.
 

Eretteo

Utente di lunga data
Tu cogli il profondissimo senso che è insito nel dio della sfortuna, il quale è, ahimè, ascoso ai più!
C'era quel pazzo pesavestiti che inneggiava alla provvida sventura mentre ammazzava la moglie di figli che, pur non sapendo nè poetare nè scrivere in prosa, formava il gusto degli studenti disgustati e sciacquava sozzure in Arno non mondando la propria feccia ma sporcando un bellissimo fiume il quale teneva per sacre certe fascinosità della trama, ma pochi altri, fortunatamente, lo seguirono.
Se l'Ivanohe di Scott fu il modello dell'incipit, e la Scozia sta al milanese come Robin Hood sta alla perpetua, allora non c'è da stupirsi che il kilt non abbia mai soppiantato i calzoni e la pastorizia il furfanteggiamento.
Ma ciò non ha importanza.
Parimenti è del tutto futile inneggiare, come non mi stancherò mai di fare, alle giuoie delle cose semplici in opposizione alle calunniose maldicenze degli ebeti e delle irragionavoli costrnazioni degli ottusi.
Ma anche questo non ha importanza.
Importantissimo è, invece, far notare al nulla più assoluto che rappresenta la massa dei lettori quivi giunti, loro malgrado, che l'assurdo governa e l'assurdità è l'unica legge nel tempo presente e nel luogo circostante.
Così come le ali di cera non reggono un Icaro troppo superbo, le beghe curvilinee di copulazioni tra ghette fruste e consunte trinoline sono segrete solo per chi le ritenga da disvelare.
Esse sciolgonsi rapidamente, tale è il valore della materia che fornisce sostanza alle candele ed ai dozzinali frutti da esposizione, che inebriano solamente il moccolaio merendone ed il mugnaio merdellone.
Stingono essi, l'uno colla bocca aperta, casa di mosche, l'altro colle mani laide, letto di vermi, al chiarore della luna, e perciò lungamente più che inettamente, le loro stoffe di lino ch'andrebbero altresì sbiancate al prato con Iperione che raggia a tutto spiano.
Ma questo è un discorso che resterà fortunatamente oscuro alli svogliati ed agli artritici del pensiero che, come bisce scutellarie d'inverno non cacciano fuori la testa se non per saggiare se c'è buco atto al loro pollone.
Piacerebbegli aver, io dico, uno stolone, ma sottotterra essi non accumulano che tuberi altrui accanto ad un fittone tanto profondo quanto la terra manca d'acqua e nutrimento.
Non ha ragione nè senso star a inguattare le rime più cruscanti e smaringare gli orpimenti più sbrilluccicosi, tale è la minuzia di meschini ch'attrippa le bolse ancor più de'marrani.
Del resto il mondo ha questo senso di rotazione.
E le nutazioni scandalizzano più nessuno.
Tu ben sai cogliere i sentimenti piu' profondi dell'animo umano,dal sospiro dell'innamorato in febbrile attesa al sorriso del politico da un quintale e mezzo che s'e' appena liberato dal fardello mattutino sul trono di porcellana,dalla meraviglia del pupetto che vede per la prima volta l'arcobaleno alla piu' bieca imprecazione del povero conducente,che allorquando riceve il temuto piccione viaggiatore dell'infingardo aggiustatutto semi impedito,apprende di dover investire due stipendi per cambiare un rullino che gli faceva tremare il sedere,bestemmiando in aramaico gli antropomorfi e distratti dei di un troppo distante Olimpo.
Perche' se uno ha bisogno di imparare a memoria il foglietto dell' how-to pure per assemblare quattro pezzi di plastica trovati in un guscio di plastica partorito da un uovo di cioccolata che tutto e' tranne cioccolata,allora quale pazzo si sognerebbe mai di affidargli la fedele quadriga,con cui ha affrontato in mille battaglie i peggiori nemici,nelle condizioni piu' disparate e sovente avverse,sui peggiori crinali delle piu' gloriose strade,tracciate da antica sapienza e forte mano nei luoghi fra i piu' belli che si potessero abitare,e ridotte da ignoranza e pigrizia umane a sordidi budelli pieni di bisonti sobbalzanti e plantigradi puzzolenti,vincolati gli uni agli altri da un'invisibile ma tenacissima catena di stupida,bigotta e quasi invincibile osservanza di stupidi e risibili vincoli,lacci e limiti stabiliti da un grassone sudato,dalle mani tremanti,lo sguardo lascivo e le labbra rotte a mille sbavate peccaminose?
Alto si levera' il grido del volgo scurrile,che abbatte e distrugge tutto cio' che non comprende,non perche' non sarebbe in grado in pochi decenni di alfabetizzazione di afferrarne almeno il principio del guscio del significato piu' profondo,ma per la putrida cagione che e' bello cio' che e' facile,e' giusto quello che e' accessibile,e' sacrosanto qualsivoglia sia tal basso da poter esser scrutato da' verme strisciante,e tutto cio' che si erge oltre il mezzo palmo dalla piana desolata dell'ignoranza e' destinato a rimanere un picco solitario,visitato al piu' da qualche rapace dal collo spelacchiato e lo sguardo assonnato e tedioso e dall'estro originale e ramingo.
 
