La mia fine ...

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Flavia

utente che medita
Tutto si supera, Nicka.

Quello che fa la differenza è come.

Una violenza, in particolare se usata da una persona di cui ci si fidava, è la peggior cosa si possa subire. E fare.

Non è la parte fisica, quella guarisce. Se va di culo non restano segni indelebili nel fisico.

Ma l'altra parte, quella del rifugio che si costruisce la mente per riprendere il controllo, per darsi delle motivazioni e paradossalmente per darle anche all'altro...non è una cosa che si supera.

Il punto è che non esistono motivazioni valide. E' talmente banale da essere sconvolgente.

Ognuno fa i suoi giri per andare avanti. Andare avanti non è superare, però. Davvero non lo è.
E' semplicemente raccogliere le energie, e continuare a camminare anche se fa male da matti da tutte le parti.
Camminare fino a quando non fa più così male.

Mi dispiace che ancora ti addossi l'essere stata scema. Davvero.
cara Ipazia
concordo con ogni tuo intervento
in questo 3d, si parla sempre di verdi
ma io ti porrei una corona di alloro
sul capo!
sono eventi che ti segnano
e anche se cerchi di allontanarli
da te, con tortuosi percorsi
nulla poi è più come prima
quella cicatrice che cerchi
di non guardare, in qualche modo
influenza sempre la tua vita
e il rapporto con gli altri
dici bene andare avanti
non è certo superare
credo che Nicka sia una donna
molto forte e coraggiosa
nella vita come nel voler
condividere la sua testimonianza
ma ha ragione Nausicaa
questi episodi vanno denunciati
bisogna vincere la propria paura
la vergogna, la propria ignoranza
e denunciare perchè se non lo facciamo
diamo la possibilità a quel soggetto
di fare ancora altro male
ma la voglia di dimenticare
di volere che tutto sia finito
porta a fargliela passare liscia
Funari docet:
a uno stronzo, gli devi dì
che è uno stronzo non un biricchino
 
Ultima modifica:

Innominata

Utente che predica bene
E' di gran lunga più sconvolgente rimanerci amico. Cioè, allucinante.
Oppure è un legame. L'amicizia è meno accidentata di un amore, obbedisce a criteri che comprendono per esempio la stima, per dire. Ora, puoi amare qualcuno che non stimi (alcuni non potrebbero), ma la condivisione amicale magari percorre territori più rassicuranti e diretti. E' un fatto di comunicazione, ripeto, non potrei in questo caso sottrarmi all'impressione che quello che potrei chiamare "amicizia" è un manufatto che ubbidisce ad altri decreti, visto il tipo di comunicazione che è stata scelta per dirmi una cosa che ci riguardava, la fine di un pezzo di vita insieme. Suvvia, tutti sbagliano, certo che si può perdonare, e anzi il lavoro del perdono offre strada facendo ottimi itinerari di viaggio. Ma quella scelta comunicativa è pesante, ha troppo di culturalmente brado, io ci vedo meno psicologico che brado. Anzi ci vedo lo "psicologico" direttamente sorpassato a destra. Qualcosa di trasversale, più che qualcosa di momentaneo. Più che contestualizzato, per citare Tullio, quel comportamento è radicalmente decontestualizzato dalla storia. Lontano dalla storia. Ecco perché (insondabile) legame, ma amicizia è possibile?
 

Brunetta

Utente di lunga data

@lex

Escluso
Oppure è un legame. L'amicizia è meno accidentata di un amore, obbedisce a criteri che comprendono per esempio la stima, per dire. Ora, puoi amare qualcuno che non stimi (alcuni non potrebbero), ma la condivisione amicale magari percorre territori più rassicuranti e diretti. E' un fatto di comunicazione, ripeto, non potrei in questo caso sottrarmi all'impressione che quello che potrei chiamare "amicizia" è un manufatto che ubbidisce ad altri decreti, visto il tipo di comunicazione che è stata scelta per dirmi una cosa che ci riguardava, la fine di un pezzo di vita insieme. Suvvia, tutti sbagliano, certo che si può perdonare, e anzi il lavoro del perdono offre strada facendo ottimi itinerari di viaggio. Ma quella scelta comunicativa è pesante, ha troppo di culturalmente brado, io ci vedo meno psicologico che brado. Anzi ci vedo lo "psicologico" direttamente sorpassato a destra. Qualcosa di trasversale, più che qualcosa di momentaneo. Più che contestualizzato, per citare Tullio, quel comportamento è radicalmente decontestualizzato dalla storia. Lontano dalla storia. Ecco perché (insondabile) legame, ma amicizia è possibile?
se hai problemi, ovviamente
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E' di gran lunga più sconvolgente rimanerci amico. Cioè, allucinante.
Sempre rimanendo OT rispetto a Nicka.

