Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
Che ne dici del fair play del cricket? Io lo applicherei anche al calcio ...a cominciare dagli allenatori.Il femminismo ha rovinato " la donna".
Che ne dici del fair play del cricket? Io lo applicherei anche al calcio ...a cominciare dagli allenatori.Il femminismo ha rovinato " la donna".
Straquoto.Mah, sai lo penso anch'io.
Hanno perso tanto della femminilità.
Ma vediamo questa prospettiva: prima del femminismo, alle donne veniva cucita su misura un concetto di "femminilità", il quale era abbastanza viziato. Abbiamo avuto due reazioni: quelle a cui questi pantaloni stavano stretti, e si sono ribellate, con scenette da macchietta, e quelle che hanno agito con intelligenza. Ossia il femminismo, per me è stato qualcosa, come certe lotte sindacali, che hanno fatto si, che la figura dell'operaio oggi, sia più tutelata che non negli anni 50.
Non possiamo negare, che molte donne intelligenti, hanno sfruttato il femminismo come possibilità, per dire in certi ambiti maschili: ci siamo anche noi, e possiamo ricoprire lo stesso posto, non facendo le stesse cose che voi fate ( competizione), ma alla nostra maniera (alternativa).
Penso comunque che oggi le donne debbano riappropiarsi della loro femminilità. Sono veramente troppo aggressive ed esigenti.
Per questo credo che non si debba neanche piu' parlare di femminismo... la societa', il mondo del lavoro non dovrebbe essere a misura delle donne ma a misura umana, perche' il problema riguarda tutti: se una coppia si trova di fronte alla scelta figlio o carriera il problema non e' solo della donna che probabilmente dovra' occuparsi del figlio e con altrettanta probabilita' rinunciare al lavoro, nel microcosmo e' un problema della coppia (in due si deve trovare la soluzione) nel macrocosmo il problema e' della societa'.La Tamaro il femminismo e le ragazze
Il nostro errore, non chiedere di più
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La Tamaro il femminismo e le ragazze
Il nostro errore, non chiedere di più
Caro direttore,
tutte le analisi della condizione femminile in Italia iniziano dalla demolizione dell’unico fondamentale movimento che in un paese immobile e dominato dalla Chiesa come il nostro ha aperto possibilità di pensiero, di vita e di lavoro alle donne: il movimento femminista. Al contrario di Susanna Tamaro, io ne ho fatto parte attivamente. Non ricordo riunioni «dominate da effluvi di patchouli e canne» come scrive lei, ma incontri tra donne di età, classe sociale, situazioni familiari diverse che si scambiavano esperienze, discutevano dei loro diritti, delle loro aspirazioni, della violenza e dell’isolamento subiti per generazioni. Nessuna esperienza collettiva è stata per me così importante come il movimento femminista. Parlarne come una fabbrica di aborti fatti nell’incoscienza e nella superficialità mi pare incredibile e mi stupisce che Susanna possa farlo. Iniziare un articolo sulle donne accusandole di leggerezza nel considerare il tema della procreazione, dell’aborto, descrivendo le loro riunioni di un tempo come specie di messe sataniche in cui si organizzavano infanticidi, mentre lei, unica, considerava «la vita come fatto così straordinariamente complesso e misterioso da meritare come minimo un po’ di timore e rispetto», mi sembra un atto di disprezzo violento per tutte.
Il movimento femminista degli anni ’60 e ’70 si è occupato di temi molto più vasti di quelli citati da Susanna Tamaro. L’affermazione della differenza femminile; il riconoscimento da parte delle donne della propria autonomia, l’analisi approfondita della sessualità, la difesa del corpo, la scelta consapevole della maternità, sono solo una parte degli argomenti su cui le femministe di tutto il mondo si sono interrogate in quegli anni. In questi anni di ripresa massiccia della violenza sulle donne anche in paesi avanzati come il nostro, quante volte ho ripensato alla oceanica manifestazione notturna delle donne a Roma per riprendersi la libertà di uscire sicure nella loro città. Quanti temi di allora mi sono tornati in mente sfogliando i giornali di questo ultimo anno, leggendo gli articoli in cui la sessualità italica sembra essere tornata indietro di decenni, ripensando alle riflessioni fatte allora sul rispetto di sé.
Con lo stesso disprezzo con cui descrive le femministe, Susanna Tamaro parla delle ragazze di oggi, figlie di quelle madri. Ne parla travisando i dati della realtà. Dire che all’aborto ricorrono soprattutto le straniere e le adolescenti è una ovvietà, sono le categorie più fragili, quelle per cui è stata pensata la legge. Ma non si non dice che il numero degli aborti è in costante calo da molti anni. Non sappiamo da quale classe sociale o regione geografica provengano queste adolescenti che ricorrono all’interruzione della gravidanza, ma Susanna le mette tutte in conto alle femministe di allora, sono le loro figlie. Non è così. Le ragazze di oggi, tranne casi eccezionali, non fanno aborti perché sanno esattamente come non avere bambini, lo sanno tanto bene che fanno pochi figli e sempre più tardi. Falsità, come la promiscuità dei ragazzi. Senz’altro ci saranno realtà difficili in cui questo avviene, ma ogni donna che ha figli adolescenti sa che al contrario i ragazzi tendono oggi a formare coppie già dal primo incontro, a vivere relazioni serie e monogamiche, privandosi di quelle esperienze che sono invece fondamentali per la formazione della sessualità e per la conoscenza dell’altro sesso.
