Io sono una iena, le mie persone non le possono toccare...
Ho detto qualche pagina fa che la volta che ho visto l'ex della mie migliore amica darle una spinta e chiamarla troia gli sono saltata al collo e l'ho riempito di pugni...
Forse il mio difetto è che cerco sempre di capire i motivi dietro alle azioni, che non vuol dire cercare una giustificazione, ma una comprensione...
Se la mia migliore amica mi avesse raccontato una cosa l'avrai analizzata, sicuramente di primo acchito mi avrebbe dovuta trattenere dall'andare dai carabinieri, questo è poco ma sicuro!
Ma mi conosco fin troppo bene, avrei cercato di vedere quella relazione nella sua totalità e avrei cercato di capire cosa voleva dire con quel gesto orrendo...perchè qualcosa avrà voluto dire...
E sì, mi sarei scervellata per capire se lo avesse perdonato e per quale stradiamine di motivo...
E' comunque una cosa davvero complicata da spiegare nel momento in cui è una cosa che ho vissuto personalmente, per la quale non ho il giusto distacco...
Razionalmente conosco tutte le risposte giuste...
Sta di fatto che è successo quello che è successo e ho avuto reazioni che non avrei mai creduto possibili...
E
tu non sei una
tua persona?
Ogni gesto ha un suo significato. E' vero. Ogni gesto è comunicazione.
Ma alcune comunicazioni sono semplicemente da rifiutare. Non nel senso di negarle, nasconderle.
Nel senso di rimandarle al mittente con il chiaro messaggio che quel tipo di comunicazione non è accettabile.
Mai. Per nessun motivo.
Per estremo, anche un serial killer ha delle sue motivazioni che possono essere comprese.
Le si può comprendere. Le si può analizzare. Ma questa è soltanto un'operazione mentale.
E ha la funzione di tranquillizzare. Familiari e società.
Spiego, capisco. Inserisco in una cornice l'inspiegabile.
E in questo modo mi creo la possibilità di riconoscerlo se lo incontro, magari di evitarlo.
Affronto la banalità del male rendendolo più umano.
Ma questo è un percorso che nulla a che vedere con la considerazione delle conseguenze.
E con la considerazione che un comportamento comunicativo come una violenza da parte di un uomo adulto è una scelta. E è una scelta che si tradotta in azione non ha altro verbo per esprimerla che violentare.
Sono operazioni separate.
E fra l'altro, come dici bene tu, sarebbe bene che a farle, chi ha subito, non sia solo, proprio perchè non c'è il giusto distacco. Non per mancanza di capacità.
Ma perchè quando si guarda da troppo vicino non si vede niente.
Se non quello che si vuole vedere.
E spesso quello che si vuole vedere è, giustamente, un rifugio da una situazione dolorosa.
Comprendo molto bene anche la non denuncia.
Ma penso che sia importante lo stesso arrivarci. Se si può. Se si riesce.
Ma, ti ripeto, comprendo davvero bene il non arrivarci proprio per niente.
Già arrivare a chiamare certe violenze con il loro nome è una vittoria di incalcolabile valore.
Inestimabile valore.