La scelta

spleen

utente ?
Pure quelle che non ci vanno e costruiscono teorie inscalfibili per dare nobiltà alle proprie scelte

In firma ho delle frasi, ma da smartphone mi hanno detto che non si leggono.
Abbiamo tutti un rumore di fondo, creato dalle esperienze precedenti, che ci fa capire male Secondo me.
Credo che sia umano fare ciò che si crede giusto, solo che è aumentato sempre più il numero delle persone che pretendono che sia giusto quello che fanno.
”Spesso si mette in disordine la propria cameretta per il piacere di riordinare tutto.” Hammer.
Te lo ricordi il discorso sulla "Legge"?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Guarda, la tua logica è ferrea sulla carta, ma in un’aula di tribunale è probabilmente un autogol clamoroso. Legalmente, se dopo le corna accetti la terapia, un giudice può interpretarlo come perdono o tolleranza. L'addebito ti viene rigettato perché dimostri che il tradimento non ha reso la convivenza 'intollerabile' (visto che ci provi ancora). Tu dici che sono piani distinti, ma prova a chiedere a qualunque psicoterapeuta se si può ricostruire la fiducia con uno dei due che ha depositato un atto in cui accusa l'altro di ogni nefandezza per avere l'addebito. La terapia diventerà solo il luogo in cui lei raccoglierà prove per dire che sei tu quello che non vuole davvero la pace. Se il giudice sente odore di terapia, non ti dà la separazione pronta 'nel caso non funzioni'. Ti sospende il giudizio o ti manda a casa a riflettere. E tu resti sposato, con le corna e con le spese legali da pagare. Stai dando alla tua ex l'arma perfetta per neutralizzare la tua azione legale: le basta dire 'Io ci sto provando, è lui che deposita le carte per cattiveria' per far saltare tutto il tuo castello accusatorio.
Interessante.
Io non vedo facilmente l’aspetto strategico.
 

Brunetta

Utente di lunga data

Brunetta

Utente di lunga data

hammer

Utente di lunga data
Il fatto è che quando parlate di quello che dovrebbe fare il traditore, non si capisce nulla.
Proporre la terapia, no, chiedere scusa, no, tirare fuori le cause, no, chiedere di essere accettato per quello che è, no.
La verità è che dovrebbe tornare indietro e cancellare il passato, che è la cosa che non può fare.
Non è più semplice dire che deve sparire dalla vista e basta?
Hai centrato il punto.
 

Brunetta

Utente di lunga data

PrimaVoce

Utente di lunga data
Guarda, la tua logica è ferrea sulla carta, ma in un’aula di tribunale è probabilmente un autogol clamoroso. Legalmente, se dopo le corna accetti la terapia, un giudice può interpretarlo come perdono o tolleranza. L'addebito ti viene rigettato perché dimostri che il tradimento non ha reso la convivenza 'intollerabile' (visto che ci provi ancora). Tu dici che sono piani distinti, ma prova a chiedere a qualunque psicoterapeuta se si può ricostruire la fiducia con uno dei due che ha depositato un atto in cui accusa l'altro di ogni nefandezza per avere l'addebito. La terapia diventerà solo il luogo in cui lei raccoglierà prove per dire che sei tu quello che non vuole davvero la pace. Se il giudice sente odore di terapia, non ti dà la separazione pronta 'nel caso non funzioni'. Ti sospende il giudizio o ti manda a casa a riflettere. E tu resti sposato, con le corna e con le spese legali da pagare. Stai dando alla tua ex l'arma perfetta per neutralizzare la tua azione legale: le basta dire 'Io ci sto provando, è lui che deposita le carte per cattiveria' per far saltare tutto il tuo castello accusatorio.
Domani approfondirò meglio con avvocato ma penso non ci siano i rischi enormi che descrivi tu, se no mi avrebbe già fermato quando ne abbiamo parlato la prima volta.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Non lo so. Trovo tu stia dicendo cose sensate.
ma ci vedo un gap forse perché parto dalla mia esperienza personale.
Due persone che stanno insieme devono valutare che è una maratona e non una 100 Mt.
in questa maratona si cade,ci si sbuccia il ginocchio.
non tutti arriveranno al traguardo. Ci sta.
non si deve arrivare al traguardo per forza se ci si rompe un piede.
Nel matrimonio è uguale. Se per uno è inaccettabile il comportamento dell’altro semplicemente lo lascia. Perché, che ti piaccia o meno, chi tradisce non ha commesso nessun errore. Ha solo fatto una scelta che l’altro può legittimamente trovare inaccettabile.
Capisco il tuo punto di vista e sono d'accordo: è legittimo andare via se non si riesce a stare.

