La tristezza

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Stavo pensando che quando è successo il disastro chi ha pianto con me mi ha fatto sentire sostenuta. Erano donne. Non è che tu svaluti il pianto maschile?
In realtà credo siano veramente pochi i maschi che sanno davvero piangere.

Sono mal-educati...proprio dalle donne che hanno in testa l'immagine del maschio principe azzurro-macho-distruttore di draghi.
 

Piperita

Sognatrice
Io parlo di piangere.

Non di essere la stampella uno dell'altro. E incazzarsi perchè non riesce.

E no, un uomo che sa piangere ed è fiero della sua emotività, la domina, la sa offrire e non ha bisogno dei modi della potenza maschile per essere maschio...lo voglio. E tanto anche. :D

Io mi sostengo da sola Piperita.
Non ho bisogno di essere sostenuta.
Ho bisogno di un compagno. Ma so anche farne a meno.

Non ho bisogno di stampelle alle mie paure. Alle mie fragilità. Alle mie insicurezze. Alle mie mancanze. Non voglio un uomo che riempia i miei vuoti. E non voglio un uomo che mi voglia per riempire i suoi.
Voglio un uomo che sappia venire nei miei gironi con me. E sappia mostrarmi i suoi.

Con quel compagno desidero CON-dividere.
E CON-dividere significa che ognuno ha il suo, e lo mette in mezzo.

Sono rari i maschi che non hanno timore della loro parte emotiva. Che la espongono. Con semplicità e consapevolezza. Fieri e presenti a se stessi.
Non per chiedere sollievo o l'abbraccio della mamma. E poi finire nel gioco del cazzo duro per compensare una perdita di "potere".

Sono molto rari i maschi che non hanno bisogno di dimostrare di esserlo, perchè semplicemente lo sono.
E altrettanto le femmine.

Creature che stanno fuori dai copioni...e vivono l'impegno di semplicemente Essere. Individuo. Prima che maschio o femmina, e poi uomo o donna.

Questi qui sanno piangere. Sanno la tristezza. Sanno il dolore. Le ferite. La commozione.
E non ne hanno vergogna. E più che altro non ne hanno paura. Non vedono mostri...perchè conoscono i loro.
Sarò strana io, ma a volte sento il bisogno del sostegno di qualcuno. Di solito sono sola e mi sostengo da sola ma a volte la solitudine pesa
 

Piperita

Sognatrice
Pensa che nella mia percezione il vuoto è luminoso, spazioso e si respira libertà...è la mia Casa nel bosco.
Il mio è un angolo buio dove c'è dolore e mancanza. In quel punto sento esattamente di essere incompleta
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sarò strana io, ma a volte sento il bisogno del sostegno di qualcuno. Di solito sono sola e mi sostengo da sola ma a volte la solitudine pesa
Magari sono più strana io...;)

Ma più semplicemente penso che ognuno ha le sue esigenze e i suoi modi di essere.
Non esiste stranezza.
Credo che la cosa importante sia avere una buona qualità della vita con se stessi.

A me piace la vicinanza. Aver qualcuno a cui raccontare quello che ho fatto.
Tipo tornar vittoriosa. Anche se ho perso.

Ma io faccio da sola. E lo preferisco.
Mi sento più tranquilla a fare da sola.
So cosa faccio e di chi rispondo.
Sono più efficiente nel prendere decisioni. Nel valutare le situazioni. La resistenza alla fatica.

Non ho distrazioni.

E sento da sola.
E lo preferisco.

Sono una solitaria piperita...fin da bambina quando sapevo giocare con tutti, ma poi preferivo andare sull'albero a leggere e mi godevo il vento e gli odori.
La mia solitudine mi è necessaria...mi piace. E' dove trovo pace e consolazione in me.

Starmi vicino...non è per niente facile. Serve saper aspettare...:)
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il mio è un angolo buio dove c'è dolore e mancanza. In quel punto sento esattamente di essere incompleta
La luminosità che sento, riguarda il mio essere un insignificante granellino di polvere, incompleta e manchevole, persa in un'immensità che neanche riesco a immaginare in termini di grandezza...è dove c'è lo spazio per progettarmi e migliorare quella che sono...
 