Io questo non lo comprendo. Come non comprendo il perdono.
Ma non lo trovo allucinante.

Non al livello della banalità del male di cui ha detto Innominata.

Come dice minerva bisogna poi metterci dentro del significato in quella parola, "amici".

E la mente fa dei giri veramente strani quando deve pacificarsi.
E perlopiù sceglie percorsi conosciuti e già percorsi.

La sindrome di Stoccolma ne è l'esempio più evidente.
 

Joey Blow

Escluso
Oppure è un legame. L'amicizia è meno accidentata di un amore, obbedisce a criteri che comprendono per esempio la stima, per dire. Ora, puoi amare qualcuno che non stimi (alcuni non potrebbero), ma la condivisione amicale magari percorre territori più rassicuranti e diretti. E' un fatto di comunicazione, ripeto, non potrei in questo caso sottrarmi all'impressione che quello che potrei chiamare "amicizia" è un manufatto che ubbidisce ad altri decreti, visto il tipo di comunicazione che è stata scelta per dirmi una cosa che ci riguardava, la fine di un pezzo di vita insieme. Suvvia, tutti sbagliano, certo che si può perdonare, e anzi il lavoro del perdono offre strada facendo ottimi itinerari di viaggio. Ma quella scelta comunicativa è pesante, ha troppo di culturalmente brado, io ci vedo meno psicologico che brado. Anzi ci vedo lo "psicologico" direttamente sorpassato a destra. Qualcosa di trasversale, più che qualcosa di momentaneo. Più che contestualizzato, per citare Tullio, quel comportamento è radicalmente decontestualizzato dalla storia. Lontano dalla storia. Ecco perché (insondabile) legame, ma amicizia è possibile?
No. Enne o. No. Fosse pure legame, è impossibile. Per me. Poi, ovviamente, il semplice fatto che Nicka lo scriva ammette implicitamente che per qualcuno è diverso, ma non lo mettevo in dubbio, lo comprendo, ma non lo condivido. Affatto. Se questo fosse un mondo giusto e le Nicka di questo mondo la pensassero come me questo figlio di puttana alla primissima occasione possibile si sarebbe ritrovato fracassato da qualche parte dietro un cassonetto. Purtroppo, non è così. E' un mondo difficile.
 

Brunetta

Utente di lunga data
@tullio...ti ho riletto, e mi sono riletta.

Sono andata di pancia :eek::eek:, quindi scusami per il modo. :)

Per quanto riguarda il contenuto invece ribadisco i concetti. Non riesco proprio a vederla dalla tua prospettiva. Non ci riesco proprio.
Anche se, pur non essendo d'accordo, credo di aver capito meglio quello che intendevi.

Un'azione di violenza resta violenza. La si può spiegare, e anche contestualizzare.
Ma non le si può cambiare il nome.
E' violenza. E definisce chi la agisce. E anche chi la subisce.

E quel nome è importante. E' vitale. Per entrambi.

La relazione come contesto...è un'aggravante. Terribile. Sotto una miriade di punti di vista.
Aspettavo questo post.
Anch'io ho avuto l'impulso di urlare a Tullio.
Poi ho aspettato di continuare a leggere e ho letto il tuo e gli altri urli.
Però la violenza è un problema degli uomini (e come dice Tullio (?) anche delle donne che educano gli uomini) e se un uomo, finalmente, cerca di capire e spiegare, assumendosene un po' il peso, cosa scatta in un uomo non si può non dargli uno spazio e un po' di ascolto.
Altrimenti, per me, non si fa un passo.
 

Innominata

Utente che predica bene
Arrivare al estremo di azioni violente quali lo stupro delinea una personalita problematica.Chiarisco il termine "psichiatrico":io intendo cmq una persona con disturbo di personalita e non necessariamente un soggetto con patologie psichiatriche che possono essere correlate al incapacita di intendere e di volere.Stuprare per me (è solo un opinione personale) non rientra nella "banalità del male" ma è oltre la banalità.
Non identifico il male neanche con i disturbi di personalità, che comunque sono sull' asse 2 della classificazione mondiale dei disturbi psichiatrici.Comunque citavo la Arendt, che scrisse La banalità del Male parlando di Eichmann. Un uomo banale, "normale". Non pazzo. Ma comunque la pianto qui (faccina che sorride: non riesco a metterla!)
 

Joey Blow

Escluso
Sempre rimanendo OT rispetto a Nicka.

Io questo non lo comprendo. Come non comprendo il perdono.
Ma non lo trovo allucinante.

