Dovevamo vederci ieri mattina e non è venuto, doveva pranzare a casa mia e non è venuto, dovevamo vederci dopo pranzo e non l'ho sentito fino alla sera, quando mi ha mandato un sms dicendomi che, come succede da sempre, neanche quel sabato sera saremmo usciti. Gli ho detto che non potevamo andare avanti in quella maniera e che se veramente mi voleva bene doveva lasciarmi stare e augurarmi un uomo libero da non dividere con nessun'altra, ma lui si è incavolato dicendomi che aveva avuto problemi seri e che ero ingiusta a criticarlo senza sapere com'erano andate le cose, che questa mattina sarebbe venuto da me a spiegarmi e che poi sarebbe sparito per sempre... ma neanche questa volta ha mantenuto la parola, perchè neanche stamattina l'ho visto.
Sto male, io senza di lui sto male, lui è il mio ossigeno, la mia adrenalina, la mia voglia di vivere e non so che fare! Piango senza versare una lacrima, mi dispero senza lasciar sfuggire un filo di voce...tutto questo perchè non mi sento all'altezza di poterlo fare...alla fin fine sono la causa del mio male...
Lo so che anche questa volta non lo chiamerò, ma spererò che lo faccia lui.
Alla fine di questa storia non mi aspetto di certo da voi una pacca sulla spalla, so che mi parlerete della moglie e dei figli di cui ho sempre avuto il massimo rispetto e ke, giuro, se li avessi di fronte chiederei umilmente scusa, ma non riesco a venirne fuori.
Mi sento come un drogato, che anche nel momento in cui prende coscienza che il drogarsi lo farà morire, non riesce a fare altrimenti e continua a drogarsi...
Vorrei tanto disintossicarmi o morire di overdose...
Ciao Siria!
La disgiunzione del dolore dalla sua causa più prossima è più un malanno puro che una indisposizione modale.
E' da capirsi la non diretta comprensione della natura abietta dell'uomo fruitore di indegni piaceri, traditore di fedi e spergiuro prima con la legittima e poi con la trescante, quando essa sia entimema, meno quando rasenta il prosillogismo.
Ma è ben da intuire e compatire quando si presenta in forma di affezione incontinente che, più che smago dell'anima, vien a significare il sonno della logica.
Può venir quindi difficile arrendersi e capire che non esistono altri punti di vista per chi non ne ha mai avuto alcuno, non con gli occhi sbendati almeno.
Ed è altrettanto difficile ammettere che arrendersi è la parte più facile di ogni sconfitta, ma come la lama serpentiforme del kriss indonesiano, lo stato di necessità, che è più figlio della solitudine di quanto sia lontanamente parente dell'amore, taglia le carni più intime con un'alternanza sinuosa che sostituisce la ferita al sollievo e poi un'altra ferita ed altro sollievo senza soluzione di continuità e logora a tal punto la rettitudine, al pari dello spirito di salvaguardia di se stessi, che ciò che prima è degno di una smorfia solo perchè ricade nel godereccio immorale, poi fa sbarrare gli occhi di sbigottimento ed orrore per la insalubre mattanza di salute che genera.
Egli è l'instupidimimento massimo che ottenebra le facili vie di fuga dalla battaglie che non dobbiamo combattere, dalle stelle che non dobbiamo giardare e dalle poltrone sulle quali non dobbiamo sederci.
Tra fissità e fluidità prima ancora, ma non meno, che fra trasparenza ed opacità si coagulano perciò tutti i dolori la cui fissione dal germe ne inebetisce l'afflitto e ne stempera il desiderio di repulsione.
La dottrina del tempo, ovvero la cronologia, non ha alcun merito d'essere menzionata in siffatte vicende, giacchè essa è la prima, al pari della logica, ad essere trascurata nei frangenti tormentati, cogli amori sbagliati, dai patimenti ostinati, coi mezzi sbandati, sui viali bagnati e nei porti sbagliati, e giustamente direi, giacchè essa afferma che tutto trascorre senza meno, e come al Paophi segue l'Athyr, all'Athyr seguirà il Chojac, la qual cosa, nonostante sembri vera ed incontrovertibile per chiunque, non lo è affatto per il tapino afflitto, quindi non verrà citata.
Capirai che ti aveva già abbandonata.
Anche prima di trovarti.
Ciao!