Piperita

Sognatrice
Magari sono più strana io...;)

Ma più semplicemente penso che ognuno ha le sue esigenze e i suoi modi di essere.
Non esiste stranezza.
Credo che la cosa importante sia avere una buona qualità della vita con se stessi.

A me piace la vicinanza. Aver qualcuno a cui raccontare quello che ho fatto.
Tipo tornar vittoriosa. Anche se ho perso.

Ma io faccio da sola. E lo preferisco.
Mi sento più tranquilla a fare da sola.
So cosa faccio e di chi rispondo.
Sono più efficiente nel prendere decisioni. Nel valutare le situazioni. La resistenza alla fatica.

Non ho distrazioni.

E sento da sola.
E lo preferisco.

Sono una solitaria piperita...fin da bambina quando sapevo giocare con tutti, ma poi preferivo andare sull'albero a leggere e mi godevo il vento e gli odori.
La mia solitudine mi è necessaria...mi piace. E' dove trovo pace e consolazione in me.

Starmi vicino...non è per niente facile. Serve saper aspettare...:)
Credo di esserlo anch'io. Mi piace stare sola, ma a volte si deve stare in compagnia.
 

MariLea

Utente di lunga data
Riflettevo in questi giorni che quello che hanno insegnato a me, fin da bambina, è stato combattere.

Che è un insegnamento buono. Anche a costo di strisciare sui gomiti, combattere e non abbassare la testa.

Ma ha un rovescio della medaglia...che solo combattere porta rabbia...e un sacco di altre cose...

Mi piace molto invece star imparando a sciogliermici dentro...piangere mi sembra ancora una cosa da femminucce (cvd :D)...ma non saper piangere è di gran lunga peggio.

https://www.facebook.com/391266544402788/videos/580160752180032/
Non condivido per niente l'atteggiamento di questo padre,
Come: "non sono qui per farvi felici"? :eek:
Non dico viziarli, ma una giusta via di mezzo che limiti l'abuso di cellulari &C,
sono figli del nostro tempo, mica si possono far crescere con i sistemi del 44 avanti cristo.
Mi spiace tanto per te Ipaziella, ma mi permetto di dire, affettuosamente, che non condivido nemmeno che ti abbiano insegnato a combattere da bambina... c'è tutta una vita davanti per imparare a farlo...

E sempre sia lodato il G che hai incontrato!
Bacio!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non condivido per niente l'atteggiamento di questo padre,
Come: "non sono qui per farvi felici"? :eek:
Non dico viziarli, ma una giusta via di mezzo che limiti l'abuso di cellulari &C,
sono figli del nostro tempo, mica si possono far crescere con i sistemi del 44 avanti cristo.
Mi spiace tanto per te Ipaziella, ma mi permetto di dire, affettuosamente, che non condivido nemmeno che ti abbiano insegnato a combattere da bambina... c'è tutta una vita davanti per imparare a farlo...

E sempre sia lodato il G che hai incontrato!
Bacio!
Pensi davvero sia possibile "far felice" qualcuno?

Che sia un figlio, un amico, un genitore...

Io no.

La felicità, che io penso sia la grande illusione di questo secolo insieme all'amore, è un qualcosa che si può sperimentare, mostrare nei piccoli particolari...ma non è un qualcosa che si può passare di mano in mano.

E' esperienza emotiva. E come ogni esperienza emotiva non si può che vivere mentre accade.
A volte si può provare a condividerla...ma anche lì, ci si è irraggiungibili uno all'altra...ognuno ha un suo mondo emotivo e entrare uno nell'altra tanto da sentire il mondo emotivo dell'altro con i modi dell'altro è una illusione.

Io penso che la felicità sia una tensione, non un raggiungimento. Un motore che nutre la motivazione a tendere a...tanto che per ognuno si manifesta in tensioni diverse...legate strettamente e indissolubilmente a ciò che si è nel profondo.

Come può un genitore, o chiunque, dare la felicità a qualcun altro? Farlo felice?
Praticamente e concretamente.

Uno smartphone? Il gioco nuovo?
In una rincorsa al desiderare sempre qualcosa di più?

