Che cruccio! Non ho mai saputo cos'è stato e cos'è veramente per me, anche se l'ho sentito e lo sento. Ho vissuto, credo, amicizie a diverse tonalità, e forse quella che maggiormente mi fa avvertire di "essere con amici" è il piccolo gruppo affettuoso e goliardico. Ho sempre avuto l'amica con cui parlare tre ore a telefono, con cui tenere un diario quotidiano, condividere la bacheca dei giorni. Posso dire che un paio di amiche le ho amate con un'importanza di sentimenti del tutto non inferiore a sentimenti provati per uomini, su un altro registro. Però mi è sempre mancato un certo tipo di amicizia; questa mancanza negli anni è diventata struggente e attualmente in qualche momento veramente acuta. Mi manca tantissimo l'amicizia accuditiva, quella che si offre con naturalezza di sostituirti e sostenerti in certe incombenze quotidiane basic, facendone un atto caloroso e discreto. Ho sempre sofferto la fatica, per dire, di dover incastrare cento farragini necessarie in una giornata, di essere rincorsa e rincorrere ore piene di esigenze standard senza che una certa gradazione di amicizia mi venisse incontro a inserire il suo tempo per alleggerire il mio. Per esempio, farmi trovare quando rientro da dieci di lavoro un bel piatto di sarde in saor portato in dono in mia assenza. O mandarmi un sms che è passata a casa ed è tutto a posto. O farmi un turno di trasporto figlio (è che le esigenze dei miei sono sempre state decentrate e poco inseguibili in termini normali). Le commissioni. Il poter uscire per un'urgenza o per un affare di diletto sapendo di poter contare logisticamente su un appoggio immediato. Poi magari ho condivisione spirituale e materiale, confidenza, ore profonde, discorsi che lasciano un sapore dolce, atmosfere grate. Però la dolcezza di atti semplici, sicuri, terragni, di pragmatica e immediata concretezza mi mancano.