Però l'errore da riconoscere nel tradimento, se il pensiero genuino è riparare, non è nell'esperienza vissuta (che può anche essere stata significativa), ma nel fatto che la reazione a determinate emozioni non può essere quella. E l'unico modo per non ripeterla è interiorizzare questo e mettere in pratica delle azioni che disinnescheranno.

L'esempio con la violenza è calzante: è normale provare rabbia, non è accettabile colpire una persona per questo, se rivendichi quel tipo di reazione e la giustifichi con il mio averti fatto arrabbiare, non posso perdonarti o riavvicinarmi con fiducia a te: so che lo rifarai.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Domani approfondirò meglio con avvocato ma penso non ci siano i rischi enormi che descrivi tu, se no mi avrebbe già fermato quando ne abbiamo parlato la prima volta.
Ecco, prova a chiedere al tuo avvocato 'Se io deposito oggi la giudiziale e tra un mese il giudice mi chiama per l'udienza presidenziale, e in quella sede io e mia moglie diciamo che stiamo facendo terapia di coppia, il giudice cosa fa?'. Dovrebbe risponderti che il giudice non può 'congelare' la causa all'infinito. O andate avanti (e vi separate davvero, con assegnazione casa e mantenimento) o cancellate la causa. La 'separazione nel cassetto' gestita dal tribunale non esiste.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Pero’ dipende da quello che ha lei ha dirmi all'interno di questa terapia (fase 1) e quello che riusciamo a dirci insieme (fasi 2 e 3). Sicuramente io non posso farmelo andare bene cosi come e’, maa posso ascoltare, e nell’ascolto capire se ci possono essere la basi per una riparazione. Io ad @Alberto ho consigliato la terapia, perche’ pensare di riuscire a perdonare e recuparare davvero la fiducia “fa-da-te” e’ un’impresa ancor piu’ difficile e infatti mi dispiace sentirlo cosi affannato, io proverei, lui ha ancora meno da perdere di me visto che la decisione di stare la ha gia’ presa.



Penso che lo vedro’ solo quando mi ci saro’ seduto a questa terapia.
Anche io ho il tuo stesso dubbio, e se il dubbio sara’ confermato durante la terapia dovro’ alzarmi e uscire, pero’ consapevole che non ci fosse piu’ niente da fare.



Pero’ bisogna essere consapevoli che “tornare a prima”, non e’ possibile.
Magari tornare a essere sereni e felici in una relazione nuova (ma con la stessa persona si), ma bisogna avere la consapevolezza che sara’ qualcosa di totalmente diverso.
Io l’investigatore l’ho incaricato di puro istinto: come ho saputo sono partito all’azione (che e’ il mio modo di funzionare) e ho fatto tutto il necessario per proteggermi nel caso non ci fosse stata la volonta’ / capacita’ / possibilita’ di riparare. Qui e’ importante chiarire un punto: io sono aperto alla possibilita’ di una riparazione ma non sto dando per scontato che questa avverra’
Voglio essere quindi preparato a ogni evenienza.



Puo’ assolutamente essere, e’ un pensiero che ho.
Ma credo che la terapia non le dara’ questa opportunita’, anzi sara’ una vera occasione di rivelazione.
Pero’ io qui ripeto: sono aperto ad ascoltarla, la prima fase della terapia servira’ a capire se ci sono i presupposti per la riparazione. La riparazione sara’ la seconda fase, la ricostruzione la terza e infine bisognera’ vedere se tiene nel tempo. Parliamo di percorsi che durano, in media 1-2 anni.



Ma invece la giudiziale e’ proprio un punto, anzi il confine che permette di sedersi in terapia con la serenita’ che non sia una mossa.
Lei aveva inzialmente proposto prima e proprio l’avvocato mi ha detto: se proprio vuoi farlo, visto anche altre situazioni, tu deposita la giudiziale e poi successivamente vai in terapia. E’ importante risottolineare che la terapia non e’ per forza un sistema per riparare, e’ un tentativo di capire se il tradimento e’ superabile, ma se il responso e’ “no”, la posizione in giudiziale non viene intaccata: la separazion e’ diretta causa del tradimento.