Non al livello della banalità del male di cui ha detto Innominata.

Come dice minerva bisogna poi metterci dentro del significato in quella parola, "amici".

E la mente fa dei giri veramente strani quando deve pacificarsi.
E perlopiù sceglie percorsi conosciuti e già percorsi.

La sindrome di Stoccolma ne è l'esempio più evidente.
Ho risposto già ad Innominata in merito.
 

Nicka

Capra Espiatrice
Ne deduco che ha gestito malissimo ( quel giorno) la sua frustrazione spero che poi sia cresciuto che se ognuno di noi dovesse trovare un capro espiatorio per scaricare paure e tensioni sarebbe una lotta continua ... Paradossalmente potrebbe averti punito ( scusa il verbo eccessivo ) per non avere il coraggio di troncare una relazione ufficiale e scegliere te ...lo so che JB se legge me ne dirà di ogni ma gli uomini talvolta più delle donne sanno usare la violenza per allontanare le loro paure, un doppio abbraccio son lieta che almeno l'anno dopo abbia pianto per lui e per te
Io ho visto lo stesso identico paradosso, forse è per questo che ho perdonato e per certi versi capito.
Che, ripeto, non vuol dire giustificare...
 

@lex

Escluso
Qualcosina sì (faccina verde che gira), ma comunque volevo dire che l'amore qualche volta è più a rischio di andare dietro a cose più inspiegabili rispetto all' amicizia :)
Si certo. perché a volte puoi innamorarti di una proiezione oppure quella persona cambia nel corso della relazione. se però ne sei consapevole è dura continuare ad amare...almeno per lungo tempo. credo...sarebbe così per me...anzi per me lo è...si. proprio
 

georgemary

Utente di lunga data
Non me lo ha spiegato, non c'è niente da spiegare, ma io penso di averlo capito...ad un livello che non è nemmeno semplice da esprimere...è qualcosa di intimo...
Non c'è giustificazione alcuna ovviamente!
Non volevo sembrarti offensiva, ma il tuo racconto mi ha lasciato senza parole e leggendoti ho avuto la voglia di abbracciarti e a lui non so cosa farei.
Sono contenta che tu abbia trovato la forza di andare avanti, tu sai come è lui veramente, tu sai perché hai deciso di perdonarlo e frequentarlo ancora...non lo capisco, ma è la tua storia e nessuno può dire cosa sia giusto o sbagliato, io ti rimando un caloroso abbraccio!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
cara Ipazia
concordo con ogni tuo intervento
in questo 3d, si parla sempre di verdi
ma io ti porrei una corona di alloro
sul capo!
sono eventi che ti segnano
e anche se cerchi di allontanarli
da te, con tortuosi percorsi
nulla poi è più come prima
quella cicatrice che cerchi
di non guardare, in qualche modo
influenza sempre la tua vita
e il rapporto con gli altri
dici bene andare avanti
non è certo superare
credo che Nicka sia una donna
molto forte e coraggiosa
nella vita come nel voler
condividere la sua testimonianza
ma ha ragione Nausicaa
questi episodi vanno denunciati
bisogna vincere la propria paura
la vergogna, la propria ignoranza
e denunciare perchè se non lo facciamo
diamo la possibilità a quel soggetto
di fare ancora altro male
ma la voglia di dimenticare
di volere che tutto sia finito
porta a fargliela passare liscia
Funari docet:
a uno stronzo, gli devi dì
che è uno stronzo non un biricchino
Flavia :)...grazie :eek::eek:

Sai, a volte non si riesce proprio a denunciare. A volte non si riesce proprio. A chiedere aiuto.
Proprio non ce la si fa a uscire dall'isolamento.

Ce lo si chiede. Ma non si riesce.
E diventa l'ennesima conferma della propria incapacità. Della propria colpa.

Perchè quel male lì...è talmente banale, da diventare impronunciabile.

In questo link, secondo me è detto proprio bene. La dinamica del segreto.

http://www.skipblog.it/2013/03/09/da-cicatrici-di-guerra-il-clan-delle-cicatrici/
 
Simulazione.Intendo quei meccanismi di compenso messi in atto a nascondere l'aspetto violento del carattere che gli consentono di gestire i rapporti sociali a volte anche egregiamente.
Che ne pensi di questo?
Ma bisogna vedere come si innescano certi meccanismi eh?

Cioè secondo me lui non intendeva violentarla, ma solo scoparla in modo disperato.

Bisogna poi vedere se lui si è reso conto di quel che ha fatto eh?

Per esempio a me non è MAI passato per la testa di mollare ceffoni ad una donna eh?

Però mi è capitato sentir dare certe rispostacce da donne e sentire dentro di me l'impulso no?

