nessun titolo ha senso

danny

Utente di lunga data
posto che in tutto questo il dolore è per la perdita di una giovane ragazza e che l'unica cosa che può rendere meno vana la sua morte è l'intensificarsi di leggi e strategie per la prevenzione di questi crimini,
non è diventando a nostra volta violenti che le rendiamo giusta memoria.
altra cosa è la giusta pena e l'eccessivo margine di interpretazione che il diritto permette in casi che appaiono a tutti evidenti .
da una parte occorre una tutela che scongiuri i casi di errori giudiziari che rovinano poveri innocenti ...dall'altra quando si arriva a cogliere sul fatto non dovrebbero esistere scappatoie di sorta.
Anzi. La violenza anche nella reazione crea il sustrato per ulteriore violenza.
 

danny

Utente di lunga data
La maggior parte dei traditi arriva qui sull'onda della disperazione e rimane perché trova una comprensione che altrove non trova.
Io stessa prima di esserne toccata non mi rendevo conto dello sconvolgimento che provoca un tradimento e una separazione.
Nella cultura contemporanea il tradimento è visto come una cosa o intrigante o ridicola e la separazione come fatto comune.
Per questo quando ci caschiamo dentro siamo destabilizzati per quanto lo viviamo come un fatto tragico.
Nell'educazione alle emozioni bisognerebbe comprendere forse anche il tradimento e la fine di una relazione. Invece crediamo che una relazione sia come un percorso naturale e che una volta iniziato possa avere deviazioni o interruzioni solo se qualcuno disattende in modo eclatante le legittime aspettative.
Benché abbia sentito dire "non ha saputo tenersi il marito" in riferimento a una che si era separata perché picchiata, normalmente si immagina che si venga traditi per gravissime mancanze. Per questo ognuno si sente "bravo" e di conseguenza inattaccabile dal tradimento.
Quando accade così alcuni si autogiudicano totalmente inetti per il ruolo di coppia. Un uomo si pensa sessualmente inetto, ad esempio, o una donna priva di attrattiva.
Affidiamo alla stabilità della relazione la nostra identità di genere.
Mentre credo che la crisi economica e sociale non c'entri nulla.
Bisognerebbe essere educati a capire che una relazione può funzionare o no, ma non dipende dal valore delle persone.
Oltre a questo vi è il problema che la fine forzosa di una relazione impone una rinuncia coatta. Non alla persone, vista come proprietà come si tende a vedere sempre, ma a una parte di vita e quindi a una parte di sè. Non tutti hanno gli strumenti per riuscire ad accettare questo. E se questa rinuncia in molti casi è dolorosa ma contenuta nelle reazioni, talvolta può dar luogo a reazioni avverse, anche violente, verso chi si è individuato come responsabile. Non è un caso poi che dopo il tradimento si tenti di compensare ciò a cui si ritiene di aver rinunciato con altre relazioni. L'educazione va rivolta verso il contenimento della violenza e dell'aggressività incontrollata.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Oltre a questo vi è il problema che la fine forzosa di una relazione impone una rinuncia coatta. Non alla persone, vista come proprietà come si tende a vedere sempre, ma a una parte di vita e quindi a una parte di sè. Non tutti hanno gli strumenti per riuscire ad accettare questo. E se questa rinuncia in molti casi è dolorosa ma contenuta nelle reazioni, talvolta può dar luogo a reazioni avverse, anche violente, verso chi si è individuato come responsabile. Non è un caso poi che dopo il tradimento si tenti di compensare ciò a cui si ritiene di aver rinunciato con altre relazioni. L'educazione va rivolta verso il contenimento della violenza e dell'aggressività incontrollata.
Scusa ma io avevo tentano proprio di andare oltre e cercare di capire cosa provoca la violenza.

Io, ad esempio, non mi sono mai sentita umiliata dal tradimento. Il fatto che altri si sentano umiliati e negati anche solo dal fatto di essere lasciati, figuriamoci traditi, è alla base della reazione violenta. Voglio dire che il fatto che si agisca o no la violenza dipende dalla capacità di gestirla, ma è provarla il nodo.
Anch'io, come tutti, provo in alcune situazioni la sensazione di essere negata, ma non deve accadere quando finisce il rapporto d'amore.
Questo avviene, è una delle possibili ipotesi, quando la nostra unica ragione di orgoglio sta in quel rapporto o ci sta quella parte fondante.
Se il si pensa che si è perché sessualmente potenti, l'essere lasciato perché insoddisfacenti, è conseguenza naturale che si scateni una disperazione aggressiva di autodifesa del sé.
Ma è fondare la propria identità su quello che è da cambiare.
Come accade a chi si suicida perché per un rovescio finanziario dovrebbe abbandonare la villa con piscina e trasferirsi in un modesto appartamento di cui altri sarebbero felici. Significa che la villa con piscina rappresenta il sé.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Scusa ma io avevo tentano proprio di andare oltre e cercare di capire cosa provoca la violenza.

