Basta con sta liturgia del bravo ragazzo carino.
Il bravo ragazzo carino, nella versione che intendi tu, non è quello che le donne vogliono. È quello che le donne dovrebbero volere secondo le madri, le maestre, le zie, i manualetti educativi e tutta quella grande filiera dell’addomesticamento umano che ha prodotto generazioni di maschi educati a chiedere permesso anche quando respirano perché così sono più facili da gestire dalle istituzioni. È dalla rivoluzione francese che si costruiscono cittadini al posto delle persone.
Poi si stupiscono se non scopano.
Il bravo ragazzo carino, se per bravo intendiamo accomodante, flessibile all’infinito, rispettoso fino all’autocancellazione, è biologicamente programmato per vivere di avanzi. L’antropologia culturale ci era arrivata vent’anni prima dei fuffaguru del rimorchio.
Il sesso funziona su basi molto più antiche delle frasette sulla sensibilità. Come proteggi la tana e i cuccioli se quando ti menano chiedi scusa? Come reggi una donna se hai paura di occupare spazio? Come fai a essere desiderabile se sembri uno che, pur di non disturbare, si siederebbe nel bagagliaio della propria vita?
E finiamola pure con la favola del “narcisista stronzo”. Ormai qualunque uomo che abbia obiettivi, spinga, sgomiti, scelga, dica no e metta una linea viene archiviato come narcisista. Ma tu, domani, per tua figlia vorresti davvero uno che segue tutte le regole, non arriva mai primo, non sa imporsi, non sa mettere il proprio progetto davanti al brusio del bene comune? Uno bravo, educato, innocuo, che quando la vita gli tira una sportellata fa il gruppo di ascolto?
Dai, su.
Qui c’è il grande problema dei maschi cresciuti troppo dalle donne e troppo poco dai padri. Madri che spiegano ai figli come dovrebbero comportarsi per essere “bravi”, e padri assenti che non insegnano mai la cosa fondamentale: se ti comporti come piace alla mamma, spesso le donne ti scartano. Ti trovano tenero, sicuro, affidabile, magari pure commovente. Poi vanno a bagnarsi da un’altra parte.
I maschi fanno i maschi. Non i tossici, non i cretini da palestra col cranio vuoto, non i padroncini. Maschi. Io il padre l’ho sempre fatto, il mammo mai. Proteggi, porti risorse, reggi il colpo, resti te stesso. Vigile in ascolto e con la borsa dei ferri in mano per aggiustare cose.
E chi ti sta accanto deve sapere che se tratta male la donna tua non è che si apre il tavolo di confronto con le tisane. Infatti, quando arrivano i casini veri, le fidanzate, le mogli, le amanti, le sorelle, le cuginette e le amiche chiamano sempre zio Arci. Chissà come mai.
Un uomo deve proteggere, portare a casa, rimanere se stesso. Se lo strozzano troppo, guarda fuori. Molto più per quello che per un culo di vent’anni meno. Gli togli l’aria, gli togli la linea, gli togli il margine, lo trasformi in un mobile utile, e poi ti stupisci se appena ritrova un pezzo di sé con un’altra gli parte il sangue.
I “bravi ragazzi” che non scopano sono spesso quelli a cui hanno insegnato a essere flessibili fino alla scomparsa. Sempre disponibili, sempre comprensivi, sempre rispettosi, sempre carini. Dopo un po’ sembrano un servizio clienti infatti vivono in attesa di una che non gli parla più, né con la bocca, né con la fregna.
Il mio maestro di arti marziali, quando ero piccolo, diceva che le braccia dei grandi maestri cinesi sembravano acciaio avvolto nel cotone. Morbide fuori, ma non le potevi piegare.
Ecco.
Se un giorno dovessi spiegare a un figlio maschio come deve diventare per avere successo con le donne, gli direi questo: acciaio avvolto nel cotone.
Fuori puoi essere gentile, calmo, dolce.
Sottopelle, non troppo sotto, devi avere un punto in cui, se qualcuno prova a piegarti, si rompe le mani.