Ciao:smile:
 
Ultima modifica:

massinfedele

Utente di lunga data
Salve a tutta la tribù.

E’ un pò che vi leggo, che spulcio, che convengo o dissento, che rimugino e imparo e rifletto. Alla fine, eccomi qui, farlo di nascosto mi pare brutto.

Il fatto è che non sono sintetica: mi par sempre che la sintesi tolga la sostanza, perché le cose non sono lineari e le storie umane ancor meno. Cercherò, però, di esserlo, altrimenti scappa fuori un guerra e pace di una noia mortale. Che, giustamente, mi tirereste in testa.

Io, grosse cicatrici alle spalle, per lo più familiari, talmente autonoma emotivamente –all’apparenza- da sembrare anodina, case in affitto a mia immagine e somiglianza da quando avevo 19 anni. E studio e lavoro, studio e lavoro, studio e lavoro. E poi, per caso, l’incontro. Il raggio di sole. Uno sguardo pulito, la luce negli occhi, e rideva. Mi sembrava libero, non impastoiato. La pelle integra, senza segni di colpi antichi. In gamba: uno che pensa prima di agire, uno dai comportamenti etici prima e oltre il proprio tornaconto. E poi, uno di tutto: lo stesso mio sport –outdoor estremo- ma lettore; alla fine delle uscite, invece di blaterare con gli altri maschietti che fanno quello sport a chi ce l’ha più lungo, parlava di libri, di cinema, di musica, d’arte. Come me, che tali palate di testosterone mi annoiano da morire e spesso mi imbarazzano, ma se si vuole fare quello sport, pare essere il prezzo da pagare. E brillante e divertente. E una competenza simile alla mia, ma diversa quel tanto che basta da essere stimolante, tanto. E vegetariano, come me, per gli stessi identici motivi. Sembravamo, io lo credevo, due extraterrestri in pianeta alieno, due uguali ma diversi. Stessa lingua. E il seme cresceva.

Vivere insieme è stato veloce, facile. Deporre le mie difese, la mia incredulità, è stato quasi immediato. Crederci un nettare.

Poi, le sue crisi. Depressione. Quella seria, pesante. Quella che non capisci. Era altro dalla mia disperazione di anni. Era più di infelicità. Era un veleno. Ciclotimia. Lunghi periodi nei quali moriva. Si spegneva lo sguardo, niente più sonno, niente più fame, niente più amore, niente più gesti, niente più parole. Si trascinava al lavoro come un automa -dio solo sa come riuscisse- e poi niente. Il tempo che sgocciolava. Io non capivo. Ho provato a capire, ho provato ad esserci comunque. Credevo che la normalità (brutta parola) fosse la sua felicità, e la depressione fosse la malattia. Bastava trovare la cura, io l’avrei cercata. Avrei camminato nel fuoco per lui.

E poi, risaliva la china, attaccato alla mia mano. E tornava tutto. L’amore e i sorrisi, i gesti e i viaggi, i salti nel fiume e l’azzurro delle montagne, i tornanti in moto. E poi di nuovo il buio e il baratro. Sempre più lungo, sempre più profondo. Lui era nel pozzo, ed io c’ero scesa perché potesse trovarci la mano quando si risvegliava. E tira, e spingi, e parla e taci, e rispetta e aspetta e cerca di capire. E cerca di dimenticarti: lui sta male, tu ce la fai da sola. A caro prezzo, ma ce la fai. Ma poi, lo corroboravo –a prezzo di me- perché ritrovasse l’uscita, sempre più a fatica, ogni volta scivolava più giù, e quando riemergeva, cominciava ad andarsene da solo. Uscite sportive senza di me, viaggi da solo. Da una parte capivo: io avevo sempre viaggiato da sola, in posti decisamente inaccessibili, sapevo bene che adrenalina dà. Dall’altra no. Spendevo tutto ciò che avevo e anche quello che non credevo di avere per ridargli forza e lui poi volava via. Non sempre, ovviamente, ma e’ stato feroce. E poi, anni avvelenati a sprazzi, un amore che sbatteva contro il muro, io non potevo più. Non avevo il controllo, tutto era giocato sulla sua depressione. E avevo visto, finalmente, qualcosa che prima non mi pareva ci fosse. Che per caso lui mi tradiva? Talmente pulita, io, da sentirmi in colpa per solo averlo pensato. E da brava pulita, idiota pulita, l’ho chiesto. La reazione è stata inattesa. Parole veloci, troppo. Offesa da parte sua, troppa e troppo immediata. Violenza nel rispondere. Attaccare per non esserlo. Non mi tornava.