Io sono propensa a pensare, ed è per questo che questo uomo mi è piaciuto molto, che si possa insegnare a desiderare. A sognare. A immaginare. Un qualcosa di diverso, di migliore da quel che c'è.
Penso si possa insegnare a vivere il vuoto. E le mancanze come risorse per il miglioramento personale. Spazi ci conoscenza di sè.
E fornire tempi e spazi per aver cura della conoscenza.

Si può insegnare la fatica. La meraviglia di un percorso. Il timore e il fascino dei cambiamenti.
La curiosità per il mondo.

Ecco perchè concordo molto riguardo al fatto un genitore non ha il compito di far felice un figlio. Non ha perchè non può.
E' un compito personale quello di cercare la felicità. Un genitore può fornire le intenzioni e gli strumenti per quella ricerca. L'apertura di pensiero e di parola.

Non la felicità come raggiungimento.
Se davvero un genitore, o chiunque, crede di poter dare la felicità, per come la vedo io, è un venditore di illusione e morte dello spirito.

Quanto al combattere....pensa che è una delle eredità di cui sono grata ai miei genitori.
Non mi hanno saputo dare la tecnica. Ma va bene così...la tecnica si impara.

Mi hanno però insegnato l'intenzione. La disciplina.
E sono gli ingredienti per poter imparare poi la tecnica.

Sono contenta che non abbiano posticipato.
In natura non si posticipa questo tipo di insegnamento.

E d'altra parte, per la bambina che ero, ricettiva e sensibilissima, non era nemmeno posticipabile. Non sarei sopravvissuta a me stessa probabilmente.

Io sono stata una bambina che a due anni, avendo deciso che sapeva nuotare, si è buttata in mare. Recuperata da mio padre mentre boccheggiavo fra le onde. :D
Aprivo le gabbie dei conigli del vicino di casa a 5 anni perchè mi infastidiva vedere i conigli in gabbia.
Raccoglievo randagi a 6 anni...gli sono arrivata a casa con un alano il doppio di me :carneval:

Non avevo paura di niente ed ero curiosa di tutto.

Se non mi avessero insegnato a combattere, io sono propensa a pensare che non sarei qui.

Sono state altre le mancanze...e riguardano l'affetto. L'abbraccio sicuro in cui mettermi. E l'abbraccio sicuro non era semplicemente possibile...una donna spezzata, non può dare un abbraccio sicuro...semplicemente perchè non lo sa dare a se stessa.

G...in effetti sono contenta che ci siamo incontrati. Stiamo scambiando cose importanti.
Lui mi sta facendo sperimentare la tenerezza e l'affidamento, il suo a me...io gli sto facendo sperimentare una certa a-moralità, il non aver paura della paura e la tensione all'ignoto...

La cosa veramente splendida è che proprio quegli aspetti di me che hanno portato scompiglio nella mia famiglia, l'eretica e la randagia come li chiama mia mamma, con G. diventano risorsa...ed è un riconoscimento di me che non ho mai sperimentato.
Ma è forse anche la prima volta che io vivo quegli aspetti di me non in reazione ma come parti fondanti il mio essere.

Essere entrambi senza dio, ma molto legati alla natura, lui da un punto di vista scientifico io da un punto di vista "magico"...è un legante forte...

Sicuramente, per tornare all'inizio, io non sono con lui per dargli la felicità e lui non è con me per darmi la felicità.
Ma anzi...quel che ci stiamo dando è esattamente la tristezza di cui parla l'uomo nel video. La commozione per le rispettive tristezze. Uno spazio per piangere...e trovo sia qualcosa di immenso.

Con la scusa della felicità e dell'amore si sono compiuti i peggiori abomini della storia, sociale e individuale.

...e un bacio a te!
 
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brenin

Utente
Staff Forum
Credo di esserlo anch'io. Mi piace stare sola, ma a volte si deve stare in compagnia.
Suona come imperativo, o necessità assoluta.... che può esporre al richio di stare in una " cattiva " o non adatta ( con il nostro stato d'animo del momento ) compagnia, e che forse potrebbe farci stare peggio di prima.... discorso teorico, perchè capisco che l'aspetto emotivo incide molto sulla "scrematura" della compagnia. Personalmente quel rischio,dopo un paio di capocciate,non ho più voluto correrlo.
 

