E' importante. La precisione linguistica, o meglio, la condivisone di un significato di fondo comune.
Se no su cosa si discute?
O meglio, su cosa si appoggia la discussione?
Sulle soggettività?
Se ci si appoggia solo sulla soggettività, non se ne esce...non si comunica davvero. Si comunica solo di facciata. Imbrogliandosi fra l'altro....e finendo a discutere del nulla perchè non si sta partendo da una base di significato comune.
Dal significato comune, ci si può allora inoltrare sulle individuali declinazioni...e allora davvero si può cercare esposizione e chiarezza individuale e di conseguenza reciproca.
Se c'è un significato predominante e soggettivo e non condiviso, allora è vessazione.
Non comunicazione.
E la sincerità va a farsi benedire. Come la chiarezza. E la vicinanza.
La comunicazione diventa un adattarsi su equilibri di forza e non di sostanza.
Che poi va anche bene, se ci si sta dentro. Tante relazioni si costruiscono esattamente su equilibri di forza e potere.
Il punto è sapere riconoscere che quello è il gioco relazionale. E decidere di conseguenza che posizione assumere.
Io di mio per esempio, non ci sto dentro.
Nelle relazioni affettive intendo.
In altre forme relazionali, non ho nessun problema a riconoscere gli equilibri di forza e potere e i ruoli che ne discendono.
Ma in una relazione affettiva se riconosco quel gioco...io chiudo.
Non voglio affetto giocato sul potere relazionale.
A me il potere piace metterlo in mezzo. E poi giocarci insieme semmai.
Ecco perchè ho battuto sul significato del termine di partenza da cui semmai poi declinare posizioni.
Perchè da una base riconosciutamente oggettiva (per quanto possa esistere l'oggettività) poi si possono intersecare i significati soggettivi e confrontarsi serenamente.
E non come su un campo di battaglia in cui qualcuno ha ragione o ha torto.
Le posizioni soggettive sono semplicemente soggettive. E non possono portare ragione o torto.
Si può solo valutare se siano accettabili o meno per se stessi.
E da quella valutazione poi prendere ulteriormente posizione.
Quanto al grassetto....mi sembra il minimo sindacale. La sincerità intendo.
E non tanto per questioni di morale. Quanto proprio per questione di affidabilità.
Se sei inaffidabile....mi stai rubando il tempo. E il mio tempo è prezioso.
Poi la questione da qui in avanti si fa complessa....perchè messa in questi termini rischia di diventare una caccia alla prova della non sincerità nella sincerità. O della sincerità nella non sincerità.
E si rischia di perdersi nei paradossi...
E io farei molta attenzione a questo livello.
Che il rischio è perdere di vista i propri bisogni usando le proprie energie nella verifica costante dell'altro.
E anche la serenità va a farsi benedire. Con se stessi e di conseguenza con l'altro.
E se te la devo dire tutta...spero proprio che in un modo o nell'altro tu e tuo marito riusciate a trovare una base comune che non sia la rappresentazione nè di uno nè dell'altro.
Ma sia davvero il prodotto di un equilibrio dinamico fra di voi. Che è tanto che non sei serena.
Ed è un vero peccato...
Sai, solo per questo io non potrei restare...se "mi" prendi (che è poi, ti do) per troppo tempo la mia non serenità...poi fra me e te io scelgo me.
Di vita ce n'è una.
E mi sembra, mi è sempre sembrato, di sprecarla non usandola per cercare benessere.
Quindi spero che ci riusciate.
E che le vostre posizioni individuali non derivino nè da una tua posizione che ha preso predominanza nè da una sua posizione che ha preso predominanza...ma che siano il frutto di una co-costruzione in cui guadagnate entrambi. Quotidianamente. Nel presente.