E beh, la discesa nell’inferno per me. Qualcosa che non avevo mai fatto e che ritenevo assolutamente sbagliato. Da non fare mai. L’ho controllato. Spiato. Hackerato le psw. Tutto. E ho trovato un mondo. Inabitabile, per me. Irrespirabile. Sesso come droga pesante, sesso per ottenebrarsi. Sesso con chiunque, senza selezione alcuna, anche non protetto, a casa nostra, per anni. Pompini da giovanissime filmati via web-cam perché una terza ne godesse. Partner di una coppia in un sito, con tanto di foto di incontri avvenuti. Sesso con sconosciuti/e, e sesso con conosciuti/e.

E ho chiesto tempo senza dire perché, e tempo ho ottenuto, una settimana di follia. Ho usato le mie competenze professionali – se una cosa esiste, io la trovo, non c’è storia- per risalire a ritroso, morire per interposte persone. Ho trovato numeri, ho parlato con gente, mi sono sentita raccontare come io non sono stata mai, mai, mai, da un paio di donne che lo volevano per sé –all’oscuro come me delle altre sue attività- e gli chiedevano perché stesse con me, perché non mi lasciasse. Le sue risposte, nelle quali mi svendeva, mi riduceva a una che per pietà lui non poteva lasciare. Tutto stravolto: una mia malattia di anni prima, risolta brillantemente grazie alla mia sola forza di volontà che invece, nelle sue parole, mi aveva trasformata in una sorta di disabile cognitiva. Io che ero nel post-dottorato –pagato- dell’università più selettiva e prestigiosa nel mio campo.Il cancro – stadio terminale- di mia madre che io gestivo senza chiedergli nulla per non appesantirlo visto che stava già tanto male, tutto, tutto buttato nel mucchio a giustificare perché rimanesse con me. Perfino che non ero in grado di mantenermi. Io che lo avevo –che torda- aiutato, e non poco, a ristrutturare casa SUA. Io, che dell’autonomia ho fatto un bandiera. Io che non avevo mai, nemmeno per un giorno, usato il suo reddito o il suo denaro. Tutto buttato nel cassonetto per avere indietro, negli occhi di semisconosciute, un’immagine di sé magnificata, aumentata di decine di volte. Ho amato perdutamente una truffa.

E poi, e poi, sapete come vanno queste cose.

Sepolta da schifezze e menzogne.
Franata in 3 loops silenziosi, solo miei, uno dietro l’altro.

Il primo: “non TU. Tutti, ma non TU”. Durato 2 giorni. Non riuscivo a formulare altro pensiero. Non riuscivo a crederci.
Il secondo: “come cazzo hai fatto ad arrivare a questo. Come. Cazzo. Hai. Potuto.” Un altro paio di giorni, più o meno. Non riuscivo a respirare.
Il terzo: “chi cazzo sei, tu”. Gli ho mollato all’improvviso uno schiaffo a mano aperta, con tutta la forza, non me lo perdonerò mai.

Ho pulito casa come fosse uno specchio, non ho mai capito perché. Tirato fuori il trolley, preso 4 cose, infilato la porta.

Sono passati quasi 3 anni. 2 li ho spesi tra la vita e la morte, non vedevo niente, non sentivo niente se non sordo dolore che azzannava e bruciava ogni fibra. Non lasciava niente. Lavoro, lavoro, lavoro. Poi mi sono risvegliata, una mia amica mi ha detto: “meglio vedova che male accompagnata”. Le prime risate a crepapelle. Ora respiro di nuovo, ora rido. Un riso un pò amaro, ma meglio di niente. Insomma, sono sopravvissuta. Non posso dire di aver capito. Non posso dire di sapere come si fa. Ma ho ritrovato il mio passo elastico, le falcate da gazzella anche con i tacchi alti, il mio essere leggera, ossa e vento. Grazie a tutti, mi ha fatto bene leggere alcuni di voi, altri mi hanno fatto incazzare. Ma siete stati – chi più, chi meno- preziosi.

PS: ve l’avevo detto, che non ero sintetica. Non lapidatemi, o perlomeno non per questo.
:eek:
mi chiedo e ti chiedo, credi davvero che fosse una truffa? O forse questi comportamenti sono da ricollegarsi alla sua malattia. Tu sei una persona molto intelligente, ho difficoltà a pensare che lui possa averti nascosto il suo io. Non so, ci stavo ripensando
 
Stato
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