E si arriva alla domanda sul corpo, che per me andrebbe posta così: com’è possibile che in un paese che ha visto già nel dopoguerra la nascita di una grande associazione femminile come l’Udi e un potente movimento femminista negli anni 70, l’immagine della donna italiana sia quella trasmessa dalla televisione, riportata dagli scandali, che la sessualità e la relazione uomo donna sembrino tornate indietro di decenni, che la libertà che il movimento femminista ha conquistato non serva alle donne per sentirsi libere veramente? La televisione, al contrario di quello che pensa Susanna, non crea nulla, ma riprende e amplifica ciò che è già presente nella società. È lì, nella società, che dobbiamo guardare e cercare di capire cosa è successo. Perché in Italia c’è il tasso di lavoro femminile più basso d’Europa? Perché la tivù pubblica italiana trasmette programmi in cui il corpo delle donne è esposto come non accade in nessun paese europeo? Perché la natalità è così bassa? Perché le donne vengono pagate a parità di preparazione e mansioni meno degli uomini? Perché nessun governo si è mai occupato veramente delle donne? Io credo che questo sia accaduto perché il movimento femminista non è andato fino in fondo, non ha trasformato le grandi scoperte di quegli anni in diritti acquisiti e sorvegliati, non ha preteso dalla politica l’attuazione concreta non solo della parità, ma della differenza femminile, che implica una società a misura delle donne, del loro lavoro, dei bambini, del compito doppio che hanno sempre svolto nel silenzio.
Cristina Comencini
21 aprile 2010
http://www.corriere.it/cronache/10_...ra_b04e9dd0-4d1e-11df-b5d6-00144f02aabe.shtml
:up::up::up:Per questo credo che non si debba neanche piu' parlare di femminismo... la societa', il mondo del lavoro non dovrebbe essere a misura delle donne ma a misura umana, perche' il problema riguarda tutti: se una coppia si trova di fronte alla scelta figlio o carriera il problema non e' solo della donna che probabilmente dovra' occuparsi del figlio e con altrettanta probabilita' rinunciare al lavoro, nel microcosmo e' un problema della coppia (in due si deve trovare la soluzione) nel macrocosmo il problema e' della societa'.
Finche' verra' avvertito come un problema delle donne, saranno le donne a dover trovare una soluzione che nella pratica e' quasi impossibile senza il supporto dell'uomo... per superare quel gradino bisognerebbe essere uniti.
Vero! Quando si sono analizzati i flussi di voto del referendum sulla procreazione assistita si sono scoperte cose molto interessanti...non è certo una lotta contro gli uomini ma per la donna.
anche perché da combattere c'è una mentalità che appartiene anche a certe donne mentre ci sono uomini che hanno assorbito da tempo la pari opportunità
ehm...si è capito il concetto:unhappy:?
Verissimonon è certo una lotta contro gli uomini ma per la donna.
anche perché da combattere c'è una mentalità che appartiene anche a certe donne mentre ci sono uomini che hanno assorbito da tempo la pari opportunità
ehm...si è capito il concetto:unhappy:?
Ma non era il pene?Premesso che io ho torto .........il discorso è lungo e molto impegnativo quindi con i tempi di cui io necessito per esporre il mio pensiero cominciamo ad analizzare la natura fisica della donna.
Il cervello.
Nelle donne è meno sviluppato che negli uomini, e questo è provato scientificamente e non sono io a dirlo!
che sia meno voluminoso non vuol dire che sia meno GRANDE.Premesso che io ho torto .........il discorso è lungo e molto impegnativo quindi con i tempi di cui io necessito per esporre il mio pensiero cominciamo ad analizzare la natura fisica della donna.
Il cervello.
Nelle donne è meno sviluppato che negli uomini, e questo è provato scientificamente e non sono io a dirlo!
son preoccupazioni...che sia meno voluminoso non vuol dire che sia meno GRANDE.
anche perché nel vostro devono trovar posto le tette della marini, il culo della belen, le partite della squadra del cuore, le ferrari e valentino rossi.
Grandi preoccupazioni richiedono un grande cervelloson preoccupazioni...
Assolutamente no!Veniamo alla parte fisica!
La donna ha la possibilità di procreare per la salvaguardia della specie!( per questo è nata donna quindi con una grande responsabilità)
Il seno citato sopra nei post serve per allattare.
Anche questo non lo dico io ma credo sia da molti millenni che funziona in questo modo.
mi sa di si :rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:Non capisca bene dove voglia arrivare... sara' perche' sono una donna?:carneval:
mi sa di si :rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
le tette sevono a tante cose:carneval:Assolutamente no!