«Iene», le tesi preconfezionate
Ci sono vari generi di interviste, ma la più redditizia, in termini di provocazione e quindi di ascolto, è l’intervista-teatrino. In cui un attento lavoro di montaggio, una preventiva sceneggiatura, il calcolo dei tempi consente all’intervistatore di far dire all’intervistato quello che ha già deciso che dica: con l’aiuto di un valido lavoro di forbici, l’inserto di sprazzi grafici 'animati' a far da interpunzione emotiva («Oh! Ah!») e un’accorta regia che sappia cogliere il dettaglio e ingigantirlo ad effetto. I quasi otto minuti del servizio di Enrico Lucci (nella foto), ne Le Iene di Italia 1, venerdì sera – undicesimo di dodici inserti che hanno costituito il programma – sono stati curati alla perfezione per far sì che questioni impegnative, sul delicato tema della pedofilia e dei preti, che tiene banco costante nei media, avessero una risposta univoca e già decisa. La Chiesa denuncia all’autorità giudiziaria i preti accusati di reati sessuali? Presente al Simposio romano della Penitenzieria Apostolica, Lucci, dopo aver spiegato di cosa si tratti, si siede fra i prelati nella sala: e la regia sorveglia la stanchezza di alcuni dei presenti, con Lucci che sbarra gli occhi scandalizzato. E se poi tallona quattro degli intervenuti, e pone la domanda con tassativa fretta, si meraviglia – e occhieggia da furbetto – quando gli rispondono che l’argomento non è tale da esser affrontato alla svelta ( « È difficile entrare nel tema… Non vorrei commentare»). Se gli si replica che la Chiesa deve investigare, soprattutto proteggere le vittime, allontanare il colpevole e aiutarlo a correggersi, la risposta non soddisfa: e la conclusione finale, avulsa dal contesto e proposta con una smorfia allusiva – «Conviene farlo dentro la santa Chiesa!» – corona l’opera. CVD: come volevasi dimostrare.
di Mirella Poggialini