Io, ad esempio, non mi sono mai sentita umiliata dal tradimento. Il fatto che altri si sentano umiliati e negati anche solo dal fatto di essere lasciati, figuriamoci traditi, è alla base della reazione violenta. Voglio dire che il fatto che si agisca o no la violenza dipende dalla capacità di gestirla, ma è provarla il nodo.
Anch'io, come tutti, provo in alcune situazioni la sensazione di essere negata, ma non deve accadere quando finisce il rapporto d'amore.
Questo avviene, è una delle possibili ipotesi, quando la nostra unica ragione di orgoglio sta in quel rapporto o ci sta quella parte fondante.
Se il si pensa che si è perché sessualmente potenti, l'essere lasciato perché insoddisfacenti, è conseguenza naturale che si scateni una disperazione aggressiva di autodifesa del sé.
Ma è fondare la propria identità su quello che è da cambiare.
Come accade a chi si suicida perché per un rovescio finanziario dovrebbe abbandonare la villa con piscina e trasferirsi in un modesto appartamento di cui altri sarebbero felici. Significa che la villa con piscina rappresenta il sé.
Se si andasse a scavare in quelle relazioni, neanche tanto profondo, molto probabilmente si rintraccerebbero strutture di dipendenza/codipendenza, attaccamenti fusionali o addirittura simbiotici.

L'altro diventa in un qualche modo proprietà nel momento in cui il sè è talmente fragile che per essere sostenuta ha bisogno della stampella dell'altro. Se io metto parti di me nell'altro, lasciarle andare è un lutto. Profondo.

A volte talmente profondo che ha bisogno di essere agito.

Sia ben chiaro. Questo per comprendere e non per giustificare.

Ma è un "ti uccido per lasciarti andare. Perchè lasciare andare te, significa perdere parte di me. E questo non posso permettertelo. Ne va della mia vita."

E la parte patologica di certe relazioni.

Non a caso le relazioni patologiche, sono le più complesse da sciogliere. Perchè prima di sciogliere la relazione è necessario "riprendersi" le parti di sè che si sono sperse nell'altro. Che diventa un nemico a quel punto. Malvagissimo. A cui riprendere il mal tolto.

L'estremo è l'uccisione. Tendenzialmente ad opera di uomini. Che dietro hanno un retaggio complesso riguardo l'identità di uomo in relazione con una donna.

Ma ci sono millemila sfumature intermedie.

L'altro estremo è non sciogliere la relazione. E rimanere lì. Succhiandosi energia a vicenda. Con piccoli atti di umiliazione, negazione, perdono, e poi di nuovo umiliazione etc etc.

Siamo esseri complessi...
 

Brunetta

Utente di lunga data
Se si andasse a scavare in quelle relazioni, neanche tanto profondo, molto probabilmente si rintraccerebbero strutture di dipendenza/codipendenza, attaccamenti fusionali o addirittura simbiotici.

L'altro diventa in un qualche modo proprietà nel momento in cui il sè è talmente fragile che per essere sostenuta ha bisogno della stampella dell'altro. Se io metto parti di me nell'altro, lasciarle andare è un lutto. Profondo.

A volte talmente profondo che ha bisogno di essere agito.

Sia ben chiaro. Questo per comprendere e non per giustificare.

Ma è un "ti uccido per lasciarti andare. Perchè lasciare andare te, significa perdere parte di me. E questo non posso permettertelo. Ne va della mia vita."

E la parte patologica di certe relazioni.

Non a caso le relazioni patologiche, sono le più complesse da sciogliere. Perchè prima di sciogliere la relazione è necessario "riprendersi" le parti di sè che si sono sperse nell'altro. Che diventa un nemico a quel punto. Malvagissimo. A cui riprendere il mal tolto.

L'estremo è l'uccisione. Tendenzialmente ad opera di uomini. Che dietro hanno un retaggio complesso riguardo l'identità di uomo in relazione con una donna.

Ma ci sono millemila sfumature intermedie.

L'altro estremo è non sciogliere la relazione. E rimanere lì. Succhiandosi energia a vicenda. Con piccoli atti di umiliazione, negazione, perdono, e poi di nuovo umiliazione etc etc.

Siamo esseri complessi...

i conseguenza l'educazione, la formazione deve puntare a costruire identità forti e sicure, più che in qualsiasi modo mortificare l'identità di genere.
 
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