MariLea

Utente di lunga data
Pensi davvero sia possibile "far felice" qualcuno?
......................................................................
Io ho avuto un'infanzia felice,
è la mia forza da adulta ad affrontare, anche senza allenamento, le difficoltà man mano che si son presentate.

Ovvio che non intendo che per far felice un figlio lo si debba viziare comprandogli di tutto e di più e levarselo dalle scatole piuttosto che creargli intorno un ambiente sereno, dargli amore (senza riversagli addosso i problemi degli adulti), il proprio tempo, insegnargli man mano a diventare autonomo ed a desiderare per poi raggiungere l'obiettivo e gioirne insieme ecc...

Fare una norma dei "no" o della "vita come sacrificio"... non lo condivido, mi dispiace.
 

Piperita

Sognatrice
Suona come imperativo, o necessità assoluta.... che può esporre al richio di stare in una " cattiva " o non adatta ( con il nostro stato d'animo del momento ) compagnia, e che forse potrebbe farci stare peggio di prima.... discorso teorico, perchè capisco che l'aspetto emotivo incide molto sulla "scrematura" della compagnia. Personalmente quel rischio,dopo un paio di capocciate,non ho più voluto correrlo.
Nel senso che a volte sento il bisogno di stare in compagnia
 

danny

Utente di lunga data
Io ho avuto un'infanzia felice,
è la mia forza da adulta ad affrontare, anche senza allenamento, le difficoltà man mano che si son presentate.

Ovvio che non intendo che per far felice un figlio lo si debba viziare comprandogli di tutto e di più e levarselo dalle scatole piuttosto che creargli intorno un ambiente sereno, dargli amore (senza riversagli addosso i problemi degli adulti), il proprio tempo, insegnargli man mano a diventare autonomo ed a desiderare per poi raggiungere l'obiettivo e gioirne insieme ecc...

Fare una norma dei "no" o della "vita come sacrificio"... non lo condivido, mi dispiace.
Quoto.
Io ho avuto un'infanzia infelice.
Ma proprio per questo mi rendo conto di quanto questa cosa ti indebolisca da adulto e ti faccia gettare anni prima di lasciarti alle spalle il fardello degli altri.
Come padre, tento di avvicinarmi di più a quanto tu descrivi nel tuo post.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io ho avuto un'infanzia felice,
è la mia forza da adulta ad affrontare, anche senza allenamento, le difficoltà man mano che si son presentate.

Ovvio che non intendo che per far felice un figlio lo si debba viziare comprandogli di tutto e di più e levarselo dalle scatole piuttosto che creargli intorno un ambiente sereno, dargli amore (senza riversagli addosso i problemi degli adulti), il proprio tempo, insegnargli man mano a diventare autonomo ed a desiderare per poi raggiungere l'obiettivo e gioirne insieme ecc...

Fare una norma dei "no" o della "vita come sacrificio"... non lo condivido, mi dispiace.
Esattamente il grassetto intendo. E, per come l'ho interpretato, intendeva anche quell'uomo.

Non è dare la felicità.
Ma aver cura delle condizioni per cui la tensione possa germogliare. E poi possa essere nutrita.

Ho portato l'esempio della mia famiglia perchè quelle condizioni non c'erano.
Non la ritengo, ormai, una colpa dei miei genitori. Non potevano Semplicemente.
Mio il merito di averci saputo trovar dentro eredità positive.

Se non si vive in prima persona serenità, affetto, stabilità...non si può co-costruire un ambiente emotivo in cui con-dividere la gioia e la tristezza. E da adulta, comprendo il loro non aver potuto.
L'adulta che sono si prende cura della bambina che sono stata.
E la mia forza è qui. :) Insieme al riconoscere che nel disastro che hanno combinato, se non mi avessero insegnato a combattere, non potrei. E la cosa mi fa sorridere, perchè mi rende il segno che in un contesto c'è tutto quello che serve per trovare quel che serve. La Vita trova sempre la via per se stessa.