Puo’ essere, ma se il terapeuta e’ bravo e il tuo partner non e’ proprio all'aria, e’ una scusa con le gambe corte. Motivo per cui io ho la mia giudiziale in atto e se questa terapia non svolta o naufraga, la termino e ho tutto in moto per continuare senza intoppi o perdite di tempo. La giudiziale e’ compatibile con la terapia proprio nel senso che questa terapia non e’ “voglio riparare a tutti i costi” ma un modo per ascoltare.
Secondo me già una mezza risposta te le sei data, attento che il suo essere buona e accondiscendente, semmai lo diventasse, non diventi solo per necessità di tenere in piedi il matrimonio, non te. Insomma non parliamo di una scappatella in ufficio, si è portata uno a casa vostra per mesi, da una certa immagine tua moglie.
Poi è come lo interpreto io da fuori.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Ecco, prova a chiedere al tuo avvocato 'Se io deposito oggi la giudiziale e tra un mese il giudice mi chiama per l'udienza presidenziale, e in quella sede io e mia moglie diciamo che stiamo facendo terapia di coppia, il giudice cosa fa?'. Dovrebbe risponderti che il giudice non può 'congelare' la causa all'infinito. O andate avanti (e vi separate davvero, con assegnazione casa e mantenimento) o cancellate la causa. La 'separazione nel cassetto' gestita dal tribunale non esiste.
Ne ho parlato e mi ha detto che posso andare avanti, non ci svantaggia eccessivamente.

Detto questo, quando si arriverà all'udienza una decisione dovrà essere stata presa, capiscoil tuo discorso. Adesso dovevo depositare per mettere un punto, tra deposito e udienza passa già di suo un bel po'.

Ma comunque penso questo valga fino a un certo punto: si può sempre decretare la fine del matrimonio (essendo venuta meno la fedeltà coniugale), magari anche consensualmente ed evitare la giudiziale, poi incontrarsi in terapia come coppia non sposata.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Ma non è la stessa cosa. Se hai un problema, una patologia alla testa chiami il dottore e ti sistema quel difetto.
Ma per la personalità io non credo che esista una persona estranea che può ‘guarirti’.
In coppia poi io credo che o si sta bene oppure non è che si deve tentare a tutti i costi di stare. Semplicemente si prende atto del fatto che non si è compatibili e ci si lascia.

Non si “guarisce” da se stessi, perché non si è una malattia da eliminare.
Si può però cambiare il modo in cui ci si organizza interiormente, imparando a governare i propri processi emotivi, cognitivi e comportamentali.

Ogni meccanismo che si attiva in una persona ha una funzione. In termini clinici, possiamo dire che nasce come tentativo di adattamento: una strategia di coping che, in un certo momento della storia individuale, ha avuto senso e ha svolto un ruolo protettivo.
Anche i comportamenti che oggi definiamo disfunzionali sono spesso stati, in origine, soluzioni efficaci a un problema.

Il punto critico non è la presenza del meccanismo, ma la sua rigidità.
Quando una strategia diventa l’unica possibile risposta, indipendentemente dal contesto, perde flessibilità e smette di essere adattiva. La letteratura parla di rigidità cognitiva, evitamento esperienziale, cristallizzazione degli schemi: tutte modalità in cui il sistema smette di modulare e inizia a ripetere.

La rigidità ha però una funzione difensiva.
Molti di questi processi operano in modo automatico e spesso inconsapevole. Per questo, quando si è immersi nel proprio funzionamento, è difficile riconoscerlo dall’interno. Un sistema tende a mantenere le proprie difese perché, almeno implicitamente, le considera necessarie alla sopravvivenza psicologica.

È come cercare di spingere un’auto restando seduti al suo interno: l’energia c’è, l’intenzione anche, ma manca la posizione da cui esercitare la forza.

La psicoterapia offre proprio questo: uno spazio terzo e regolato, in cui la persona può osservare i propri processi con l’aiuto di uno sguardo competente. Non uno sguardo giudicante, ma riflessivo; non sostitutivo, ma facilitante.
Attraverso il rispecchiamento, la riformulazione, l’esplorazione guidata e strumenti specifici (cognitivi, emotivi, esperienziali), ciò che era automatico può diventare consapevole.
E quando un meccanismo diventa consapevole, diventa anche modulabile.

L’obiettivo non è eliminare parti di sé, ma integrare, rendere flessibile, ampliare il repertorio di risposte possibili. In altre parole, sviluppare flessibilità psicologica: la capacità di restare in contatto con la propria esperienza interna e, allo stesso tempo, scegliere comportamenti coerenti con i propri valori e con il contesto.

Questo è il senso della terapia: non guarire da se stessi, ma imparare a stare con se stessi in modo più libero e funzionale.

La terapia di coppia ha la stessa funzione: non lavora sui singoli individui isolatamente, ma sul sistema relazione.
Aiuta a trasformare reazioni automatiche in scelte consapevoli e a rendere la relazione più flessibile, sicura e funzionale — oppure a chiarire che non può esserlo.
 
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