Non so se sia confortevole o meno, non ci sono mai salita su un mulo.
Comunque a parte la canzoncina mi sembri abbastanza infastidito, e non ho capito se sia dall'uso che viene fatto di qualsivoglia cosa (marciandosi sopra), o proprio per la tematica ambiente. Come se ti urtasse sentirne parlare.
Sei partito da un canzone per finire a parlare di una situazione che ci sta fuggendo di mano perchè in Africa fanno più figli ed a fronte di future risorse limitate e del tasso di natalità prossimo all'estinzione dei purosangue italiani mi sembra di leggere tra le righe che non saremo abbastanza per lottare per tenere per noi le risorse che rimarranno.
Dunque sarebbe una finta lotta per l'ambiente dove in realtà si dovrebbe lottare per creare uno schieramento pronto a proteggere le risorse e quindi il mantenimento della vita. Almeno mi sembra sia questo il tuo pensiero leggendoti.
Sono infastidito proprio perché da sempre seguo tematiche legate all'ambiente e questa deriva attuale mi sembra molto "strana".
Ho applaudito con vigore all'introduzione delle marmitte catalitiche nel lontano 1993 (in cui acquistai la mia priva vettura catalitica), alla riconversione dei riscaldamenti, mi sono battuto per l'abolizione della caccia, ho seguito Greenpeace e WWF per anni, gioivo per le piste ciclabili e per la Critical Mass, sono stato ampiamente di sinistra per decenni, candidato in lista associato a Rifondazione, no global, terzomondista se vogliamo proprio dirla e ho fatto boicottaggio di multinazionali e condotto acquisti consapevoli, sostenitore del mercato equo, dei progetti per l'Africa, dell'integrazione, della riduzione degli imballi, dell'impatto ambientale umano, della riforestazione, ho piantato e manutenuto alberi, raccolto pattumiera, pulito aree naturali, fatto la differenziata, non ho mai avuto condizionatore, lavastoviglie, riciclo oggetti, etc etc.
Per questo sono basito da questo ecologismo di accatto odierno (di cui Greta è il testimonial più recente), perché non segue alcuna logica credibile ed efficace, ma sembra sempre più propaganda volta a indirizzare le persone verso un determinato consenso.
Il cambiamento del testo di O Bella Ciao è scandaloso e lo palesa: la nuova versione pseudoecologista l'hanno cantata da noi in occasione della celebrazioni del 25 Aprile, e lo ha fatto un partito che pretende di essere di sinistra, col consenso di tutti. In pratica hanno cancellato la resistenza, la lotta all'invasore e la difesa della patria e della libertà in nome di "un mondo migliore", ovvero di un'utopia, secondo la quale qualsiasi decisione venga fatta "per la lotta all'inquinamento" è giusta anche se ha pesanti ripercussioni sociali.
Domani dovessero mettere dei dazi per le importazioni o proibire la circolazione a tutti i veicoli a combustibili fossili (costringendo le persone a una minore libertà di movimento) o aumentare l'IVA al 40% per portare avanti la Flat Tax, le ripercussioni sociali verrebbero messe a tacere in virtù dell'ideale supremo dell'Ecologismo.
La questione Africa (ma anche Asia e Sudamerica) è determinante: noi non possiamo decidere per loro, ma è proprio in quelle aree geografiche che si sta sviluppando una bomba demografica con ripercussioni sull'uso di materie prima, consumo del suolo e risorse e sui consumi che potrà avere un impatto maggiore eventualmente sul pianeta.
L'acquisto di veste aree coltivabili in Africa da parte della Cina mostra l'insufficienza dei territori per tutti i cinesi, che andrà a impattare sugli africani delle nazioni coinvolte, ma anche il fatto che un paese ricco può (come sempre) parassitare un paese più povero, creando competizione per le risorse e i mercati a livello globale (un tempo si risolveva tutto con la guerra) . E non è un caso isolato. L'aumento del costo delle case in Europa è determinato dalla gentrificazione, ma anche di corposi investimenti dei paesi arabi, Qatar in testa, della Cina.
Il fatto che l'Italia sia debole anche per ragioni anagrafiche (siamo sempre meno e sempre più vecchi) ci rende inabili a competere. Siamo pertanto un territorio di conquista nella competizione globale.