La scelta

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Vacco se sono rimasto indietro in cosi poche ore di assenza.
Volevo rispondere nel dettaglio ad alcuni commenti pre volo di rientro a casa (Giovedi tarda sera), ma poi ci sono stati cosi tanti messaggi che ho perso completamente il filo, ho appena terminato di leggerli tutti e appunto il filo è perso.

Mi ha appassionato moltissimo la diatriba tra @Arcistufo , @ParmaLetale e @ipazia.
Qui cerchiamo inevitabilmente di generalizzare e stabilire delle dinamiche comuni e orizzontali a tutti i tradimenti, ma credo che questo sia assolutamente impossibile.

E credo esistano situazioni dove la responsabilità è tutta del traditore, che davvero "va in confusione" e si lancia in questa scelta che poi si rivela veramente un errore, e per definirlo tale mi riferisco a quegli errori dove si è tradito il proprio desiderio (vorresti tornare indietro, l'esperienza non è stata significativa, non ti rappresenta e tanto altro).

Analogamente ci saranno anche quelle situazioni dove la responsabilità è davvero tutta del tradito, dove veramente ha spinto il partner nelle braccia di un'altro, con mancanze evidenti al limite del disinteresse totale. E il tradimento è invece stato un vero momento di verità e liberazione, la sliding door migliore che il traditore possa aver mai immaginato e il suo ricordo più caro.

Si tradisce all'interno di coppie felici, di relazioni funzionali e con comunicazioni eccellenti.
Cosi come si tradisce all'interno di coppie infelici, relazioni disfunzionali e senza comunicazione alcuna.

Però in mezzo la varietà è talmente tanta e tale che cercare di stabilire delle regole è quasi ridicolo.
Ma se siamo qui, difficile resistere alla tentazione di scrivere la "legge universale del tradimento" e tutti ogni tanto ci proviamo.
Poi in realtà a mala pena riusciamo a comprendere il caso singolo
Capisco quello che dici, soprattutto quando sottolinei quanto sia difficile generalizzare: ogni storia è diversa, e spesso già il singolo caso ci sfugge.

Però secondo me c’è un punto delicato nel modo in cui la metti: quando dici che a volte la responsabilità è tutta del traditore e altre volte tutta del tradito, stiamo ancora ragionando dentro una logica di distribuzione della colpa. Come se il problema fosse capire da che parte sta il peso.

È proprio questa la “matematica” da cui forse vale la pena uscire.

Non perché non esistano differenze evidenti tra le situazioni - ci sono tradimenti che nascono da una fuga confusa e altri che aprono davvero a una verità - ma perché ridurre tutto a “di chi è la responsabilità” rischia di semplificare qualcosa che, per sua natura, è molto più stratificato.

Il tradimento non è quasi mai solo un punto, è più spesso un processo.
Anche quando appare improvviso, spesso arriva da una storia fatta di segnali, silenzi, mancate risposte, vissuti non condivisi.
Questo non serve a distribuire colpe, ma a capire che cosa stava succedendo dentro quella relazione.

Allo stesso tempo, però, resta vero che il gesto è di qualcuno.
E quindi c’è sempre una responsabilità personale, che non può essere dissolta nella relazione.

Io penso che il punto non sia decidere “di chi è” la responsabilità, ma riuscire a tenere insieme due livelli: da una parte il gesto, dall’altra il contesto relazionale in cui quel gesto è diventato possibile.

Uscire dalla matematica della responsabilità significa proprio questo: smettere di cercare una percentuale e iniziare a chiedersi cosa è successo davvero tra due persone, prima, durante e dopo.

Non per assolvere o condannare, ma per capire. Anche perché, come dici tu, a volte già comprendere davvero un singolo caso è molto più complesso che formulare qualsiasi teoria generale.


Una cosa che continua a lasciarmi senza parole sono le risposte di tua moglie alle tue domande. Reagire in modo così aggressivo, come se fosse sotto un attacco nucleare, è un chiaro segnale che qualcosa - di grosso - non va.

Quella somatizzazione di cui parli non riguarda un singolo episodio: è il frutto di un malessere accumulato nel tempo, un insieme di tensioni, frustrazioni e silenzi che si sono stratificati fino a esplodere in questo modo.

Onestamente, secondo me vi siete persi tanto lungo il percorso, e non so quanto spazio ci sia davvero per ricomporre tutto quello che si è accumulato e non elaborato.
Dal tuo punto di vista lo spazio (inteso come disponibilità) c'è?