Non so se sono un uomo violento o meno.

Ma mai mi è passato per la testa di usare il sesso come arma no?
Cioè non so spiegarmi...

e non vorrei infognarmi in discorsi che poi si ritorcono contro di me...

Dov'è il confine tra prenderti in modo passionale e la violenza?

Ogni cosa fatta con costrizione e prevaricazione è violentare no?
 

Nicka

Capra Espiatrice
Ciao Nobody:smile:

ci provo...non so se riesco.

Mettersi come attore significa paradossalmente assumersi parte della responsabilità della violenza subita, per riprendere in un qualche modo il controllo di un evento che nella realtà non è controllabile.

Le frasi ricorrenti, per farla semplice : " se fossi stata più furba avrei..., se fossi stata più attenta..., se avessi capito che avevo davanti..., ho sbagliato a dire quella cosa..., ho sbagliato ad andare con lui...,etc. etc.".

Mi metto dentro. Preferisco caricarmi di una parte perchè l'imprevedibilità e l'impotenza di fronte ad una violenza sono un qualcosa di stravolgente.

Io ti dico no, e tu non ti fermi. Te lo ripeto, e tu vai avanti ancora. Come se non avessi detto niente. Riprovo. Non senti. Non ci sono. Neghi la mia presenza appropriandoti del mio corpo. E io devo stare lì.

Non è semplicemente un calpestare usare violenza. E' la negazione della presenza dell'altro.

Affrontare quella sensazione di inesistenza...è spiazzante.
Come ci rientri in una situazione in cui in realtà non c'eri perchè la relazione in atto ha negato nel fare il tuo esserci?

E' un paradosso da dare ai matti.

E altrettanto paradossalmente è più semplice rimettersi dentro, colpevolizzandosi piuttosto per non essere stata abbastanza in gamba nel gestire la situazione, in questo modo almeno si riafferma quello che è stato negato
nell'atto.

E ha la funzione di rendere maggiormente controllabile un evento che controllabile non è.

Subire violenza è rendersi tutto d'un tratto conto che non esiste luogo sicuro in cui stare. Che tutto potrebbe accadere. E' una perdita totale e improvvisa del controllo su sè e sul mondo.

Esserci, dirsi che azioni diverse avrebbero potuto evitare quell'evento è un tentativo di rendere di nuovo abitale il proprio contesto e il mondo stesso.

non so se sono riuscita...:eek:
Sei riuscita a spiegarti benissimo...e vorrei dire una cosa.
Il grande errore in casi come questi è proprio la colpevolizzazione personale.
Non mi sono mai detta " se fossi stata più furba avrei..., se fossi stata più attenta..., se avessi capito che avevo davanti..., ho sbagliato a dire quella cosa..., ho sbagliato ad andare con lui...,etc. etc.".
Ho sempre avuto ben chiaro il fatto che io non ho sbagliato nulla in quel frangente...non mi sono caricata di nessuna responsabilità, mai!
E credo che questa consapevolezza mi abbia portata a gestire una cosa simile con un certo distacco se vogliamo, seppur il fatto abbia colpito molto a fondo...
Capendo che da parte mia non c'era nessun errore ho razionalizzato che l'errore, grande come un grattacielo, era solo suo...e sono gli errori che si perdonano...
 

Eratò

Utente di lunga data
Non identifico il male neanche con i disturbi di personalità, che comunque sono sull' asse 2 della classificazione mondiale dei disturbi psichiatrici.Comunque citavo la Arendt, che scrisse La banalità del Male parlando di Eichmann. Un uomo banale, "normale". Non pazzo. Ma comunque la pianto qui (faccina che sorride: non riesco a metterla!)
Io il libro non l'ho letto ma mi hai fatto venire la voglia;) e ti ringrazio....e la faccina sorridente la metto io, anzi ne metto 2:):)
 

Flavia

utente che medita
Flavia :)...grazie :eek::eek:

Sai, a volte non si riesce proprio a denunciare. A volte non si riesce proprio. A chiedere aiuto.
Proprio non ce la si fa a uscire dall'isolamento.

Ce lo si chiede. Ma non si riesce.
E diventa l'ennesima conferma della propria incapacità. Della propria colpa.

Perchè quel male lì...è talmente banale, da diventare impronunciabile.

In questo link, secondo me è detto proprio bene. La dinamica del segreto.

http://www.skipblog.it/2013/03/09/da-cicatrici-di-guerra-il-clan-delle-cicatrici/
per arrivare a denunciare
forse di base ci vorrebbe
un'altra cultura, un'altra educazione
ci vorrebbe più consapevolezza
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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