La mia fine ...

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

Brunetta

Utente di lunga data
Tutto può essere, ma non credo...non ne ho avuto queste percezione.
Io c'ero, ricordo lucidamente tutto, anche la sensazione fisica, ricordo come mi ha toccata, quello che mi ha detto...eravamo io e lui. Io sicuramente ero ben presente fisicamente e mentalmente...lui non so...
Intendevo scissione successiva. Nella fase della rielaborazione.
 

disincantata

Utente di lunga data
restare amici...amici di cosa? io bo.. non ho parole.

Neppure io, ma purtroppo non l'unica donna anzi, sono troppe quelle che subiscono, non denunciano e giustificano, perchè nell'ultimo post sembra quasi lo giustifichi 'non sapevamo dove andare'

Caspita, te ne scopi due per anni, scegli l'altra, e violenti quella che vuoi, perchè è una scelta, lasciare!

No, sembra un romanzo. peccato sia successo davvero.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
per arrivare a denunciare
forse di base ci vorrebbe
un'altra cultura, un'altra educazione
ci vorrebbe più consapevolezza
Già. E' una via intrepida quella della denuncia.

Ed è tutta a carico della vittima che già di suo è in difficoltà.

Ancora vige, come ha ben detto tullio l'idea che i no in fondo siano sì.
Ancora si dice "eh, con quella minigonna te la cerchi però" (esempio banale, ma mi sembra renda bene l'idea)
Ancora sono le donne a dire questo

Sono esempi banali, lo so. Ma nella loro banalità rendono l'idea.
Secondo me.

E' un brodo culturale, che ancora fatica a nominare la violenza come violenza, e prima di nominarla con il nome che ha prova a cercarle mille spiegazioni.

Ci vorrebbe più consapevolezza, sì...e più vicinanza semplice.
 

Nicka

Capra Espiatrice
Non è un grande errore Nicka. A volte è l'unica via d'uscita.

E con l'idea che gira nella nostra cultura riguardo agli errori definirlo un grande errore è una gabbia mentale che più ancora si stringe. Intorno alla vittima.

Per quanto riguarda definire una violenza come errore, io non riesco a concordare.

Un errore deriva da una non conoscenza. Ed è infatti una via dell'apprendimento.

Violentare è una SCELTA di chi violenta.
Scelta imposta in ogni termine a chi viene violentato.

Che si ritrova proiettato in una dimensione impalpabile, tutto è come prima e più niente lo è.

Una scelta non la si perdona.
La si condivide. Non la si condivide. La si condanna.

Io la condanno.
Io sono tra la non condivisione e la condanna...
Mi rendo conto che forse sembro matta ad esprimermi eh, ma sono gesti che per me non dovrebbero esistere al mondo...
Quella che è la mia esperienza è però di una sorta di perdono. Forse perchè mi sono sentita più forte e superiore a lui. Nonostante il male che mi ha fatto e che non è in discussione...
 

disincantata

Utente di lunga data
Per prima cosa un abbraccio.
Poi io credo che ci siano dei meccanismi che il nostro cervello usa per proteggerci da cose che sono più difficili da affrontare di una violenza.
Tipo il fatto che una persona che amiamo e che crediamo ci voglia almeno bene ci usa, ci tratta come uno straccio, ha lo stesso riguardo per noi che avrebbe per lo zerbino di casa.
E' difficile da accettare questo, perchè significa accettare di revisionare tutto il nostro passato con quella persona.
Per questo la maggior parte delle violenze domestiche non vengono denunciate e continuano per anni.
Si trovano ragioni, si adducono motivazioni, si mascherano le cose.
E spesso ci si addossa pure una colpa.
Non so cosa possa essere peggio per te, adesso che con quell'uomo non hai più nulla da spartire, se affrontare la realtà e vederlo per quello che è, e vedere davvero la vostra storia per quello che è stata, o continuare a scusarlo per quello che ha fatto.
Ti dico solo una cosa : noi non dimentichiamo cose del genere e cose come quella sono mine inesplose, spero che la tua si incagli sul fondo dell'abisso delle Marianne e lì resti, senza mai scoppiare.
Ma se hai sentito il bisogno di parlarne io ne dubito.
E se sentissi il bisogno di parlarne ancora non fermarti.
Un bacio.
:up::up::up:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io sono tra la non condivisione e la condanna...
Mi rendo conto che forse sembro matta ad esprimermi eh, ma sono gesti che per me non dovrebbero esistere al mondo...
Quella che è la mia esperienza è però di una sorta di perdono. Forse perchè mi sono sentita più forte e superiore a lui. Nonostante il male che mi ha fatto e che non è in discussione...
Posso farti una domanda?

non so se hai sorelle, o amiche a cui sei molto legata. E se fossero loro ad aver vissuto quello che hai vissuto tu?