EDIT:

Al di là di tutto, se fossi nella tua situazione io mi muoverei in modo pragmatico.
Prima di tutto, mi separerei e chiarirei concretamente lo spazio in cui vi muovete.
Solo dopo, e solo quando c’è una base più sicura, parlerei.
Le sue reazioni sono francamente allarmanti, e questo è ancora più preoccupante se pensiamo che avete due bambine.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
La fregatura è che il mondo invece è nato per distruggere, basta non fare niente e tutto tende naturalmente ad andare in merda.

Ma no!
Siamo noi come specie a essere conservativi, a temere il cambiamento, mentre il mondo stesso non protegge niente.
Il mondo è un sistema in continuo movimento, fatto di cicli e trasformazioni.
Ciò che sembra andare in pezzi non è una punizione: è materia che si decompone, si ricicla e diventa nutrimento per nuova vita.

La distruzione non è mai fine a se stessa, ma parte del processo necessario alla crescita e alla trasformazione.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
La risposta alla tua domanda. Oggi come oggi non tollererei una situazione come quella che ho vissuto in quella fase di vita, ne avrei disgusto al solo sentore

Quella fase di vita era piena di piccoli segnali che non sono stati ascoltati o trasformati. Non si tratta di salvare o recuperare ciò che è andato perso – perché non si può – ma di capire come le cose si accumulano, così da poter agire diversamente in futuro.

Cogliere gli antecedenti non serve a riparare il passato, ma a trasformare il modo in cui ci muoviamo da lì in avanti, evitando che i pattern si ripetano. Questo è particolarmente importante quando si affronta un evento dirompente, che scardina certezze e visioni.

Rimanere fermi nel giudizio sull’altro – decidere che l'altro è “definizione a piacere” – diventa una gabbia. Sottilissima.
Imprigiona nel passato, fa vivere nel sospetto e nella chiusura, e ci allontana dalla possibilità di scegliere liberamente come agire.

Guardarsi dentro e riconoscere le proprie responsabilità permette invece di trasformare le reazioni automatiche, liberandosi dalla trappola del giudizio e riappropriandosi della libertà di decidere nel presente, aprendo la strada a fiducia e relazioni più autentiche.

Disgusto è una parola molto densa.
 

poppy

Miele e formaggio
Anch'io faccio molta fatica a sentirmi in colpa. Nel mio caso il rapporto era già alla frutta, anche se all'epoca non me ne rendevo conto. Il tradimento alla fine non ha tolto o aggiunto nulla a quello che già c'era. Di cosa dovrei sentirmi in colpa di preciso? Non è che senza tradimento sarebbe cambiato un cazzo per nessuno dei due..
Infatti non ho parlato di senso di colpa e nemmeno pentimento.
Intendevo dispiacerr per aver recato dolore a chi un tempo si ha amato. Poi se non ha sofferto nessuno meglio cosi
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Quella fase di vita era piena di piccoli segnali che non sono stati ascoltati o trasformati. Non si tratta di salvare o recuperare ciò che è andato perso – perché non si può – ma di capire come le cose si accumulano, così da poter agire diversamente in futuro.

Cogliere gli antecedenti non serve a riparare il passato, ma a trasformare il modo in cui ci muoviamo da lì in avanti, evitando che i pattern si ripetano. Questo è particolarmente importante quando si affronta un evento dirompente, che scardina certezze e visioni.

Rimanere fermi nel giudizio sull’altro – decidere che l'altro è “definizione a piacere” – diventa una gabbia. Sottilissima.
Imprigiona nel passato, fa vivere nel sospetto e nella chiusura, e ci allontana dalla possibilità di scegliere liberamente come agire.

Guardarsi dentro e riconoscere le proprie responsabilità permette invece di trasformare le reazioni automatiche, liberandosi dalla trappola del giudizio e riappropriandosi della libertà di decidere nel presente, aprendo la strada a fiducia e relazioni più autentiche.

Disgusto è una parola molto densa.
La responsabilità più grande che mi do, restando in tema di fisici anni '40, è di non essere stato pronto ad affrontare il serpente che dormiva sotto la pietra, e quindi di aver procrastinato eccessivamente nello spostarla. Perché da un lato è vero che non si può essere sempre pronti a tutto, per cui tante volte è meglio non avere fretta a sollevare massi, ma non si può nemmeno rimandare all'infinito, come non poteva esimersi Oppenheimer, perché se no alla bomba ci arrivavano prima i nazisti e sarebbero stati cazzi molto più amari. Proprio per questo è bene sfruttare il tempo a disposizione per prepararsi alle conseguenze dello sgamo, prima dello sgamo, cosa che ho fatto poco e male ed è un'altra responsabilità che mi prendo.

