ma se lo fanno gli uomini perche' non dovrebbero farlo le donne?
Siamo arrivati a questo punto e soprattutto i giovani si muovono cosi.
Ma e' una cultura ben radicata.
Accorgersene ora e chiedersi perche' lo trovo ormai inutile.
Ci si doveva pensare qualche decennio fa.
Tutti i rapporti nel mondo occidentale sono liberi, pertanto competitivi.
Quello che è stato stigmatizzato in questo thread è derivante dalla frustrazione di chi in un libero mercato (chiamiamolo) del sesso non ha sufficienti numeri per imporsi come individuo.
L'alternativa è quella di aderire a visioni collettive in cui la propria condizione venga stemperata e divenga strumento di lotta insieme ad altri, per tentare di imporsi in maniera alternativa.
Gruppi di questo genere hanno oggi pesante rilevanza sui social ma sono anche sfruttabili a livello politico e mediatico.
Penso, per esempio, all'infima rilevanza di chi va in bicicletta nel panorama stradale, e la capacità persuasiva che alcune loro associazioni hanno invece a livello politico, tanto da costituire un buon serbatoio di voti e un soggetto in grado di influenzare politiche locali e non.
Lo stesso concetto può essere esportato alle varie associazioni per la violenza sulle donne, ma anche a soggetti come Lega Ambiente e tanti altri per l'ambientalismo politico etc etc.
Gruppi di questo genere, nati per quegli ambiti competitivi dove sono stati sconfitti, sono in grado agendo sui media di modificare la percezione di determinate situazioni.
Ho letto il presidente locale di un'associazione ciclistica che per giustificare le criticità di un progetto locale dichiarava che le piste ciclabili preferite in genere sono quelle dritte (spero con vento a favore).
Ora, io che vado in bici da una vita e ovunque ricordo l'esistenza di un oggetto chiamato manubrio...
E mi distacco da questa visione della bici che si impone come realtà a sé, contro la restante e vincente componente della mobilità.
Lo stesso per le donne e per gli uomini: siamo fatti per stare insieme, non per opporci.