Per tornare allo smartphone...se tu adulto non sai fermarti e ascoltare il tuo vuoto...ma che caspita vuoi insegnare a tuo figlio?
Lo smartphone, gli insegni. I like. I 50 ciao per non sentire la solitudine che ci caratterizza e ci contraddistingue. E se non la sai, quella solitudine, col piffero che l'affetto ha spazio di crescere.

La vita, per come la vedo io, è sacrificio.
Quello che ci mettiamo in bocca ogni singolo momento è frutto del sacrificio di altre vite.
Quello che indossiamo è frutto di sacrificio di altre vite.

Mettiamo scarpe che sono frutto del sacrificio di operai bambini legati alle macchine.

E non penso che dare un euro alla telethon possa far sentire assolti. Anche se funziona, lo so.

Dimenticare che la vita è frutto del sacrificio, impedisce di nutrire la gratitudine.
E la gratitudine nutre la serenità.

Certo che è diverso il sacrificio cristiano, lontano dalle leggi della natura e ormai totalmente antropocentrico, dal sacrificio dell'appartenenza ai cicli di Vita/Morte/Vita.

Mi ricordo di aver portato un gruppo di bambini a vedere le stalle. C'erano dei vitellini. Parliamo di ragazzetti di fine primaria eh, non infanzia.

Mi ha chiesto, una bambinetta "la mia mamma mi fa le fettine di vitello...questo vitellino?"
Il vitellino le stava leccando la mano.
LE ho risposto che certo, quello era.

E' scoppiata a piangere. E insieme a lei altri...e mica perchè sono deficienti loro.

Semplicemente al supermercato le fettine di vitello sono tagliate in modo che non si possa minimamente ricondurle all'animale vivo ucciso per dare da mangiare a noi. E i genitori, nella sciocca rincorsa disneyana alla felicità non si curano di spiegare che il cibo non si spreca perchè in africa muoiono di fame.

Il cibo non si spreca perchè è frutto del sacrificio di un'altra vita.

Questo senso del sacrificio, sostituito dall'apologia dell'altare...è in via di dimenticanza.

Quanto ai no....sono gli adulti che non li sanno dire. E non per bontà. Ma perchè loro stessi hanno paura del rifiuto.

Quell'uomo non parlava fra l'altro dei no per i no, e del sacrificio come negazione di sè (tutto cristiano e tipico italiano del nostro territorio), parlava del fatto che lui come padre non ho interesse a dare la felicità, ma a creare le condizioni affinchè possa germogliare il percorso della ricerca per le sue figlie.

Condivido molto che il percorso non parta da uno smartphone e dall'allineamento ai bisogni sociali indotti.
Ma parta piuttosto dall'affermazione di una linea individuale che sappia trovare i suoi spazi, anche di differenziazione da un mondo che si accontenta e vuole che ci si accontenti delle amicizie su facebook per potersi dire pieni di amici....e nascondere sotto un velo pietoso la solitudine...nella cui negazione proliferano le dipendenze, che siano affettive, da sostanze, da gioco o quel che si vuole...
 
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MariLea

Utente di lunga data
E la cosa mi fa sorridere, perchè mi rende il segno che in un contesto c'è tutto quello che serve per trovare quel che serve. La Vita trova sempre la via per se stessa.
A parte la diversità dell'interpretazione delle parole dell'intervistato e delle nostre opinioni,
sorrido assieme a te della grande verità che hai scritto ed ho grassettato :)
(per fortuna l'essere umano è pieno di risorse...)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
A parte la diversità dell'interpretazione delle parole dell'intervistato e delle nostre opinioni,
sorrido assieme a te della grande verità che hai scritto ed ho grassettato :)
(per fortuna l'essere umano è pieno di risorse...)
E' bella vero quella riflessione? :)

Pensa che uno dei motivi della tristezza che sentivo e su cui ragionavo in questi giorni, è esattamente la commozione rispetto a quel grassetto...credo sia uno degli ingredienti della pace interiore :eek:
 

MariLea

Utente di lunga data
E' bella vero quella riflessione? :)