E se non hai nessuna di loro, se fosse tua madre ad essere violentata?

Come ti porresti di fronte alla scelta del violentare?


Io non ti considero matta. E, sinceramente, ti abbraccio un altra volta.:)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Tu sai che, per quanto faccia la dura e pura che cerca il confronto e la critica, mi fa davvero tanto piacere. :eek:
:mrgreen::mrgreen::mrgreen::mrgreen::mrgreen:
 

Flavia

utente che medita
Già. E' una via intrepida quella della denuncia.

Ed è tutta a carico della vittima che già di suo è in difficoltà.

Ancora vige, come ha ben detto tullio l'idea che i no in fondo siano sì.
Ancora si dice "eh, con quella minigonna te la cerchi però" (esempio banale, ma mi sembra renda bene l'idea)
Ancora sono le donne a dire questo

Sono esempi banali, lo so. Ma nella loro banalità rendono l'idea.
Secondo me.

E' un brodo culturale, che ancora fatica a nominare la violenza come violenza, e prima di nominarla con il nome che ha prova a cercarle mille spiegazioni.

Ci vorrebbe più consapevolezza, sì...e più vicinanza semplice.
la denuncia comporta
coraggio, fermezza,
determinazione
non per un momento
non per un giorno
ma per mesi, per anni
(si sa come vanno a finire
le carte bollate...)
come può una persona
debilitata nell'anima
avere tanta forza?
il perdono è un cammino
lungo e difficile, richiede
tanto impegno e sofferenza
ma in questi eventi
la parola perdono viene svuotata
del suo significato,anzi
può assumerne uno di pericoloso
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
la denuncia comporta
coraggio, fermezza,
determinazione
non per un momento
non per un giorno
ma per mesi, per anni
(si sa come vanno a finire
le carte bollate...)
come può una persona
debilitata nell'anima
avere tanta forza?
il perdono è un cammino
lungo e difficile, richiede
tanto impegno e sofferenza
ma in questi eventi
la parola perdono viene svuotata
del suo significato,anzi
può assumerne uno di pericoloso
già. E' vero.

E la cosa peggiore è che spesso succede che chi denuncia sia solo.
Non solo perchè lo è nella realtà, e a volte lo è per davvero. Ma anche perchè non riesce a lasciarsi avvicinare.
Perchè già il tenersi insieme è troppo.

Sono circoli viziosi davvero terribili.

Io Flavia, il perdono non riesco proprio a concepirlo.

Se non rivolto verso di sè.

forse sono troppo rigida, non so.
forse non sono ancora abbastanza saggia.

Ma il perdono no.
Non riesco.
 

Nicka

Capra Espiatrice
Posso farti una domanda?

non so se hai sorelle, o amiche a cui sei molto legata. E se fossero loro ad aver vissuto quello che hai vissuto tu?

E se non hai nessuna di loro, se fosse tua madre ad essere violentata?

Come ti porresti di fronte alla scelta del violentare?


Io non ti considero matta. E, sinceramente, ti abbraccio un altra volta.:)
Io sono una iena, le mie persone non le possono toccare...
Ho detto qualche pagina fa che la volta che ho visto l'ex della mie migliore amica darle una spinta e chiamarla troia gli sono saltata al collo e l'ho riempito di pugni...
Forse il mio difetto è che cerco sempre di capire i motivi dietro alle azioni, che non vuol dire cercare una giustificazione, ma una comprensione...

Se la mia migliore amica mi avesse raccontato una cosa l'avrai analizzata, sicuramente di primo acchito mi avrebbe dovuta trattenere dall'andare dai carabinieri, questo è poco ma sicuro!
Ma mi conosco fin troppo bene, avrei cercato di vedere quella relazione nella sua totalità e avrei cercato di capire cosa voleva dire con quel gesto orrendo...perchè qualcosa avrà voluto dire...
E sì, mi sarei scervellata per capire se lo avesse perdonato e per quale stradiamine di motivo...

E' comunque una cosa davvero complicata da spiegare nel momento in cui è una cosa che ho vissuto personalmente, per la quale non ho il giusto distacco...

Razionalmente conosco tutte le risposte giuste...
Sta di fatto che è successo quello che è successo e ho avuto reazioni che non avrei mai creduto possibili...
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Io sono una iena, le mie persone non le possono toccare...
Ho detto qualche pagina fa che la volta che ho visto l'ex della mie migliore amica darle una spinta e chiamarla troia gli sono saltata al collo e l'ho riempito di pugni...
Forse il mio difetto è che cerco sempre di capire i motivi dietro alle azioni, che non vuol dire cercare una giustificazione, ma una comprensione...

