Eh, bella domanda...
Credo sarebbe d'uopo fare una distinzione tra un tradimento per debolezza, un tradimento per relazione ormai finita ed una abitudine a tradire.
Nel primo caso... può capitare, nessuno è perfetto e sbagliare spesso è l'unico modo che abbiamo per apprendere davvero la lezione. Nel momento in cui ci rendiamo conto dell'errore fatto subentreranno i sensi di colpa e lì confessare o meno è solo una questione di scaricarsi la coscienza, infliggere un dolore per stare meglio noi. Ma non è giusto. Siamo noi ad avere sbagliato e siamo noi quindi a doverne pagare il prezzo, giorno dopo giorno affrontando i rimorsi per quello che abbiamo fatto. E dobbiamo farlo senza far pesare la cosa sulla controparte.
Nel secondo caso... lì il tradimento resta un errore ma ha radici ben più profonde, non è uno sbaglio capitato per debolezza ma un segnale che ormai è finita. La cosa moralmente giusta sarebbe chiudere la storia mentre la decisione sul confessare o meno... mah, non saprei nemmeno quale sarebbe la strada migliore. Dipende molto dall'altra persona, c'è chi ne sarebbe devastato e chi invece, nell'apprendere di un tradimento, troverebbe la forza di uscire prima dalla batosta della fine della relazione stessa.
Nella terza ipotesi invece... nega o non negare non cambia il fatto che stiamo giocando con i sentimenti altrui (a meno di avere l'onestà di Tebe che ha premesso dopo essere stata tradita che tornerà alle vecchie abitudini).
Non so, sinceramente ogni ipotesi ha così tante sfaccettature che non credo nemmeno esista una risposta. Etica e morale, sentimenti... tutto si mescola ed alla fin fine dipende tutto solo da noi, da chi siamo e da cosa crediamo. Io credo che l'altra persona abbia il diritto di sapere, soprattutto che noi abbiamo il dovere di dire all'altra persona la verità sui sentimenti che proviamo per lei. Ma il diritto di sapere non deve essere una scusa per scaricarsi la coscienza e poi sentirsi a posto.