Poi se è corretta la mia interpretazione "storica" penso che non ci fosse nulla da recuperare, perché non si può perdere ciò che non si ha, essendo i fatti conseguenza di un bug iniziale del sistema.
 

feather

Utente tardo
La responsabilità più grande che mi do, restando in tema di fisici anni '40, è di non essere stato pronto ad affrontare il serpente che dormiva sotto la pietra
A me dai l'impressione di vedere il tradimento come una mancanza di rispetto nei tuoi confronti da lavare col sangue, una cattiveria gratuita. È così?
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
A me dai l'impressione di vedere il tradimento come una mancanza di rispetto nei tuoi confronti da lavare col sangue, una cattiveria gratuita. È così?
No, se no non avrei dato l'interpretazione del bug iniziale, che mi sembra tuttora la più sensata
 

Nicky

Utente di lunga data
Infatti non ho parlato di senso di colpa e nemmeno pentimento.
Intendevo dispiacerr per aver recato dolore a chi un tempo si ha amato. Poi se non ha sofferto nessuno meglio cosi
Poppy credo che si debba distinguere se l'altro lo ha saputo o no.
Ovviamente se qualcuno provasse sofferenza in conseguenza di una mia scelta, quindi anche questa, soffrirei di riflesso. È naturale, siamo tutti collegati.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Il tocco dei ciliegi in fiore mi piace assai!! :love::love:
Grazie.
Figurati tesò :LOL:
La cerimonia dei Sakura mi ha sempre avuto in pugno. C’è qualcosa di profondamente disciplinato e insieme malinconico in quei petali che durano niente e poi spariscono. Bellezza controllata, effimera, rituale. Roba che mi parla.
Con mia figlia, quando era nel pieno del periodo cosplay, avevamo questa fissa: un micro-giardino giapponese in mezzo a quattro ciliegi in fiore, piazzato in Sardegna come un’eresia botanica. Lei voleva farci le foto vestita da manga. Io avevo in mente usi leggermente più creativi della pedana 2x2 con i quattro stand e i teli. Ma certe sfumature paternalmente è meglio tenerle per sé.
Poi ho fatto l’errore fatale: ho guardato quanto costano i ciliegi ornamentali. Illuminazione spirituale immediatamente rientrata. :LOL:
Però l’idea di fare una finta cerimonia del tè, compostissima, impeccabile, con tazze sottili e movimenti lenti, mentre si dicono le peggiori porcate con un aplomb britannico… quella mi riaccende lo sghiribizzo artistico.
Adesso sto seriamente valutando se cercare un vivaio meno rapace o se fare una versione mediterranea della cosa. In fondo gli ulivi hanno una dignità millenaria che i ciliegi si sognano. E ne ho pure troppi.
 

Nicky

Utente di lunga data
Figurati tesò :LOL:
La cerimonia dei Sakura mi ha sempre avuto in pugno. C’è qualcosa di profondamente disciplinato e insieme malinconico in quei petali che durano niente e poi spariscono. Bellezza controllata, effimera, rituale. Roba che mi parla.
È la bellezza dell'impermanenza.
In un romanzo di Kawabata discutono see sia più bella un'opera d'arte o una giovane ragazza. Uno dei due sostiene che è più bella l'opera d'arte, perché la ragazza invecchiera, l'altro sostiene che è più bella la ragazza, proprio perché invecchiera è la bellezza risiede nel non restare.
 

Barebow

Utente di lunga data
È la bellezza dell'impermanenza.
In un romanzo di Kawabata discutono see sia più bella un'opera d'arte o una giovane ragazza. Uno dei due sostiene che è più bella l'opera d'arte, perché la ragazza invecchiera, l'altro sostiene che è più bella la ragazza, proprio perché invecchiera è la bellezza risiede nel non restare.
La ragazza potrà generare nuova vita, l'opera d'arte no, e poi anch'essa invecchia, prima o poi.
 
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Nicky

Utente di lunga data
La ragione risiede nel ritenere maggiormente prezioso ciò che è transitorio e irripetibile. C'è anche una forma di malinconia che esalta la bellezza.
Ma ogni società e cultura ha la propria filosofia estetica.
Perciò non è una verità, è un modo di vedere la bellezza.
 

Brunetta

Utente di lunga data
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