Se la mia migliore amica mi avesse raccontato una cosa l'avrai analizzata, sicuramente di primo acchito mi avrebbe dovuta trattenere dall'andare dai carabinieri, questo è poco ma sicuro!
Ma mi conosco fin troppo bene, avrei cercato di vedere quella relazione nella sua totalità e avrei cercato di capire cosa voleva dire con quel gesto orrendo...perchè qualcosa avrà voluto dire...
E sì, mi sarei scervellata per capire se lo avesse perdonato e per quale stradiamine di motivo...

E' comunque una cosa davvero complicata da spiegare nel momento in cui è una cosa che ho vissuto personalmente, per la quale non ho il giusto distacco...

Razionalmente conosco tutte le risposte giuste...
Sta di fatto che è successo quello che è successo e ho avuto reazioni che non avrei mai creduto possibili...
forse la cosa ha un senso di cui non potevate avere coscienza a botta calda.e che spiegherebbe perchè gli hai risposto quello che gli hai risposto
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
probabile che sia stato già scritto,visto che non ho letto tutto il 3d.

ma a sensazione lui può aver cercato di farsi odiare da te facendo qualcosa di imperdonabile. perchè non sapeva come altro fare per allontanarsi da te e farti allontanare da lui.

ha cercato una frattura che non potesse essere sanata in eterno.

tu puoi aver capito questo istintivamente e per questo lo hai perdonato. l'idea spiegherebbe anche le sue lacrime a distanza di tempo.

My 2 Cents,as usual
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io sono una iena, le mie persone non le possono toccare...
Ho detto qualche pagina fa che la volta che ho visto l'ex della mie migliore amica darle una spinta e chiamarla troia gli sono saltata al collo e l'ho riempito di pugni...
Forse il mio difetto è che cerco sempre di capire i motivi dietro alle azioni, che non vuol dire cercare una giustificazione, ma una comprensione...

Se la mia migliore amica mi avesse raccontato una cosa l'avrai analizzata, sicuramente di primo acchito mi avrebbe dovuta trattenere dall'andare dai carabinieri, questo è poco ma sicuro!
Ma mi conosco fin troppo bene, avrei cercato di vedere quella relazione nella sua totalità e avrei cercato di capire cosa voleva dire con quel gesto orrendo...perchè qualcosa avrà voluto dire...
E sì, mi sarei scervellata per capire se lo avesse perdonato e per quale stradiamine di motivo...

E' comunque una cosa davvero complicata da spiegare nel momento in cui è una cosa che ho vissuto personalmente, per la quale non ho il giusto distacco...

Razionalmente conosco tutte le risposte giuste...
Sta di fatto che è successo quello che è successo e ho avuto reazioni che non avrei mai creduto possibili...
E tu non sei una tua persona?

Ogni gesto ha un suo significato. E' vero. Ogni gesto è comunicazione.

Ma alcune comunicazioni sono semplicemente da rifiutare. Non nel senso di negarle, nasconderle.

Nel senso di rimandarle al mittente con il chiaro messaggio che quel tipo di comunicazione non è accettabile.
Mai. Per nessun motivo.

Per estremo, anche un serial killer ha delle sue motivazioni che possono essere comprese.
Le si può comprendere. Le si può analizzare. Ma questa è soltanto un'operazione mentale.

E ha la funzione di tranquillizzare. Familiari e società.

Spiego, capisco. Inserisco in una cornice l'inspiegabile.
E in questo modo mi creo la possibilità di riconoscerlo se lo incontro, magari di evitarlo.

Affronto la banalità del male rendendolo più umano.

Ma questo è un percorso che nulla a che vedere con la considerazione delle conseguenze.
E con la considerazione che un comportamento comunicativo come una violenza da parte di un uomo adulto è una scelta. E è una scelta che si tradotta in azione non ha altro verbo per esprimerla che violentare.

Sono operazioni separate.

E fra l'altro, come dici bene tu, sarebbe bene che a farle, chi ha subito, non sia solo, proprio perchè non c'è il giusto distacco. Non per mancanza di capacità.
Ma perchè quando si guarda da troppo vicino non si vede niente.
Se non quello che si vuole vedere.

E spesso quello che si vuole vedere è, giustamente, un rifugio da una situazione dolorosa.

Comprendo molto bene anche la non denuncia.
Ma penso che sia importante lo stesso arrivarci. Se si può. Se si riesce.

Ma, ti ripeto, comprendo davvero bene il non arrivarci proprio per niente.

Già arrivare a chiamare certe violenze con il loro nome è una vittoria di incalcolabile valore.
Inestimabile valore.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top