spleen
utente ?
BRUNETTA: Finalmente rispondo a Spleen. È l'educazione che ti costruisce l'etica portandoti a costruirti l'idea di bene e male. Educazione in senso ampio anche quella che si assorbe culturalmente, oggi soprattutto attraverso i media.
E’ una spiegazione buona ma secondo me c’è dell’altro.
Dici che educazioni diverse portano ad un sistema etico diverso, al netto delle reminescenze istintive tribali, collaudate per centinaia di miglia di anni durante il paleolitico e alle quali accenni parlando di identità sessuale, bene.
Però seguendo questo ragionamento dobbiamo pensare anche che il nostro sistema etico derivi dalla società in cui viviamo, il guaio è che ragionando in modo deterministico saremmo deresponsabilizzati, la nostra possibilità di scelta di fare il bene o il male sarebbe limitata entro i canoni. Questo, calato nell ‘individualismo imperante oggi non porterebbe a cercare delle validazioni e delle giustificazioni e non spiegherebbe la pervicacia ed il convincimento quasi trascendente con cui talvolta difendiamo le nostre convinzioni del contrario.
Ragionando per iperbole se noi vivessimo in una società dove la fedeltà coniugale fosse un disvalore ( e ci stiamo avvicinando) non si dovrebbe provare dolore e frustrazione per un tradimento fatto o subito. Penso invece non sia una cosa che si possa cancellare, da quel poco che ci capisco, amore, senso di possesso e frustrazione attraversano tutte le culture, anche le più arcaiche e lontane. Solo reminescenze istintive?
Le idee di “libero amore” degli anni 60 sono naufragate non perché ci sia stata una rimonta dei valori tradizionali ma forse perché non corrispondevano ad un modello interiormente (individualmente) accettabile, non solo socialmente inattuabile.
Ergo non penso che la “coscienza empatica” umana debba tutto all’ educazione ma ho la sensazione (magari mi sbaglio) che derivi anche da qualcosa che ci portiamo dentro, i nostri sentimenti, prima di tutto, quella parte arcaica e istintiva che gioca il suo ruolo e poi anche quella “radice etica” che non va’ più di moda da tanti anni ma che forse è dentro di noi anche se la neghiamo.
Altrimenti che senso avrebbe scrivere di “ascoltare se stessi”?
Ho scorporato questo mio delirio dal 3d di Jouan… perché non trovo giusto più inquinarlo con considerazioni estemporanee, questa sortita perché nel 3d ho a lungo sentito parlare di pricìpi e di etica di cui tutti giustamente scriviamo ma dei quali non sento mai parlare di radice, di provenienza. Con questo non voglio censurare o sminuire nessuno naturalmente, solo proporre una pur inadeguata riflessione. Perché sostenere con convinzione un principio senza sapere da cosa derivi è quasi un controsenso.
E’ una spiegazione buona ma secondo me c’è dell’altro.
Dici che educazioni diverse portano ad un sistema etico diverso, al netto delle reminescenze istintive tribali, collaudate per centinaia di miglia di anni durante il paleolitico e alle quali accenni parlando di identità sessuale, bene.
Però seguendo questo ragionamento dobbiamo pensare anche che il nostro sistema etico derivi dalla società in cui viviamo, il guaio è che ragionando in modo deterministico saremmo deresponsabilizzati, la nostra possibilità di scelta di fare il bene o il male sarebbe limitata entro i canoni. Questo, calato nell ‘individualismo imperante oggi non porterebbe a cercare delle validazioni e delle giustificazioni e non spiegherebbe la pervicacia ed il convincimento quasi trascendente con cui talvolta difendiamo le nostre convinzioni del contrario.
Ragionando per iperbole se noi vivessimo in una società dove la fedeltà coniugale fosse un disvalore ( e ci stiamo avvicinando) non si dovrebbe provare dolore e frustrazione per un tradimento fatto o subito. Penso invece non sia una cosa che si possa cancellare, da quel poco che ci capisco, amore, senso di possesso e frustrazione attraversano tutte le culture, anche le più arcaiche e lontane. Solo reminescenze istintive?
Le idee di “libero amore” degli anni 60 sono naufragate non perché ci sia stata una rimonta dei valori tradizionali ma forse perché non corrispondevano ad un modello interiormente (individualmente) accettabile, non solo socialmente inattuabile.
Ergo non penso che la “coscienza empatica” umana debba tutto all’ educazione ma ho la sensazione (magari mi sbaglio) che derivi anche da qualcosa che ci portiamo dentro, i nostri sentimenti, prima di tutto, quella parte arcaica e istintiva che gioca il suo ruolo e poi anche quella “radice etica” che non va’ più di moda da tanti anni ma che forse è dentro di noi anche se la neghiamo.
Altrimenti che senso avrebbe scrivere di “ascoltare se stessi”?
Ho scorporato questo mio delirio dal 3d di Jouan… perché non trovo giusto più inquinarlo con considerazioni estemporanee, questa sortita perché nel 3d ho a lungo sentito parlare di pricìpi e di etica di cui tutti giustamente scriviamo ma dei quali non sento mai parlare di radice, di provenienza. Con questo non voglio censurare o sminuire nessuno naturalmente, solo proporre una pur inadeguata riflessione. Perché sostenere con convinzione un principio senza sapere da cosa derivi è quasi un controsenso.