Non è questione di idealizzare. O di celare.
E' proprio questione che non si è immutabili. E lui aveva puntato su quella me che aveva conosciuto dieci anni fa.
E sulla relazione. Fra me e lui.
In questi dieci anni io sono lentamente trasformata a me stessa.
Lui no.
Lui è rimasto fermo a quello che era allora. Alla ricerca di sicurezza.
Alla relazione. A quello che secondo lui si doveva fare ed essere.
In questi termini io credo lui si sia trovato davanti una sconosciuta.
Non si è accorto e probabilmente io non l'ho tenuto ben aggiornato. Probabilmente entrambe. Di quelle micro-trasformazioni quotidiane. Che non mi hanno portata lontana da me e neanche da quella che ero. Anzi. Ma il fatto che lui fosse rimasto uguale a se stesso e io no, ci ha reso sconosciuti.
E il fatto che lui sovrapponesse quella me di dieci e rotti anni fa, gli impedisce tutt'ora di vedermi. Come gliel'ha impedito anche quando provavo a raccontargli di me.
Lui mi interpretava sempre alla luce di quella che aveva incontrato. Non di quella che ero ogni momento. Ovvio non potesse vedermi. Sentirmi. E neanche ascoltarmi. Non sapeva più chi fossi. E anche provare a spiegarglielo. Per lui erano solo sintomi di momentanea follia
Dell'ultimo periodo io ricordo una sensazione di incomunicabilità orribile. Come se pur parlando la stessa lingua, non riuscissimo a sentire uno le parole dell'altro. Non era ascolto. Era interpretazione. Alla luce di sistemi di rappresentazione del mondo. Simili. Ma profondamente diversi.
Quando abbiamo smesso di parlare di noi. Io mi ricordo un deserto fra noi.