Capisco molto bene le sensazioni del primo grassetto @
mistral
Credo che ne proverei di simili.
E mi dispiace molto. Conosco bene la sensazione di rumore di sottofondo di cui accenni.
E' dolorosa. Di un dolore che non è dolore vero, acuto, ma che non molla mai.
Io ho girato lo specchio. Su di me.
Non è stato piacevole in effetti. Guardarmi.
L'immagine era di un cane alla catena che ringhiava e sbavava, saltando per cercare di liberarsi e finendo solo per ferirsi irrimediabilmente ancora di più.
No, non ero bella
Sotto quello...ci sono territori da attraversare, se lo si desidera.
E il dolore del guardarsi è una parte del prezzo da pagare.
Affrontare la propria nullità e impotenza.
Uso appositamente parole altisonanti...ricordo bene la mia caduta, nel niente.
Ma sotto....
Io ho trovato quel che mi serviva per smettere di sbavare e ringhiare e cercare sangue (in modo obbligato, intendo. Ora il sangue lo cerco per gustarmelo, e quando ne ho IO il desiderio. Mi piace il sangue. Sono una bestia così). .
Il nucleo ero io.
Nessun altro.
Quella me in quelle situazioni che hai descritto nel primo grassetto.
E quella me non la tolleravo. Non la volevo. Volevo strapparmela via dalla pelle (anche la mia pelle ha detto la sua

e ci sta, la pelle è il nostro sistema avanzato di relazione con il mondo, la nostra prima esposizione al mondo, un portale sistemico e biologico che segna gli attraversamenti fra il dentro e il fuori).
Un amico, prezioso, un giorno quando gli parlavo del perdono mi ha troncata dicendomi semplicemente "hai ancora molto da perdonare a te stessa".
Te la giro. Il nucleo sei tu. Guardati allo specchio...e lasciati crollare.
Lasciar cadere i pezzi e sedercisi in mezzo, io non penso ci sia altra via.
Potresti scoprire cose interessanti.
In tutto questo, gli altri, tuo marito, la sua amante, le cazzate varie annesse e connesse, sono solo scuse per tener insieme i pezzi, ma non è roba tua...non a caso la tua pelle urla. La pelle è TUA. Non accetta intrusi.