Pensa che uno dei motivi della tristezza che sentivo e su cui ragionavo in questi giorni, è esattamente la commozione rispetto a quel grassetto...credo sia uno degli ingredienti della pace interiore :eek:
davvero! :up:
(come la cassetta degli attrezzi)
 
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brenin

Utente
Staff Forum
A parte la diversità dell'interpretazione delle parole dell'intervistato e delle nostre opinioni,
sorrido assieme a te della grande verità che hai scritto ed ho grassettato :)
(per fortuna l'essere umano è pieno di risorse...)
E' bella vero quella riflessione? :)

Pensa che uno dei motivi della tristezza che sentivo e su cui ragionavo in questi giorni, è esattamente la commozione rispetto a quel grassetto...credo sia uno degli ingredienti della pace interiore :eek:
Verissimo, la cassetta degli attrezzi sottomano è il massimo veramente.... però qualche volta ( inizio riferendomi a mio figlio ancora piccolo ) ce la mettono sottosopra, ed è li che diventa impegnativo confrontare la nostra ratio ed annessa esperienza di vita con una mente ancora,per molti aspetti, istintivamente "primitiva".... ed il confronto è quanto di più emozionante possa esserci, perchè richiede ( parlo per me ) il più delle volte una capacità di immedesimazione non indifferente, ritornare bambino ancora una volta ben sapendo però che alla fine il genitore dovrà gradualmente canalizzare il discorso in base alla necessità del momento. E se stiamo attenti, da buoni osservatori, quanti spunti ci danno.... è una bella responsabilità, perchè sono acuti osservatori, copiano tante cose che facciamo o diciamo, hanno una memoria incredibile, insomma sanno metterci in difficoltà.... però - nel contempo - ci permettono di scoprire dei nostri lati sconosciuti ed a trarne preziosi suggerimenti.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Verissimo, la cassetta degli attrezzi sottomano è il massimo veramente.... però qualche volta ( inizio riferendomi a mio figlio ancora piccolo ) ce la mettono sottosopra, ed è li che diventa impegnativo confrontare la nostra ratio ed annessa esperienza di vita con una mente ancora,per molti aspetti, istintivamente "primitiva".... ed il confronto è quanto di più emozionante possa esserci, perchè richiede ( parlo per me ) il più delle volte una capacità di immedesimazione non indifferente, ritornare bambino ancora una volta ben sapendo però che alla fine il genitore dovrà gradualmente canalizzare il discorso in base alla necessità del momento. E se stiamo attenti, da buoni osservatori, quanti spunti ci danno.... è una bella responsabilità, perchè sono acuti osservatori, copiano tante cose che facciamo o diciamo, hanno una memoria incredibile, insomma sanno metterci in difficoltà.... però - nel contempo - ci permettono di scoprire dei nostri lati sconosciuti ed a trarne preziosi suggerimenti.
E' in quel grassetto...uno dei nodi che poco si analizzano ma che sono fondamentali, per come la vedo io.

Che sia che il bambino che si è stati abbia avuto una infanzia felice o infelice, poco conta, se l'intenzione del genitore è riprodurre il vissuto. Confermandolo, quindi dando felicità, o negandolo, quindi dando felicità.
Felicità che socialmente è sempre più spesso associata all'avere più che all'essere.

Come se il figlio fosse un prolungamento di sè...e nascesse già per certi versi ricoperto di uno strato di essere che non è suo e che rischia di diventare crosta...

Io penso che ogni adulto, che sia genitore o meno, abbia il compito di portar fuori quello che c'è dentro. E-ducare, letteralmente. Condurre fuori.

E' un modo del dare che riguarda la libertà di essere dell'altro...e quindi anche il concedere il dolore, oltre che la serenità.

La cassetta degli attrezzi, secondo me ha un fulcro fondamentale, ossia il sapere che ogni Vita è una Vita. Ha il suo percorso...ed è esattamente in quel percorso che c'è tutto quel che serve per quella Vita particolare.

Semmai, da adulti che hanno già percorso quel portar fuori quel che c'è dentro, si può mostrare il farlo. Il coraggio. La fedeltà. L'esperienza.

Mettere dentro...che sia la felicità o quel che si vuole...a me fa venire i brividi, e mi riporta ad una visione del bambino come tabula rasa...
 
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