Non condivido per niente l'atteggiamento di questo padre,
Come: "non sono qui per farvi felici"?

Non dico viziarli, ma una giusta via di mezzo che limiti l'abuso di cellulari &C,
sono figli del nostro tempo, mica si possono far crescere con i sistemi del 44 avanti cristo.
Mi spiace tanto per te Ipaziella, ma mi permetto di dire, affettuosamente, che non condivido nemmeno che ti abbiano insegnato a combattere da bambina... c'è tutta una vita davanti per imparare a farlo...
E sempre sia lodato il G che hai incontrato!
Bacio!
Pensi davvero sia possibile "far felice" qualcuno?
Che sia un figlio, un amico, un genitore...
Io no.
La felicità, che io penso sia la grande illusione di questo secolo insieme all'amore, è un qualcosa che si può sperimentare, mostrare nei piccoli particolari...ma non è un qualcosa che si può passare di mano in mano.
E' esperienza emotiva. E come ogni esperienza emotiva non si può che vivere mentre accade.
A volte si può provare a condividerla...ma anche lì, ci si è irraggiungibili uno all'altra...ognuno ha un suo mondo emotivo e entrare uno nell'altra tanto da sentire il mondo emotivo dell'altro con i modi dell'altro è una illusione.
Io penso che la felicità sia una tensione, non un raggiungimento. Un motore che nutre la motivazione a tendere a...tanto che per ognuno si manifesta in tensioni diverse...legate strettamente e indissolubilmente a ciò che si è nel profondo.
Come può un genitore, o chiunque, dare la felicità a qualcun altro? Farlo felice?
Praticamente e concretamente.
Uno smartphone? Il gioco nuovo?
In una rincorsa al desiderare sempre qualcosa di più?
Io sono propensa a pensare, ed è per questo che questo uomo mi è piaciuto molto, che si possa insegnare a desiderare. A sognare. A immaginare. Un qualcosa di diverso, di migliore da quel che c'è.
Penso si possa insegnare a vivere il vuoto. E le mancanze come risorse per il miglioramento personale. Spazi ci conoscenza di sè.
E fornire tempi e spazi per aver cura della conoscenza.
Si può insegnare la fatica. La meraviglia di un percorso. Il timore e il fascino dei cambiamenti.
La curiosità per il mondo.
Ecco perchè concordo molto riguardo al fatto un genitore non ha il compito di far felice un figlio. Non ha perchè non può.
E' un compito personale quello di cercare la felicità. Un genitore può fornire le intenzioni e gli strumenti per quella ricerca. L'apertura di pensiero e di parola.
Non la felicità come raggiungimento.
Se davvero un genitore, o chiunque, crede di poter dare la felicità, per come la vedo io, è un venditore di illusione e morte dello spirito.
Quanto al combattere....pensa che è una delle eredità di cui sono grata ai miei genitori.
Non mi hanno saputo dare la tecnica. Ma va bene così...la tecnica si impara.
Mi hanno però insegnato l'intenzione. La disciplina.
E sono gli ingredienti per poter imparare poi la tecnica.
Sono contenta che non abbiano posticipato.
In natura non si posticipa questo tipo di insegnamento.
E d'altra parte, per la bambina che ero, ricettiva e sensibilissima, non era nemmeno posticipabile. Non sarei sopravvissuta a me stessa probabilmente.
Io sono stata una bambina che a due anni, avendo deciso che sapeva nuotare, si è buttata in mare. Recuperata da mio padre mentre boccheggiavo fra le onde.

Aprivo le gabbie dei conigli del vicino di casa a 5 anni perchè mi infastidiva vedere i conigli in gabbia.
Raccoglievo randagi a 6 anni...gli sono arrivata a casa con un alano il doppio di me :carneval:
Non avevo paura di niente ed ero curiosa di tutto.
Se non mi avessero insegnato a combattere, io sono propensa a pensare che non sarei qui.
Sono state altre le mancanze...e riguardano l'affetto. L'abbraccio sicuro in cui mettermi. E l'abbraccio sicuro non era semplicemente possibile...una donna spezzata, non può dare un abbraccio sicuro...semplicemente perchè non lo sa dare a se stessa.
G...in effetti sono contenta che ci siamo incontrati. Stiamo scambiando cose importanti.
Lui mi sta facendo sperimentare la tenerezza e l'affidamento, il suo a me...io gli sto facendo sperimentare una certa a-moralità, il non aver paura della paura e la tensione all'ignoto...
La cosa veramente splendida è che proprio quegli aspetti di me che hanno portato scompiglio nella mia famiglia, l'eretica e la randagia come li chiama mia mamma, con G. diventano risorsa...ed è un riconoscimento di me che non ho mai sperimentato.
Ma è forse anche la prima volta che io vivo quegli aspetti di me non in reazione ma come parti fondanti il mio essere.
Essere entrambi senza dio, ma molto legati alla natura, lui da un punto di vista scientifico io da un punto di vista "magico"...è un legante forte...
Sicuramente, per tornare all'inizio, io non sono con lui per dargli la felicità e lui non è con me per darmi la felicità.
Ma anzi...quel che ci stiamo dando è esattamente la tristezza di cui parla l'uomo nel video. La commozione per le rispettive tristezze. Uno spazio per piangere...e trovo sia qualcosa di immenso.
Con la scusa della felicità e dell'amore si sono compiuti i peggiori abomini della storia, sociale e individuale.
...e un bacio a te!