Non nego che il tradimento crei sofferenza, ma il tuo modo di agire lo fa altrettanto, nei confronti di altri. Ci metti il peso morto, la zavorra, la palla al piede. Per ragioni che vanno al di là di una semplice rivalsa. Se non hai avuto il marito fedele, che soffra in eterno la tua presenza, l'istanza di controllo suprema, il fiato nel collo per ogni cosa che fa. Aggiungi alla sua colpa la pena senza aver sentenziato quanto duri, infatti penso che gli hai dato l'ergastolo.
Capisco le tue ragioni, sapessi quante volte ho massacrato mentalmente chi mi ha tradito. Splatter mentali che hanno inondato i fiumi di rabbia con sangue e dolore. Ma poi per cosa? Per uccidere ogni sentimento, ogni fiamma di vita in me stesso? Per non fidarmi più di nessuno? Per non credere in una vita migliore?
Ieri ho letto una frase che mi ha colpito in questo senso: Non possiamo pretendere che cambi qualcosa se facciamo sempre le stesse cose. Ho sempre cambiato, ma mi sono chiesto perché non mi capita quel che capita a tutti? Perché posso vivere serenamente nel caos più totale, perché mi posso fidare chi non merita un briciolo della mia attenzione?
Perché mi fido di me stesso! Sono convinto ed è matematico, che in vita mia sbaglierò solo una valutazione, e forse neanche: quella che mi ucciderà.
Se tu vuoi che cambi qualcosa, comincia a fidare te stessa e cerca di cambiare musica!